venerdì 19 settembre 2014

Matteo Renzi: "Pensiamo a quelli a cui non ha mai pensato nessuno"


Nelle parole della CGIL di oggi, tutto lo stile di un sindacato che è rimasto negli anni ’70-’80, nelle parole, nei termini di paragone, nel concetto di diritto e nel significato di lavoro. Un sindacato che non si è mai accorto di tutti gli altri, perché a quanto pare non erano rappresentati, o erano invisibili.
La risposta di Matteo Renzi
“Oggi la Cgil ha deciso di andare all’attacco del governo. Ma quando si parla di lavoro noi non siamo impegnati in uno scontro del passato, ideologico, noi siamo preoccupati non di Margaret Thatcher, siamo preoccupati di Marta, 28 anni, che non ha la possibilità di avere il diritto alla maternità. Lei sta aspettando un bambino ma a differenza delle sue amiche dipendenti pubbliche non ha nessuna garanzia, perché? Perché in questi anni abbiamo creato cittadini di serie A e di serie B.
Noi quando pensiamo al mondo del lavoro pensiamo a Giuseppe, che ha 50 anni e che non può avere la cassa integrazione, o a chi, piccolo artigiano, è stato tagliato fuori da tutte le tutele, e magari la banca gli ha chiuso i ponti e improvvisamente si è ritrovato dalla mattina alla sera a piedi. Pensiamo a quelli a cui non ha pensato nessuno in questi anni, a quelli che vivono di co.co.co. e co.co.pro. e che sono condannati a un precariato a cui il sindacato ha contribuito, preoccupandosi soltanto dei diritti di alcuni e non dei diritti di tutti. Noi non vogliamo il mercato del lavoro di Margaret Thatcher, noi vogliamo un mercato del lavoro in cui ci sono cittadini tutti uguali, vogliamo un mercato del lavoro giusto, vogliamo delle regole sul diritto del lavoro giuste e non regole che dividono sulla base della provenienza geografica o che siano complicate; se poi con queste regole nuove aziende, multinazionali e non solo, verranno a investire in Italia e creeranno posti di lavoro, sarà fondamentale per poter finalmente tornare a dare lavoro a chi non ce l’ha. Nel frattempo a quei sindacati che vogliono contestarci, io non chiedo di darci almeno il tempo di presentare le proposte prima di fare le polemiche, ma chiedo dove eravate in questi anni quando si è prodotta la più grande ingiustizia che ha l’Italia, l’ingiustizia tra chi il lavoro ce l’ha e chi il lavoro non ce l’ha, tra chi ce l’ha a tempo indeterminato e chi è precario, e soprattutto tra chi non può neanche pensare a costruirsi un progetto di vita perché si è pensato soltanto a difendere le battaglie ideologiche e non i problemi concreti della gente. Sono i diritti di chi non ha diritti quelli che ci interessano, e noi li difenderemo in modo concreto e serio”.
Qui il video dell'intervento del premier.


In ogni caso, per precisare la mia posizione, avendo fatto l’Erasmus in Galles e avendo avuto l’opportunità di trascorrere molto tempo in Gran Bretagna non solo in quell’occasione, se è la politica della Thatcher quella che ha portato quel Paese ad essere quello che è ora, e ci fosse davvero la possibilità in Italia di vivere tra vent’anni come in Gran Bretagna passando attraverso quel processo di rinnovamento, ci metterei la firma subito. Diritti e doveri inclusi.
Quello che veramente vorrei è un mondo del lavoro in cui se c’è un periodo di crisi in cui si arriva ad un 12 % di disoccupazione (perché una curva di un grafico non crescerà all’infinito e non possiamo avere la crescita che abbiamo avuto in passato) almeno che quel 12 % di disoccupati siano le persone che non hanno voglia di lavorare, e che non si dichiarino disoccupate persone in realtà inoccupate o inoccupabili, che non mandano curriculum, non fanno formazione e non hanno nessuna tipo di intenzione di lavorare in regola. Sarebbe bello (un po’ utopico ne sono consapevole) se si iniziasse a far lavorare solo chi ha voglia, chi è motivato e chi è in grado di svolgere le mansioni richieste, e le persone che non hanno intenzione di continuare con la propria attività sarebbe bello (e utopico) che avessero la possibilità di ammetterlo e rinunciare al posto di lavoro: saremmo innanzitutto in un Paese più efficiente, e da lì si creerebbero posti di lavoro con mansioni adeguate anche per chi vuole fare poco e con una certa routine, ma dopo, non prima di chi invece merita.
E’ un cambiamento di testa, tante persone considerano il cambiamento come un handicap e considerano non superabili delle difficoltà che per un giovane sveglio e capace sarebbero minuscole, come ad esempio:

-      spostarsi di qualche kilometro, magari neanche una decina, da un posto di lavoro ad un altro con persino qualche mese di preavviso, durante la strada potresti ascoltare l'autoradio e scoprire cose nuove.
-        avere uno stipendio oscillante dal mese prima al mese dopo.
-       non darsi malati per un raffreddore o un mal di schiena.
-       capire che tredicesima, quattordicesima e premio di produzione potrebbero anche (pensa un po’!) dipendere dal fatturato dell’azienda e quindi non essere garantite.
-       pensare ipoteticamente che possano cambiare il gestionale per motivazioni aziendali e tu debba imparare ad usare un programma nuovo senza protestare due anni perché non hai neppure voglia di imparare ad utilizzarlo nonostante il corso di formazione pagato dall’azienda: ti pagano nella tua fascia oraria lavorativa per imparare una cosa nuova invece che per lavorare, potrebbe persino rivelarsi interessante!
-       accorgersi che se da 10 anni prendi un volo alle 4 del mattino quando vai in vacanza, fai la spesa in un centro commerciale la domenica e pretendi un call center h24 ogni volta che ti cade l’adsl, forse siamo in una società che vive un po’ h24 e 7 giorni su 7 quindi se ti chiedono come insegnante di fare un doposcuola nel pomeriggio vista la cifra che prendi potresti anche farlo (o almeno valuta questa ipotesi).
-       scoprire che il treno delle 17.01 in Porta Garibaldi (Milano) non giustifica la coda alla timbratrice sgomitando con i colleghi, perché nonostante la pessima reputazione di trenord vi garantisco, ebbene sì, che c’è un treno alle 17.22, uno alle 17.31 e uno alle 17.46, e tanti altri successivi … sì lo so quando proverete questa esperienza di vita probabilmente nevicherà e il treno sarà pure in ritardo per voi.
-       cambiare lavoro quando ti rendi conto che il lavoro che stai facendo non ti piace più, non riesci più a farlo fisicamente o non è più in linea con le tue esigenze famigliari, non guardando la pensione come un traguardo (“mi mancano 17 anni alla pensione” ?!?) ma gli anni a venire come un’opportunità di fare formazione e reinventarti. 
-   valutare di non essere idoneo a fare un lavoro all'aperto in mezzo ai boschi come la guardia forestale qualora ti rendessi conto che ogni volta che il meteo dà brutto di dai malato.
- valutare l'idea che timbrare il cartellino per altri è un po' un reato e non è un comportamento difendibile ma un comportamento del quale una persona adulta si assume piena responsabilità con tutte le conseguenze del caso.

-       etc etc.
E’ davvero un peccato che il sindacato per anni abbia perso tempo a difendere questi comportamenti e non abbia neppure visto i lavoratori a progetto, le finte p.iva, gli stage utilizzati in modo completamente illegale e le domande discriminanti nei colloqui, gli straordinari non pagati a persone che hanno voglia di risolvere un problema e non di rimandarlo al mattino dopo mentre il collega con 20 anni di scatti di anzianità per la sua “esperienza” è già andato a casa da ore, ma tu sei lì perché la merce deve partire stasera o perché la consegna va verificata prima di chiudere.

giovedì 18 settembre 2014

Le colpe dei padri non ricadano sui figli

La polemica sul padre di Matteo Renzi è assolutamente sterile, oltre che assurda. "E' la storia della sua famiglia" ho appena sentito dire dagli accusatori.
Chi di voi sarebbe, onestamente, disposto a rendere conto personalmente in termini professionali o semplicemente di credibilità, di meriti e colpe dei propri famigliari più o meno vicini?
Io personalmente ho avuto la fortuna (seriamente nel mio caso, una fortuna) di interrompere qualsiasi rapporto con mio padre da quasi 10 anni ormai, e non vorrei mai essere chiamata a rispondere di qualsiasi suo atto lecito o illecito. E anche nelle famiglie più unite, c'è sempre un combina guai che diventa la pecora nera ma viene comunque "sopportato".
Purtroppo i famigliari non si scelgono, ma soprattutto in età adulta si prendono spesso strade, percorsi, carriere diverse. Per motivi di interesse, di principi, di valori diversi. Ma semplicemente nell'idea, di fondo, dell'uno vale uno, a nessuno di noi piacerebbe pagare le conseguenze di azioni compiute (o che altri presumono siano state compiute) da persone con cui condividiamo un legame biologico.
Tra l'altro per provare a smentire questa presunta superiorità dei "duri e puri" vi invito, seriamente, ad osservare anche superficialmente e senza approfondire, tra i vostri parenti, amici, conoscenti, colleghi e pensare un attimo: davvero nessuno di voi conosce persone che hanno commesso un qualche reato?
Nessuno che ha evaso il fisco, lavorato in nero, esportato capitali, guidato in stato di ebbrezza anche molto oltre il limite, nessuno che ha fatto uso di droghe? Tutti gli idraulici, elettricisti, medici e carrozzieri con cui avete avuto a che fare hanno fatto fattura, e voi l'avete richiesta? Tutte le volte che andate al bar vi fanno lo scontrino? Tutti gli amici che avete che hanno costruito una veranda in giardino siete andati al catasto a verificare che avessero adeguata autorizzazione, magari dopo aver fatto una foto da un elicottero mandato appositamente per fare la foto? Vi siete chiesti come mai alcune delle frontiere verso la Svizzera sono completamente sguarnite di controlli, per esempio il Passo Spluga dove c'è un gabbiottino sempre perennemente chiuso e senza personale?
Quanti di voi se nel posto di lavoro sospettano che il management stia compiendo degli illeciti hanno gli strumenti o la voglia di approfondire e poi, effettivamente, lo fanno?
Certo è un problema della cultura italiana, sarebbe bellissimo vivere in un Paese dove c'è un senso civico così sentito che si ricevono scontrini e fatture senza richiederli (e senza assurde maggiorazioni) ma anche in un Paese immaginario e potenzialmente senza grosse ruberie sono convinta che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli.
L'accanimento contro chiunque abbia un ruolo pubblico perché a priori presumibilmente può essere disonesto è già di per sé un pregiudizio che andrebbe superato, ma lo scavare nelle vite famigliari delle persone controllando le fedine penali altrui è ancor peggio.
C'è una presunzione di colpevolezza in qualsiasi atteggiamento, ricerca, indagine a carico di chi amministra la cosa pubblica che non parte dalla responsabilità del ruolo assolto ma piuttosto da un pregiudizio di chi guarda.

Il rispetto della soggettività femminile: questo sconosciuto

Rispetto della soggettività femminile: non pervenuto.
Niente da fare, anni di battaglie, la consapevolezza di molte donne che il cambiamento culturale va portato avanti in primis col proprio esempio di vita personale e comportandosi effettivamente come si vuole e non come gil altri richiedono, eppure a quanto pare ci sono dei muri che quando ci si va a sbattare contro risultano invalicabili.
Una persona costruisce una sua professionalità, sceglie la maternità consapevole ovvero sceglie di fare un figlio non per sbaglio, non a 20 anni ma volontariamente quando ha raggiunto una posizione lavorativa di rilievo, cioè quella per cui aveva studiato e poi viene demansionata nel momento in cui rimane incinta.
Per non parlare del modo in cui persino una ginecologa si pone di fronte alla futura neomamma, come se il diventare madre fosse prima di tutto uno specie di livellamento a degli standard altrui. Insomma non importa più quali siano i tuoi hobby, le tue passioni, cosa facevi nel tempo libero, se volevi viaggiare perché forse hai studiato e ti sei costruita una professionalità per questo PRIMA di diventare madre ... non conta più nulla, per la ginecologa la paziente è completamente livellata a qualsiasi altra madre, sia essa mezza analfabeta, casalinga, prostituta o qualsiasi altra casistica.
Quindi il medico non mette davanti le proprie competenze e conoscenze mediche sul quello che è meglio o no fare in quali fasi della gravidanza, ma un presunto ruolo famigliare cambiato tale per cui la donna è intrappolata in questo ruolo che invece di essere una risorsa diventa un handicap. A detta del medico. Cioè in pratica la soggettività rispettata è quella del medico rispetto all'oggettività scientifica delle informazioni che potrebbe fornire.
Per esempio, manager che dopo anni di trasferte in Canada va da una dottoressa chiedendo info sul volo del rientro e su eventuali certificati necessari all'imbarco da che mese etc e si sente rispondere "ma non possono costringerti ad andare in trasferta" e ci mette secoli a capire che nessuno la sta costringendo a fare nulla, si tratta di una richiesta di informazioni prettamente burocratiche per riuscire a fare il suo lavoro come sempre.
L'azienda che improvvisamente dopo anni di trasferte disdice il viaggio senza motivazioni, con un chiaro rischio di demansionamento qualora la persona dovesse poi trovarsi, dal fare un lavoro stimolante e all'altezza delle sue competenze, al fare un lavoro diverso semplicemente perché piano piano le vengono tolte delle attività che lei VUOLE svolgere ma che gli altri non la ritengono in grado di svolgere. Senza peraltro non solo nessuna prova, ma neanche nessun indizio di questa presunta inadeguatezza.
Una grande ignoranza serpeggiante e tanta, tanta strada da fare.  
Ognuna di noi col proprio esempio, col proprio comportamento, forse tra una generazione sarà permesso alle nostre figlie di essere soggettivamente se stesse anche nella maternità, tanto quanto a un uomo è stato permesso, da sempre, nel suo essere padre.
Li avete mai visti un dirigente e uno spacciatore o un docente universitario e un ragazzino che lavora come muratore a giornata magari diventato padre per sbaglio, insieme fuori da un asilo ad attendere pargoli socializzando forzatamente su argomenti in comune inesistenti? Semplicemente perché qualcuno per anni gli ha detto "adesso sei padre"? Ecco alle donne succede un po' questo: "adesso sei madre, quindi ..."
E' indispensabile trovare una chiave di lettura diversa, e risposte diverse. E' indispensabile che tutti noi quando ci poniamo una domanda iniziamo a trovare una decina di risposte possibili, e poi tra quelle scegliere la migliore.
Purtroppo a molte donne questo non viene concesso, per una domanda viene presentata una o due opzioni di risposta possibili, le altre non vengono neanche prese in considerazione.

lunedì 8 settembre 2014

A novembre la settimana del baratto

Da un po' di anni si ripete con grande successo l'iniziativa che coinvolge innumerevoli Bed & Breakfast italiani, la settimana del baratto. Dal 17 al 23 novembre, in migliaia di Bed & Breakfast aderenti all'iniziativa sarà possibile barattare il proprio soggiorno con un servizio: dalle lezioni di yoga alla fotografia professionale, dalle bottiglie di vino alla musica dal vivo. Ogni bed & breakfast chiede un servizio di cui necessita o materiale offrendo un soggiorno gratuito in cambio. L'iniziativa ha portato tra l'altro ben 800 bed & breakfast italiani (finora) a scegliere di offrire ai viaggiatori questa possibilità tutto l'anno, l'elenco si trova qui.
Si va dai libri ai giocattoli, dal rifacimento dell'insegna alla creazione del sito web.
Una bella idea per chi vuole viaggiare sempre low cost mettendo a disposizione le proprie conoscenze.

lunedì 25 agosto 2014

Non 45 € ma 2,50 € ai rifugiati

Ultimamente la home di facebook sembra essere stata invasa da un razzismo imperante, secondo cui lo Stato starebbe trascurando i cittadini per dare soldi agli stranieri. Facciamo un po' di chiarezza. In questi post spesso allude a fantomatici 30/45 € che si afferma vengano elargiti ai "clandestini" sbarcati in Italia. Cercherò di dare un po' di numeri in modo chiaro e spero inequivocabile per chi ha gli strumenti per capire. Intanto non sono clandestini ma "richiedenti asilo": profughi, rifugiati o lo status che le autorità riterranno di attribuire loro a seguito dell'istruttoria prevista dalla legge (Rif: Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, modificata dal Protocollo di New York del 31 gennaio 1967, reso esecutivo in Italia con legge 24 luglio 1954, n. 722, D.L.25 luglio 1986, n. 286 e successive modificazioni, D.L.30 dicembre 1989, n. 416, convertito dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39 e successive modificazioni). "A seguito" significa, per fare ulteriore chiarezza, che chi richiede asilo non può essere automaticamente accusato dall'opinione pubblica di essere in possesso di un'identità definita già a parole come un reato, fintanto che non si è chiarita la provenienza e la storia personale del soggetto. Inoltre nessuno di loro riceve nè riceverà 45 € al giorno, ma una diaria di 2,50 € che spesso queste persone mettono in comune per comprare una scheda telefonica e far sapere a casa che sono vivi. Una piccola cifra ragionevole, neanche una mancia a un ragazzino di 15 anni praticamente, che permette loro quanto meno di provare per un attimo come funziona un acquisto in questo Paese di cui non conoscono nulla. Le associazioni, enti che gestiscono le strutture che li ospitano, ricevono dallo Stato 30 € al giorno con cui provvedono ai loro bisogni e forniscono loro assistenza legale per mettersi in regola a norma di legge. Gli appartamenti, i 45 € e qualsiasi altro presunto "privilegio" sono un'invenzione. I profughi di questa "ondata" sono in fuga dalla guerra e da morte certa e hanno rischiato la vita per arrivare fin qui. Credo che se non i princìpi religiosi, almeno quelli morali e civili dovrebbero indurci a compassione e solidarietà per chi di certo è meno fortunato di noi. Capisco l'indignazione di chi fatica ad arrivare alla fine del mese, ma questi non sono il nemico. I responsabili della crisi in cui ci troviamo sono altri: per esempio gli evasori fiscali, la supremazia della finanza speculativa sull'economia, e l'impossibilità di regolamentare il capitalismo secondo norme basate sull'equità e su sani principi, la corruzione, l'attaccamento ai beni materiali portato all'estremo per cui persone che piangono miseria dicendo che gli immigrati gli portano via il lavoro in realtà non farebbero mai il lavoro che fa un immigrato perché hanno schifo o non ne hanno proprio la capacità, ma chiamano "diritti" i 2000 € al mese presi per fare la coda alla timbratrice al primo orario di uscita possibile dal posto di lavoro e chiamano "miseria" l'impossibilità di comprare una cucina da 10.000 €. Poi ognuno può continuare ad avere le proprie opinioni, ma almeno senza l'alibi di non sapere come stanno le cose, quali sono le regole, evitando magari di spammare link casuali senza aver neppure verificato la veridicità delle fonti e creando mala informazione. 
Poi se proviamo anche a descrivere la realtà in modo più delicato e più sobrio, magari evitiamo anche di soffiare sulla rabbia delle persone ma proviamo invece a capire a cosa è dovuta, realmente, questa rabbia e quanto è legittima.

giovedì 21 agosto 2014

Esserci, un primo segnale di chi prende sul serio il proprio mandato

Qualcuno dirà che la presenza non è tutto, ma è stata una delle battaglie portate avanti dal Movimento 5 Stelle fin dall'inizio: essere a Montecitorio e non altrove, per prendere sul serio il proprio mandato, perché fare il proprio dovere è il primo step per poter poi dimostrare anche di farlo bene.
Poco prima di Ferragosto è stata diramata una classifica di presenze dei nostri parlamentari grazie a Openpolis, e in effetti i più presenti della circoscrizione Lombardia 1 (quella in cui io ho votato) sono del Partito Democratico: Matteo Mauri, Roberto Rampi e Paolo Cova. Un podio che di viola non ha nulla. Ovviamente non ne sono rimasta affatto sorpresa, trattandosi di persone la cui serietà e presenza costante sul territorio è ben nota. Anche a livello nazionale, gli unici deputati col 100 % di presenze sono del Partito Democratico, Cinzia Maria Fontana e Giuseppe Guerini. Che dire, orgogliosa del lavoro dei democratici, e di chi ha avuto consapevolezza che è importante prima di tutto esserci, senza nulla togliere al fatto che alcune assenze possono essere ovviamente più che giustificate. Pubblico la classifica completa dei 630 deputati eletti con le rispettive percentuali di presenza.

mercoledì 20 agosto 2014

Il corpo è "scandalo", ma la sua strumentalizzazione no?

Siamo alle solite, paparazzi in cerca di foto per riempire le pagine dei giornali d'agosto, trovano la ministra Stefania Giannini in top less su una spiaggia e si scatena il dibattito sull'opportunità, il pudore, la sobrietà etc. A parte che in spiaggia nessuno è tenuto alla sobrietà, visto che il contesto è adeguato a spogliarsi: caldo, sole, mare, relax. Ma trovo davvero inquietante che nel 2014 ancora ci sia questa doppia morale, un po' bigotta, un po' altoborghese in stile donne-bene dell'altro secolo per cui il corpo debba per forza generare scandalo. Nei Paesi scandinavi, quando trasmettono i film o le serie tv non oscurano le parti di nudo per questo strano senso del pudore, eppure le donne sono molto più emancipate. Dico strano senso del pudore, perché nelle pubblicità televisive e sui cartelloni che riempiono le strade il corpo della donna e la presunta disponibilità sessuale "a richiesta" vengono trattati come merce, utilizzati in modo allusivo e pertanto molto più provocatorio per vendere prodotti che col corpo non hanno nulla a che fare, da viti e bulloni a modem adsl. Ma nessuno si scandalizza. Anzi, se qualcuno fa notare che una pubblicità non è adatta o educativa viene tacciato di non capire niente di marketing e che per vendere, ovviamente, si può fare tutto. Il fine giustifica i mezzi insomma. Invece per prendere il sole a quanto pare bisogna coprirsi, perché il corpo come natura l'ha fatto è giudicato "inopportuno", seppur all'interno di un contesto chiaramente non istituzionale e non lavorativo. La classica doppiezza e ipocrisia dei Paesi culturalmente arretrati. Il corpo femminile è scandaloso perché induce in tentazione o crea complessi in chi non può permettersi il top less, due donne che si baciano vengono descritte come malate o da non imitare, in famiglia guardano solo peppa pig di fronte ai bambini perché bisogna proteggerli dalle immagini crude dei telegiornali (e così non si informano neppure loro) però quelle prostitute che affollano il Viale delle Industrie immagino che qualcuno le paghi ...

mercoledì 4 giugno 2014

La mia città: un esempio da imitare

Vimercate come esempio di buona amministrazione per il ministro Marianna Madia.


“Sono convinta che la vostra sia un'esperienza positiva e che misure come quelle intraprese a Vimercate  vadano proprio nel senso della riforma che stiamo elaborando”.  Queste parole sono un estratto della lettera che il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica  Amministrazione Marianna Madia ha scritto al Sindaco Paolo Brambilla lo scorso 27 maggio. 
Ma perché quella lettera e per quale motivo? Andiamo con ordine.
Tutto è iniziato con la lettera che il 30 aprile il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Ministro per la  Pubblica Amministrazione e la Semplificazione Marianna Madia hanno scritto a tutti i dipendenti pubblici nella quale sono indicate le linee guida della riforma della Pubblica Amministrazione. 
Riforma che il Governo Renzi si appresta a varare il prossimo 13 giugno. 
Nella lettera sono indicate le tre linee guida della riforma che possiamo riassumere in tre concetti: 
investimento sul personale, tagli agli sprechi e riorganizzazione dell'Amministrazione e utilizzo degli Open Data come strumento di trasparenza, semplificazione e digitalizzazione dei servizi. 
Su queste 3 linee guida, esplicitate in una lista di 44 interventi concreti realizzabili, il governo si è messo in ascolto, ricercando buone pratiche e suggerimenti. 
Per questo motivo Paolo Brambilla, Sindaco della Città di Vimercate ha inviato al Presidente del Consiglio ed al Ministro una lettera con la quale, in risposta alle sollecitazioni, ha voluto spiegare come quelli obiettivi 
siano praticabili, e spiegando come su molti in Comune a Vimercate si stia lavorando da anni. Alla lettera il Sindaco ha allegato un dossier nel quale sono stati riepilogati alcune azioni amministrative e molti progetti realizzati nel nostro Comune. Obiettivo: interloquire con il Ministero e partecipare al processo di riforma della pubblica amministrazione da protagonisti. 
Tra gli argomenti presenti nel dossier troviamo il Progetto Qualità, avviato nel 2001 con l’obiettivo di rendere più efficace l’azione della struttura comunale investendo sul personale. Il servizio di Spazio Città, lo sportello polifunzionale che ha centralizzato il front-office dei principali servizi comunali, aperto 61 ore alla settimana. 
Ed ancora le esperienze innovative e di eccellenza come OffertaSociale, l’Azienda territoriale per i servizi alla persona, la Biblioteca civica e il Sistema Bibliotecario del Vimercatese da decenni un modello  riconosciuto a livello regionale e nazionale per la qualità dei servizi e delle tecnologie. Per proseguire poi con  il MUST, museo della città e del territorio, e con il GeoPortale, luogo virtuale nato per rispondere con  semplicità e immediatezza alla richiesta di informazioni sulle attività di programmazione e governo del territorio, anche in un’ottica di gestione della fiscalità locale. A questo si affiancano le buone pratiche come il PGT partecipato nel 2009 e le periodiche indagini di rilevazione della soddisfazione dei cittadini sui principali servizi comunali. Azioni che sono proseguite con lo sviluppo della rete dei Nidi convenzionati e la cessione del ramo d’azienda dell’Asilo Nido Girotondo, con le economie conseguenti e il rinnovato impegno di € 150.000,00 come contributi destinati al sostegno alle famiglie per la frequenza a tutti i nidi; e poi LINK, informatore comunale gratuito totalmente autoprodotto dall’ufficio Stampa comunale e finanziato da sponsor privati. Per finire con la capacità della struttura tecnica di progettare internamente ormai tutte le opere e le pianificazioni urbane. 
Nella lettera di accompagnamento del Sindaco si legge: 
“Il presente documento vuole rappresentare un contributo alla proposta di riforma della Pubblica Amministrazione che il Governo si appresta a varare il prossimo 13 giugno. 
Sono Paolo Brambilla, Sindaco del Comune di Vimercate, una cittadina di circa 26 mila abitanti in provincia di Monza e della Brianza. Ho letto attentamente la Vostra lettera con le tre linee-guida e i 44 punti che costituiscono la proposta di riforma e desidero illustrarvi come molti di questi punti abbiano già trovato una concreta realizzazione nel nostro comune, traducendosi in servizi reali ai cittadini. Non sarà difficile per me condurvi in un percorso che renderà evidenti i risultati che abbiamo raggiunto e vi dimostrerà che la “rivoluzione” a Vimercate è già iniziata da diversi anni e sta dando molti frutti, e ancora ne darà nel futuro immediato. Tali risultati sono stati resi possibili da scelte di effettivo cambiamento della cultura e delle modalità di approccio dei nostri operatori (dai dirigenti ai collaboratori di più ridotta responsabilità) alla soluzione dei problemi.

Desidero Sig. Presidente, Sig.ra Ministro Segnalarvi la nostra esperienza che, lontana dall’essersi esaurita, può forse offrire qualche utilità sul terreno di un attivo e propositivo benchmarking, rendendo disponibili contenuti di esperienza e di formazione mirata per quanti, nella direzione tracciata dalle “tre linee guida e dai 44 punti della nascente riforma, desiderino come noi desideriamo tener attive fonti di irrinunciabili e positive relazioni."

La lettera e il dossier sono stati consegnati all’onorevole Roberto Rampi che si è impegnato a consegnarli al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro Marianna Madia. 
E’ di pochi giorni fa, il 27 maggio, la lettera di risposta del Ministro Madia che scrive: “Dopo aver letto il dossier sulle innovazioni che avete apportato alla vostra azione amministrativa sono convinta che la vostra sia un'esperienza positiva e che misure come quelle intraprese a Vimercate vadano proprio nel senso della riforma che stiamo elaborando”. Ed ancora: “Ho girato agli uffici il dossier da voi preparato sia come esempio  di buona pratica amministrativa al quale ispirarsi per attivare in futuro momenti di cooperazione e confronto. 
“Leggo la risposta del Ministro Madia – ha dichiarato il Sindaco Brambilla – come espressione di una sintonia di intenti per una riforma della Pubblica Amministrazione che, in enti locali come il nostro, ma anche a livello statale, può e deve essere in grado di raccogliere la sfida di efficacia ed efficienza che ci chiedono i nostri cittadini, un lavoro che dobbiamo compiere con le persone che lavorano con noi, operando economie, con l’uso delle tecnologie. Per rilanciare la capacità di rispondere ai bisogni dei nostri cittadini in questo momento di crisi, non c’è alternativa a questa spinta riformatrice per la Pubblica Amministrazione, una spinta che vediamo finalmente interpretare con energia dal Governo. Vimercate c’è, per veicolare le proprie buone pratiche, per conoscerne di nuove, per continuare a cambiare ed innovare”


Qui il comunicato stampa del Comune.

lunedì 14 aprile 2014

Sistema bibliotecario Milano est e Sbv: l'unione fa la forza

Il mio articolo per Milano Today sull'unione del Sistema Bibliotecario del Vimercatese con quello di Milano Est. Sistema bibliotecario milano est e sbv: l'unione fa la forza
Economie di scala per dare servizi migliori a costi minori.


Potrebbe interessarti: http://www.milanotoday.it/eventi/sistema-bibliotecario-milano-est.html
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venerdì 28 marzo 2014

Campagna su Twitter per portare la linea verde della metro fino a Vimercate

Un'esigenza per lo sviluppo del territorio, per favorire l'occupazione. Da anni se ne parla, che sia #lavoltabuona? Dite la vostra in un tweet utilizzando l'hashtag #metroavime

Questo il mio articolo per Monza Today.

mercoledì 26 marzo 2014

La crisi della aziende brianzole: diamo una risposta a questi lavoratori

Da mesi la politica locale e nazionale si sta muovendo per trovare una soluzione congiunta per salvaguardare le aziende brianzole, Alcatel Lucent, Micron e Carrier. I lavoratori di Micron oggi in Regione hanno chiesto e sollecitato l'intervento del Governo.
Dopo l'intervento in aula di ieri dell'on. Roberto Rampi per sollecitare due interrogazioni parlamentari, la 2594 e la 3386, ancora senza risposta, oggi il segretario provinciale del PD scrive direttamente a Matteo Renzi:

Caro Matteo,
qui devi esserci perché non possiamo più aspettare.
Il 2 aprile i 212 lavoratori della Delchi Carrier di Villasanta vedranno scadere la procedura di mobilità, e così la situazione per loro e le loro famiglie si farà davvero drammatica. Tantissime famiglie che andranno ad aggiungersi alle tante che hanno perso il lavoro nella nostra Brianza. Parliamo di un azienda storica del territorio, prima conosciuta come Dell’Orto & Chieregatti, poi trasformata in Delchi, e infine inglobata nel gruppo americano della Carrier.
Come PD abbiamo sondato varie strade, facilitando l’incontro tra RSU, Azienda e istituzioni: in consiglio regionale il nostro capogruppo Enrico Brambilla si è attivato con la giunta, mentre L’On. Roberto Rampi ha presentato alla Camera un’interrogazione. Non si tratta solo della doverosa attenzione ai problemi delle persone: riguarda più in generale la politica industriale del nostro paese, perché non stiamo parlando di un’azienda fuori mercato, bensì di un’azienda con un ottimo prodotto, che delocalizza fuori dall'Italia per ragioni di profitto.
Per questo dobbiamo lavorare, tutti, per trasformare l'Italia in un paese attrattivo per chi vuole investire, e dobbiamo rivedere le leggi che regolano i rapporti con le multinazionali, ma non possiamo trascurare, ora, il dramma di queste persone. Dobbiamo saper tenere insieme l'attenzione all'emergenza con il lavoro di prospettiva.
Un tempo nella nostra zona avevamo un diffuso tessuto industriale, c’erano la “silicon valley” d'Italia, le eccellenze del design, la produzione del mobile, che da anni fanno sempre più fatica. Quando verrai in Brianza, avremo modo di parlarne, perché quello della Delchi Carrier non è l'unico problema: conoscerai senz’altro le vicende della ST, della Micron, dell’Alcatel-Lucent, della Candy, delle tante altre. Ma adesso occorre agire in fretta, per quelle 212 persone.
Nel caso di Micron poi sono coinvolte 419 persone in Italia e si tratta di un’azienda solida, con un fatturato in attivo, che brevetta e realizza prodotti innovativi. Prodotti, brevetti, parco clienti vengono portati negli Stati Uniti e all'Italia rimane il carico sociale e un rischio serio di perdita di competitiva. Si decide il 7 di Aprile.
Confido nel tuo pronto intervento.
Pietro Virtuani
Segretario del Pd di Monza e Brianza

Link alla fonte

venerdì 21 febbraio 2014

Due pesi e due misure

L'emblema del mondo del lavoro di oggi. Il motivo per cui ringiovanire è fondamentale, visto che a quanto pare le persone al di sopra di una certa età non hanno coscienza di cosa sia il mondo del lavoro attuale.
Quanti di voi, amici, si sono sentiti dire che dovevano accettare stage sottopagati come unica opportunità per fare qualcosa durante il giorno? A quanti di voi è capitato di rifiutare lavori (?) a 28 km da casa perché lo stipendio proposto sarebbe servito a malapena a coprire il costo della benzina e del pasto fuori casa per raggiungere il posto di lavoro? A quanti di voi hanno detto che se uno ha veramente bisogno va pure a lavorare in un bar in nero anche se laureato? A quanti di voi è capitato di lavorare per 800 € al mese in posti di lavoro dove i colleghi a tempo indeterminato prendevano, letteralmente, IL DOPPIO, ma facevano poco o niente, arrivavano in ritardo sul luogo di lavoro e avevano bisogno di assistenza informatica pure per togliere un filtro da una tabella? A chi non è ancora successo di essere messo in blacklist da un'agenzia interinale per aver rifiutato un contratto non ritenuto conveniente, pur indicando chiaramente, educatamente e senza segni di protesta, di essere disponibile per altri contratti in aziende simili ma con un livello di inquadramento leggermente superiore?
Ecco sappiate che ci sono dipendenti PUBBLICI che hanno dei problemi, nonostante i loro lauti stipendi con scatti di anzianità di 20 o 30 anni, che trovano inaccettabile essere trasferiti nel raggio di 5 o 6 km dalla loro sede di lavoro precendente. Paesi serviti dai mezzi pubblici con regolarità, almeno negli orari d'ufficio, ma in ogni caso se un giovane si presenta ad un colloquio e non è automunito il problema è suo, non certo del datore di lavoro.
Non credo che il mondo del lavoro italiano possa davvero cambiare in meglio e in modo meritocratico finché i principi su cui si basa e sui quali si contratta sono questi e la capacità di cambiamento delle persone che hanno un contratto è pari a quella di un dinosauro.

mercoledì 12 febbraio 2014

Il passaggio di consegne a Renzi? più voluto dagli italiani di tante scelte precedenti

Tutti qui si chiedono chi ci guadagna a non andare alle urne passando direttamente il testimone a Matteo Renzi, ecco, a me sembra conti alla mano che ci guadagnino gli italiani. Le elezioni del febbraio 2013 sono costate 389 milioni di euro di fondi provenienti in parte dal ministero dell’Interno, 315 milioni, di cui 223 per coprire le spese dei seggi, 73 per garantire l’ordine pubblico, poco meno di 10 per le facilitazioni di viaggio riservate agli elettori che tornano nei Comuni di residenza, e poi il sistema informatico, il personale e via dicendo. Per non parlare del fatto che potremmo passare mesi in una fase di transizione, incertezza e campagna elettorale selvaggia che non serve al Paese.
Probabilmente Renzi rischierebbe qualcosa in termini di reputazione per un brevissimo periodo di transizione, per il fatto di non essere passato dalle urne, ma è un anno e mezzo che è conosciuto attraverso i media e è comunque passato dalle primarie del PD che ha deciso di affrontare due volte proprio per chiedere la legittimazione della base del PD.  E comunque, Monti nessuno sapeva chi era prima che si presentasse, a parte gli studenti della Bocconi. Letta nessuno lo conosceva se non come nipote dell'altro (il che già era preludio di larghe intese) e parlamentare da 3 mandati, nessuno si è posto il problema che forse gli italiani non lo avrebbero MAI scelto, men che meno gli elettori più a sinistra visto che è un ex-democristiano. Renzi è conosciuto e popolare, apprezzato da molti anche al di fuori del PD e probabilmente se ci fosse stato lui al posto di Bersani le elezioni del 2013 le avremmo vinte con almeno il 5-6% di scarto invece che con mezzo punto percentuale. Quindi davvero non capisco perché ora tutti si pongano il problema della "staffetta" come amano chiamarla i giornali, il passaggio di consegne è regolarmente previsto dalle nostre normative e i due premier precedenti non erano comunque legittimati dalle urne. No, nessun colpo di stato e nessuno scandalo a cui gridare per sfogare la propria indignazione contro il sistema. Avere un governo forte e popolare è il primo step per poter lavorare in pace, senza sballottamenti continui e provare a migliorare questo Paese in modo credibile, perché almeno Renzi è credibile. Quindi onestamente non continuerei a sperare che il Governo cada per il gusto disfattista che va di moda in questo periodo. Anzi. Spero che Renzi abbia l'occasione di prendere in mano la situazione e dimostrare che si può lavorare bene e migliorare il paese, perché l'Italia che immagina fra 20 anni il sindaco di Firenze è sicuramente un'Italia più bella, più realistica e più moderna, per tutti noi, di quella che avevano immaginato i precedenti governi, e gli italiani lo sanno perché lo hanno ascoltato parlare in questi mesi. Mentre Monti e Letta non avevano mai affrontato un dibattito pubblico vero e non avevano mai messo alla prova la propria popolarità prima di essere calati dall'alto. Ci sono tutte le premesse perché questa storia abbia un finale diverso dalle due precedenti, cioè che si trasformi nell'inizio di un rinnovamento della politica.

mercoledì 5 febbraio 2014

Un importante contributo per il Jobs Act proposto da Renzi


Risale all'8 gennaio la proposta presentata da Matteo Renzi di un Jobs Act che si ponga come obiettivo la riduzione della disoccupazione giovanile e di la creazione, per ogni diverso settore, di un singolo piano industriale con indicazione delle azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro. 
Da allora soggetti differenti si sono attivati per collaborare alla creazione di tale piano, portando le proprie idee e collaborando con Renzi, come fa ad esempio Civati. Da ultimo, sembrerebbe, persino il Segretario della Fiom Landini, che ha incontrato stamattina il segretario del PD
Ma la proposta più seria e strutturata arriva in seguito a qualche settimana di indagine e confronto da parte di un gruppo di Parlamentari del PD, che sottoscrive un documento contenente dieci idee per far ripartire il lavoro e per provare a costruire insieme delle linee guida per questo documento.

Di seguito i 10 punti:

1) RISORSE. Il primo punto è riconducibile al nodo delle risorse. Ad esempio, per estendere in modo universale l’indennità di disoccupazione, occorrono vari miliardi di euro: dove si trovano nell’immediato?

2) REGOLE. Per quanto riguarda la parte dedicata al lavoro si rende necessario chiarire quale sia il meccanismo del Contratto di inserimento a tempo indeterminato: noi non abbiamo nessun pregiudizio, anche perché su questo stesso argomento e con contenuti analoghi, esiste una proposta di legge presentata dal PD già nella scorsa legislatura e ripresentata nell’attuale, prima firmataria Marianna Madia *(Proposta di Legge C.364, presentata il 20 marzo 2013),* che abbiamo condiviso fin dall’inizio. Vorremmo però entrare maggiormente nel merito, tenuto conto dell’esperienza di questi anni: l’eventuale incentivo legato alla “prova lunga”(da sei mesi a tre anni) deve essere erogato al datore di lavoro soltanto al termine del periodo e se avviene la trasformazione a tempo indeterminato del contratto; in caso di licenziamento durante la prova, va garantito al lavoratore un congruo indennizzo economico. È pienamente condivisibile che il Piano preveda, accanto al Contratto di inserimento, il disboscamento della enorme quantità di forme di lavoro precario. Infine, riteniamo essenziale che il passaggio alla stabilità, dopo la prova, comporti la piena tutela dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i neo-assunti sia per quanto riguarda il licenziamento senza giusta causa per motivo discriminatorio sia per motivi economici. Occorre programmare specifiche politiche per l’occupazione femminile, realizzare un Piano di investimenti per gli asili nido, attuare politiche di conciliazione famiglia-lavoro.

3) CODICE DEL LAVORO. A proposito della definizione del nuovo Codice del lavoro, non vorremmo che l’idea della semplificazione si trasformasse invece in una deregolazione delle tutele: un conto è sveltire le procedure, semplificare gli adempimenti, rendere più chiara e organica la normativa, un altro cancellare i diritti. La semplificazione deve essere vantaggiosa per tutti, imprese e lavoratori, dando certezza al diritto.

4) LAVORI AUTONOMI. L’Istat ha classificato i lavori autonomi in quattro categorie: imprenditori e lavoratori in proprio, liberi professionisti, coadiuvanti e soci di cooperative, collaboratori e lavoratori occasionali. Proprio per questo riteniamo sia utile cercare di individuare un insieme di principi e regole essenziali per non annullare le singole specificità, ma definire un patrimonio di tutele e di incentivi rispondenti alle esigenze comuni di questi soggetti, riconoscendo e valorizzando il loro lavoro. Per questo nella XVI legislatura era stata presentata dal PD una proposta di legge sullo “Statuto del lavoro autonomo”, che potesse garantire:
- semplificazione: burocrazia più rapida per l’avvio di un’attività autonoma, regolazione della rappresentatività delle associazioni di rappresentanza dei lavoratori autonomi, adozione di marchi di qualità per promuovere le prestazioni dei lavoratori autonomi e tutelare i consumatori, accesso all’informazione sugli appalti pubblici.
- facilitazione: apertura di servizi di consulenza organizzativa, finanziaria, di mercato e di certificazione delle competenze per chi avvia un’attività autonoma, esenzione di Irap e Irpef per i primi tre anni d’attività ai giovani fino a 35 anni e i disoccupati di lunga durata che aprono un’attività autonoma, istituzione di prestiti a tassi agevolati.
- sostegno: formazione e aggiornamento professionale con programmi formativi e voucher specifici per i lavoratori autonomi, promozione del lavoro autonomo femminile con il finanziamento di apposite azioni positive e la costituzione di un fondo nazionale per l’imprenditoria femminile, finanziamenti per la ricerca e l’innovazione, esclusione dall’Irap per i lavoratori autonomi senza impresa e aumento delle deduzioni per gli altri, tutela per i ritardati pagamenti e facilitazione nell’accesso al credito.
- salvaguardia: assicurazione obbligatoria contro gli infortuni anche per i lavoratori autonomi; finanziamento per gli investimenti e la prevenzione per la sicurezza sul lavoro; compensi equi, regolati e tutelati; sostegno alla maternità pienamente esigibile anche per le lavoratrici autonome; riduzione dell’aliquota contributiva allineata a quella degli altri lavoratori autonomi iscritti all’Inps. Pensiamo sia giusto ripartire da qui: il nostro Partito deve rivolgersi anche a questi lavoratori che rappresentano il mondo dei nuovi lavori e delle nuove professioni.
Cambia il lavoro ma non possono cambiare le tutele e noi dobbiamo saperci rivolgere anche a coloro che hanno risposto alla crisi rilanciandosi con coraggio.

5) AMMORTIZZATORI SOCIALI. Un punto particolarmente importante e delicato è rappresentato dal tema degli ammortizzatori sociali: l’idea condivisibile del Piano, di avere un assegno di disoccupazione universale per chi perde il lavoro, non va confusa e contrapposta con la Cassa integrazione. Nel primo caso si tratta di uno strumento pagato dalla fiscalità generale a vantaggio del disoccupato; nel caso della Cassa integrazione ordinaria e straordinaria si tratta di una tutela che viene pagata, in termini mutualistici, dalle imprese e dai lavoratori e che mantiene il rapporto di impiego. Cancellare questo secondo strumento significherebbe gettare sul mercato del lavoro centinaia di migliaia di nuovi disoccupati: una vera e propria bomba sociale. Occorre ricordare che, dal 2008, la Cassa integrazione raggiunge la cifra record di circa un miliardo di ore ogni anno. É invece necessario riformare la Cassa integrazione in deroga che si è ormai trasformata in una specie di indennità di disoccupazione, prevedendo un contributo delle imprese e dei lavoratori che la utilizzano. Il Governo ha presentato un decreto legge su questo tema che verrà discusso a breve dal Parlamento.

6) RAPPRESENTANZA e MODELLO di CONTRATTAZIONE. Il Jobs Act ripropone il tema della rappresentanza e della rappresentatività dei sindacati: è un passo avanti condivisibile. Vogliamo ricordare che in Commissione Lavoro della Camera sono depositate, su questo argomento, alcune proposte di legge di maggioranza e di opposizione e che sono pressoché terminate le audizioni con le parti sociali *(Proposta di legge C.519, presentata il 25 marzo 2013; abbinata con C.5, C.709, c.1376, c.1549)*. Ci sono le condizioni per arrivare ad un testo unificato: il PD sostenga questa soluzione che risolverebbe il problema della presenza nei luoghi di lavoro dei delegati di tutte le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative (nessuna esclusa) ed il tema del censimento della rappresentatività dei sindacati che hanno diritto di stipulare contratti nazionali di categoria.
Per quanto riguarda il modello di contrattazione, non richiamato nel Jobs Act, riteniamo che il PD debba tenere a riferimento l’accordo raggiunto in materia dalle parti sociali e ribadiamo la netta contrarietà a spostarne il baricentro verso la contrattazione aziendale, che va invece mantenuta in equilibrio con il contratto nazionale. Semmai si tratta di specializzare ulteriormente i due livelli: in azienda il negoziato sulla produttività; nel contratto nazionale la difesa del salario dall’inflazione e la definizione delle normative. La contrattazione individuale, tanto cara al centrodestra, esporrebbe i lavoratori al massimo arbitrio, soprattutto nell’attuale situazione di crisi.

7) PARTECIPAZIONE dei LAVORATORI. Il Jobs Act affronta anche il tema, assai controverso, della presenza di rappresentanti dei lavoratori nei consigli di amministrazione. Non condividiamo questa proposta perché abbiamo sempre preso a riferimento il modello tedesco dei Comitati di sorveglianza. Anche in questo caso esiste un disegno di legge del PD che intende introdurre, nelle aziende con più di 300 dipendenti, Comitati Consultivi che possano esprimere pareri e raccomandazioni sulla cessazione o sul trasferimento di aziende, sulle fusioni e sui nuovi insediamenti, con le relative ricadute occupazionali *(Proposta di legge C.1904, presentata il 19 dicembre 2013)*.

8) COSTO del LAVORO. Un fattore di incentivo allo sviluppo ed all’occupazione è certamente rappresentato della diminuzione del costo del lavoro: parte prevalente delle risorse che il Governo sarà in grado di reperire nel prossimo futuro vengano indirizzate per la riduzione del cuneo fiscale. Sarebbe sbagliato invece immobilizzarle nel salario di produttività, in una fase di assenza di contrattazione aziendale. E’ necessario concentrarsi sulle esigenze reali dei lavoratori, a partire dall’aumento del potere d’acquisto delle retribuzioni attraverso la riduzione della pressione fiscale sulle buste paga.

9) SALUTE e SICUREZZA SUL LAVORO. L’azione pubblica in materia di lavoro deve essere finalizzata alla ricerca di una occupazione non solo quanto più possibile ampia ma, al contempo, dignitosa e, comunque, tale da non arrecare alcun pregiudizio alla salute ed alla dignità dei prestatori di lavoro. La tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è un tema che certifica il grado di avanzamento civile, sociale, economico e morale di un Paese e deve essere quindi patrimonio della coscienza collettiva. La battaglia per la sicurezza e la riduzione degli incidenti sul lavoro è una battaglia di civiltà. Si ritiene pertanto prioritario proseguire nel lavoro fatto negli anni del Governo Prodi (2006-2008) attraverso la promozione e diffusione della cultura della sicurezza e il riordino della legislazione. I pilastri fondamentali per tale azione sono: prevenzione, formazione, informazione, controlli.
Va inoltre incentivata una forte azione di contrasto per l’economia illegale.

10) PREVIDENZA. Nel Jobs Act non si parla di previdenza. Noi pensiamo che occorra aprire questo cantiere per affrontare i temi seguenti: l’introduzione della flessibilità in uscita dal lavoro verso la pensione, sulla quale il Governo sta per avanzare una proposta (esiste sul tema un disegno di legge del PD, *Proposta di Legge C.857, presentato il 30 aprile 2013*); la soluzione del problema delle “ricongiunzioni” *(Proposta di legge C.929, presentata il 15 marzo 2013);* la definizione di meccanismi che garantiscano una pensione adeguata e dignitosa per le giovani generazioni; l’apertura di un tavolo di concertazione tra Governo e parti sociali sull’adeguamento delle pensioni medio-basse con la revisione dei meccanismi di indicizzazione. Occorre altresì pensare ad un progetto di universalizzazione e automaticità delle prestazioni.

La proposta è stata sottoscritta da un gruppo di deputati del PD: 
Cesare Damiano, Roberta Agostini, Luisella Albanella, Ileana Argentin, Cristina Bargero, Davide Baruffi, Teresa Bellanova, Antonio Boccuzzi, Salvatore Capone, Floriana Casellato, Laura Coccia, Miriam Cominelli, Gianni Cuperlo, Alfredo D’Attorre, Umberto D’Ottavio, Andrea De Maria, Umberto Del Basso De Caro, Marilena Fabbri, Gianni Farina, Stefano Fassina, Massimo Fiorio, Maria Luisa Gnecchi, Monica Gregori, Chiara Gribaudo, Antonella Incerti, Giuseppe Lauricella, Patrizia Maestri, Elisa Mariano, Marco Miccoli, Daniele Montroni, Alberto Pagani, Massimo Paolucci, Valentina Paris, Emma Petitti, Giorgio Piccolo, Fausto Raciti, Roberto Rampi, Giovanna Sanna, Chiara Scuvera, Giuseppe Zappulla



martedì 4 febbraio 2014

Australia, un paese accogliente e pieno di opportunità

Sono da poco rientrata da un lungo viaggio in Australia. Ho pensato di riassumere brevemente gli aspetti positivi del viaggio, visto che è una meta molto apprezzata in questo periodo.
Ho trovato un paese aperto, accogliente, e molto rilassato. Alcune città si sono rivelate un po' troppo costose per le mie tasche (Melbourne e Sydney) ma ero stata avvisata prima di partire.
Perth la più rilassata in assoluto, Alice Springs la più particolare anche se un po' sperduta in mezzo al nulla.
Molto bello, per me che amo il verde, vedere come vengono curati i parchi, presenti in tutte le città che ho visitato e diffusi in modo equilibrato nelle diverse aree cittadine.
Le spiagge, tutte libere, spesso attrezzate con bagni e spogliatoi puliti gratuiti, e data la ben nota estensione delle coste anche abbastanza vuote. Con il mare pulito anche in aree abbastanza cittadine (magari non proprio davanti ai canali di scolo, ma comunque nelle altre zone pulito).
Una bellissima scoperta la Tasmania, un gioiello davvero. Poi dopo aver passato 2 settimane di caldo intenso nell'outback, ritrovarsi in un posto freddo e ventoso è sempre rinfrancante. Almeno per me lo è stato. Tanti percorsi di montagna e parchi nazionali, tante strade vuote da percorrere liberamente, e tanta buona birra.
In generale, gli aspetti che mi sono piaciuti di più sono stati i musei gratuiti in diverse città (tutti quelli di Adelaide, tutti quelli di Perth, qualcuno a Melbourne e uno grande a Sydney ma non ho avuto il tempo di verificare gli altri) e la percezione di un senso civico più spiccato naturalmente insito nelle persone.
Per quanto riguarda il lavoro, ci sono molte opportunità, come accennavo nel precedente post le paghe orarie sono molto più alte che in Italia, si parte comunque da un minimo sindacale di 18 $ all'ora. Praticamente non esiste il lavoro nero, se non da parte di ristoratori italiani che assumono connazionali, ma non è necessario adeguarsi a questo standard: si trovano diversi ristoranti, bar e locali che assumono perfettamente in regola secondo gli standard locali. Meglio non andare all'estero a esportare le nostre pessime abitudini.
Le agenzie interinali quasi non esistono, esistono delle agenzie che fanno la selezione del personale suddivise per settore (per esempio turismo, etc.) ma non sono la stessa cosa, e comunque anche facendosi assumere al di fuori delle procedure delle agenzie si ha un contratto in regola.
Le tariffe per insegnare italiano agli stranieri sono circa di 23-25$ all'ora, quelle per l'assistenza agli anziani pure sui 25 $.
Ci sono diversi annunci anche negli ostelli per lavori nelle fattorie, raccolta frutta, vendemmia, anch'essi ben pagati tenendo conto che trattandosi di luoghi lontani dai centri abitati offrono anche vitto e alloggio, cosa che permette di risparmiare sull'ostello o sull'affitto. Bellissima la zone delle colline sopra Adelaide e la vicina Barossa Valley che produce diversi vini molto buoni, anche pregiati, e dove si possono fare anche diverse degustazioni gratuite. Tra l'altro, esiste una pubblicazione gratuita reperibile in diversi ostelli con l'elenco delle zone in cui si può andare a lavorare nelle fattorie a seconda delle diverse stagioni, e un sito ufficiale governativo con le stesse informazioni aggiornate di settimana in settimana.
Alcune fattorie danno la possibilità, se ci si lavora per almeno 3 mesi, di avere un'estensione del visto (Working Holiday 417) di altri 12 mesi, ma solo se si ha meno di 31 anni non compiuti al momento dello scadere del visto per richiedere il rinnovo. In realtà diversi lavori nell'outback danno questa possibilità, va verificata caso per caso. Il rinnovo del Working Holiday Visa per il secondo anno è il primo step per avere poi la residenza.
L'apertura di un conto corrente è gratuita in molte banche, quella più diffusa in tutte le aree del paese è la NAB, che offre anche un conto gratuito che dà il 3,8% di interessi per i primi 9 mesi sui propri risparmi, senza vincoli di tenere i soldi bloccati per un tot di tempo.
Ho poi fatto una bellissima scoperta di comunità nel centro buddhista Dhammaloka a Perth, un centro molto grande, completamente gratuito e aperto a chiunque, frequentato da centinaia di persone. Un senso di pace e di comunità che si sente semplicemente entrandoci, una cosa di cui in Italia sento molto la mancanza.
In generale, la percezione che ho avuto del paese è stata molto positiva per due motivi: le persone sono più rilassate, più easy, meno inchiodate al passato, con meno fardelli sulle spalle. Insomma come diceva Eckhart Tolle è un paese con un corpo di dolore minore data la sua più breve storia (la storia a noi conosciuta), a differenza dell'Italia. E per dirla con Ligabue, i libri di storia la farebbero dormire. Non c'è un monopolio della Chiesa sulla vita religiosa delle persone, e l'altra cosa estremamente positiva è che il cambiamento lavorativo è ampiamente sdoganato. La famosa flessibilità di cui si parla tanto è prima di tutto da parte del dipendente. Ci sono minatori che lavorano 3 mesi all'anno, prendono 8.000 $ al mese (paga base dei minatori, le paghe aumentano che chi lavora sulle isole sperdute o al disopra del tropico del capricorno per via del caldo e conseguenti accordi sindacali rispettosi dei lavoratori) e poi aspettano a riprendere a lavorare quando hanno finito di spendere i soldi, gente che a 30 o 40 anni decide di fare un lavoro completamente diverso da quello che faceva prima, fa un corso di formazione e intraprende, semplicemente la nuova professione. Per mestiere diverso intendo persone che facevano il piastrellista e vogliono fare assistenza agli anziani, persone che facevano la commessa e vogliono lavorare in una miniera, persona che hanno sempre lavorato in un bar e vogliono fare il pompiere. Lavori diversi. Esigenza di cambiamento individuale dettata da cambiamenti di stile di vita, di interessi, insomma dettati dalla propria evoluzione personale che vengono tranquillamente accettati dalla società e possono, in effetti, essere messi in pratica.
Davvero un paese fantastico, consiglio a chiunque ne abbia la possibilità di andare a farci un viaggio, possibilmente lasciando a casa le proprie zavorre religiose e di schemi mentali per non esportare tutto il peggio dell'Italia.