martedì 18 maggio 2021

Emendare il ddl Zan per migliorarlo? Crediamo sia possibile

Ho sottoscritto volentieri su invito di Alice Arienta, amica e consigliera comunale di Milano del Partito Democratico, questo appello per modificare il ddl Zan, soprattutto perché ritengo che l'articolo 1 e la definitiva di identità di genere vadano meglio ponderati e scritti in un linguaggio giuridicamente chiaro e che non violi il principio di determinatezza della fattispecie penale. 

Per sottoscrivere l’appello qui sotto scrivere a: appelloddlomofobia@libero.it

OMOTRANSFOBIA: AL SENATO CAMBIARE IL DDL ZAN 

Siamo donne e uomini che fanno riferimento all’area politica del centro sinistra, ispirati ai valori di estrazione democratica e progressista, proveniamo da esperienze sociali e culturali differenti, da sempre schierati in battaglie contro ogni discriminazione, per la difesa dei diritti e la libertà delle donne. 

Da tempo ci interroghiamo sul come la politica e le istituzioni affrontano questioni legate alle parità e alle differenze, alle discriminazioni, alla sessualità, ai nuovi modi di nascere e crescere, alla tutela della maternità, all’integrità dei bambini.

Per brevità elenchiamo alcune delle tante riflessioni che andrebbero promosse nei partiti, nei gruppi parlamentari, nelle reti associative, tra le persone per rispondere alle inquietudini e domande sempre più complesse che investono la vita di ogni persona.

….

Ci schieriamo a sostegno di ogni azione e provvedimento che promuova l’ottenimento di diritti sociali e civili, che tuteli le persone e le comunità più esposte all’odio, alla discriminazione, alla persecuzione criminale e violenta, in ragione del sesso, dell’orientamento sessuale, o qualsivoglia altro motivo.

Pensiamo che il riconoscimento sociale e legislativo della differenza sessuale sia una conquista che oggi è messa in discussione da visioni culturali e sostenute da campagne mediatiche, che colpiscono la libertà delle donne; si intende accreditare il commercio dei corpi, proponendone addirittura una normalizzazione, in particolare con la volontà di introdurre anche in Italia la pratica della maternità surrogata oggi vietata, oppure l’esaltazione della prostituzione come libera scelta lavorativa.

Queste idee, che si sono diffuse anche nel nostro campo, concepiscono il corpo e l’essere umano come un oggetto, un bene alienabile e disponibile che entra nel mercato come qualunque altra merce: dal business della maternità surrogata alla compravendita di prestazioni sessuali. Idee propugnate come espressione di modernità, libertà e di progresso, ma che invece nascondono un’inaccettabile e arretrata visione discriminatoria e di restaurazione che relega le donne a minoranza.

Sono temi che attraversano tutte le classi sociali, che interrogano il mondo, la civiltà delle democrazie; per questo come per il bando planetario della pena di morte, è necessario impegnarsi nelle istituzioni internazionali e nei propri paesi, per il superamento di ogni forma di sopraffazione e schiavitù sessuale, e per il divieto assoluto della compravendita dei bambini. 

Possiamo far molto agendo innanzitutto in Italia, costruendo alleanze tra le donne e gli uomini, a partire dagli ambiti in cui operiamo, con una particolare attenzione alla scuola, all’università alla ricerca scientifica, affinché prenda forma e forza un punto di vista autenticamente progressista.

E’ attualmente in discussione al Senato della Repubblica, il ddl Zan già approvato alla Camera dei Deputati, che dovrebbe combattere l’omotransfobia. 

Riteniamo che sia essenziale e non procrastinabile l’estensione alle persone omosessuali e transessuali delle tutele previste dalla vigente legge Mancino, che contrasta il razzismo e l’antisemitismo criminali, in coerenza con la Costituzione e le Risoluzioni UE.

Vogliamo presto un provvedimento che combatta in maniera severa l’omotransfobia, ma con amarezza rileviamo che questo disegno di legge si è trasformato in un manifesto ideologico, che rischia di mettere in secondo piano l’obiettivo principale e di ridurre pesantemente diritti e gli interessi delle donne e la libertà di espressione.  

E’ un testo che va emendato prima di essere approvato, perché una legge scritta male porta a delle interpretazioni ed applicazioni controverse che riducono i diritti e non ne consentono la piena tutela. 

Il ddl Zan facendo leva su un tecnicismo che appare secondario e terminologico introdurrebbe, se non emendato, una pericolosa sovrapposizione della parola “sesso” con quella di “genere” con conseguenze contrarie all’art. 3 della Costituzione per cui i diritti vengono riconosciuti in base al sesso e non al genere e non in armonia con la normativa vigente, legge n. 164/82 (e successive sentenze della Corte Costituzionale), che ammette e consente la transizione da un sesso ad un altro sulla base non di una semplice auto-dichiarazione. La definizione di “genere” contenuta nel ddl Zan, che non è accettata dagli altri Paesi, crea una forma di indeterminatezza che non è ammessa dal diritto, che invece ha il dovere di dare certezza alle relazioni giuridiche e di individuare le varie fattispecie. 

Una legge attesa da decenni è stata, quindi, trasformata, in una proposta pasticciata, incerta sul tema della libertà d’espressione, offensiva perché introduce l’”identità di genere”, termine divenuto il programma politico di chi intende cancellare la differenza sessuale per accreditare una indistinzione dei generi. Un articolato che mischia questioni assai diverse fra loro e introduce una confusione antropologica che preoccupa. Fra le conseguenze vi sono la propaganda di parte, nelle scuole, a favore della maternità surrogata e l’esclusione di ogni visione plurale nei modelli educativi.

La violenza e la discriminazione che in particolar modo colpiscono le persone transessuali e i/le giovani gay e lesbiche, sono state strumentalizzate a tal punto, che c’è il concreto rischio prevalgano visioni che, anche in altre parti del mondo, hanno aperto un conflitto rispetto all’autonomia delle donne. Per tutte queste ragioni, crediamo che la legge vada modificata, assolvendo così al compito che si prefigge: tutelare le persone lgbt. 

Ci appelliamo, a tutte le persone che condividono le nostre riflessioni, affinché aderiscano a questo documento, che si prefigge il compito di costituire un’area di pensiero, azione e discussione nel campo del riformismo italiano, sui temi sopraelencati.

Per aderire appelloddlomofobia@libero.it 

firme

Maria Beatrice Abbiati – Genova

Mara Accettura giornalista - Milano

Lorenza Accorsi pensionata – Milano 

Cecilia Alagna disoccupata - Forlì

Federico Albano Leoni docente universitario – Roma

Loris Allegro impiegato – Pramaggiore 

Rosalia Allocco già segretaria Cisl zona sud - Ancona

Annalisa Amadori insegnante Castel San Pietro – Bologna

Giusi Ambrosio - Roma

Elisabetta Andreis giornalista - Milano

Alessandra Angeli, make up artisti – Milano

Giuliana Angotzi pensionata

Marisa Antonacci docente – Roma

Giulio Antonelli medico - Roma

Alice Arena studentessa – Parigi

Betty Argenziano scrittrice - Genova

Lina Argetta pensionata - Cassino

Alice Arienta guida turistica, consigliera comunale Pd – Milano

Teresa Armato - già parlamentare – Napoli

Ana Arruabarrena policy advisor – Milano 

Alessio Atzei - operaio – Cagliari

Maria Azzola pensionata - San Donato Milanese

Giuseppe Bacchi Reggiani Consigliere di Quartiere – Bologna

Ilaria Baldini operatrice antiviolenza – Milano

Alessandro Barbato, impiegato pubblico - Belluno

Annamaria Bardellotto insegnante – San Donà di Piave

Carmen Bardellotto impiegata comunale – San Donà di Piave

Lina Bardellotto insegnante – San Donà di Piave

Livio Barnabò consulente – Roma

Francesca Bartolacci, UDI – Jesi

Emilia Basile

Simonetta Basso giornalista - Segrate 

Elena Bellei giornalista – Modena

Rosanna Benassi pensionata - Bologna

Giorgio Benvenuto presidente Fondazione Buozzi -Roma

Maria Chiara Bertinotti pensionata, già responsabile Servizi all'infanzia Comune di Milano – Milano

Roberta Bertolini traduttrice - Milano

Daniele Bettinetti libero professionista - Livorno

Romana Bianchi già parlamentare – Pavia

Merj Bigaran impiegata – S. Stino di Livenza

Maria Rosa Biggi Pres reg Cif Liguria

Gloria Bigliardi Udi - Carpi

Francesco Binato impiegato in pensione - San Donà in Piave

Doriana Boccardi impiegata provincia - Milano

Alessandra Bocchetti saggista – Roma

Mario Boldrini impiegato – Bologna

Goretta Bonacorsi medica in pensione – Modena

Paolo Bonari insegnante - Firenze

Francesco Bonato impiegato in pensione – Torre di Mosto

Luisa Bordiga - bancaria e attivista ArciLesbica – Milano

Federica Borelli - Funzionaria R.L. – Roma

Giuseppe Boscaro tour leader e blogger- Venezia

Giuseppe Boschini formatore già consigliere regionale ER Pd – Modena

Maria Ludovica Bottarelli Tranquilli-Leali Presidente Coordinamento Italiano Lobby Europea Donne

Eliana Bouchard scrittrice – Roma

Alexandre Brentel dipendente pubblico iscritto PD - Treviso

Milva Branchetti giovane femminista – Reggio Emilia

Cecilia Brighi, segretaria Italia Birmania insieme

Betti Briano – Savona

Maria Grazia Brinchi sindacalista – Grotte di Castro

Riccardo Brun docente – S. Stino di Livenza

Marianna Ilaria Bruno impiegata - Marino

Alessandra Brussato assistente sociale specialista – Roma

Antonella Buccaro collaboratrice ai testi Tv – Roma

Stefano Bucelli dirigente - Calenzano

Annarosa Buttarelli docente universitaria - Mantova

Samantha Buzzi impiegata – Milano

Valentina Caiolo - Catania

Neviana Calzolari sociologa – Modena

Vittoria Camboni, insegnante – Ortona

Camilla Camillo impiegata – S. Stino di Livenza

Barbara Eletta Camoni artista - Bologna

Renzo Campanella docente universitario - Perugia

Alice Campetti traduttrice - Camaiore

Loris Campetti giornalista – Roma

Daniela Canali insegnante in pensione Pd – Milano 

Andrea Canevazzi architetto Italia Viva – Milano 

Daniela Cardia funzionaria pubblica amministrazione – Roma

Maria Rosalba Carena – Torino

Beatrice Diana Carli insegnante - Pisa

Julia Caro pensionata – Roma

Anna Carpanedo operatrice socio-sanitaria – San Donà di Piave

Chiara Carpita di Resistenza Femminista

Maura Carrer operatrice scolastica – San Donà di Piave 

Annamaria Carrese impiegata - Roma

Iris Carulli esperta d’arte – Roma

Rossana Casalegno associazione Terra di Lei - Napoli

Giulio Cascino già dirigente d’azienda -Roma

Dolores Cassano consulente – Bologna

Antonio Castronovi pensionato ex sindacalista Cgil - Roma

Andrea Catizone avvocata – Roma 

Francesca Cau insegnante

Paola Cavallari- Osservatorio interreligioso violenze contro le donne, del Coord. teologhe italiane

Rita Cavallari architetta SnoqLibere -Roma 

Maddalena Celano insegnante - Roma

Michela Cericco casalinga – Genzano 

Graciela Cesari Secchi casalinga – Milano

Rossana Ciambelli giornalista, Comitato One Billion Rising - Napoli 

Rita Ciatti - Roma

Renata Cibin – Venezia 

Laura Cima responsabile laboratorio ecofem e sostenibilità - Trento

Franco Cilli medico - Pescara

Silvana Chiari Italia Viva – Rozzano 

Lucia Chimisso IT Architect and Strategist – Düsseldorf

Vania Chiurlotto – Roma

Maria Caterina Cifatte

Giuseppe Cipolla dirigente scolastico in pensione - Palermo

Rosi Anna Clemente – volontariato sociale - Roma 

Vinicio Cocco vigile urbano - Cagliari

Costanza Coletti, illustratrice freelance – Roma

Silvia Colmegna pensionata – Olgiate Olona

Cristina Comencini scrittrice, regista SnoqLibere – Roma

Flaviana Conforto insegnante - Padova

Licia Conte giornalista SnoqLibere – Roma

Luisa Conti – Venezia

Maria Teresa Coppo già europarlamentare europea, giornalista pubblicista - Milano 

Annalisa Cordella Italia Viva – Milano

Silvia Costa già europarlamentare - Roma

Cristina Costantini docente – Roma 

Alice Covelli educatrice - Milano

Gloria Crema insegnante – Asola 

Antonella Crescenzi economista SnoqLibere – Roma

Claudia Cuffolo educatrice – Udine

Gianna Curti Clech già coordinatrice servizi sociali – Adelaide 

Claudia Cuzziol biologa ospedaliera – San Donà di Piave

Daniela Danna ricercatrice – Lecce

Eloisa Dacquino sindacalista - Milano

Laura De Barbieri restauratrice di libri – Genova

Marcella De Carli Ferrari insegnante – Milano

Federica De Nicola femminista - Catania

Marina De Palo docente universitaria – Roma

Andrea De Pasquale imprenditore - Bologna

Alessandra De Perini – Venezia

Michele De Stefani pensionato – S. Stino di Livenza

Rossana De Stefani responsabile ufficio demografico comunale – S. Stino di Livenza

Monia De Stefani disoccupata – Portogruaro

Sara Del Giacco attivista di ArciLesbica -Bergamo

Maria Gabriella Di Giacomo insegnante – Roma

Ignazia Di Liberto – Comacchio

Saragei Yendi Di Maggio mamma – Milano

Gionatah Di Maio commerciante - Caorle

Laura Di Mascolo psicoterapeuta, attivista Collettivo Donne In-Curanti - Reggio Emilia

Cinzia Di Pietro - Genova

Anna Di Salvo presidente dell'associazione La Città Felice - Catania

Daniela Dioguardi già parlamentare Udipalermo – Palermo 

Isabella Dioguardi insegnante – Palermo

Lupi Doranna – Pinerolo 

Elisa Durantini sindacalista Cisl - Montefiascone (Viterbo)

Lia D’Urso attivista femminista - Catania

Carla Falchieri

Paola Fanton libera professionista – San Donà di Piave

Emma Fattorini docente universitaria - Roma

Maria Giuseppina Faruffini architetta – Genova

Cristina Favati insegnante Senonoraquando, Italia Viva – Genova

Alessia Ferranti - Ripe San Ginesio (Macerata)

Alberta Ferrari insegnante di Italiano agli stranieri - Bologna

Eugenia Ferrari, dottoranda - Modena

Franca Ferrari presidente Ass. femminista Blu Bramante - Modena

Gabriella Ferrari Bravo psicoterapeuta – Napoli

Erika Ferrario impiegata - Milano

Maurizio Ferronato

Cristiana Fischer - Carpineto Sinello

Agnese Fiducia - Palazzolo Acreide (SR)

Rosamaria Fino già funzionario Min. Giustizia - Modena

Debora Fiorentino impiegata – S. Stino di Livenza

Manuela Fiorini de Rensis amministratrice SnoqLibere – Roma

Laura Forte - Mestre (VE)

Maria Rosaria Fosforino educatrice e attivista - Cassano Magnago

Giovanna Franchetti insegnante - Napoli

Flavia Franceschini artista e attivista ArciLesbica - Milano

Lucia Franci direttrice creativa/regista – Milano

Flavia Fratello giornalista – Roma

Casimira Furlani dei Gruppi donne delle Comunità cristiane di base in Italia – Firenze

Maddalena Galeazzi impiegata - Magenta

Giovanni Garbin impiegato – S. Stino di Livenza

Giorgia Garda studentessa universitaria, femminista radicale – Palermo 

Fabrizia Garroni giornalista – Roma

Liviana Gazzetta

Luisa Genevini insegnante – Asola

Paola Geretto ricercatrice Istat – Torre di Mosto

Donatella Giacchetto insegnante – San Donà di Piave

Pier Luigi Giacomoni pensionato, consigliere di Quartiere - Bologna

Tiziana Giangrande

Lucia Giansiracusa, impiegata e attivista ArciLesbica – Milano

Danila Giardina giornalista - Palermo

Riccardo Giordani, ingegnere informatico – Bologna

Francesca Girace già presidente Commissione Pari Opportunità Campania – Napoli

Milena Girardi casalinga – Musile

Silvana Giraldo – Venezia 

Fabrizia Giuliani docente universitaria già parlamentare SnoqLibere – Roma

Anna Maria Gozzi - Bologna

Cristina Gramolini insegnante presidente ArciLesbica Nazionale – Milano

Miriam Granatello docente - Caserta

Stefano Grego docente, consigliere comunale - Vetralla

Bice Grillo biblioteca delle donne e centro di consulenza legale Udipalermo– Palermo

Rossana Guarino laureata in lettere moderne

Luisa Guarnieri impiegata - Roma 

Massimo Guerra del CIRPS – Roma

Valeria Guerreri – Enna

Maria Francesca Gulotta docente- Milano

Donika Hamati casalinga - Musile 

Elena Jacono, psicoterapeuta - Milano

Alessandra Ibba sarta – Cagliari

Maria Teresa Indirli - Chieti

Gemma Infurnari insegnante Udipalermo– Palermo 

Laura Luigia Invernizzi pensionata – Oggiono (LC) 

Francesca Izzo docente universitaria SnoqLibere – Roma

Flavia Landolfi giornalista – Roma

Monica Lanfranco giornalista, associazione Altradimora – Alessandria

Alessandra Lanivi studentessa - Torino

Ida La Porta biblioteca delle donne e centro di consulenza legale Udipalermo – Palermo

Alessia Lento docente - Verbania

Marina Leopizzi Udipalermo - Palermo

Lia Lepri – sindacalista – Roma 

Maria Paola Leucci Italia Viva - Lecce

Piergiorgio Licciardello ingegnere consigliere comunale Pd – Bologna

Dolores Alessia Liotta aspirante illustratrice - Catania

Alessandra Lo Baido educatrice professionale – Roma

Emanuele Locatelli scrittore - Olginate

Silvana Loiacono imprenditrice

Luciano Loiacono ingegnere – Bari

Marina Longo – Roma

Eugenio Lorenzi chimico in pensione 

Nadia Lucchesi – Venezia 

Marcella Lucidi avvocata, già parlamentare – Roma 

Tiziana Luise funzionaria di banca e giornalista – Roma

Marco Malfi fisioterapista - Firenze

Ignazio Malocco architetto – S. Stino di Livenza

Franca Mammoliti Pd – Milano

Americo Mancini giornalista - Roma

Aurelio Mancuso presidente Equality Italia, del Direttivo Pd I Municipio – Roma

Mario Manenti pensionato - Lumezzane

Rosanna Manfredi sindacalista - Bologna

Weruska Mannelli fisioterapista – Firenze

Angela Manzo avvocato - Angri

Barbara Maran consulente editoriale - Roma

Cristina Maranesi direzione regionale PD Lombardia 

Maria Elena Marangoni insegnante - Lugano

Andrea Marastoni funzionario pubblico - Asola

Valentina Marcon graphic designer – Milano

Franca Marcomin - Venezia

Francesca Marinaro già parlamentare SnoqLibere – Roma

Vanessa Marini impiegata bancaria, scrittrice – Rosignano Marittimo

Maddalena Marino psicologa-psicoterapeuta -Palermo 

Emanuela Mariotto, insegnante in pensione – Milano

Nicola Marras pensionato – Erula (SS)

Laura Marrucci - Pisa

Giovanna Martelli esperta programmi di cooperazione e sviluppo - Roma 

Arianna Martignon – Venezia

Donatella Martini – Milano

Isabella Massamba - Modena

Ferdinando Masullo giornalista – Roma

Costanza Matranga textile designer - Milano

Maurizio Matteuzzi – Roma

Alberto Mattioli giornalista, già vice presidente della Provincia – Milano

Cristiano Mauthe impiegato - Palermo

Riccardo Mauthe studente universitario - Palermo

Caterina Mazza pensionata – Roma

Milly Mazzei femminista - Firenze

Flaviana Meda dirigente scolastica – S. Stino di Livenza

Maria Luisa Mello regista – Milano

Maria Teresa Menotto direzione nazionale Pd – Venezia 

Mauro Mercatanti pubblicitario – Milano

Simona Messori – Reggio Emilia

Michele Mezza giornalista -Roma

Valeria Micale ricercatrice CNR in quiescenza – Messina

Silvia Miceli

Rosa Maria Miglietta - Faenza

Carmela Minarda – Bagheria 

Giovanna Minardi docente universitaria – Palermo

Eleonora Mineo, docente - Roma

Laura Minguzzi

Antonella Miriello giurista - Bologna

Caterina Misiti del Direttivo Circolo Pd Bellezza-Vigentino – Milano 

Gisella Modica scrittrice Udipalermo – Palermo 

Raffaella Molena Tassetto ex tecnologa CNR – Milano

Tommaso Montebello – Forlì

Silvana Montelatici 

Fabiana Montrone traduttrice - Napoli

Sandra Morano ginecologa – Genova

Raffaele Morese presidente associazione presidente Ass. Koiné - Roma

Enrico Moreschi ingegnere informatico - Padova

Filippo Moreschi insegnante – Padova

Laura Moschini GIO Osservatorio Interuniversitario studi di Genere – Roma

Vincenzo Musso professore – Settimo Torinese 

Sofia Napoletano insegnante e pubblicista - Salerno

Vincenzo Naso CIRPS - Roma

Anna Nestucci receptionist – Firenze

Nicoletta Nuzzo poeta - Perugia

Pina Nuzzo Laboratorio Donnae – Roma

Francesca Orlando impiegata, Riccione

Daniela Osculati segretaria PD di Besnate, responsabile politica e territorio Pd Varese

e responsabile di Dipartimento politica e Territorio PD Varese

Roberta Osculati consigliera comunale- Milano

Andrea Paganello perito – Portogruaro

Valentina Pagano insegnante – Settimo Torinese

Rita Paltrinieri – esperta ambientale, presidente ArciLesbica – Modena

Mara Paltrinieri - Modena

Paola Panerai docente – Roma 

Marcello Paolozza – Roma

Rosetta Papa ginecologa - Napoli

Mauro Papo economista - Roma

Patrizia Pappalardo religiosa – Roma 

Giuseppe Paruolo consigliere regionale Pd Emilia Romagna – Bologna

Maria Antonietta Passarelli insegnante – Roma

Elisabetta Pauri - Parma

Beppe Pavan Uomini in cammino – Pinerolo 

Fabiana Pazzano studentessa di Sociologia Professionale - Lecce

Grazia Pecorelli consigliera di Quartiere Pd – Bologna

Giovanni Pedranghelu – San Pietro in Casale

Claudia Pedrotti avvocata centro consulenza giuridica Udipalermo – Palermo

Adelaide Pelizzon ragioniera – San Donà di Piave

Chiara Pelizzon impiegata Ulss – San Donà di Piave

Maria Teresa Pellegrini Raho architetta, artista – Lariano

Giovanna Perfumo

Donatella Persichetti funzionaria pubblica amministrazione SnoqLibere – Roma

Monica Peruzzi giornalista Sky tg24 - Milano

Rosa Petagna insegnante – Roma 

Gabriele Petrolito medico, assessore politiche sociali PD – Mirano

Maria Concetta Petrollo, direttrice Biblioteca Elio Pagliarani – Roma

Giuseppina Petrucci, tecnica di radiologia Asl - Roma

Rosangela Pesenti scrittrice - Bergamo

Wilma Plevano insegnante – Pescara

Monica Prandi impiegata- Reggio Emilia

Rosella Prezzo filosofa e saggista - Milano

Simona Pianese dirigente scolastica – Roma

Cinzia Piasentin pensionata - Calenzano

Francesco Pieri docente – Bologna

Paola Pieri - Firenze

Marilisa Pili impiegata – Cagliari 

Pier Maria Pili psichiatra in pensione - Portogruaro 

Laura Piretti già docente universitaria Udi Nazionale – Modena

Silvia Pizzoli impiegata SnoqLibere – Roma

Fabio Pizzul giornalista, consigliere regionale Pd Lombardia – Milano

Anna Maria Pizzuti – pensionata – Roma

Giuseppe Pizzutoli poliziotto – Bari

Michele Pizzutoli guardia giurata – Bari

Rita Podda - Cagliari

Francesca Polo editrice - Milano

Emanuela Pongiluppi Eleuteri – Milano

Elisa Prato - Genova

Sabrina Provenzani giornalista

Andrea Raco Pd Morena-Anagnina - Roma

Elena Rampazzo, docente – Padova

Eliana Rasera Iniziativa Femminista - Catania

Federica Re insegnante – Roma

Federica Reale impiegata - Milano

Elvira Reale psicologa – Napoli

Nicoletta Regonati psicologa - Portogruaro

Monica Ricci Sargentini giornalista – Roma

Rita Ricciardelli attivista femminista di Avanguardia Femminista 

Renato Righi giornalista - Roma

Sara Rinaudo impiegata – Bergamo

Emanuela Risso libera professionista – Genova

Annamaria Riviello insegnante – Potenza

Graziella Rizzetto casalinga – San Donà in Piave

Carla Rizzi giornalista, attivista per i diritti delle donne - Magenta

Simonetta Robiony giornalista Snoq Libere – Roma

Maddalena Robustelli blogger – Sala Consilina 

Laura Rodari fotografa – Varese

Ivana Rossi cuoca – Bergamo 

Cecilia Sabelli esperta di comunicazione SnoqLibere – Roma

Paola Sabbatini UDI – Jesi

Fabiana Sacco studentessa - Napoli

Stefania Sacilotto - Treviso

Marco Sala imprenditore, della segreteria metropolitana Pd -Milano

Mirko Simone Sangalli

Sonia Sander

Sabrina Sanguine impiegata comunale - Milano

Michele Santantonio studente – Roma

Silvia Santarelli impiegata - Torino

Raffaella Santi Casali consigliera comunale Pd – Bologna

Chiara Santoro impiegata - Venezia

Serena Sapegno docente universitaria SnoqLibere – Roma

Pilar Savaria sindacalista – Roma

Agata Schiera – Udipalermo - Palermo

Rossella Scuderi

Renata Secco operatrice socio-sanitaria - Ceggia 

Alessandra Servidori docente politiche del lavoro – Bologna 

Nadia Schavecher donna e comunista - Milano

Alessandro Simonato – Padova

Rosaria Solarino ex docente Scuola Superiore – Bari

Armando Sorrentino avvocato – Palermo

Simona Sorrentino medica - Palermo

Michela Spagnolo dirigente d’azienda - Roma

Celestino Spada vice direttore rivista Economia e Cultura – Roma

Alessio Stalla Uomini contro la prostituzione

Elena Staropoli project manager – Milano

Francesca Strada disoccupata - Varese

Mimmo Stolfi, giornalista - Milano

Costanza Silbernagl psicologa consigliera comunale Pd di Daverio – Varese

Claudio Silvestri insegnante

Lella Stefania manager sportiva – Roma

Loredana Susani pensionata - Erula (SS)

Angela Tacchini Project Worker per Single Homeless Project (SHP) - Londra

Veronica Tamborini – Varese

Gaia Tarzariol studentessa universitaria - Padova

Paola Tavella giornalista, scrittrice – Roma

Meri Teglia cuoca – Livorno

Isabella Temperelli pensionata – Roma 

Marina Terragni giornalista, scrittrice - Milano

Giuseppina Testa, architetto in pensione – Modena

Agnès Théry - Bologna

Maria Grazia Timpanaro - Portomaggiore

Vittoria Tola segreteria nazionale UDI – Roma

Sabina Tomasella - Venezia

Andrea Tomasetto regista documentarista – Torino 

Claudio Tonelli impiegato - Modena

Fausto Tortora, vice presidente Fondazione Basso – Roma

Francesca Traina Udipalermo - Palermo

Maria Cristina Treu architetto – Milano 

Samantha Trezzi infermiera - Monza 

Roberta Trucco professione casalinga e scrittrice – Genova

Daniela Tuscano insegnante - Milano

Antonio Tursilli ingegnere - Roma

Desirèe Urizio – Venezia

Enrico Vasta economista - Milano

Franco Vacca ex docente Universitario - Bari

Giuseppe Vacca filosofo, storico – Roma

Paola Vaccari responsabile sindacale Confsal Unsa Inps - Roma

Paola Vairano medico, dirigente Pd – Napoli

Marina Valentini - Trento

Roberta Vannucci impiegata e attivista ArciLesbica – Firenze

Cinzia Varone insegnante - Caserta

Suny Vecchi – operatrice cav - Ancona

Sara Ventroni assegnista di ricerca SnoqLibere – Roma

Gualtiero Via insegnante, assessore alla cultura comunale – Budrio

Grazia Villa - Como

Alessandro Visalli architetto – Napoli 

Valeria Vitrotti consigliera Pd Municipio VII– Roma

Giuliana Vogel giornalista in pensione – Milano

Laura Volpini PhD psicologa giuridica forense e criminologa, psicoterapeuta – Roma

Francesca Zaltieri docente, coordinatrice Italia Viva - Mantova 

Stella Zaltieri Pirola attrice e attivista ArciLesbica – Milano

Paola Zanchi - Verona

Rita Zanutel insegnante in pensione – S. Stino di Livenza

Aglaia Zannetti, attrice teatrale, speaker e docente di teatro - Milano

Irene Zappalà assessora Pd Nova Milanese – Milano

Agnese Zappalà giornalista – Milano

Lucia Zatelli psicoterapeuta - Firenze

Sabina Zenobi, insegnante e attivista ArciLesbica – Milano

Alessandra Zoccante impiegata – Padova

Associazione culturale Freedomina - Napoli

domenica 14 marzo 2021

Buon lavoro Enrico Letta!

Oggi Enrico Letta ha preso in carico una grandissima responsabilità: l'opportunità di guidare il nostro partito fuori dalle correnti e di superare quelle dinamiche che hanno portato alle dimissioni di Nicola Zingaretti e che nel corso degli ultimi anni hanno portato tante persone a disaffezionarsi alla politica o a cambiare partito. Letta è una figura di spessore, autorevole e che ha sempre investito sulla formazione dei giovani, ma credo che questa sia solo la base di partenza. 

Occorre un nuovo inizio da una prospettiva diversa, che metta i giovani e le donne nella cabina di regia, non tra le persone da scegliere "perché obbligati". Occorre un metodo politico basato sulla cooperazione e sulla visione del mondo delle donne, se no ci riempiamo la bocca di ripartenza dalle donne solo perché è trendy in questo periodo, ma di fatto accettiamo solo il metodo gerarchico e basato sulla tutela delle rendite di posizione tipico della vecchia politica. Occorre che i giovani coinvolti non siano "figli di", perchè i giovani non devono rassicurare gli anziani sul fatto che saranno controllabili e che in fondo sarà tutto come è sempre stato, ma devono cambiare metodo e soprattutto rappresentare una generazione di non garantiti appieno. 

Serve uno sguardo sul Paese reale, meno atteggiamento radical chic verso le persone che fanno sacrifici e più consapevolezza della necessità di essere partigiani, sempre: dove con partigiani intendo schierarsi attivamente, al fianco delle donne quando chiudono le scuole per il Covid, al fianco dei nuovi lavori dai riders alle partite iva monocommittenti. Non essere mai indifferenti, di fronte a problemi che apparentemente non si possono risolvere o di fronte a problemi che richiedono una gestione della complessità, nascondendosi dietro l'elogio della resilienza. 

E spero che la Conferenza Nazionale Donne Democratiche torni ad essere centrale per la formazione della classe dirigente in tutti i suoi livelli e non sia mai utilizzata per allontanare dalle segreterie le donne che vogliono occuparsi di ambiente, trasporti, cultura o Europa, insomma tutto tranne che tematiche di genere perché danno per scontato di poter essere totalmente libere nel pensiero e nelle parole: le Donne Democratiche devono avere la possibilità di scegliere gli uomini che vengono eletti secondo valori di riferimento propri, esattamente come fino ad oggi gli uomini hanno sempre scelto le donne che dovevano essere nelle posizioni di potere. 

Dai circoli arriveranno certamente contributi e idee ma c'è tanto lavoro da fare e sono sicura che Enrico sia la persona migliore che il PD potesse trovare di fronte ad un ostacolo imprevisto, e credo avrà la capacità di guardare al futuro e mai al passato. Buon lavoro Enrico!

venerdì 12 marzo 2021

Priorità ai lavoratori del commercio per i vaccini

Dunque prima la richiesta dei sindaci di essere vaccinati per primi - subito smentita da molti di loro. Poi l'ordine dei giornalisti, e anche qui molti si sono dissociati a parte qualche imbarazzante difesa della categoria come fossero i salvatori della patria. Ora sono arrivati gli esponenti dell'ordine degli avvocati - non me ne vogliate amici avvocati che magari domani ho bisogno di voi - ma i lavoratori del commercio? I tecnici telefonici e del gas che vanno a casa della gente? I dipendenti delle cooperative esterne e delle agenzie interinali che lavorano nelle farmacie? Q

Quelli precari che non possono stare a casa se no non hanno il contratto rinnovato? E soprattutto gli insegnanti, finite di vaccinare tutti gli insegnanti che senza scuole aperte il percorso verso una piena parità di genere è rimandato di un secolo! Io penso che ci siano categorie di persone, più o meno tutelate, che hanno anche l'autorevolezza per chiedere di mantenere le distanze in un contesto potenzialmente rischioso, e vorrei che queste persone si facessero un giro in un supermercato per rendersi conto di come i lavoratori del commercio NON possono mandare a quel paese il cliente che si appiccica come può farlo un sindaco, un giornalista o un avvocato o un tecnico del telefono che va a casa tua e deve toccare il tuo PC, il tuo telefono, spostare i mobili per cercare il modem il tutto con 2 o 3 persone intorno tra DAD e smartworking che aspettano che tu finisca e magari ci metti due ore. Forse è il caso di rivedere le priorità sulla base di quanto le persone sono effettivamente a contatto con i clienti e non sulla base del potere di lobbying esterno della categoria.

domenica 7 marzo 2021

No al lockdown generazionale dei bambini

La levata di scudi delle famiglie in difficoltà per l'improvvisa chiusura delle scuole ha destato la giusta attenzione: i figli dei lavoratori dei servizi essenziali hanno il diritto a continuare la didattica in presenza, ma non si sa chi sono. Quando l'essere genitori conterà almeno tanto quanto Confindustria e Confcommercio e la loro ottima capacità di vedere le loro istanze sempre prioritarie? Considerato che le mamme e i papà stanno crescendo i cittadini di domani? 

La differenza tra la zona arancione e la zona arancione rinforzato è praticamente solo la chiusura delle scuole, ma non coordinandosi in tempi rapidi con il governo regione Lombardia ha di fatto scaricato sulle famiglie i problemi di gestione. 


In questi ultimi giorni la rete Priorità alla Scuola ha dato una mano ai genitori con informazioni sulle normative per aiutare le famiglie a capire se i propri figli hanno diritto alla didattica in presenza: molti dirigenti scolastici erano impreparati e si sono dovuti attivare per chiedere lumi ai livelli superiori, ma rimane un vuoto normativo tra il "servizio pubblico essenziale" e le attività che restano aperte perché non si è voluta fare la zona rossa, oltre alla mancanza di congedi parentali e obbligo di smartworking (solo incentivato). Sul tema congedi parentali, la nostra parlamentare Lia Quartapelle ha presentato un'interrogazione urgente per chiedere che la loro attivazione sia contestuale alla chiusura della scuola qualunque sia il colore della zona. Sul tema è intervenuto anche il consigliere regionale Jacopo Scandella, che essendo anche papà di due bambini molto piccoli è da mesi al fianco delle famiglie in difficoltà, e che chiede a regione più serietà nella gestione del problema

O ai genitori vengono dati strumenti per gestire i figli essendo pagati o la scuola rimane aperta come servizio pubblico essenziale. Tertium non datur. Soluzioni all'italiana "arrangiatevi come potete" che prevedono una sorta di sacrificio spontaneo della mamma pressata culturalmente per adeguarsi a canoni antichi non sono risposte dignitose dopo più di un anno dall'inizio della pandemia, perché sono frutto di una gestione emergenziale della crisi e non di una pianificazione coerente e puntuale che è doverosa in uno stato Europeo. Inoltre, nel periodo Covid del 2020, dall'INPS sono state accolte 310.142 richieste di congedo parentale per la maggioranza arrivate da donne - ben 243.358 - mentre gli uomini che hanno chiesto di astenersi dal lavoro per prendersi cura dei figli sono stati solo 66.784. Questo fatto apre comunque un problema sul lungo periodo relativo al modo in cui le donne vengono trattate ai colloqui di lavoro e alla possibilità di raggiungere la parità salariale, perché è evidente che un datore di lavoro vecchio stampo tenderà a pensare che la donna non può dare garanzie se costretta a stare a casa al primo problema con i figli. Non stiamo facendo uno sprint in cui ogni chiusura è lecita perché a breve il virus sarà sconfitto, stiamo facendo una maratona: sappiamo che il virus non sarà sconfitto a breve e pertanto le Istituzioni hanno il dovere di mettere in campo soluzioni condivise con le famiglie, oltre che i sindacati, Confindustria e suoi simili, che permettano di coesistere con il virus tenendo conto di quale deve essere il punto di arrivo fra un anno o due, ovvero un Paese in cui la parità di genere non è stata messa mai in secondo piano e in cui i bambini non subiscono un lockdown generazionale. 

sabato 6 marzo 2021

Scuola in presenza per i figli dei lavoratori dei servizi essenziali

Chiudono le scuole:

🚨 devi lavorare e non puoi assentarti per accudire i tuoi figli?

🚨 Rientri nelle categorie dei lavoratori di pubblica utilità (personale sanitario, insegnanti, autisti, netturbini, e chiunque svolga lavori in presenza)?

🚨 Hai un figlio/a con bisogni educativi speciali?

🚨 Problemi di connessione?

Pochi sanno che in questi casi si può richiedere che il proprio figlio/a frequenti in presenza (trovi i riferimenti normativi nel modello stesso).

👉🏻 Scarica il modello che trovi nel link allegato, inoltralo via pec o mail al dirigente scolastico, sollecitalo telefonicamente e attendi risposta. 

👉🏻 scrivi a prioritaallascuola@gmail.com e facci sapere cosa ti viene risposto.

📣 Spargi la voce

🚨 link:

https://drive.google.com/drive/mobile/folders/1hzMiXubZH9luEJo4Tr747fSpsz6V54yZ?usp=sharing




mercoledì 24 febbraio 2021

Consultazione pubblica sulla parità di genere

Per raccogliere informazioni sulla condizione della donna in Italia il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL) promuove una consultazione pubblica sulla parità di genere.

Realizzata in collaborazione con il Ministero Del Lavoro E Delle Politiche Sociali, del Ministero dell'Istruzione e dell’Università e della Ricerca intende raccogliere il parere delle cittadine e dei cittadini italiani sulle diseguaglianze di genere in Italia.

✅ Invitiamo a rispondere al questionario fatto di poche e semplici domande perché al termine della consultazione previsto per il 31 marzo i risultati saranno utilizzati quale elemento di valutazione per successive deliberazioni dell’Assemblea e l’iniziativa legislativa.

Il questionario: 👉🏻 https://it.surveymonkey.com/r/W2SXJKC

Tutto su: https://bit.ly/3aMncgH

martedì 23 febbraio 2021

Italia "zona rosa" grazie al Giusto Mezzo

388 località raggiunte in 19 Regioni, centinaia di attiviste e fiocchi rosa, 55.869 firme all’appello. Questo fine settimana l’Italia è stata di un solo colore: il rosa del Giusto Mezzo.

«Il recovery non ci copre». Da Trieste a Palermo, passando per Cagliari, è questo l’appello che le attiviste del Giusto Mezzo hanno attaccato a lampioni, pali, alberi, panchine, balaustre, semafori, ringhiere, davanti a scuole, bancomat, musei, palazzi pubblici, monumenti, spiagge, fiumi. Con una piccola incursione a Bruxelles, di fronte al Parlamento europeo. Cartoline, appese con dei nastri rosa, con un QR code che rimanda alla petizione sul sito ilgiustomezzo.it rivolta al Governo, il primo atto del movimento nato su ispirazione di Half of it. 

La petizione chiede al presidente del Consiglio dei Ministri, prima Giuseppe Conte e ora Mario Draghi, di utilizzare metà dei soldi messi a disposizione dall’Unione Europea attraverso il Recovery Fund per politiche integrate e investimenti moltiplicatori sulla parità di genere e l’occupazione femminile: asili, servizi di cura, congedo di paternità obbligatorio, superamento del gap salariale. 

Dopo la call to action di lunedì scorso, sono centinaia le attiviste (e gli attivisti!) del Giusto Mezzo che venerdì, sabato e domenica hanno appeso i fiocchi rosa dal nord al sud Italia, raggiungendo quasi 390 tra grandi città e piccoli comuni e 56mila firme raccolte in totale. 

L’operazione continua anche nei prossimi giorni. Fiocchi e card verranno rimosse nel fine settimana, nel totale rispetto dell’ambiente, ma la battaglia del Giusto Mezzo non si ferma. E si prepara a invadere l’Italia con la sua onda rosa.

IL MOVIMENTO “IL GIUSTO MEZZO” 

Il Giusto Mezzo (www.ilgiustomezzo.it) prende il testimone dell’iniziativa Half Of it promossa dall’europarlamentare tedesca Alexandra Geese - che già prima dell’estate ha inaugurato la stagione delle richieste per il Recovery Fund - e lo rielabora per affrontare le reali urgenze del Paese. I firmatari e le firmatarie dell’appello chiedono un cambio di paradigma con una lettera inviata al presidente del Consiglio, ovvero interventi programmatici e strategici in 3 ambiti chiave per il futuro: servizi di cura della persona, occupazione femminile e disparità di genere. 

Attraverso questo appello, che ha raggiunto oltre 55mila firme, ribadiscono che il loro interesse non è la questione femminile ma l’efficienza del sistema, degli investimenti che farà il nostro Paese, sia con le risorse straordinarie europee e del Recovery Fund, sia con quelle ordinarie, e il loro reale impatto sulle generazioni future. 


sabato 30 gennaio 2021

Il liceo è per un futuro migliore, non peggiore

Dall'articolo a pagina 23 del Corriere della Sera di oggi: scegliere il liceo significa procrastinare le decisioni sul proprio futuro. Procrastinare. Perché ovviamente chi non ha ancora vissuto l'adolescenza, magari non ha mai fatto un viaggio, non si è mai appassionato a qualcosa, non entra in contatto con adulti che non siano le figure educative di riferimento, deve prendere decisioni sul lavoro da svolgere per la vita. La cosa imbarazzante è che la frase non arriva da una parrucchiera o da un idraulico, ma dal presidente di invalsi. 


Trovo sconfortante che un insegnante e chi ha il difficile compito di valutare i ragazzi in fase di crescita incentivi la formazione professionale. E vorrei proprio vedere quanti di noi sapevano a 14 anni, ma anche a 19, cosa avrebbero fatto nella vita. E quanti di noi hanno cambiato idea a 30 anni, per non parlare di quanti hanno scelto di cambiare più e più volte nella vita. Nessuno vieta a chi ha una laurea o un master di andare a vendere patatine alle Hawaii, ma perché far credere a dei ragazzini di 14 anni che va benissimo fare un percorso meno impegnativo o formarsi per una singola professione? Una parrucchiera, un'estetista, un idraulico hanno molta più difficoltà a "cambiare strada", così come una persona che ha un diploma professionale ha molte più difficoltà a passare i test di ingresso ad alcune facoltà, come è possibile che vi sia un incentivo a indirizzarsi già così piccoli?

sabato 16 gennaio 2021

Salviamo il museo del fumetto

Abbiamo voluto organizzare una raccolta fondi come circolo M101 per salvare WOW Spazio Fumetto - Museo del Fumetto di Milano:

https://www.gofundme.com/f/aiutiamo-il-museo-del-fumetto-a-non-chiudere



Abbiamo vissuto la precarietà e l’instabilità di strade nuove ed impreviste, che ci hanno ancorato a ciò che resta di essenziale. Stiamo attraversando un tempo incerto, carico di prove e di sfide. La pandemia ci ha trovato impreparati e ha sconvolto la nostra vita sotto molti punti di vista: sociale, economico, individuale e relazionale.


Quello di cui rischiamo di non accorgerci è ciò che sta fuori dalle nostre case nelle quali siamo confinati. Negozi, cinema, teatri, musei e le migliaia di insegne che illuminano la nostra città e che da mesi sono spente.


Torneremo alla normalità, ma quali saranno le macerie che avremo lasciato dietro di noi?


Quali insegne continueranno a rimanere spente?


Se ora la solitudine è una delle sensazioni prevalenti, non facciamoci travolgere e agiamo per assicurare ai nostri posti del cuore di ritornare ad essere tali. Saremo noi a poter traghettare l’arte e la cultura attraverso questo difficile periodo, fino alla sua riapertura.


C’è un posto a Milano che rischia di non riaccendere più la sua insegna.


Il museo del fumetto, il posto dei supereroi, che fa sognare i piccini e fa tornare gli adulti bambini.


Inaugurato il 1° aprile del 2011, oltre ad essere il primo museo del fumetto in Italia, è tra i pochi musei ad irradiare il Municipio 4 di vita e cultura.


Gestito da una fondazione privata di cittadini decisi a rendere la loro passione, patrimonio comune, ospita mostre permanenti, e temporanee, eventi culturali, laboratori interattivi, oltre ad una biblioteca di 9000 libri e periodici che raccontano le storie e la storia del fumetto italiano e non solo.

Aiuta il museo dei supereroi a tenere accesa la propria insegna in attesa di ritrovarci insieme a spegnere le sue prime 10 candeline!

venerdì 30 ottobre 2020

Mini lockdown targettizzato sui più fragili : è possibile?

È stato pubblicato oggi uno studio dell'ISPI che analizza come si svuoterebbero le terapie intensive se gli anziani rimanessero in casa: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/datavirus-il-lockdown-gli-anziani-puo-servire-28032

Piuttosto che lockdown generalizzato e far fallire economicamente e non solo chi deve costruire un futuro, meglio un lockdown che chieda di fermarsi dalle attività inutili chi percepisce un bonifico INPS. Certo bisognerebbe capire quali sono le attività inutili: la spesa assembrati al supermercato tutti nello stesso orario e con famiglie al seguito è sostituibile con la consegna a domicilio? L'assembramento in posta per ritirare la pensione è sostituibile con un semplice bonifico in modo che non si tocchino neppure i contanti che tra l'altro sono sporchissimi? L'anziano che ha bisogno di assistenza può essere assistito da un'unica persona che tenga su la mascherina e mantenga la distanza se possibile in casa? Il pensionato può astenersi dal prendere i mezzi pubblici negli orari di studenti e lavoratori? Credo dovrebbe essere nell'interesse delle persone più fragili evitare di finire in terapia intensiva, anche a costo di saltare il bianchino al bar o quattro chiacchiere sulla panchina con le amiche. Certo, qualcuno obietta che a stare in casa da soli ci si deprime, ma è lo stesso anche con un lockdown generale con la differenza che le persone che perdono il lavoro oltre a deprimersi rimangono senza soldi, e le famiglie con X figli in due o tre locali hanno anche un problema logistico di spazio e coesistenza di più lavori in smartworking e DAD in uno spazio limitato. La chiave è che chi percepisce un fisso INPS comprenda che non avrà nessun danno e nessuna perdita di potere d'acquisto né altri cambiamenti drammatici se si prende una pausa dalle cose inutili, chi lavora e ha più genericamente un futuro da costruire sì. Temo che molti pensionati offesi dalla proposta non si rendano conto che con un lockdown generalizzato comunque dovrebbero starsene a casa come è stato questa primavera ma in più rischiano di ritrovarsi i figli o i nipoti precari a carico a brevissimo per aver voluto a tutti i costi essere considerati alla stregua di chi deve fatturare quando il dato economico di realtà è che non devono fare più nulla per ricevere i loro soldi, solo stare fermi e non finire in ospedale.

In un momento così difficile, qualunque scelta scontenterebbe qualcuno: gli adolescenti o gli anziani, i precari o le partite iva, i ristoratori o i lavoratori della cultura, i genitori o i nonni o gli insegnanti che hanno voglia di lavorare o quelli che hanno paura, i sindacati o Confindustria. Spero solo che chi ha l'onere di fare delle scelte drastiche per la vita delle persone abbia appeso sopra la scrivania l'art. 3 della Costituzione, con ben sottolineato "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale ..." Perché scelte affrettate e non bilanciate adeguatamente da un risarcimento adeguato possono rivelarsi deleterie sul medio-lungo periodo per intere categorie o per le nuove generazioni, anche se non sono il bacino di voti sicuro di oggi.

venerdì 9 ottobre 2020

Liliana Segre e la scelta della pace

"Per un attimo vidi una pistola a terra, pensai di raccoglierla. Ma non lo feci. Capii che io non ero come il mio assassino. Da allora sono diventata la donna libera e di pace con cui ho convissuto fino ad adesso."

Ho avuto occasione di incontrare #LilianaSegre l'anno scorso, in una sala stracolma di studenti adolescenti che sono rimasti in un silenzio surreale per due ore ad ascoltare: la sua testimonianza lascia un segno indelebile nella memoria di chiunque abbia avuto l'opportunità di incontrarla sulla propria strada. Le discriminazioni a scuola, il tentativo del padre di fuggire in Svizzera, la deportazione, l'impossibile di conoscere ogni giorno cosa sarebbe avvenuto il giorno dopo, l'attaccamento alla vita in mezzo morte. La marcia lunghissima nel nuovo campo di concentramento al termine della guerra, centinaia di km passo dopo passo, i corpi annullati, la femminilità persa e la paura che non lascia mai il posto alla rassegnazione, la pistola del generale nazista a terra mentre si spoglia della divisa quando ormai la guerra è finita e i prigionieri stanno per essere liberati, improvvisamente a portata di mano per vendicare tutto quello che la giovanissima Liliana aveva subìto, che per anni le aveva tolto un nome e trasformata in 75190. 

Oggi Liliana Segre ha fatto la sua ultima uscita pubblica, ad Arezzo, per raccontare la sua testimonianza. In futuro dovremo saper mantenere la memoria di quel prezioso insegnamento e trasmetterlo a chi non lo ha ancora ascoltato. La pace e il perdono sono una scelta: se l'ha fatta lei, possiamo farla tutti noi.



giovedì 8 ottobre 2020

Portiamo tutti la mascherina come strumento di tutela della salute pubblica

In un momento così delicato in cui basta pochissimo per ricadere nella situazione di questa primavera, credo che dobbiamo TUTTI davvero rispettare le regole: mascherina, disinfettare le mani, stare distanziati. Non è difficile. Siamo tutti responsabili della salute pubblica, ciascuno nel suo piccolo.

Qualcuno sostiene che la mascherina impedisca l'espressività facciale: non è così, il sorriso si vede anche dagli occhi. La cintura di sicurezza in macchina la usiamo come strumento di protezione individuale? Non usiamo forse anche il preservativo durante i rapporti per prevenire gravidanze indesiderate? E non abbiamo interiorizzato ormai dal lontano 2003 il divieto di fumare nei locali, come mezzo per tutelare la salute degli altri? Ecco, proviamo ad intendere la mascherina allo stesso modo: una regola ma anche un accessorio utile e pertanto rendiamola naturale come allacciare la cintura di sicurezza quando saliamo in macchina. 



Ma la mascherina si può sorridere, parlare e respirare. Facciamolo! La nostra libertà non dipende da un accessorio di abbigliamento. 

domenica 16 agosto 2020

La movida non sono i viaggi

Queste sono tutte immagini dell'Italia. Prima di criticare chi è andato fuori dai confini, vi invito a guardarci in casa e i nostri comportamenti. 

 

Distanziamento zero, controlli pochi, scelta di mete tutte uguali, mancanza di ricerca di luoghi isolati, mascherine non parliamone. O semplicemente mancanza di luoghi isolati perché troppa poca gente ha viaggiato normalmente? In ogni caso, immaginate se tutti coloro che sono andati in Croazia o in Grecia fossero sulle nostre spiagge: ci sarebbe ancora più gente, quindi non risolvereste nulla, continuereste solo con la vostra idea chiusa di confine. Di articoli sulla movida sfrenata ce ne sono innumerevoli anche relativi all'Italia: Spagna non significa movida, c'è chi è andato in Spagna per fare il cammino di Santiago o per visitare i luoghi della cultura. Anche Croazia non significa movida, sono andata innumerevoli volte in Croazia negli ultimi 20 anni e ha sempre avuto spiagge molto più vivibili delle nostre, se non altro perché essendo libere è più facile andare a piazzarsi dove si vuole cambiando ogni giorno. I Paesi Europei sono casa, andare a Malta o in Grecia è come andare in Calabria o in Sardegna, siamo tutti cittadini europei e siamo tutti a casa. Per cui finiamola con le critiche alle scelte altrui sul DOVE e iniziamo ad interrogare noi stessi sul COME: il tema è che chi cerca la movida lo farebbe ovunque e comunque perché c'è un senso di irresponsabilità e di "non riguarda me". È questo che va superato, senza perdere il senso di unità europea che abbiamo costruito negli anni. Pensiamo alla classica coda in tangenziale: se mi lamento che sono imbottigliata nel traffico, non risolvo nulla, se inizio a pensare che io sono il traffico posso valutare un mezzo alternativo. Ecco, quando vi trovate in un contesto come questi qui sotto, che siate a Rimini o a Tenerife, andatevene: è la cosa più utile che potete fare per prevenire il Covid.

giovedì 2 luglio 2020

Empatica? No, pare più obbligata. "anche l'operaio vuole il figlio dottore" upgrade 2020

Credo che il centrosinistra debba rimettere al centro dei suoi valori l'ascensore sociale, l'emancipazione femminile e trovare risposte di comunità per il problemi del singolo. L'incentivo all'arrangiarsi  - altrimenti chiamato "vada come vada l'importante è la narrazione positiva" - va bene per un servizio di counseling ma non per un partito politico di governo nell'esercizio delle sue funzioni. Il superamento del gap generazionale non avviene raccontandoci che i giovani possono ereditare le aziende del papà, e il superamento del gap di genere non avviene complimentandosi con chi rinuncia alle proprie aspirazioni per quelle di un uomo. E rimettere la cultura al centro non può passare attraverso una scarsa considerazione dei percorsi formativi che possono invece portare i nostri ragazzi ad occuparsi di promuovere e valorizzare il nostro patrimonio storico e artistico, di cui dovremmo essere solo orgogliosi. Auguro a Martina, giovane 22enne piena di sogni, di riprendere con i suoi studi e di non farsi scoraggiare dalla contingenza nè dalle difficoltà economiche.
Perché di fronte a una storia come quella di Martina ci sono tante cose che si possono fare: indignarci perché la scuola non ho più una funzione di ascensore sociale per esempio, oppure chiederci perché  una studentessa universitaria rilevi inutile il proprio percorso di studi in Scienze dei beni culturali. Ma come partito politico dovremmo e potremmo prima di tutto fare delle proposte concrete per risolvere il problema ad esempio proporre degli sgravi per le piccole - medie imprese che hanno perso il gestore a causa Covid oppure proporre di azzerare almeno per un anno le tasse universitarie per gli studenti lavoratori o per quegli studenti che hanno un genitore morto causa Covid.
Certamente raccontare una storia negativa come fosse positiva non è una soluzione al problema, anzi è una negazione dello stesso: l'eccessiva narrazione positiva può portare una mancanza di consapevolezza dei problemi e di presa d'atto della realtà. Parliamo molto spesso di rimettere il noi al centro, mentre l'invito ad "arrangiarsi" e far di necessità virtù pare più un messaggio subliminale che racconta che, in fondo, se fai come dice la famiglia e soprattutto senza aiuti esterni te la caverai meglio, l'importante è che tu non abbia ulteriori ambizioni.
La storia, che si può approfondire abbastanza bene dall' articolo del Corriere della Sera, racconta di tre donne Martina, la sorella e la mamma, che vivono del sogno di un uomo e non del proprio, che annullano quindi la propria possibilità di costruire un futuro professionale libero da condizionamenti famigliari e sociali. Certamente una scelta obbligata di questo tipo, seppur portata avanti in una situazione drammatica come quella della perdita di un familiare, non può essere veicolata come positiva ma soprattutto non può essere attribuita ad un concetto di empatia: empatia è tutta un'altra cosa! E rinunciare agli studi non può mai essere definita una scelta bella da un partito di Governo. Sarebbe bello vedere proposte migliori sul tema del superamento del gap generazionale che tenga conto dei nostri valori di centro-sinistra, che immagini la figlia dell'edicolante con le stesse opportunità di lavoro e le stesse opportunità di crescita e realizzazione personale di una persona che appartiene ad una famiglia più riccae sorpattutto sarebbe utilissimo all'Italia non considerare la laurea in Scienze dei Beni Culturali come un orpello inutile che fa perdere tempo, in un Paese come il nostro che è pieno di cultura in ogni angolo e che ha bisogno come l'aria di giovani sognatori che credono nella cultura, che vogliono studiarla, approfondirla, veicolarla, renderla fruibile: questa dovrebbe essere davvero una nostra priorità.


sabato 20 giugno 2020

Separare il referendum costituzionale dalle Amministrative

Penso che sarebbe davvero opportuno e funzionale separare le elezioni regionali e amministrative dal referendum costituzionale, per evitare inutili assembramenti e difficoltà gestionali in tutte quelle regioni che non vanno al voto e a quelle città che non hanno giunte e sindaci in proroga. Limitare il rischio a Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche, Puglia e Valle d’Aosta ed evitare nelle altre regioni qualunque tipo di problema legato alla scelta del luogo dove votare, le inutili code e assembramenti, il rischio di contagio anche per gli scrutatori (come si sanificano le matite e le cabine elettorali?). Anche il problema di svolgere le elezioni - al di fuori delle scuole che giustamente devono evitare ulteriori interruzioni - è molto ridotto se non bisogna andare a votare in regioni grandi, molto popolate e ad alto rischio covid come la Lombardia e il Piemonte, e la scelta dei luoghi alternativi dove installare i seggi può essere delegata agli enti locali. Aggiungo, come garantire il diritto di voto se chi deve andare a votare deve vedersi provata la febbre e non può uscire di casa al primo sintomo? E se i seggi elettorali dovessero essere veicolo di contagio, come si fa a riconvocare gli stessi scrutatori per gli eventuali ballottaggi delle amministrative e garantire che le persone possano tornare a votare?

venerdì 19 giugno 2020

Smartworking e transizioni

Voglio dire due parole sul video di Beppe Sala: non credo ci sia alcun problema di scelta comunicativa perché il sindaco è chiaro e diretto ed è al fianco dei suoi cittadini più in difficoltà, per esempio i ristoratori e tutto l'indotto del modello lavorativo che prevede di essere presenti sul posto di lavoro, possibilmente in fasce orarie abituali. Abituali rispetto al modello precedente, quello che la pandemia sta mettendo in discussione e da cui dovremmo uscire, si spera più forti. Ammetto che mi è sempre piaciuto lo smartworking, è sicuramente comodo ed ecosostenibile, permette di risparmiare il tempo del trasporto e di investirlo facendo altro, ma stare a casa dopo un po' annoia e priva di moltissime relazioni, opportunità e confronti, per cui sono sicura che in molti tornerebbero volentieri al modello precedente. Il problema è che il modello precedente prevede assembramenti, caos, vicinanza continua e certamente non prevenzione del contagio, prevede che le scuole e gli asili siano aperti e funzionanti. Per questo penso che dovremmo tornare a vivere la città e a mangiare fuori, socializzare e relazionarci ma provando ad immaginare un modello nuovo, o almeno in linea con la necessità di non causare un nuovo lockdown nei prossimi mesi: una seconda chiusura di tutte le attività commerciali sarebbe fatale per molte di loro. Proviamo a cambiare prospettiva e a non cercare di tornare forzatamente al modello precedente? Saremo in grado di cambiare, partendo da noi stessi, tenendo la salute sullo stesso piano del lavoro?

domenica 10 maggio 2020

Silvia bentornata!

Ricordo a tutte le persone che criticano Silvia per le dichiarazioni sulle sue scelte religiose dopo 18 mesi in mano ai jihadisti, da sola, in un Paese in via di sviluppo senza medici e non sappiamo in che condizioni di cibo e sanitarie, senza un telefono, senza nessuno che parlasse la sua lingua, che esistono innumerevoli donne italiane che dopo qualche anno di matrimonio diventano maschiliste, soprattutto se rimangono chiuse in casa, e odiano la libertà delle altre. E che ci sono innumerevoli persone apparentemente normali che hanno bisogno dello psicologo dopo due mesi al sicuro in casa propria a causa della quarantena. Ci sono diverse forme della sindrome di Stoccolma e diverse conseguenze della privazione della libertà, che noi NON abbiamo gli strumenti necessari per analizzare approfonditamente. E soprattutto non avrebbero dovuto permettere ai giornalisti di fare domande ad una ragazza di 24 anni appena rientrata da un sequestro prima di farle incontrare uno medico o uno psicologo esperto in superamento di questi traumi. Ha praticamente rivisto la famiglia in diretta TV, con una ventina di fotografi assembrati (tra l'altro, possono assembrarsi?). 

Silvia Romano foto da Facebook

giovedì 30 aprile 2020

Cosa pensano le donne delle altre donne

Sembrano gli anni '50 e invece no. A furia di dire che essere femministe non serve più perché ormai abbiamo tutti i diritti, là fuori è pieno di donne non solo convinte di voler dedicare il proprio tempo a crescere i figli, ma pure convinte che anche le altre lo debbano fare o addirittura arrabbiate (si leggono commenti imbarazzanti) se nelle altre famiglie esiste la parità. A volte mi chiedo se è invidia tipo "siccome io ho fatto i sacrifici adesso devono farne anche le altre" o chiusura mentale "siccome il mio uomo è chiuso di mente e mia suocera mi controlla come pulisco, non possono esistere là fuori uomini migliori che vogliono condividere e hanno esautorato la propria famiglia d'origine dalle interferenze".
 Quindi diritti sì ma sulla carta, perché nel momento in cui li eserciti questi diritti, e vuoi vivere in un Paese dove c'è la piena parità, i bisogni vengono tradotti in madre degenere/scuola parcheggio dalle stesse donne. Ammettere di aver scelto un uomo maschilista è troppo difficile e mette in discussione la propria autostima evidentemente. In ogni caso è un problema gravissimo che va risolto perché si ripercuote sulle scelte e sulla trasmissione degli stereotipi di genere. Allora cominciamo noi nel linguaggio a non usare determinate espressioni e farci carico personalmente di non considerare i bambini come un problema della mamma né un obbligo sociale, ma come parte della comunità esattamente come le donne, gli uomini, gli anziani o i disabili? Ci sono là fuori gli over 65 che pur percependo un bonifico fisso dall'Inps non accettano di dover stare in casa un po' di più per la propria autotutela, e ci sono donne tra i 30 e in 50 anni, spesso laureate, cariche entusiaste e piene di competenze a cui si sta chiedendo di fare un passo indietro e aspettare perché non si sa dove mettere i bimbi. Molti genitori - donne o uomini - sono partite iva, ritenute d'acconto, contratti a progetto o a chiamata, imprenditori e imprenditrici, persone la cui possibilità di dare ai propri figli un futuro migliore passa dalla possibilità di fatturare. Vogliamo cambiare l'approccio e favorire il cambiamento?

martedì 21 aprile 2020

Consulenze ad hoc per esautorare il genere femminile?

E' stato integrato il comitato istituito il 5 febbraio per gestire l'emergenza, in previsione del passaggio alla fase 2: "È stata pubblicata, nella normativa della Sezione Coronavirus del sito del Dipartimento, l’Ordinanza n.663 del 18 aprile 2020 con la quale è stata ridefinita la composizione del Comitato tecnico scientifico costituito da esperti e qualificati rappresentanti degli Enti e delle Amministrazioni dello Stato che supportano il Capo della Protezione Civile nelle attività finalizzate al superamento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19". Gli esperti ora in totale sono 20, tutti di sesso maschile. Come mai le donne non entrano nei processi decisionali veri?
Venti uomini per decidere cosa? Per parlare di riapertura delle scuole, congedi parentali, sicurezza sui trasporti anche in orario notturno? 20 esperti dovrebbero essere in assoluta parità di genere, e aggiungo in ambito sanitario più donne se quelle che lavorano a prezzo di incredibili sacrifici negli ospedali e nella RSA nell'emergenza sono le donne. Se le donne devono essere in prima linea nella gestione dei problemi complessi, devono anche essere al tavolo dove si decide, trovo assolutamente inopportuna la creazione di un comitato di questo tipo che non tiene conto di metà della popolazione italiana e composto da persone non in grado di gestire temi quali la conciliazione famigliare e non in grado di comprendere le istanze dei cittadini più semplici.
Innanzitutto vanno posti sul piatto alcuni temi chiave per la riapertura:
1) Chiedere che il servizio pubblico sia funzionante, non è considerare le scuole un parcheggio. Non c'è nessun genitore incapace e nessuna madre degenere dietro al fatto che dopo sei settimane a casa un bambino si stia annoiando, pianga e non abbia lo spazio sufficiente per vivere: c'è la vita reale, fatta di persone che vivono spesso in due o tre locali.
2) Le famiglie numerose che vivono in due o tre locali non sono da compatire, nè considerare un'eccezione negativa agli standard della politica. Sono persone normali che non hanno nulla di sbagliato e non devono ricevere sussidi particolari o gli assistenti sociali che li controllano: vanno rispettate nella loro soggettività, e spesso si scelgono case per dormire e non per viverci indipendentemente dal potere d'acquisto del nucleo famigliare. Anzi, le famiglie che hanno scelto in gioventù una rata del mutuo sostenibile rispetto ad una rata più rischiosa le stimo, perché hanno avuto fiducia nella possibilità di avere sempre a disposizione uno spazio pubblico che sia il parco giochi o la biblioteca e hanno preferito non indebitarsi a vita oltre le proprie possibilità, magari per mettere da parte soldi per permettere poi ai propri figli di mettere l'apparecchio per i denti, andare in viaggio studio a Londra, fare la patente a 18 anni etc.
3) Come centrosinistra dovremmo avere come priorità assoluta il superamento del gender gap, che passa attraverso un lungo percorso di rafforzamento dell'emancipazione femminile e di parità salariale, per cui convocare un comitato che prenderà decisioni riguardanti la riapertura delle aziende e non ha gli strumenti per accorgersi che contestualmente deve essere fornito un servizio scolastico o educativo per permettere ai bambini di stare da qualche parte, è totalmente lontano dai nostri ideali. Non esiste passaggio alla fase 2 senza tenere in considerazione metà della popolazione ed ignorando le esigenze dei bambini, che sono i cittadini di domani su cui dovremmo invece investire.

4) I nonni non sono la soluzione. Non per il rischio covid negli anziani, non perché non siano sufficientemente disponibili, ma perché una risposta politica non può mai essere basata sulla buona volontà di una piccola parte della popolazione. Spesso i nonni sono quelli che incentivano le figlie o le nuore a lasciare il lavoro, molti bambini sono gestibili 2 o 3 ore il pomeriggio ma non 12 ore al giorno da persone che non hanno una competenza specifica, tanti nonni sono geograficamente lontani perché per fortuna gli adulti non sono tenuti a stare attaccati alla famiglia d'origine, ma soprattutto tantissimi nonni di bambini anche solo delle elementari sono tra i 75 e gli 80 anni a causa di una sistema che ha chiesto alla generazione nata negli anni '80 prima di laurearci e fare 8 stage, poi ci ha ricordato che non dobbiamo essere choosy e accontentarci di tutte le tipologie contrattuali, ma nello stesso tempo ha permesso che per decenni si chiedesse ai colloqui di lavoro "lei è fidanzata? lei vuole fare figli?" per cui se ora si diventa genitori a 35-40 anni, almeno la politica abbia la decenza di farsi carico del tema "i bambini sono della comunità e non della mamma" con responsabilità e senza chiedere ulteriori sacrifici. 

lunedì 6 aprile 2020

Facilitare l'accesso all'aborto farmacologico durante l'emergenza

In questo momento storico, in cui il Governo e tutta la società si trovano a gestire l’emergenza da COVID-19, è doveroso tutelare la salute e i diritti delle donne e nel rispetto di tutte le misure necessarie per contenere e contrastare il diffondersi della pandemia. Durante questa fase di emergenza sanitaria, se le donne incontrano difficoltà ad accedere ai servizi di interruzione volontaria di gravidanza che prevedono il ricovero ospedaliero rischiano di superare i limiti temporali entro i quali la Legge 194/78 prevede il diritto di interruzione. Questo rischio è maggiore per le donne che vivono in condizioni di alta marginalità e vulnerabilità (per esempio: violenza domestica, condizioni precarie di salute, positività a COVID-19, altre casistiche in cui è difficoltoso raggiungere un ospedale con discretezza e in autonomia munite di autocertificazione).
Qui trovate l'appello al governo ⤵️ per l'uso dei trattamenti farmacologici per l'interruzione di gravidanza, che ho sottoscritto personalmente ⤵️
https://prochoice.it/2020/04/04/facilitare-accesso-ad-aborto-farmacologico-durante-emergenza-covid-19/
E qui la petizione per chi vuole firmare https://secure.avaaz.org/it/community_petitions/presidente_del_consiglio_dei_ministri_ministero_de_aborto_farmacologico_durante_emergenza_covid19_/
Non lasciamo da sole le donne in difficoltà durante l'emergenza!