martedì 8 marzo 2022

Novità di vita

Ci è voluto un po' di tempo, ma alla fine è arrivato il momento anche per noi: c'è un bimbo che cresce nella mia pancia giorno dopo giorno. Molti di voi se ne erano accorti da quando mi avete vista rifiutare cene di Natale, alcolici, sushi, avere attacchi di nausea improvvisi, fare analisi comparate degli asili nido di tutta la città (ancora in dubbio su quale scegliere, scrivete pure per esperienze e referenze) e degli ospedali di mezza Lombardia (per fortuna grazie all'età ho ascoltato innumerevoli racconti di parti altrui negli anni e ho trovato il posto giusto, con epidurale gratis e cesareo programmato per scelta materna), postare foto di donne visibili col pancione o bimbi piccoli, per precisare che gli stereotipi su cosa devono essere o non essere le mamme no, non me li dovete piazzare perché non troveranno posto nelle nostre teste. Facebook lo ha saputo subito, perché mi pubblicizza solo giocattoli e passeggini fin dal primo test di gravidanza: pare che Mark Zuckerberg abbia più info del medico! 

Dopo 4 anni di tentativi, giorni calcolati con appositi test, controlli di ogni genere, alla fine dopo l'estate scorsa abbiamo smesso di calcolare ormai convinti che non sarebbe comunque arrivato più, e invece proprio a novembre, probabilmente il giorno del nostro anniversario, pare ci fosse un ovulo funzionante in circolo. Così per caso, tra l'altro accolto da alcol e sushi giusto per essere sana fin da subito. 

Ora che il periodo a rischio è superato dunque, è tempo di annunciare che io e Stefano diventeremo mamma e papà, anzi genitore 1 e genitore 2 (dove 1 però è lui perché sarà il primo che le educatrici dell'asilo dovranno disturbare in ordine di priorità). Saremo pronti? Non credo proprio, sicuramente non siano pronti finanziariamente a mantenere una terza persona per 30 anni, ma se non lo siamo ora non lo saremmo stati comunque mai. Termine previsto il 17 di agosto, un periodo bellissimo perché ho sempre pensato che con i vestiti estivi il pancione sia più gestibile e portabile. Il nome per ora non si rivela (anche se l'abbiamo scelto da 4 anni), certamente avrà doppio cognome: de Benedittis Maranesi.

Certamente siamo riusciti fin da subito a gestire le relazioni esterne in un'ottica di evitare trasmissione di stereotipi e richieste di adeguamento ad uno standard, e sto provando a rivolgermi solo a professionisti che abbiano un approccio olistico alla mamma e mettano al centro la mia soggettività. Il mio tavolo di lavoro sui congedi parentali per i neopapà non era casuale, ma per fortuna Stefano lavora in una grande azienda dove non ci sono problemi a dare i congedi facoltativi e dove anzi c'è un'integrazione salariale per i congedi parentali. 

Ma se sono così alla 17° settimana come sarò alla 38°/40°?



lunedì 7 marzo 2022

Guerre da fermare, una pace da abitare

Siamo donne delle istituzioni e delle associazioni, di partito e senza partito, di fede e senza fedi, vogliamo essere donne con il cuore multicolore e i piedi per terra. Abbiamo pensieri e storie diverse ma oggi l’unico pensiero è per la pace, contro la guerra, le armi e ogni forma di aggressione. Il territorio di Bergamo è diventato drammaticamente famoso nei due anni di pandemia e noi donne sappiamo quanto è costato far fronte all’emergenza: di colpo è stato visibile ed evidente come i lavori della cura e della relazione siano centrali e indispensabili. Bergamo è la provincia del volontariato, che sappiamo essere a maggioranza femminile, e le pratiche di solidarietà e di accoglienza di profughe e profughi sono già attive. Ma non vogliamo che le donne vengano considerate ancora una volta come le “crocerossine” del mondo, come coloro che si limitano a cercare di curare le ferite delle tragedie. Siamo confuse, arrabbiate, impotenti di fronte all’aggressione violenta di Putin, all’esibizione di un potere maschile che vuole cancellare democrazia, libertà, autonomia. 
Non vogliamo però che questi sentimenti ci lascino “senza parole”: le nostre emozioni e le nostre riflessioni camminano insieme, i pensieri e le pratiche si radicano nei nostri corpi e nelle nostre esperienze. Per questo non vogliamo che ancora una volta immagini di donne, bambini e bambine vengano “usate” per travolgere con un’emotività di superficie le nostre capacità di pensiero critico. Critico nei confronti di chi accusa pacifiste e pacifisti di coltivare ideali illusori e buoni sentimenti che non fanno i conti con la dura realtà e con la storia: è proprio dalla lettura della storia dei conflitti anche recenti, che abbiamo imparato che la guerra non si contrasta con le armi e la violenza. L’Italia e l’Europa hanno abbattuto il tabù dell’invio di armi offensive a Paesi belligeranti: noi pensiamo che questo “tabù” vada salvaguardato e che vada perseguito con ogni mezzo il tentativo di dialogo e mediazione. Non pensiamo sia necessario assumere la logica della guerra e della violenza per essere dalla parte di donne e uomini ucraini. Quando parlano le armi le donne vengono cancellate. Quando parlano le armi le donne vengono costrette a dimenticare la propria storia personale e collettiva e arruolate nello stato di necessità. Viene cancellata la storia politica che ha chiesto diritti senza esclusioni, che ha mutato le relazioni umane senza dichiarare nemici, che ha saputo agire pratiche di pace anche in guerra. Noi sappiamo che le armi sono il problema (anche quelle che da sempre vengono vendute con enormi profitti e acquistate dagli Stati con enorme spreco di risorse) e il nazionalismo non è la soluzione. Lavorare per la pace significa avere il coraggio del disarmo e inventare possibilità di dialogo che fermino ogni aggressione. L’azione nonviolenta a favore della pace in ogni territorio richiede la capacità di trovare parole convincenti, passi decisivi, condivisioni concrete e fattive. 
Non confondiamo popoli e governi, non confondiamo condizioni e vissuti; le minacce, le bombe che cadono sulla tua casa, le armi puntate, costringono a scelte difficili: sosteniamo le donne russe e ucraine che hanno il coraggio di parlare contro la guerra rischiando in prima persona, così come sappiamo aprire le nostre case per accogliere chi fugge dalla guerra senza fare distinzioni. 2 La democrazia italiana è nata nei lager, nelle carceri, al confino, in esilio, sulle montagne e nelle campagne, nelle fabbriche e nelle case dove un popolo disperso di donne e uomini ha trovato le radici del proprio essere nella storia, scegliendo quella democrazia che oggi ancora garantisce la nostra cittadinanza. Noi possiamo lavorare perché l’Europa si dichiari continente neutrale cominciando da ogni singolo Stato. L’art. 11 della Costituzione afferma che l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali: questo ci sostiene nella richiesta di immediate azioni diplomatiche e ci impegna ad avviare un confronto partecipato su che cosa significhi costruire un ordine fondato sulla sovranità disarmata. Ricordiamo che dall’Europa è partito il colonialismo e la ricchezza europea si è costruita con l’imperialismo, ma in Europa è cresciuto anche il sogno di libertà, uguaglianza e giustizia che ha alimentato la nascita della democrazia. 
Oggi la guerra è, come sempre, lo strumento per la ridefinizione dei poteri e l’appropriazione delle risorse: per questo le donne, ancora considerate risorsa, vengono zittite e arruolate in una rinnovata subalternità. Oggi ci sono tra noi donne che hanno responsabilità e potere di decisione. Siamo donne che sanno operare scelte e vogliamo fare la differenza. È tempo di cominciare un’altra storia, quella in cui la parola guerra diventa termine arcaico di un linguaggio caduto in disuso. Oggi rivendichiamo la pace, vogliamo che sia attuata ogni pratica di risoluzione dei conflitti, che si percorra ogni mediazione che salvi vite e territori. Non è un cammino già tracciato ma ogni strada si fa camminando insieme. 

BERGAMO, 2 marzo 2022

Seguono 423 firme di donne di tutta la Lombardia 



mercoledì 2 marzo 2022

Il post pandemia, il conflitto in Ucraina e la nostra capacità di andare avanti

Ogni crisi (dal greco antico κρίσις, “discernimento, separazione, giudizio” ma anche “punto di svolta”, a sua volta dal verbo κρίνω, “separare, scegliere, decidere”) dovrebbe essere colta come occasione per vedere con occhi diversi, aprirsi a nuove opzioni. Mi pare che invece gran parte dei problemi causati dalla pandemia si sia cercato di risolverli tornando il prima possibile a "tutto come prima", senza neanche mantenere le buone abitudini come la mascherina, e vedo un metodo uguale di fronte ad una possibile escalation di violenza nel conflitto ucraino e ad un'eventuale crisi energetica: nessuna innovazione, nessun metodo diverso, nessuna intenzione di provare strade che portino ad un altro risultato. Solo un tentativo di perpetuare un'abitudine, un "si è sempre fatto così". Un tentativo di tornare in fretta e furia sulla strada conosciuta, per esempio l'invio immediato di armi, o la necessità di separare le famiglie bloccando gli uomini ucraini tra i 18 e i 60 anni nel loro Paese dando per scontato che chi è nato con un pene sia disponibile a sparare (?). Persino di fronte all'ipotesi di una crisi energetica si è subito pensato di riaprire 7 centrali al carbone, come non avessimo mai parlato di transizione ecologica: troppo faticoso pensare di riaffrontare il problema da un altro punto di vista, troppo complesso pensare di diversificare e andare verso la cura dell'ambiente. Evidentemente meglio utilizzare la guerra come strumento per dire "cancelliamo tutte le battaglie pregresse" e rimettere in campo i soliti metodi.

Esattamente come avvenuto con la pandemia, nel momento in cui qualcosa interviene e dà l'opportunità ai vecchi metodi e al potere costituito di riprendersi i suoi spazi, parità di genere, diritti, transizione ecologica e tutte le battaglie degli ultimi decenni vanno a quel Paese. Persino la cultura oggi è diventata uno strumento politico, con direttore d'orchestra e soprano impossibilitati a lavorare perché non volevano prendere una posizione politica, la giovanissima italiana ballerina del Bolshoy che decide di restare a Mosca che sembra un'aliena (perché mai dovrebbe rientrare?), e ieri persino la denuncia su Instagram di un docente della Bicocca a cui viene comunicato che il suo corso su Dostoevskij non d'ha da fare. Per ragioni di opportunità, dichiara inizialmente l'Università, poi quando dai social media si scopre che il politically correct non era quello che sembrava, l'Università ritratta e peggiora la situazione, inventando una sorta di necessità di riequilibrio delle posizioni, inserendo autori ucraini nel corso su Dostoevskij, manco fosse una campagna elettorale con par condicio!

"Il cielo era così stellato, così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno
di chiedersi come è possibile che sotto un cielo così possano vivere uomini senza pace"


giovedì 10 febbraio 2022

Congedi parentali per i neopapà: tavolo di lavoro del coordinamento regionale delle Donne Democratiche lombarde

Con il coordinamento delle donne democratiche lombarde ho organizzato questo tavolo di lavoro, aperto a donne e uomini di tutte le province lombarde. 

Premesse e basi del ragionamento:

A)        Art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

B)       La direttiva Europea

Il 4 aprile 2019 l’assemblea Plenaria del Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva le nuove misure per facilitare la conciliazione tra lavoro e vita di famiglia.

La legge[1] stabilisce i requisiti minimi che tutti gli Stati membri dovranno attuare nel tentativo di aumentare le opportunità delle donne nel mercato del lavoro e rafforzare il ruolo del padre, o di un secondo genitore equivalente, nella famiglia. Beneficeranno di tali norme i bambini e la vita familiare, rispecchiando al contempo più accuratamente i cambiamenti sociali già in atto nell’Unione Europea e promuovendo la parità di genere.

Il padre o il secondo genitore equivalente, se riconosciuto dalla legislazione nazionale, avrà diritto ad almeno 10 giorni lavorativi di congedo di paternità retribuito nei giorni vicini alla nascita. Tale congedo dovrà essere pagato ad un livello non inferiore all'indennità di malattia. In seguito a questa direttiva, la legislazione italiana è stata aggiornata con l’ultima legge di bilancio ed è ora in vigore il congedo di 10 giorni per i neopapà.

Nella direttiva europea è presente anche la richiesta di dare un minimo di due mesi di congedo parentale non trasferibile e retribuito a ciascun genitore. Questo congedo sarà un diritto individuale, in modo da creare le condizioni adeguate per una distribuzione più equilibrata delle responsabilità.

La direttiva, approvata dal Parlamento Europeo con 490 voti a favore, 82 contrari e 48 astensioni, è entrata in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'UE. Gli Stati membri dovranno conformarsi alle norme entro tre anni, quindi entro luglio 2022, ponendo quindi un minimo di 10 giorni obbligatori retribuiti al 100% e due mesi retribuiti e non cedibili per ciascun genitore.

-         C) I disegni di legge esistenti: a partire dal maggio 2013, sia nella precedente legislatura che nell’attuale sono stati depositati diversi disegni di legge che chiedono l’introduzione, in varie forme, di congedi parentali equamente distribuiti tra i due genitori e di altre norme che favoriscano una piena condivisione dei carichi genitoriali. In questo senso segnalo le proposte ora in corso di discussione di Lia Quartapelle, Tommaso Nannicini e Giuditta Pini. Da segnalare inoltre l’emendamento di Elena Carnevali in legge di bilancio, fortemente sostenuto dal nostro Partito ma poi accantonato in favore di altre scelte giudicate prioritarie dal governo.

 

-             D) La situazione negli altri Paesi Europei: negli altri Paesi Europei ci sono situazioni frammentate e ciascuna caratterizzata da un suo particolarismo, frutto del sostrato culturale su cui la normativa vigente si è inserita. Da segnalare, oltre ai Paesi nordici, la Francia e la Germania, da tempo abituate a favorire la condivisione dei carichi genitoriali, il caso della Spagna: a partire dalla legge di bilancio 2020 è stato introdotto un congedo di 16 settimane per i neopapà, pagate al 100% e non cedibili[2]. E’ un dato positivo che ad oggi in ben 23 Paesi dell’Unione Europea il congedo di paternità è pagato più del 66% del salario abituale.

Contenuti:

Proviamo a chiederci cosa può fare il legislatore per dare attuazione concreta, dopo oltre 70 anni, a quel di fatto, con la consapevolezza che oggi siamo in un contesto europeo e che è più che mai prioritario crescere bambini che si sentano prima di tutto europei e non diventino adulti di un Paese dove la parità di genere ancora non è piena ed autentica, ma possano invece sperimentarla fin da bambini nel contesto famigliare in modo spontaneo e naturale. Permettere ai bambini di considerare in egual modo entrambi i genitori come un punto di riferimento e scardinare la logica patriarcale che vuole la donna dedita alla cura è un punto d’arrivo a cui si può giungere tramite delle modifiche normative? O il cambiamento deve essere prima culturale? Ci sono politiche che si possono mettere in campo per superare quell’abitudine che vuole la donna ferma ad occuparsi della famiglia rinunciando a se stessa e alla propria carriera lavorativa?

Ovviamente un graduale adeguamento delle normative a standard di parità non può prescindere da una piena applicazione dei Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro e da una lotta a tutto campo ai contratti precari, alle partite iva monocommittenti e ad altre tipologie di sfruttamento del lavoro che non permetterebbero di usufruire di nessun tipo di congedo o aspettativa, né alla mamma né al papà. Occorrerebbe inoltre integrare le normative sui congedi facoltativi già esistenti e fornire informazioni adeguate nelle aziende e in tutte le realtà lavorative anche non aziendali, perché attraverso l’informazione e la conoscenza si possono intercettare nuovi bisogni e provare a trovare soluzioni condivise ai problemi prima che emergano, anche coinvolgendo i corpi intermedi in modo più strutturato. 

Obiettivi del tavolo di lavoro:

-         Formare un consenso sulla proposta di passare dalla conciliazione alla condivisione e sulla necessità di congedi parentali obbligatori e retribuiti al 100% anche per tutti i neogenitori, indipendentemente dal genere 

-         Promuovere i disegni di legge già esistenti mettendo i nostri iscritti e militanti a conoscenza delle campagne in corso

-         Organizzare momenti di confronti con esponenti del sindacato ed altri esperti per permettere lo scambio di buone prassi e la conoscenza degli strumenti normativi già vigenti per quanto riguarda i congedi parentali, spesso poco conosciuti dagli stessi lavoratori.

Cosa faremo concretamente:

-    Coinvolgimento degli iscritti PD direttamente interessati al problema, anche se solo in prospettiva futura: donne e uomini che sono genitori o pensano di diventarlo, lavoratrici precarie che hanno subito mobbing o pressioni durante il periodo della gravidanza.

-    Incontri, per il momento online, di confronto per favorire una rete territoriale tematica trasversale.  

-     Organizzazione di dibattiti alle varie feste de l’Unità estive in un’ottica di apertura alle famiglie.

-       Altre iniziative che dovessero emergere dalle partecipanti al tavolo, con particolare riferimento a singole casistiche o realtà territoriali o collaborazioni con altre realtà associative femminili e non che si occupano di questo tema.


I pinguini sono animali che crescono i piccoli insieme: i genitori spesso si scambiano e il papà può stare da solo col piccolo anche un mese.




[2] Report annuali dell’associazione "International Network on Leave Policies & Research"  https://www.leavenetwork.org/annual-review-reports/country-reports/

 

sabato 29 gennaio 2022

Abbiamo perso una straordinaria occasione per eleggere una donna

Qualcuno ha giudicato la possibilità di mettere sul piatto nomi femminili "una strampalata follia", per due mesi ci siamo sorbiti l'autocandidatura di un pagatore di prostitute condannato per frode fiscale come fosse una possibilità reale, tanti volevano Casini perché l'uomo mediocre piace e rassicura gli uomini mediocri, adesso però tutti si stanno intestando il Mattarella bis. Personalmente sono d'accordo, perché non si può scegliere un uomo in quanto uomo,  ma solo se ha il giusto CV e non ha mai rilasciato dichiarazioni di visive negli ultimi 30 anni che possono essere usate contro di lui e quindi Mattarella è l'unico corrisponde al profilo. Abbiamo perso una straordinaria occasione per eleggere una donna, ma è evidente che i nostri parlamentari non erano pronti per questo passaggio neanche a sinistra. Anzi soprattutto a sinistra, ci siamo trincerati dietro la volontà di non bruciare dei nomi, dove abbiamo attribuito alla destra le proposte di nomi come quello di Elisabetta Belloni che era apprezzato anche da Cecilia Strada per il lavoro con le ONG, abbiamo respinto persino Marta Cartabia perché siamo andati a cercare ogni singola sua dichiarazione di contestualizzata nel tentativo di dire che non era abbastanza femminista. Questo è un vizio della sinistra e soprattutto di noi donne: le altre non sono mai abbastanza. Intanto c'erano uomini del nostro partito e di tutto il centrosinistra che consideravano "abbastanza" un uomo mediocre, perché semplicemente egli rappresentava nella loro mediocrità. Bene che abbiamo evitato la mediocrità e a questo punto bene anche il Mattarella bis.

venerdì 28 gennaio 2022

Il presidente della Repubblica non deve rappresentare una parte

Vedo emergere sempre di più nelle discussioni questa idea distorta che se il/la potenziale presidente della Repubblica non rappresenta me, non sarebbe un/a buon/a candidato/a. Credo ci sia un ragionamento distorto alla base: ci dimentichiamo che noi cittadini siamo rappresentati dai parlamentari che abbiamo eletto. A loro dobbiamo chiedere di portare avanti le nostre istanze, le nostre battaglie, proporre leggi, interrogazioni, interpellanze. Gli organismi esecutivi come il Governo sono nominati e non eletti, e il presidente della Repubblica è frutto di accordi che sono esito di una maggioranza in Parlamento che risale ormai a 4 anni fa e che assolutamente non può essere modificata a tavolino per eleggere il presidente di sinistra. Se il Partito Democratico ha 155 grandi elettori su 1009, va da sé che da soli il presidente della Repubblica non lo eleggiamo. Quindi è ora di iniziare a ragionare su profili istituzionali che a siano adatti a svolgere l'incarico, per la capacità di essere super partes e per il prestigio internazionale, anche se non ci rappresentano. Per esempio: i parlamentari scrivono le leggi, il presidente della Repubblica le firma. La maggior parte dei presidenti della Repubblica si sono rifiutati di firmare uno, massimo due disegni di legge in tutto il loro mandato. Tranne Cossiga che ne aveva respinti 22. Ecco, un presidente che fa da garante e che non vuole sostituirsi al Parlamento, per esempio, dovrebbe essere uno che non si sogna minimamente di rifiutare un disegno di legge se non gli piace. Su questo bisogna guardare il carattere, che sia un garante e non un decisore, un arbitro e non un protagonista della partita. Dopo due anni di decreti tutto abbiamo bisogno tranne che di trasformare l'Italia in una repubblica semipresidenziale.

giovedì 27 gennaio 2022

Sarà la volta buona per una presidente della Repubblica?

I bias cognitivi patriarcali sono negli occhi di chi guarda: anziano + giacca e cravatta + lunga carriera = autorevole. Fa niente se rilascia dichiarazioni stupide o se nella sua vita privata fa cose imbarazzanti. Donna + età avanzata + carriera = sicuramente ha fatto qualcosa che non va, se non ha fatto nulla di male ora l'avrà fatto sicuramente prima, e poi non può mica rappresentare me se ha mezza idea diversa dalla mia, quindi picche, a casa. Per cui abbiamo accettato culturalmente l'idea che per più di due mesi si parlasse di un candidato alla presidenza della Repubblica condannato in via definitiva per frode fiscale e che assunto atteggiamenti palesemente non coerenti con i valori della parità di genere e sul rispetto delle donne, accettiamo che vengano proposti i nomi di 86enni che avrebbero un'oggettiva difficoltà nei prossimi anni a portare avanti il mandato nel pieno delle loro forze, ma ogni volta che viene proposto il nome di una donna si va a scavare nel suo CV e a cercare video-interviste di 10 anni fa per vedere se c'è qualcosa che non va per cui può essere ritenuta non valida.

È incredibile il modo in cui tantissime donne di sinistra non appena esce una candidatura femminile provvedono immediatamente a fare un post per smontarla e dire che quella donna non le rappresenta. Io penso che il presidente della Repubblica non sia un nostro rappresentante perché non è un parlamentare che eleggiamo. Non deve essere necessariamente del mio partito, anche perché il mio partito non ha i numeri per fare una proposta di parte. Non è una battaglia identitaria in cui il presidente della Repubblica deve per forza rappresentare me o la mia parte politica, occorre invece che sia una figura in grado di fare sintesi, di essere mediatore, arbitro, il più possibile super partes. 

Io spero che domani sia la volta buona per trovare una quadra nel centrosinistra ma anche nel centro-destra e nel MoVimento 5 Stelle sul nome femminile, perché sì, è ora che una donna diventi presidente della Repubblica e che si cominci a riconoscere che anche le donne possono avere un'autorevolezza. 

martedì 25 gennaio 2022

Panchina Europea 🇪🇺 giardini Oreste del buono

Cos'è una panchina? Un luogo d'incontro, uno spazio di sosta mentre si cammina, un punto di riferimento all'interno di un parco.

Sabato scorso con il Comitato genitori Wow che mamme e papà! e i militanti del Circolo PD Marcona 101 abbiamo dipinto la prima panchina Europea di Milano, in un luogo della città frequentato e vissuto dai bambini e dai giovani, che ha un valore simbolico. Un messaggio semplice e immediato per tutti quelli che passano per ricordare che Milano è città europea e che tutti noi siamo cittadini europei. Vorremmo che tutti guardando la bandiera europea si sentissero a casa e si sentissero parte di una comunità più grande.



All'inaugurazione, nel pomeriggio di sabato, hanno partecipato l'on. Lia Quartapelle, il consigliere regionale Pietro Bussolati, che in mattinata ci ha anche dato una mano a dipingere il blu, l'assessora al verde del comune di Milano Elena Grandi, il presidente del Municipio 4 Stefano Bianco, la segretaria metropolitana del PD Milano Silvia Roggiani, consigliere comunale Carmine Pacente, il segretario del Movimento Federalista Europeo di Milano Paolo Lorenzetti e la segretaria della Gioventù Federalista Europea di Milano Anna Ferrari.
Al termine, il consigliere di Municipio 4 Tommaso Stefanelli ha letto parte del discorso di insediamento alla presidenza del Parlamento Europeo del compianto David Sassoli, un tributo molto sentito e accompagnato da un minuto di silenzio.
A breve, la panchina verrà realizzata anche nel Municipio 1 e nel Municipio 7. Chi volesse informazioni o realizzare una panchina Europea nel proprio comune o nel proprio quartiere può scrivermi a PanchineEuropee@gmail.com.
Il progetto è stato registrato tramite blockchain a dicembre per garantirne l'autenticità. 


mercoledì 12 gennaio 2022

Assemblea cittadina di Lecco per la conferenza sul futuro dell'Europa

Sabato 15 gennaio ore 15 al centro civico Sandro Pertini di Lecco, abbiamo organizzato l'assemblea cittadina per la conferenza sul futuro dell'Europa. Accesso contingentato max 45 posti solo con GREEN PASS RAFFORZATO come da normativa vigente. 

L'assemblea vuole permettere ai cittadini di discutere le proposte del Movimento Federalista Europeo per la Conferenza sul Futuro dell'Europa:

https://futureu.europa.eu/profiles/movimento_federalist/activity?locale=it&filter%5Bresource_type%5D=Decidim%3A%3AProposals%3A%3AProposal  

Interverranno: 

Luisa Trumellini, segretaria nazionale del Movimento Federalista Europeo 

Dino Rinoldi, docente di diritto dell'Unione Europea presso l'Università Cattolica di Milano

Raffaele Straniero, consigliere regionale del Partito Democratico 

Sandro Gozi, presidente UEF e europarlamentare iscritto al gruppo ReNew Europe (da remoto)

Pietro Fiocchi, europarlamentare iscritto al gruppo conservatori e riformisti

Mauro Gattinoni, sindaco di Lecco

Introduce e coordina Cristina Maranesi, segretaria MFE Lecco

Conclude Costantino Ruscigno, presidente MFE Lecco.

L'evento è inserito nel calendario ufficiale della conferenza sul futuro dell'Europa al seguente link: 

https://futureu.europa.eu/processes/Democracy/f/5/meetings/110617?locale=it

lunedì 13 dicembre 2021

Carrozze rosa: che ne pensate?

La petizione lanciata da una ragazza in seguito a due casi di violenza sessuale su Trenord è abbastanza controversa e mi pone dei dubbi, perché da una parte mi verrebbe voglia di rispondere che ci vuole più sicurezza, più videocamere, e soprattutto che bisogna educare gli uomini. D'altra parte penso a me stessa, che di notte non prenderei mai un treno, che quando vado in giro in auto chiudo immediatamente con la chiusura centralizzata per essere certa che se mi fermo ad un semaforo nessuno mi apra la macchina. Non mi sento segregata, ma mi sento invece al sicuro. Penso a quante donne non hanno avuto l'opportunità di fare la patente o di avere dei genitori che gli hanno comprato un'auto quando erano giovani "perché la mamma non ha mai avuto un'auto e la nonna non ha mai avuto un'auto" e poi invecchiando si trovano magari a fare lavori su turni o che finiscono in orari serali tardi, senza averlo mai immaginato prima. Perché la loro emancipazione non era considerata culturalmente importante quando erano giovani e non solo, purtroppo conosco anche ragazze di vent'anni di oggi che hanno famiglie così: in cui la libertà, l'emancipazione, la possibilità di spostarsi in autonomia non è considerata una priorità, né da loro stesse, né dai familiari e dalle persone che li circondano. Perché lavoravano nel commercio e 30 anni fa finivano alle 19:30, oggi se tutto va bene finiscono alle 22. A tutte quelle donne che dopo aver fatto la patente si ritrovano con il fidanzato che dice "non ti preoccupare, ti porto in giro io", poi a un certo punto divorziano e si trovano che non c'è nessuno che le porta in giro e devono di nuovo prendere i mezzi pubblici, e in più sono anche arrabbiate perché erano davvero convinte che il matrimonio fosse per sempre. Mi vengono in mente quelle donne che fanno un lavoro che non piace, e magari fisicamente pesante, come le donne delle pulizie degli ospedali ma anche degli aeroporti e delle stazioni che fanno orari assurdi, e si trovano a prendere treni magari alle 6 del mattino o a mezzanotte e non hanno comunque altra scelta ma soprattutto che dopo che le otto ore di lavoro hanno bisogno di svaccarsi e di stare in una comfort zone, comode, scomposte, con i piedi sul sedile di fronte, addormentandosi se necessario. Del resto, per me la mia auto è una comfort zone. Se sono stanca posso stare con la chiusura centralizzata e la mia musica a palla, e mi rilasso. 

Per cui non me la sento di giudicare chi ha raccolto quelle firme e anzi penso che chi vuole occuparsi di politica debba anche ascoltare le istanze degli altri per quello che sono, senza giudicarle, ma semplicemente prendendole in carico: per cui probabilmente si dovremmo educare gli uomini ma intanto che non li abbiamo educati vorrei che venissero salvati i posti di lavoro di tutte quelle donne che vanno o tornano alle 6 del mattino o a mezzanotte, di tutte quelle che, stanche, si addormentano su un treno da Milano a Sondrio o da Milano a Brescia perché è una tratta lunghissima, di tutte quelle che non hanno avuto la possibilità di avere un'auto o di mantenerla, di tutte quelle ragazze di vent'anni che escono in gruppo con le amiche ma poi quando rientrano una scende a Calolziocorte, una scende a Lecco, un'altra scende a Mandello e l'ultima che scende a Morbegno fa tutto l'ultimo tratto da sola. Di quelle che pur non rischiando una violenza sessuale o non temendo il contatto maschile con estranei di notte, tuttavia provano fastidio a vedersi fissare alle tette quando d'estate sono in giro senza reggiseno (io non lo porto mai d'estate perché mi fa caldo) o gente che ti fissa i piedi quando togli i sandali: non sono violenze, non sono molestie, ma probabilmente quando hai 18-20 anni rischi comunque di finire nei guai se sei da sola di notte su un treno e hai intorno persone così. Perché ciascuna ragazza o donna possa stare su un treno scomposta anche se ha una gonna corta, esattamente come un uomo, e addormentarsi se la tratta è lunga. 

Per cui non so se sono favorevole o contraria, ma so che se c'è un piccolo gruppo di persone, fosse anche qualche migliaia soltanto, che rileva un'esigenza di questo tipo, io dalla mia auto chiusa con la chiusura centralizzata in ogni orario, non dovrei certamente giudicare ma piuttosto prendere in carico l'istanza e sapere che qualcosa bisogna farlo: educhiamo le nuove generazioni certamente, ma ci sono anche le vecchie generazioni in giro; per altro conosco uomini di sinistra educati da mamma femministe che sono usciti molto male, per cui non garantirei che l'educazione possa fare miracoli in una società patriarcale, che considera il corpo della donna come naturalmente oggetto del desiderio e delle fantasie maschili.

Mettiamo le videocamere di sorveglianza e le forze dell'ordine, ma teniamo conto che le videocamere di sorveglianza non causano in automatico che il capotreno voglia uscire dalla sua carrozza e rischiare la vita per andare a difendere qualcuno o mettersi in mezzo in una rissa, né proteggono dagli sguardi molesti. E facciamo piano prima di giudicare delle donne che hanno deciso di sottoscrivere una petizione in cui chiedono semplicemente, dopo il loro tempo lavorativo o se tornano a casa stanche e sole, di essere al sicuro sedute su un sedile di un treno come fossero sul sedile di un'auto, come ci fosse un famigliare che ti sta dando un passaggio. 


Perché è un attimo che prima diciamo che ci prenderemo cura di loro in un altro modo (quello che abbiamo deciso a tavolino essere il modo giusto) e un secondo dopo le abbandoniamo incolpandole se si sono sedute al posto sbagliato o se per caso erano ubriache. Perché è facile dire che dovremmo investire nelle forze dell'ordine e nelle videocamere e nell'educazione degli uomini, ma poi nel momento in cui non viene fatto, se quelle donne non sentono di avere un'altra tutela, forse la soluzione che le dirette interessate propongono va quanto meno tenuta in considerazione.

Ecco la petizione per chi vuole fare una valutazione personale: Petizione carrozze rosa

domenica 14 novembre 2021

Panchina Europea 🇪🇺 sabato 11 dicembre

Con il mio circolo PD Marcona 101 per sabato 11 dicembre, a partire dalle ore 11, abbiamo organizzato un'iniziativa partecipata: dipingeremo una panchina Europea ai giardini Oreste Del Buono, in Viale Campania, con i nostri iscritti che vogliono partecipare, l'artista Andrea Amato che ci darà una mano e tutti voi. Portate guanti e pennelli, vogliamo mettere la bandiera europea in un luogo frequentato dai bambini e dai ragazzi tutti i giorni: un piccolo gesto per far sì che tutti guardando la bandiera europea ogni giorno si sentano parte di una comunità più grande, cittadini milanesi e cittadini europei insieme. 

Un ringraziamento speciale ad Angelica Vasile, consigliera comunale, e ispiratrice di questo progetto, e a Margherita Scalfi e Tommaso Stefanelli, compagni di circolo e neoeletti in Consiglio di Municipio 4, che si sono occupati personalmente della fattibilità dell'idea. 

Panchina Europea di Serena Gallini

In caso di maltempo l'iniziativa sarà rinviata.  

venerdì 12 novembre 2021

#staffettaBussolati la Lombardia merita

Problemi nella sanità lombarda?

Sì, tanti, il nostro consigliere regionale del Partito Democratico Pietro Bussolati oggi in aula sta facendo un intervento fiume raccontando i punti di vista e le storie dei cittadini sulla malasanità Lombarda. Qui il link per seguire a diretta streaming ⤵️ https://www.facebook.com/PietroBussolati/videos/2996488103947346/ 

Questo invece il mio contributo alla staffetta ⤵️

1) Un approccio generale da correggere che vede i medici degli ospedali o di base affrontare i pazienti con un approccio procedurale senza un minimo di customer care, e i medici privati affrontare i pazienti con un approccio olistico alla persona, dal momento che si trovano davanti un cliente pagante. Una persona che deve scegliere di affrontare delle cure può scegliere anche in base al medico che si trova davanti e al modo in cui si sente approcciata, un medico competente è seriamente intenzionato a prendersi cura del paziente ha un approccio di tipo olistico che intende la persona nel suo complesso e non fa mai sentire la persona come parte di una procedura standard. Credo che su questo tema bisognerebbe investire in formazione anche per quanto riguarda i medici ospedalieri e i medici di base, ma in generale tutti i medici che ricevono i pazienti senza ricevere un pagamento successivo immediato: è in cambio del loro stipendio e soprattutto per onorare il giuramento di Ippocrate che dovrebbero lavorare come se avessero davanti un cliente pagante.

2) I medici non devono fare in intramoenia le visite che non sono disponibili a fare con la mutua. Va data sempre la priorità alle visite prenotate con il ticket e non a quelle private mentre purtroppo come ben sappiamo accade il contrario, prima cerchi di prenotare con la mutua c'è posto fra sei mesi, poi cerchi di prenotare privatamente improvvisamente il posto compare fra 2 giorni.

3) A causa della pandemia è stata tolta la possibilità per gli accompagnatori di entrare negli ospedali, in alcuni ospedali questo problema è già stato superato ma non in tutti: andrebbe monitorato in modo strutturato soprattutto per quanto riguarda i neopapà nelle sale parto e tutte le visite legate alla gravidanza. Escludere i neopapà dall' accompagnamento al parto ci riporta indietro di vent'anni, oggi sempre più coppie scelgono di vivere insieme questo momento. 

giovedì 28 ottobre 2021

DDL Zan: prima le persone o prima i partiti?

Quindi in sintesi nessuno voleva quella legge, nessuno la voleva scritta così, ne abbiamo fatto inutilmente una bandierina di partito, perché il consenso lo dobbiamo misurare su quanto siamo fedeli alla linea e come al solito c'è una specie di gara a dimostrarsi dalla parte giusta, senza aver mai tentato un ragionamento o un compromesso - dove "compromesso" non è una parolaccia - ma mettere a un tavolo le istanze di tutti e capire qual è il punto di caduta. Un po' come "senza di me", "avanti con Conte" e altre dichiarazioni smentite nel giro di poche settimane, in questo caso c'è voluto qualche mese. Per altro, quando finisci 154 a 131 forse è il caso di chiedersi se non era meglio un'altra strada, per esempio intestarci noi la mediazione e trovare un punto di incontro prima di andare in aula a sbattere, quanto meno per raggiungere l'obiettivo di averla una legge contro l'omotransfobia. Invece ora siamo al livello di senatori che fotografano il voto segreto e che accusano di tradimento i partiti che hanno tentato la mediazione con largo anticipo. Cambiare idea sulla base delle circostanze e del contesto in cui ci si trova - oltre che ovviamente dei numeri - dovrebbe essere una ricchezza per la politica, non un tradimento! Cambiare idea, fare delle modifiche, emendare sono tutti strumenti che permettono di raggiungere gli obiettivi in tempi ragionevoli e tenendo conto della realtà.

Notare poi come in ogni contesto complesso e ogni volta che c'è da analizzare una sconfitta o un risultato che non era uguale alle aspettative, nei vari post e comunicati pubblici spostiamo sempre l'asse dalle persone al partito: il fine dell'azione politica sono sempre le persone, il bene delle persone, la rappresentnza delle persone. Il partito è uno strumento dell'agire politico, non il suo fine. Le persone sono il fine dell'agire politico e non lo strumento. A volte si tende a spingere in direzione contraria, cioè intendere il partito - e la sua sicurezza e stabilità - come fine dell'agire politico e le persone come strumento per la realizzazione di questo fine: così non si va da nessuna parte perché si impedisce il dibattito, l'arricchimento degli uni verso gli altri attraverso il punto di vista altrui, il confronto franco e sereno nel merito di qualunque provvedimento o scelta, preferendo sempre una questione di metodo. Per cui sì, il DDL Zan doveva essere emendato nel merito e discusso nei suoi contenuti, senza tabù e senza preconcetti, ma dal momento che non è stato possibile farlo si è posta una questione di metodo ed è finito affossato nel voto segreto. Speriamo che la prossima volta avremo compreso che i nostri parlamentari non sono lì a pigiare un tasto, ma sono lì per rappresentare le istanze dei cittadini, discutere, mediare e trovare insieme le soluzioni più adatte al contesto. Possibilmente senza accusarsi a vicenda di essere omofobi, transfobici, troppo cattolici, troppo a destra, troppo chiusi di mente, troppo femministe o troppo poco femministe a seconda dei punti di vista, troppo qualunque cosa se ci si pone dei problemi concreti sulla definizione di identità di genere dal punto di vista giuridico, e tutti gli sforzi del partito vengono concentrati sul definire chi sta da una parte chi sta dall'altra prima ancora di aver compreso bene l'oggetto del contendere e di aver ascoltato tutti i punti di vista, e soprattutto lasciando poco posto al pensiero. E per usare un concetto tanto caro anche alla comunità LGBTQ+ e in cui mi riconosco appieno: la vita è molto più ricca delle definizioni in cui la vorremmo costringere. 

venerdì 24 settembre 2021

Superamento gap di genere: ripartire dalla condivisione

Per superare il gap di genere esistente oggi in Italia occorre avere più servizi per le famiglie, asili nido e servizi scolastici compatibili con il mondo del lavoro attuale, ma anche ripensare ai congedi parentali in un'ottica di condivisione fra i due genitori. Per cui occorre valutare l'introduzione di congedi parentali per i neopapà pagati al 100% obbligatori e/o non cedibili, come già avviene con successo in altri Paesi Europei.

Come dice un proverbio africano "per crescere un bambino ci vuole tutto il villaggio", e allora ripensiamo insieme una comunità intera fatta di donne e uomini che si prendono cura dell'infanzia e che mettono davvero l'altro al centro, e troviamo gli strumenti per far integrare con il mondo del lavoro contemporaneo l'idea che le persone adulte, indipendentemente dal genere, possano talvolta fermarsi qualche mese o rallentare i ritmi per crescere i cittadini di domani.
Per discutere di questo tema, l'ho proposto sulla piattaforma Agorà Democratiche, pensata dal mio partito per raccogliere idee e sviluppare il dibattito al di fuori dei circoli, aprendo a quanti non sono iscritti ma vogliono dire la loro.
Questo il link dell'Agorà che ho creato: L'Italia che vogliamo: condivisione per superare il gap di genere.


Faremo un incontro virtuale giovedì 7 ottobre alle ore 20.45. Nel frattempo segnalo il video del dibattito sul tema - con un taglio leggermente diverso - che abbiamo tenuto alla festa democratica organizzata dal PD città di Lecco: Festa Democratica PD Città di Lecco dal quale sono emerse diverse proposte concrete e buone pratiche da replicare in altre realtà territoriali. All'incontro hanno partecipato il senatore Tommaso Nannicini, primo firmatario della proposta di legge "Genitori alla pari", il consigliere regionale Jacopo Scandella, la portavoce delle Donne Democratiche lombarde Diana De Marchi, l'assessora alle politiche per le famiglie del comune di Lecco Alessandra Durante e la sindacalista della segreteria provinciale CGIL di Lecco Francesca Seghezzi.



venerdì 3 settembre 2021

Panchina Europea 🇪🇺

Una panchina è un luogo che accoglie, un luogo dell'incontro. Un'occasione per fermarsi e riposare. In un parco giochi per bambini, in un luogo frequentato da ragazzi, o in una via centrale, spesso è un punto di riferimento. 

Per questo a fine luglio a Lecco come Movimento Federalista Europeo abbiamo pensato di mettere una bandiera europea su una panchina, sulla pista ciclabile di Rivabella: per far sì che tutti coloro che si siedono, si appoggiano, si riposano o semplicemente la guardano passando si sentano parte di una comunità più grande. Cittadini Europei, prima che italiani o lombardi o lecchesi: vogliamo favorire con un piccolo gesto la nascita di una nuova consapevolezza. L'Europa è la nostra casa! 













"Europei" è come ci vedono quando andiamo al di fuori del nostro continente, appartenenti a una comunità composita, plurale, in futuro anche federale, che sia la prima casa di tutti noi. Per questo auspico che diventi una buona prassi di quelle amministrazioni locali che sono consapevoli della necessità di crescere le nuove generazioni con la consapevolezza di appartenere all'Europa e nello stesso tempo vorrebbero un'Europa diversa, più vicina ai cittadini e più capace di agire, federale, democratica e sovrana. 

domenica 4 luglio 2021

L'urgenza di una legge contro l'omotransfobia e il punto di caduta che potevamo trovare noi

 
Proposta di legge depositata nel 2018 da Ivan Scalfarotto, all'epoca parlamentare democratico

Il dibattito sulla proposta di legge Zan è giunto da tempo ad un livello di polarizzazione eccessivo che è controproducente per la legge stessa. Prova ne è il dibattito social scaturito in seguito alla richiesta di Italia Viva di mediare, convergendo su un testo di legge che 3 anni fa era stato sottoscritto anche da tanti parlamentari del Partito Democratico. Un testo di legge evidentemente messo nel cassetto per dare spazio invece alla proposta di Zan, già approvata alla Camera ma che ora rischia di arenarsi al Senato in quanto, oggettivamente, non abbiamo i numeri. Mancano i voti dei 14 senatori di Italia Viva, ma mancano anche i voti di qualche senatrice del Partito Democratico e di diversi esponenti del MoVimento 5 Stelle, per cui certamente la differenza tra i favorevoli e i contrari è superiore ai 50-60 senatori, e nel voto segreto può solo aumentare. 

Il fanatismo e la necessità di mettere una bandierina sulla legge contro l'omotransfobia non possono sostituire i voti in aula. Il dibattito nei gruppi WhatsApp, sotto ai post Facebook, gli appelli social e le pressioni legittime di una minoranza non possono in alcun modo sostituire il lavoro che i nostri parlamentari sono delegati e titolati a fare nelle Commissioni e in entrambe le Camere: deve essere necessariamente un lavoro di approfondimento, di studio delle implicazioni giuridiche successive all'eventuale entrata in vigore del testo di legge, ma anche un lavoro di mediazione e di presa in carico delle istanze di tutte le parti e di tutti coloro che hanno fatto attività di lobbying esterna - più o meno legittima - in quanto coinvolti nei temi trattati dal disegno di legge. 


Post di oggi dalla pagina Facebook di Arcilesbica


Se ci sono associazioni, anche di categoria ed interessate al tema direttamente come ad esempio Arcilesbica, (qui il documento da loro prodotto) che hanno posto da tempo la necessità di valutare degli emendamenti, quelle associazioni vanno ascoltate nella sede preposta cioè nella Commissione che si occuperà di questo testo di legge. Lo stesso vale per le associazioni femministe che hanno chiesto di essere audite in quanto all'interno del disegno di legge si parla anche di misoginia, quindi sì, ci riguarda tutte come donne, perché scrivere che un uomo può definirsi donna sulla base di una sua scelta e senza aver completato un percorso di transizione è un problema che riguarderà anche gli spazi delle donne: ad esempio un carcere femminile, un bagno pubblico, una competizione sportiva femminile. 

Tutti i dubbi riguardo all'inserire all'interno di un testo giuridico una definizione di identità di genere che di fatto è una "non definizione" in quanto basata su un "percepito e manifestato", sono dubbi legittimi che probabilmente possono essere superati o si può trovare una via d'uscita condivisibile da tutte le parti coinvolte ma per farlo occorre parlarne, e occorre che a parlarne siano i nostri parlamentari nella sede preposta e che non ci sia invece una spinta continua a schierarsi per obbligo da una parte o dall'altra. 

Dunque ora trovare il punto di caduta dovrebbe essere un lavoro da fare insieme con tutti i partiti di maggioranza e non un lavoro da lasciare a Italia Viva, ma per fare questo dovremo innanzitutto mettere da parte le bandierine e avere la volontà precisa di portare a casa il risultato, un risultato che serve innanzitutto alle vittime di violenza omotransfobica, e che deve essere progressista e al passo con i tempi ma comunque allineato a ciò che la nostra società è predisposta ad accettare. Come Partito Democratico dovremmo essere i primi a voler spiegare la complessità senza inutili semplificazioni pro o contro, senza incentivare il fanatismo e l'aggregazione dei militanti intorno ad una bandiera, e a voler invece aiutare il raggiungimento di un testo che sia condiviso con le altre forze politiche e condivisibile con la maggior parte dei nostri elettori, iscritti e militanti, che non necessariamente sottoscrivono una fluidità che vede prioritaria nella definizione del genere l'essere conforme o contrastante alle aspettative sociali piuttosto che il sesso biologico. La legge contro l'omotransfobia è urgente, e proprio perché è urgente occorre convergere su un testo che non contenga anche altro, cioè un testo che non lasci spazio a dubbi sul fatto che gli spazi delle donne debbano essere fruibili solo da chi corrisponde al sesso biologico "donna", e una legge che non lasci presagire in alcun modo chi vuole lottare contro l'utero in affitto possa farlo senza essere accusat* di omofobia. Un testo dunque che consideri le donne, con la loro soggettività, le loro idee e le loro differenze, come metà della popolazione e non come una sfumatura LGBTQI. 

Articolo 1 del DDL Zan che definisce genere e identità di genere 

Una questione di merito dunque, ma soprattutto una questione di metodo: il rispetto dell'iter parlamentare e la formazione di un consenso su un tema delicato e divisivo prima di portarlo sul livello giuridico sono prioritari rispetto alla smobilitazione degli influencer e al tentativo di mettere una bandierina aggiuntiva sui diritti civili. E questo problema di metodo lo abbiamo spesso, su tante tematiche, in cui si prova a bypassare il consenso o forzare l'iter per arrivare in fretta al traguardo. Credo che dovremmo tornare a una visione alta della politica in cui la mediazione e il punto di incontro non sono un tradimento dei valori, e in cui i passaggi in aula e la discussione negli spazi preposti non sono un orpello aggiuntivo a qualcosa di già deciso da poche persone in precedenza ma sono il cuore della democrazia. 

sabato 12 giugno 2021

Camilla è morta per mancanza di medicina di genere e di rispetto per i giovani

"Camilla Canepa, a soli 18 anni, è morta per un vaccino testato sugli uomini.

Già nel 2011, a Bruxelles, ci fu il primo Summit europeo della medicina “di genere”, dove si denunciava il fatto che i farmaci venissero testati sugli uomini, rendendoli potenzialmente pericolosi per le donne. Infatti, le donne nella fascia di età 35-44 anni sviluppano quasi il doppio delle reazioni avverse rispetto ai coetanei maschi.
E questo non solo per i vaccini, ma per tutti i farmaci. Addirittura per i dispositivi di sicurezza, come per esempio le cinture delle automobili, per cui le donne hanno il 73% di possibilità in più di subire lesioni gravi negli scontri frontali.
E lo stesso vale per lo studio dei sintomi, come ad esempio per l'infarto, ma anche per l'autismo, conosciuti per l'uomo ma meno riconosciuti per le donne, con tutte le conseguenze che possono derivare da una diagnosi tardiva.
La ricerca scientifica si basa sui modelli maschili perché considerare anche le donne costerebbe troppo: si dovrebbero aumentare di almeno 5/6 volte i gruppi sperimentali, dovendo rappresentare le donne nelle varie fasi della vita riproduttiva (ciclo mestruale, gravidanza, allattamento e menopausa) con un aumento delle spese e dei tempi.
Al di là delle responsabilità per la morte di questa ragazza (si era detto e stradetto di evitare quel determinato vaccino per le giovani donne e di usarne altri), rimane il grave problema della “salute di genere”.
Le donne devono pretendere che le ricerche vengano effettuate in modo paritario, effettuando test su campioni suddivisi in base al sesso."

da I Have a voice

Concordo con quanto detto ieri da Andrea Crisanti "i giovani non rischiano col Covid, la loro vaccinazione è un servizio alla collettività: si diano i vaccini a mRNA". I settantenni che rischiano di finire in terapia intensiva se si ammalano hanno rifiutato i vaccini Astrazeneca e quindi per smaltire le dosi alcune regioni hanno scelto di fare degli Open Day a cui hanno partecipato ragazzi che non avrebbero rischiato nulla se avessero preso il Covid. Come al solito si ignorano i giovani e non si differenzia uomini-donne perché la medicina di genere non esiste, non c'è un approccio che tenga conto per esempio di chi prende anticoncezionali, considerati alla stregua di una caramella ma che già di per sé hanno una serie di effetti collaterali. Si pretende che i ragazzi anche giovanissimi si vaccinino tutti per permettere all'economia di ripartire in fretta, ma quando si chiedeva a chi non doveva fatturare di non uscire per evitare di prorogare oltre modo delle chiusure fatali per le imprese, i pensionati non ci sentivano e c'è stato bisogno di fare mesi di chiusura generalizzata - ma nonostante ciò gli stessi anziani appena possibile erano al supermercato, in piazza con la mascherina mezza giù etc. in barba al senso civico. Una sola ragazza morta a 18 anni, con un'intera vita che aveva davanti da vivere, non rende etico somministrare quel vaccino a quella fascia d'età. Se gli anziani rifiutano le dosi pazienza, andranno perse, ma non si può non essere sconvolti dalla leggerezza con cui si è scelto di fare gli Open Day per smaltire le dosi. Ho letto alcune ricostruzioni giornalistiche in cui è stato scritto che la ragazza aveva una patologia ovarica e che non era stata indicata nell'anamnesi: una ragazza di 18 anni può avere tutte le patologie e cronicità possibili, ma non per questo deve essere trascurata e si deve dare per scontato che se muore non è colpa di nessuno. Purtroppo la necessità di dare il Green Pass per viaggiare e nello stesso tempo l'impossibilità di far capire agli anziani che cambiando le propri abitudini potevano evitare il tracollo dell'economia sono un cocktail pericolosissimo per l'approccio che c'è stato alle vaccinazioni: un approccio superficiale, non olistico alla persona ma procedurale come se fossimo tutti uguali e tutte con le stesse reazioni, senza domande aggiuntive, insomma un approccio frettoloso. Si è chiesto ai giovani di vaccinarsi senza ulteriori approfondimenti, senza tener che tanti giovani non fanno mai controlli medici perché pensano di essere sani per cui tanti ragazzi probabilmente se hanno patologie non lo sanno neppure, ma non si è stati in grado di chiedere agli anziani di non assembrarsi al supermercato facendo la spesa in tre, di cambiare un minimo le proprie abitudini e per esempio farsi bonificare la pensione invece che andare tutti in fila in posta a ritirare i contanti. Non si è stati in grado di fare nulla per modificare le abitudini di pensionati garantiti in un'ottica di maggiore prevenzione, perché la classe dirigente di questo Paese empatizza con gli anziani in quanto è per lo più over 60, ma si è chiesto ai giovani prima di chiudersi in casa in DAD, poi di smettere di frequentare gli amici non definibili giuridicamente come congiunti per cui è ok che un anziano a rischio veda i congiunti che gli portano il virus perché poverino se rimane a casa da sol* si deprime, ma non c'è nessuna empatia verso adolescenti e giovani privati della loro scuola, della loro università, delle loro relazioni, dei loro amori, etc. Poi si è chiesto ai giovani di vaccinarsi per avere il Green Pass, perché devono proteggere gli altri (solo loro, i vecchi appiccicosi al supermercato o che se gli si ricorda le regole comunque non le rispettano no, loro non devono proteggere nessuno se non se stessi) ma non si è fatta una campagna informativa ad hoc e non si è somministrato il vaccino migliore ma gli scarti rifiutati dagli stessi anziani che dovevano pensare a proteggersi.
Io ogni giorno rimango più basita da come questo Paese non si prende cura delle nuove generazioni, e di quanto si sia pensato che un generale fosse la persona più adatta a prendere decisioni che vadano incontro alle vite delle persone e non meramente gerarchiche.

martedì 18 maggio 2021

Emendare il ddl Zan per migliorarlo? Crediamo sia possibile

Ho sottoscritto volentieri su invito di Alice Arienta, amica e consigliera comunale di Milano del Partito Democratico, questo appello per modificare il ddl Zan, soprattutto perché ritengo che l'articolo 1 e la definitiva di identità di genere vadano meglio ponderati e scritti in un linguaggio giuridicamente chiaro e che non violi il principio di determinatezza della fattispecie penale. 

Per sottoscrivere l’appello qui sotto scrivere a: appelloddlomofobia@libero.it

OMOTRANSFOBIA: AL SENATO CAMBIARE IL DDL ZAN 

Siamo donne e uomini che fanno riferimento all’area politica del centro sinistra, ispirati ai valori di estrazione democratica e progressista, proveniamo da esperienze sociali e culturali differenti, da sempre schierati in battaglie contro ogni discriminazione, per la difesa dei diritti e la libertà delle donne. 

Da tempo ci interroghiamo sul come la politica e le istituzioni affrontano questioni legate alle parità e alle differenze, alle discriminazioni, alla sessualità, ai nuovi modi di nascere e crescere, alla tutela della maternità, all’integrità dei bambini.

Per brevità elenchiamo alcune delle tante riflessioni che andrebbero promosse nei partiti, nei gruppi parlamentari, nelle reti associative, tra le persone per rispondere alle inquietudini e domande sempre più complesse che investono la vita di ogni persona.

….

Ci schieriamo a sostegno di ogni azione e provvedimento che promuova l’ottenimento di diritti sociali e civili, che tuteli le persone e le comunità più esposte all’odio, alla discriminazione, alla persecuzione criminale e violenta, in ragione del sesso, dell’orientamento sessuale, o qualsivoglia altro motivo.

Pensiamo che il riconoscimento sociale e legislativo della differenza sessuale sia una conquista che oggi è messa in discussione da visioni culturali e sostenute da campagne mediatiche, che colpiscono la libertà delle donne; si intende accreditare il commercio dei corpi, proponendone addirittura una normalizzazione, in particolare con la volontà di introdurre anche in Italia la pratica della maternità surrogata oggi vietata, oppure l’esaltazione della prostituzione come libera scelta lavorativa.

Queste idee, che si sono diffuse anche nel nostro campo, concepiscono il corpo e l’essere umano come un oggetto, un bene alienabile e disponibile che entra nel mercato come qualunque altra merce: dal business della maternità surrogata alla compravendita di prestazioni sessuali. Idee propugnate come espressione di modernità, libertà e di progresso, ma che invece nascondono un’inaccettabile e arretrata visione discriminatoria e di restaurazione che relega le donne a minoranza.

Sono temi che attraversano tutte le classi sociali, che interrogano il mondo, la civiltà delle democrazie; per questo come per il bando planetario della pena di morte, è necessario impegnarsi nelle istituzioni internazionali e nei propri paesi, per il superamento di ogni forma di sopraffazione e schiavitù sessuale, e per il divieto assoluto della compravendita dei bambini. 

Possiamo far molto agendo innanzitutto in Italia, costruendo alleanze tra le donne e gli uomini, a partire dagli ambiti in cui operiamo, con una particolare attenzione alla scuola, all’università alla ricerca scientifica, affinché prenda forma e forza un punto di vista autenticamente progressista.

E’ attualmente in discussione al Senato della Repubblica, il ddl Zan già approvato alla Camera dei Deputati, che dovrebbe combattere l’omotransfobia. 

Riteniamo che sia essenziale e non procrastinabile l’estensione alle persone omosessuali e transessuali delle tutele previste dalla vigente legge Mancino, che contrasta il razzismo e l’antisemitismo criminali, in coerenza con la Costituzione e le Risoluzioni UE.

Vogliamo presto un provvedimento che combatta in maniera severa l’omotransfobia, ma con amarezza rileviamo che questo disegno di legge si è trasformato in un manifesto ideologico, che rischia di mettere in secondo piano l’obiettivo principale e di ridurre pesantemente diritti e gli interessi delle donne e la libertà di espressione.  

E’ un testo che va emendato prima di essere approvato, perché una legge scritta male porta a delle interpretazioni ed applicazioni controverse che riducono i diritti e non ne consentono la piena tutela. 

Il ddl Zan facendo leva su un tecnicismo che appare secondario e terminologico introdurrebbe, se non emendato, una pericolosa sovrapposizione della parola “sesso” con quella di “genere” con conseguenze contrarie all’art. 3 della Costituzione per cui i diritti vengono riconosciuti in base al sesso e non al genere e non in armonia con la normativa vigente, legge n. 164/82 (e successive sentenze della Corte Costituzionale), che ammette e consente la transizione da un sesso ad un altro sulla base non di una semplice auto-dichiarazione. La definizione di “genere” contenuta nel ddl Zan, che non è accettata dagli altri Paesi, crea una forma di indeterminatezza che non è ammessa dal diritto, che invece ha il dovere di dare certezza alle relazioni giuridiche e di individuare le varie fattispecie. 

Una legge attesa da decenni è stata, quindi, trasformata, in una proposta pasticciata, incerta sul tema della libertà d’espressione, offensiva perché introduce l’”identità di genere”, termine divenuto il programma politico di chi intende cancellare la differenza sessuale per accreditare una indistinzione dei generi. Un articolato che mischia questioni assai diverse fra loro e introduce una confusione antropologica che preoccupa. Fra le conseguenze vi sono la propaganda di parte, nelle scuole, a favore della maternità surrogata e l’esclusione di ogni visione plurale nei modelli educativi.

La violenza e la discriminazione che in particolar modo colpiscono le persone transessuali e i/le giovani gay e lesbiche, sono state strumentalizzate a tal punto, che c’è il concreto rischio prevalgano visioni che, anche in altre parti del mondo, hanno aperto un conflitto rispetto all’autonomia delle donne. Per tutte queste ragioni, crediamo che la legge vada modificata, assolvendo così al compito che si prefigge: tutelare le persone lgbt. 

Ci appelliamo, a tutte le persone che condividono le nostre riflessioni, affinché aderiscano a questo documento, che si prefigge il compito di costituire un’area di pensiero, azione e discussione nel campo del riformismo italiano, sui temi sopraelencati.

Per aderire appelloddlomofobia@libero.it 

firme

Maria Beatrice Abbiati – Genova

Mara Accettura giornalista - Milano

Lorenza Accorsi pensionata – Milano 

Cecilia Alagna disoccupata - Forlì

Federico Albano Leoni docente universitario – Roma

Loris Allegro impiegato – Pramaggiore 

Rosalia Allocco già segretaria Cisl zona sud - Ancona

Annalisa Amadori insegnante Castel San Pietro – Bologna

Giusi Ambrosio - Roma

Elisabetta Andreis giornalista - Milano

Alessandra Angeli, make up artisti – Milano

Giuliana Angotzi pensionata

Marisa Antonacci docente – Roma

Giulio Antonelli medico - Roma

Alice Arena studentessa – Parigi

Betty Argenziano scrittrice - Genova

Lina Argetta pensionata - Cassino

Alice Arienta guida turistica, consigliera comunale Pd – Milano

Teresa Armato - già parlamentare – Napoli

Ana Arruabarrena policy advisor – Milano 

Alessio Atzei - operaio – Cagliari

Maria Azzola pensionata - San Donato Milanese

Giuseppe Bacchi Reggiani Consigliere di Quartiere – Bologna

Ilaria Baldini operatrice antiviolenza – Milano

Alessandro Barbato, impiegato pubblico - Belluno

Annamaria Bardellotto insegnante – San Donà di Piave

Carmen Bardellotto impiegata comunale – San Donà di Piave

Lina Bardellotto insegnante – San Donà di Piave

Livio Barnabò consulente – Roma

Francesca Bartolacci, UDI – Jesi

Emilia Basile

Simonetta Basso giornalista - Segrate 

Elena Bellei giornalista – Modena

Rosanna Benassi pensionata - Bologna

Giorgio Benvenuto presidente Fondazione Buozzi -Roma

Maria Chiara Bertinotti pensionata, già responsabile Servizi all'infanzia Comune di Milano – Milano

Roberta Bertolini traduttrice - Milano

Daniele Bettinetti libero professionista - Livorno

Romana Bianchi già parlamentare – Pavia

Merj Bigaran impiegata – S. Stino di Livenza

Maria Rosa Biggi Pres reg Cif Liguria

Gloria Bigliardi Udi - Carpi

Francesco Binato impiegato in pensione - San Donà in Piave

Doriana Boccardi impiegata provincia - Milano

Alessandra Bocchetti saggista – Roma

Mario Boldrini impiegato – Bologna

Goretta Bonacorsi medica in pensione – Modena

Paolo Bonari insegnante - Firenze

Francesco Bonato impiegato in pensione – Torre di Mosto

Luisa Bordiga - bancaria e attivista ArciLesbica – Milano

Federica Borelli - Funzionaria R.L. – Roma

Giuseppe Boscaro tour leader e blogger- Venezia

Giuseppe Boschini formatore già consigliere regionale ER Pd – Modena

Maria Ludovica Bottarelli Tranquilli-Leali Presidente Coordinamento Italiano Lobby Europea Donne

Eliana Bouchard scrittrice – Roma

Alexandre Brentel dipendente pubblico iscritto PD - Treviso

Milva Branchetti giovane femminista – Reggio Emilia

Cecilia Brighi, segretaria Italia Birmania insieme

Betti Briano – Savona

Maria Grazia Brinchi sindacalista – Grotte di Castro

Riccardo Brun docente – S. Stino di Livenza

Marianna Ilaria Bruno impiegata - Marino

Alessandra Brussato assistente sociale specialista – Roma

Antonella Buccaro collaboratrice ai testi Tv – Roma

Stefano Bucelli dirigente - Calenzano

Annarosa Buttarelli docente universitaria - Mantova

Samantha Buzzi impiegata – Milano

Valentina Caiolo - Catania

Neviana Calzolari sociologa – Modena

Vittoria Camboni, insegnante – Ortona

Camilla Camillo impiegata – S. Stino di Livenza

Barbara Eletta Camoni artista - Bologna

Renzo Campanella docente universitario - Perugia

Alice Campetti traduttrice - Camaiore

Loris Campetti giornalista – Roma

Daniela Canali insegnante in pensione Pd – Milano 

Andrea Canevazzi architetto Italia Viva – Milano 

Daniela Cardia funzionaria pubblica amministrazione – Roma

Maria Rosalba Carena – Torino

Beatrice Diana Carli insegnante - Pisa

Julia Caro pensionata – Roma

Anna Carpanedo operatrice socio-sanitaria – San Donà di Piave

Chiara Carpita di Resistenza Femminista

Maura Carrer operatrice scolastica – San Donà di Piave 

Annamaria Carrese impiegata - Roma

Iris Carulli esperta d’arte – Roma

Rossana Casalegno associazione Terra di Lei - Napoli

Giulio Cascino già dirigente d’azienda -Roma

Dolores Cassano consulente – Bologna

Antonio Castronovi pensionato ex sindacalista Cgil - Roma

Andrea Catizone avvocata – Roma 

Francesca Cau insegnante

Paola Cavallari- Osservatorio interreligioso violenze contro le donne, del Coord. teologhe italiane

Rita Cavallari architetta SnoqLibere -Roma 

Maddalena Celano insegnante - Roma

Michela Cericco casalinga – Genzano 

Graciela Cesari Secchi casalinga – Milano

Rossana Ciambelli giornalista, Comitato One Billion Rising - Napoli 

Rita Ciatti - Roma

Renata Cibin – Venezia 

Laura Cima responsabile laboratorio ecofem e sostenibilità - Trento

Franco Cilli medico - Pescara

Silvana Chiari Italia Viva – Rozzano 

Lucia Chimisso IT Architect and Strategist – Düsseldorf

Vania Chiurlotto – Roma

Maria Caterina Cifatte

Giuseppe Cipolla dirigente scolastico in pensione - Palermo

Rosi Anna Clemente – volontariato sociale - Roma 

Vinicio Cocco vigile urbano - Cagliari

Costanza Coletti, illustratrice freelance – Roma

Silvia Colmegna pensionata – Olgiate Olona

Cristina Comencini scrittrice, regista SnoqLibere – Roma

Flaviana Conforto insegnante - Padova

Licia Conte giornalista SnoqLibere – Roma

Luisa Conti – Venezia

Maria Teresa Coppo già europarlamentare europea, giornalista pubblicista - Milano 

Annalisa Cordella Italia Viva – Milano

Silvia Costa già europarlamentare - Roma

Cristina Costantini docente – Roma 

Alice Covelli educatrice - Milano

Gloria Crema insegnante – Asola 

Antonella Crescenzi economista SnoqLibere – Roma

Claudia Cuffolo educatrice – Udine

Gianna Curti Clech già coordinatrice servizi sociali – Adelaide 

Claudia Cuzziol biologa ospedaliera – San Donà di Piave

Daniela Danna ricercatrice – Lecce

Eloisa Dacquino sindacalista - Milano

Laura De Barbieri restauratrice di libri – Genova

Marcella De Carli Ferrari insegnante – Milano

Federica De Nicola femminista - Catania

Marina De Palo docente universitaria – Roma

Andrea De Pasquale imprenditore - Bologna

Alessandra De Perini – Venezia

Michele De Stefani pensionato – S. Stino di Livenza

Rossana De Stefani responsabile ufficio demografico comunale – S. Stino di Livenza

Monia De Stefani disoccupata – Portogruaro

Sara Del Giacco attivista di ArciLesbica -Bergamo

Maria Gabriella Di Giacomo insegnante – Roma

Ignazia Di Liberto – Comacchio

Saragei Yendi Di Maggio mamma – Milano

Gionatah Di Maio commerciante - Caorle

Laura Di Mascolo psicoterapeuta, attivista Collettivo Donne In-Curanti - Reggio Emilia

Cinzia Di Pietro - Genova

Anna Di Salvo presidente dell'associazione La Città Felice - Catania

Daniela Dioguardi già parlamentare Udipalermo – Palermo 

Isabella Dioguardi insegnante – Palermo

Lupi Doranna – Pinerolo 

Elisa Durantini sindacalista Cisl - Montefiascone (Viterbo)

Lia D’Urso attivista femminista - Catania

Carla Falchieri

Paola Fanton libera professionista – San Donà di Piave

Emma Fattorini docente universitaria - Roma

Maria Giuseppina Faruffini architetta – Genova

Cristina Favati insegnante Senonoraquando, Italia Viva – Genova

Alessia Ferranti - Ripe San Ginesio (Macerata)

Alberta Ferrari insegnante di Italiano agli stranieri - Bologna

Eugenia Ferrari, dottoranda - Modena

Franca Ferrari presidente Ass. femminista Blu Bramante - Modena

Gabriella Ferrari Bravo psicoterapeuta – Napoli

Erika Ferrario impiegata - Milano

Maurizio Ferronato

Cristiana Fischer - Carpineto Sinello

Agnese Fiducia - Palazzolo Acreide (SR)

Rosamaria Fino già funzionario Min. Giustizia - Modena

Debora Fiorentino impiegata – S. Stino di Livenza

Manuela Fiorini de Rensis amministratrice SnoqLibere – Roma

Laura Forte - Mestre (VE)

Maria Rosaria Fosforino educatrice e attivista - Cassano Magnago

Giovanna Franchetti insegnante - Napoli

Flavia Franceschini artista e attivista ArciLesbica - Milano

Lucia Franci direttrice creativa/regista – Milano

Flavia Fratello giornalista – Roma

Casimira Furlani dei Gruppi donne delle Comunità cristiane di base in Italia – Firenze

Maddalena Galeazzi impiegata - Magenta

Giovanni Garbin impiegato – S. Stino di Livenza

Giorgia Garda studentessa universitaria, femminista radicale – Palermo 

Fabrizia Garroni giornalista – Roma

Liviana Gazzetta

Luisa Genevini insegnante – Asola

Paola Geretto ricercatrice Istat – Torre di Mosto

Donatella Giacchetto insegnante – San Donà di Piave

Pier Luigi Giacomoni pensionato, consigliere di Quartiere - Bologna

Tiziana Giangrande

Lucia Giansiracusa, impiegata e attivista ArciLesbica – Milano

Danila Giardina giornalista - Palermo

Riccardo Giordani, ingegnere informatico – Bologna

Francesca Girace già presidente Commissione Pari Opportunità Campania – Napoli

Milena Girardi casalinga – Musile

Silvana Giraldo – Venezia 

Fabrizia Giuliani docente universitaria già parlamentare SnoqLibere – Roma

Anna Maria Gozzi - Bologna

Cristina Gramolini insegnante presidente ArciLesbica Nazionale – Milano

Miriam Granatello docente - Caserta

Stefano Grego docente, consigliere comunale - Vetralla

Bice Grillo biblioteca delle donne e centro di consulenza legale Udipalermo– Palermo

Rossana Guarino laureata in lettere moderne

Luisa Guarnieri impiegata - Roma 

Massimo Guerra del CIRPS – Roma

Valeria Guerreri – Enna

Maria Francesca Gulotta docente- Milano

Donika Hamati casalinga - Musile 

Elena Jacono, psicoterapeuta - Milano

Alessandra Ibba sarta – Cagliari

Maria Teresa Indirli - Chieti

Gemma Infurnari insegnante Udipalermo– Palermo 

Laura Luigia Invernizzi pensionata – Oggiono (LC) 

Francesca Izzo docente universitaria SnoqLibere – Roma

Flavia Landolfi giornalista – Roma

Monica Lanfranco giornalista, associazione Altradimora – Alessandria

Alessandra Lanivi studentessa - Torino

Ida La Porta biblioteca delle donne e centro di consulenza legale Udipalermo – Palermo

Alessia Lento docente - Verbania

Marina Leopizzi Udipalermo - Palermo

Lia Lepri – sindacalista – Roma 

Maria Paola Leucci Italia Viva - Lecce

Piergiorgio Licciardello ingegnere consigliere comunale Pd – Bologna

Dolores Alessia Liotta aspirante illustratrice - Catania

Alessandra Lo Baido educatrice professionale – Roma

Emanuele Locatelli scrittore - Olginate

Silvana Loiacono imprenditrice

Luciano Loiacono ingegnere – Bari

Marina Longo – Roma

Eugenio Lorenzi chimico in pensione 

Nadia Lucchesi – Venezia 

Marcella Lucidi avvocata, già parlamentare – Roma 

Tiziana Luise funzionaria di banca e giornalista – Roma

Marco Malfi fisioterapista - Firenze

Ignazio Malocco architetto – S. Stino di Livenza

Franca Mammoliti Pd – Milano

Americo Mancini giornalista - Roma

Aurelio Mancuso presidente Equality Italia, del Direttivo Pd I Municipio – Roma

Mario Manenti pensionato - Lumezzane

Rosanna Manfredi sindacalista - Bologna

Weruska Mannelli fisioterapista – Firenze

Angela Manzo avvocato - Angri

Barbara Maran consulente editoriale - Roma

Cristina Maranesi direzione regionale PD Lombardia 

Maria Elena Marangoni insegnante - Lugano

Andrea Marastoni funzionario pubblico - Asola

Valentina Marcon graphic designer – Milano

Franca Marcomin - Venezia

Francesca Marinaro già parlamentare SnoqLibere – Roma

Vanessa Marini impiegata bancaria, scrittrice – Rosignano Marittimo

Maddalena Marino psicologa-psicoterapeuta -Palermo 

Emanuela Mariotto, insegnante in pensione – Milano

Nicola Marras pensionato – Erula (SS)

Laura Marrucci - Pisa

Giovanna Martelli esperta programmi di cooperazione e sviluppo - Roma 

Arianna Martignon – Venezia

Donatella Martini – Milano

Isabella Massamba - Modena

Ferdinando Masullo giornalista – Roma

Costanza Matranga textile designer - Milano

Maurizio Matteuzzi – Roma

Alberto Mattioli giornalista, già vice presidente della Provincia – Milano

Cristiano Mauthe impiegato - Palermo

Riccardo Mauthe studente universitario - Palermo

Caterina Mazza pensionata – Roma

Milly Mazzei femminista - Firenze

Flaviana Meda dirigente scolastica – S. Stino di Livenza

Maria Luisa Mello regista – Milano

Maria Teresa Menotto direzione nazionale Pd – Venezia 

Mauro Mercatanti pubblicitario – Milano

Simona Messori – Reggio Emilia

Michele Mezza giornalista -Roma

Valeria Micale ricercatrice CNR in quiescenza – Messina

Silvia Miceli

Rosa Maria Miglietta - Faenza

Carmela Minarda – Bagheria 

Giovanna Minardi docente universitaria – Palermo

Eleonora Mineo, docente - Roma

Laura Minguzzi

Antonella Miriello giurista - Bologna

Caterina Misiti del Direttivo Circolo Pd Bellezza-Vigentino – Milano 

Gisella Modica scrittrice Udipalermo – Palermo 

Raffaella Molena Tassetto ex tecnologa CNR – Milano

Tommaso Montebello – Forlì

Silvana Montelatici 

Fabiana Montrone traduttrice - Napoli

Sandra Morano ginecologa – Genova

Raffaele Morese presidente associazione presidente Ass. Koiné - Roma

Enrico Moreschi ingegnere informatico - Padova

Filippo Moreschi insegnante – Padova

Laura Moschini GIO Osservatorio Interuniversitario studi di Genere – Roma

Vincenzo Musso professore – Settimo Torinese 

Sofia Napoletano insegnante e pubblicista - Salerno

Vincenzo Naso CIRPS - Roma

Anna Nestucci receptionist – Firenze

Nicoletta Nuzzo poeta - Perugia

Pina Nuzzo Laboratorio Donnae – Roma

Francesca Orlando impiegata, Riccione

Daniela Osculati segretaria PD di Besnate, responsabile politica e territorio Pd Varese

e responsabile di Dipartimento politica e Territorio PD Varese

Roberta Osculati consigliera comunale- Milano

Andrea Paganello perito – Portogruaro

Valentina Pagano insegnante – Settimo Torinese

Rita Paltrinieri – esperta ambientale, presidente ArciLesbica – Modena

Mara Paltrinieri - Modena

Paola Panerai docente – Roma 

Marcello Paolozza – Roma

Rosetta Papa ginecologa - Napoli

Mauro Papo economista - Roma

Patrizia Pappalardo religiosa – Roma 

Giuseppe Paruolo consigliere regionale Pd Emilia Romagna – Bologna

Maria Antonietta Passarelli insegnante – Roma

Elisabetta Pauri - Parma

Beppe Pavan Uomini in cammino – Pinerolo 

Fabiana Pazzano studentessa di Sociologia Professionale - Lecce

Grazia Pecorelli consigliera di Quartiere Pd – Bologna

Giovanni Pedranghelu – San Pietro in Casale

Claudia Pedrotti avvocata centro consulenza giuridica Udipalermo – Palermo

Adelaide Pelizzon ragioniera – San Donà di Piave

Chiara Pelizzon impiegata Ulss – San Donà di Piave

Maria Teresa Pellegrini Raho architetta, artista – Lariano

Giovanna Perfumo

Donatella Persichetti funzionaria pubblica amministrazione SnoqLibere – Roma

Monica Peruzzi giornalista Sky tg24 - Milano

Rosa Petagna insegnante – Roma 

Gabriele Petrolito medico, assessore politiche sociali PD – Mirano

Maria Concetta Petrollo, direttrice Biblioteca Elio Pagliarani – Roma

Giuseppina Petrucci, tecnica di radiologia Asl - Roma

Rosangela Pesenti scrittrice - Bergamo

Wilma Plevano insegnante – Pescara

Monica Prandi impiegata- Reggio Emilia

Rosella Prezzo filosofa e saggista - Milano

Simona Pianese dirigente scolastica – Roma

Cinzia Piasentin pensionata - Calenzano

Francesco Pieri docente – Bologna

Paola Pieri - Firenze

Marilisa Pili impiegata – Cagliari 

Pier Maria Pili psichiatra in pensione - Portogruaro 

Laura Piretti già docente universitaria Udi Nazionale – Modena

Silvia Pizzoli impiegata SnoqLibere – Roma

Fabio Pizzul giornalista, consigliere regionale Pd Lombardia – Milano

Anna Maria Pizzuti – pensionata – Roma

Giuseppe Pizzutoli poliziotto – Bari

Michele Pizzutoli guardia giurata – Bari

Rita Podda - Cagliari

Francesca Polo editrice - Milano

Emanuela Pongiluppi Eleuteri – Milano

Elisa Prato - Genova

Sabrina Provenzani giornalista

Andrea Raco Pd Morena-Anagnina - Roma

Elena Rampazzo, docente – Padova

Eliana Rasera Iniziativa Femminista - Catania

Federica Re insegnante – Roma

Federica Reale impiegata - Milano

Elvira Reale psicologa – Napoli

Nicoletta Regonati psicologa - Portogruaro

Monica Ricci Sargentini giornalista – Roma

Rita Ricciardelli attivista femminista di Avanguardia Femminista 

Renato Righi giornalista - Roma

Sara Rinaudo impiegata – Bergamo

Emanuela Risso libera professionista – Genova

Annamaria Riviello insegnante – Potenza

Graziella Rizzetto casalinga – San Donà in Piave

Carla Rizzi giornalista, attivista per i diritti delle donne - Magenta

Simonetta Robiony giornalista Snoq Libere – Roma

Maddalena Robustelli blogger – Sala Consilina 

Laura Rodari fotografa – Varese

Ivana Rossi cuoca – Bergamo 

Cecilia Sabelli esperta di comunicazione SnoqLibere – Roma

Paola Sabbatini UDI – Jesi

Fabiana Sacco studentessa - Napoli

Stefania Sacilotto - Treviso

Marco Sala imprenditore, della segreteria metropolitana Pd -Milano

Mirko Simone Sangalli

Sonia Sander

Sabrina Sanguine impiegata comunale - Milano

Michele Santantonio studente – Roma

Silvia Santarelli impiegata - Torino

Raffaella Santi Casali consigliera comunale Pd – Bologna

Chiara Santoro impiegata - Venezia

Serena Sapegno docente universitaria SnoqLibere – Roma

Pilar Savaria sindacalista – Roma

Agata Schiera – Udipalermo - Palermo

Rossella Scuderi

Renata Secco operatrice socio-sanitaria - Ceggia 

Alessandra Servidori docente politiche del lavoro – Bologna 

Nadia Schavecher donna e comunista - Milano

Alessandro Simonato – Padova

Rosaria Solarino ex docente Scuola Superiore – Bari

Armando Sorrentino avvocato – Palermo

Simona Sorrentino medica - Palermo

Michela Spagnolo dirigente d’azienda - Roma

Celestino Spada vice direttore rivista Economia e Cultura – Roma

Alessio Stalla Uomini contro la prostituzione

Elena Staropoli project manager – Milano

Francesca Strada disoccupata - Varese

Mimmo Stolfi, giornalista - Milano

Costanza Silbernagl psicologa consigliera comunale Pd di Daverio – Varese

Claudio Silvestri insegnante

Lella Stefania manager sportiva – Roma

Loredana Susani pensionata - Erula (SS)

Angela Tacchini Project Worker per Single Homeless Project (SHP) - Londra

Veronica Tamborini – Varese

Gaia Tarzariol studentessa universitaria - Padova

Paola Tavella giornalista, scrittrice – Roma

Meri Teglia cuoca – Livorno

Isabella Temperelli pensionata – Roma 

Marina Terragni giornalista, scrittrice - Milano

Giuseppina Testa, architetto in pensione – Modena

Agnès Théry - Bologna

Maria Grazia Timpanaro - Portomaggiore

Vittoria Tola segreteria nazionale UDI – Roma

Sabina Tomasella - Venezia

Andrea Tomasetto regista documentarista – Torino 

Claudio Tonelli impiegato - Modena

Fausto Tortora, vice presidente Fondazione Basso – Roma

Francesca Traina Udipalermo - Palermo

Maria Cristina Treu architetto – Milano 

Samantha Trezzi infermiera - Monza 

Roberta Trucco professione casalinga e scrittrice – Genova

Daniela Tuscano insegnante - Milano

Antonio Tursilli ingegnere - Roma

Desirèe Urizio – Venezia

Enrico Vasta economista - Milano

Franco Vacca ex docente Universitario - Bari

Giuseppe Vacca filosofo, storico – Roma

Paola Vaccari responsabile sindacale Confsal Unsa Inps - Roma

Paola Vairano medico, dirigente Pd – Napoli

Marina Valentini - Trento

Roberta Vannucci impiegata e attivista ArciLesbica – Firenze

Cinzia Varone insegnante - Caserta

Suny Vecchi – operatrice cav - Ancona

Sara Ventroni assegnista di ricerca SnoqLibere – Roma

Gualtiero Via insegnante, assessore alla cultura comunale – Budrio

Grazia Villa - Como

Alessandro Visalli architetto – Napoli 

Valeria Vitrotti consigliera Pd Municipio VII– Roma

Giuliana Vogel giornalista in pensione – Milano

Laura Volpini PhD psicologa giuridica forense e criminologa, psicoterapeuta – Roma

Francesca Zaltieri docente, coordinatrice Italia Viva - Mantova 

Stella Zaltieri Pirola attrice e attivista ArciLesbica – Milano

Paola Zanchi - Verona

Rita Zanutel insegnante in pensione – S. Stino di Livenza

Aglaia Zannetti, attrice teatrale, speaker e docente di teatro - Milano

Irene Zappalà assessora Pd Nova Milanese – Milano

Agnese Zappalà giornalista – Milano

Lucia Zatelli psicoterapeuta - Firenze

Sabina Zenobi, insegnante e attivista ArciLesbica – Milano

Alessandra Zoccante impiegata – Padova

Associazione culturale Freedomina - Napoli