lunedì 29 febbraio 2016

L'utero in affitto, l'aborto e come altri ragionano sul corpo della donna: impedire dopo o liberare prima?

Credo che da un certo punto di vista sia corretto non legittimare la mercificazione del corpo attraverso l'utero in affitto, ma al tempo stesso dovremmo provare ad immaginare sia cosa passa chi non può avere figli (anche coppie etero) e valutare soluzioni che permettano l'adozione dei tanti bambini che riempiono gli orfanatrofi in tutto il mondo in modo più snello e meno burocratico, ci sono famiglie che aspettano anni dopo che gli è stato assegnato un bambino. In questo senso vedo in modo molto positivo la proposta di portare all'esame delle camere una legge sulle adozioni, non con lo scopo di far sì che una donna partorisca per altri ma per far sì che i bambini che già sono nati e per svariati motivi non vivono con i loro genitori possano avere una casa. 
La possibilità di adottare un bambino sicuramente risolverebbe il problema per le coppie omosessuali, per le coppie di fatto e conviventi senza che siano obbligate a sposarsi e per le donne single che non volessero scegliere un partner in modo casuale, ma non risolverebbe il problema culturale delle tante coppie che vivono in zone dove il giudizio della gente pesa più delle leggi. Si ascoltano spesso storie di donne che vengono "giudicate" dal loro paesello, dalle piccole comunità in cui vivono, se non riescono a rimanere incinte o se per qualche motivo medico non riescono mai a portare a termine una gravidanza. Il giudizio è sul corpo femminile e sul presunto "dovere" della donna di essere prima di tutto madre. Una specie di vocazione, che se non c'è diventa pegno da pagare alla società per poter parlare della vita con gli altri tipo "tu non sei madre non puoi capire" o altri sterotipi di genere come "una donna ha partorito può superare qualunque difficoltà della vita". Ecco non è proprio così. Il mondo è pieno di donne che hanno partorito e non superano comunque le difficoltà, anche se dichiarano di farlo per mantenere la facciata. Fa comodo a una parte della società raccontare la donna in questo modo, come una specie di dea della fertilità da stimare in quanto tale e da far sentire una fallita se non si sente tale. Forse la cosa più utile per evitare che una donna ricorra all'utero in affitto nel caso del "giudizio del paesello" sarebbe proprio rimuovere le cause che culturalmente spingono le altre donne a giudicare la "diversa". Non "impedire dopo", ma "liberare prima" la femminilità per quello che è.
Spesso noi donne tendiamo a far finta di sentirci parte di un'unica comunità femminile uguale in tutto il mondo, ma non è così. Non siamo tutte uguali. Non lo siamo perché essere donna definisce semplicemente l'essere in un corpo femminile, ma le distinzioni culturali e le possibilità di partecipare all'ascensore sociale che derivano dal corpo in cui siamo cambiano da Paese a Paese, talvolta persino da regione a regione all'interno dell'Italia. La distinzione tra l'essere donna e l'essere uomo non deve essere un discrimine per cui l'uomo a seconda della cultura di provenienza può fare quello che gli pare perché è nato in un corpo maschile, mentre la donna deve in qualche modo essere omologata per ruoli e doveri e presunta morale in ogni parte del mondo. 
Siamo semplicemente persone. Soggettivamente diverse, esattamente come lo sono gli uomini, ed esattamente come un uomo con la stessa possibilità di scegliere razionalmente se vogliamo e possiamo riprodurci e quando farlo. 
Detto questo, ci sono usanze e modi di intendere la genitorialità che si sono modificati culturalmente anche in Italia nel corso dei decenni e dei secoli, una volta per esempio si usava che una donna che non poteva o non voleva allattare desse il bimbo in balia ad un'altra. Noi oggi considereremmo probabilmente orripilante il fatto che un'altra donna debba continuare a produrre latte come una mucca per anni per allattare figli di donne ricche a pagamento, eppure in un'epoca in cui il latte in polvere non era un'opzione era un'abitudine diffusa e un vero e proprio lavoro fare la balia, e ovviamente c'era un problema di denaro perché una povera se non aveva latte vedeva morire il proprio bambino, una ricca assumeva una balia. A me soggettivamente nel qui ed ora della mia contemporaneità continua a sembrare un trattamento da mucca.
Al giorno d'oggi troviamo assurdo che una donna non possa accedere ai mezzi anticoncezionali e alle informazioni al riguardo, fino a qualche decennio fa le donne facevano figli in quantità da animale eppure non era prevedibile una così rapida diffusione della ricerca scentifica e dell'idea ormai in noi connaturata della genitorialità consapevole. Una volta esisteva anche l'abitudine per le donne povere di abbandonare i bambini in un luogo sicuro (vicino a una chiesa o a un orfanatrofio) se non avevano i mezzi per crescerli, oggi a momenti impediscono pure alle adolescenti di lasciare il bimbo in ospedale in modo anonimo nonostante sia legalmente possibile partorire in modo anonimo - quindi usufruendo del servizio medico per non mettere a rischio la vita della partoriente né del bambino e allo stesso modo preservando la privacy della donna che potrebbe avere seri problemi se in futuro si dovesse scoprire di quel figlio.
Allo stesso modo io penso che se una donna se la sente e non ha paura - del parto etc - e magari ha già figli suoi da crescere e mantenere e proviene da una comunità in cui avrebbe come alternativa quella di prostituirsi o di vivere di stenti tutta la vita (sua e delle persone che ama), se viene adeguatamente assistita medicalmente e psicologicamente possa scegliere come guadagnare i suoi soldi pur sempre entro i termini di legge dello stato in cui si trova e sempre in modo non "fai-da-te" e non previo sfruttamento. L'importante è che sia una scelta e che sia un servizio retribuito, senza nascondersi dietro a finto volontariato che chiaramente causerebbe solo irregolarità contrattuale e mancanza di tutela.
Se una madre volesse garantire ai propri figli (quelli nati dal suo amore per il suo partner) di andare all'università o di aprirsi un'attività e per fare questo volesse guadagnare tutto d'un botto una bella cifra? Le neghereste la possibilità di fare quello che meglio crede, nei termini di legge, per dare quel futuro ai suoi figli? Come mai? Perché è troppo lontano da noi? Perché tanto non ci riguarda? O perché consideriamo "amore" una specie di croce da portare secondo la morale cattolica per cui lo schema è: 
- una se rimane incinta si deve tenere il bambino, se lo rifiuta non accetta la vita (casualmente dimenticando che l'uomo fa quello che gli pare, prima, durante e dopo)
- se non riesce a rimanere incinta in modo naturale o non vuole non è normale (ovviamente nessuno sa dare una definizione di questa presunta normalità né è interessato a farlo ma è uno status quo che serve a mantenere meglio controllata la società e il potere maschile)
- se pensa di partorire un bimbo in una clinica strapagata non è degna di essere madre (però il bimbo se lo deve tenere e non può cederlo ad altri)
- però se fa 10 figli senza precauzioni e cresce le figlie femmine represse va bene perché è la sua cultura poverina
Se non è la nostra vita, lasciamo cadere il giudizio e proviamo a vedere invece cosa si può fare per migliorare le scelte andando in direzione di più diritti per tutti e non di più limitazioni. Non giudichiamo perché ci sono delle situazioni che non abbiamo vissuto e non possiamo sapere che cos'è per un'altra donna quello che ha un significato per noi e perché abbiamo l'abitudine di pensare di essere autorizzati a scegliere per gli altri. Non lo siamo. Gli altri sono altri, non siamo noi. Hanno altre paure, altri valori, altri sogni, un'altra storia che noi non abbiamo percorso. E' bellissima la curiosità umana di comprendere gli altri e di provare ad approfondire e capire, ma non per tutti noi è la priorità di vita e non tutti possiamo capire tutto: la ricerca e la volontà di entrare nei meccanismi mentali ed emotivi altrui sono tanto più proficui quanto più supportati da una reale voglia di imparare e di amare più profondamente l'umanità in tutte le sue sfaccettature e non dal desiderio di accertarsi che nessuno cambi la realtà attuale e che nessuno tocchi le regole che fanno comodo a noi.
Aggiungo su questo punto una nota sulla 194: ho letto recentemente di un inasprimento delle sanzioni per chi ricorre ad aborti clandestini. (Qui l'articolo: l'aborto è un servizio medico ma è trattato come un problema morale). Anche qui il problema non è impedire qualcosa, ma creare le condizioni perché l'esigenza non si verifichi, permettendo un servizio sanitario adeguato.
L'anno scorso una ragazza che conosco, 22 anni, studentessa di Milano con storia a distanza da pochi mesi con un uomo molto più grande di lei e proveniente da un ambiente sociale e culturale molto diverso dal suo, ha scelto di ricorrere all'interruzione di gravidanza. Ha dovuto girare 5 ospedali di Milano per trovarne uno dove non ci fossero obiettori e dove le dessero un appuntamento in tempo utile entro il 3° mese. Nei primi due ospedali dove è stata, l'hanno accolta nell'ordine: 
- una psicologa che le ha detto che sicuramente avrebbe potuto continuare a studiare e che il bimbo lo avrebbe cresciuto bene sua madre, il tutto senza aver sentito né la madre né il ragazzo
- una dottoressa che le ha detto che se il suo ragazzo voleva tenerlo era già molto fortunata e che quindi non s'aveva da fare, il tutto senza averli mai visti insieme e dopo poche domande solo a lei
Credo che si dovrebbe andare in una direzione diversa di prevenzione di questo fenomeno incontrollabile dell'obiezione di coscienza che diventa impossibilità a usufruire di un servizio: no obiettori tra i ginecologi, dopo 6 anni di medicina prima di scegliere la specializzazione un medico sa già a cosa va incontro, tra l'altro la specializzazione in ginecologia e ostetricia è una di quelle più gettonate quindi non mancherebbero gli iscritti. Non è un'opzione che uno scelga un lavoro dopo averci pensato 6 anni e poi dichiari che una parte di quel lavoro non la vuole svolgere: cambia mestiere. L'opinione personale non è un servizio medico. Detto questo, inasprire le sanzioni può solo causare il fatto che se uno ricorre ad un aborto clandestino in caso di complicazioni non si rivolga al personale medico per chiedere aiuto, tanto più se deve pagare multe di importi che nessuno dei suoi famigliari avrà neppure a disposizione materialmente. 

sabato 20 febbraio 2016

Principi e criteri direttivi della legge delega di riforma del finanziamento pubblico dell'editoria

Il deputato Roberto Rampi (Pd) in un'intervista a Radio Radicale di Federico Punzi ci spiega i principi e i criteri direttivi della legge delega di riforma del finanziamento pubblico dell'editoria, licenziata questa settimana dalla Commissione Cultura della Camera e pronta per l'esame in aula.


G: Siamo con l’on. Roberto Rampi del PD che è relatore della riforma del finanziamento pubblico dell’editoria. Si tratta di una legge delega e in settimana la Commissione Cultura ha concluso l’esame del testo. Quando sarà discussa in aula e quali sono i principi cardine della delega?
R: Noi andiamo in aula da lunedì per la discussione generale, poi abbiamo i voti fissati in settimana dopo due provvedimenti che la precedono, e speriamo la prossima settimana di concludere. La legge nasce prendendo atto della difficoltà del settore e contiene una grande innovazione: si passa dai contributi per l’editoria al fondo per il pluralismo dell’informazione, cioè cambia lo scopo. Noi vogliamo occuparci della condizione di tante aziende e dei loro lavoratori che vivono in una situazione di difficoltà. Ma ci interessano in particolare perché legate a queste aziende che editano soprattutto piccole testate e giornali locali c’è un punto essenziale della democrazia, che è il diritto alla conoscenza e il diritto all’informazione. In tante aree del Paese se non ci fossero queste testate locali non ci sarebbe informazione, perché questo è un momento in cui tutti sappiamo cosa succede nel mondo ma sappiamo poco e tante volte sappiamo male quello che succede vicino a casa nostra. 

G: Ecco un’altra delle novità è che non potranno accedere ai fondi le testate di partito e dei movimenti.
R: Sì noi abbiamo cercato di lavorare a dei criteri di delega che uniformino il più possibile la condizione dell’accesso a questi contributi, e appunto l’idea è quella di superare intanto le vicende negative del passato che hanno danneggiato un principio importante. Oggi molti cittadini pensano che sia sbagliato dare contributi ai giornali, ai quotidiani e ai periodici perché sono rimasti colpiti dagli scandali dei quotidiani che non esistevano o di giornali che perché legati a questo o a quel gruppo politico riuscivano a prendere i contributi. Non deve essere più così. Noi pensiamo che con una riforma di questo tipo potrà accedere al contributo pubblico solo chi davvero svolge un’attività preziosa sul territorio, ha un certo numero di lettori e quindi è sostenuto dai cittadini, riesce a trovare risorse proprie ma senza un aiuto pubblico rischierebbe comunque di non farcela. Nulla vieta che queste realtà abbiano un’opinione, un punto di vista, delle tendenza, ma non c’è nessuna ragione per cui ci debba essere un trattamento particolare per un giornale di partito o di un movimento. 

G: Quindi diciamo che non c’è una vera e propria esclusione a testate che fanno riferimento a partiti e movimenti politici ma non sarà più questo un criterio per l’accesso al fondo.
R: Non è sicuramente un criterio da premiare come in passato è stato. Noi diciamo anche che è un tema da escludere nel senso che crediamo che si debba escludere il riferimento diretto. Non finanzieremo organi di partito. Ovviamente tutti i giornali hanno un loro punto di vista. Quindi ci saranno giornali che faranno più riferimento a una realtà o a un’altra. Ad esempio in questo momento dell’informazione italiana mi sembra che Il Fatto Quotidiano sia chiaramente ispirato contro il Partito Democratico e a sostegno del Movimento 5 Stelle, però non è l’organo di quel movimento. 

G: Un’altra esclusione se non sbaglio passa da un emendamento che esclude anche la grande editoria.
R: Sì abbiamo precisato in maniera molto secca per chiarire una volta per tutte alcune cose che temo anche la prossima settimana sentiremo in aula facendo riferimento ai milioni che vanno a giornali “amici del Governo”. Ora, ognuno valuti se i giornali sono amici o nemici, per me il pluralismo dell’informazione è un valore e non mi interessa. Credo che le voci debbano esserci tutte, di solito la stampa se fa bene il suo lavoro mette in discussione chi governa, e quindi va bene così. Ma detto questo i grandi giornali non prendono contributi pubblici, non ne devono prendere, non è questa la logica della legge, e noi in maniera molto esplicita e molto netta abbiamo detto che chi è legato a Spa non accederà a questi finanziamenti. 

G: Tra le fonti di finanziamento del fondo è prevista anche una nuova tassa a carico dei concessionari della raccolta pubblicitaria, giusto?
R: Sì non è una tassa a mio parere, è un contributo di solidarietà perché è tutto interno al mondo dell’editoria, quindi non sono soldi in più che vengono dati allo Stato ma si decide che una piccolissima parte di guadagni cioè lo 0,1% delle grandi società di raccolta pubblicitaria venga destinato appunto alle piccole testate locali, alla piccola editoria locale in una logica che è interna a un mercato e a un mondo dove chi riesce a reperire grandi risorse dia una mano e un aiuto ai più piccoli, ai più deboli, a quelli che rischiano invece di chiudere

G: Quanto pesa questo contributo sul totale del fondo?
R: Adesso la commissione bilancio sta facendo una valutazione tecnica, e noi probabilmente prima del voto in aula martedì avremo dei dati più di dettaglio. Bisogna raccogliere tutte le informazioni che ovviamente cambiano di anno in anno sui fatturati di queste realtà. Non è sicuramente questo il punto di svolta del fondo. Il grosso del fondo deriva intanto dai contributi già presenti oggi nella legge dello Stato che però vengono stabilizzati in questo fondo. Poi da una parte della plusvalenza del canone Rai che in parte è destinata all’abbattimento del debito pubblico, una parte a ridurre il canone a chi è in difficoltà. Era già stato previsto in legge di stabilità che una parte fosse destinata a un fondo per le tv locali. Le tv locali rientreranno in questo fondo per il pluralismo dell’informazione quindi una parte di questa plusvalenza servirà sia per le tv locali, sia differentemente per le testate locali periodiche, quotidiane, online e offline, per un pluralismo dell’informazione. 

G: Sono possibili ulteriori modifiche in aula sulla legge?
R: Credo che qualche modifica ci sarà ancora, anche perché noi abbiamo fatto un lavoro molto approfondito e molto condiviso in Commissione, abbiamo ascoltato numerosissimi esponenti di tutti i settori in audizione, abbiamo unificato due testi di legge diversi, che venivano dal Partito Democratico e da SEL, abbiamo raccolto contenuti e suggerimenti da tutte le forze politiche, anche dal Movimento 5 Stelle che si è detto da subito contrario alla legge ma che pure ha contribuito ad alcuni elementi di delega, e quindi l’atteggiamento verso l’aula è che ci sono ancora delle questioni che si possono precisare meglio, migliorare. Vedremo gli emendamenti che saranno presentati lunedì e tenteremo di recepirli, finora abbiamo fatto così.


giovedì 18 febbraio 2016

Manuale antibufala


Navigate, cliccate, date un'occhiata veloce, condividete ... titoli che attirano più dei contenuti, fretta e l'essere presenti senza esserlo: in metro, sul divano mentre si sta guardando la tv e parlando con qualcuno, al tavolo di un bar mentre si commenta una presunta notizia tra amici, è tutto un cliccare-condividere-arrabbiarsi. Ma abbiamo letto? Approfondito? Verificato la fonte? 
Ovviamente no, ci fidiamo. Che chi scrive faccia da filtro tra una fonte (esiste? qual è?) e il racconto, insomma un po' come il telefono senza fili. Vi ricordate quando si giocava al telefono senza fili? partiva "casa" arrivava "frutta" e nessuno era sordo nè aveva giù la voce. 
Ecco un mini-elenco di semplici accorgimenti per non cadere nei tranelli del web, nella condivisione facile e superficiale, nelle false notizie, insomma nelle bufale. 

Premessa: la maggior parte dei siti web campa sulla pubblicità. Qualunque tipo di pubblicità online, da google alle agenzie specializzate, frutta da 1 a 20 cent a click circa, per cui ogni volta che cliccate su una pubblicità state facendo guadagnare il sito, questo vale anche per i pop-up che si aprono a tradimento. Non cominciate a tirarvela "io ho il blocco pop-up" perché non c'entra, chi scrive sul sito sa che deve guadagnare in pubblicità, se su 100 visualizzazioni cliccano in 3 sulla pubblicità vuole dire che ha tutti lettori presunti intelligenti col blocco tutto, ma lui non guadagna una cippa.
Dettaglio: anche siti apparentemente attendibili pagano chi scrive in base alla pubblicità, e se nessuno ci clicca sopra comunque chi scrive guadagnerà 1-3 € al pezzo. 
Aggiunta: se uno ha già pattuito di ricevere 3 € al pezzo, e poi deve pubblicare la rettifica, la smentita, la controdichiarazione etc. guadagnerà 12 € invece che 3 € per cui comunque è incentivato a scrivere cose false così fa 4 pezzi invece che 1.

Detto questo, come capire se la presunta "notizia del secolo" spacciata come verità assoluta e inconfutabile è in realtà una bufala?

- Prima regola, ripulire la notizia o presunta tale da tutte le parole che appartengono al registro linguistico dell'opinione personale e non dei fatti. Ad esempio parole come "rapina", "uccidere", "ladri", "servi di", parole scurrili etc. appartengono all'opinione di chi scrive. Sono sicuramente legittime, ma per capire che cosa vi viene detto se il linguaggio non è appropriato allo scritto, togliete le opinioni di chi scrive e capite il contenuto effettivo. Verificate che le parole coincidano con il fatto riportato, per esempio la storia dell'adeguamento all'ISEE delle pensioni di reversibilità è stata riportata da alcuni siti come "l'ultima della spending review: eliminare le vedove" cosa destinata a generare nell'immaginario collettivo la visione di una povera vecchina di 90 anni (perché alla parola vedova ciascuno di noi associa la prima vedova che gli viene in mente) moribonda - perchè c'è scritto "eliminare". Potete verificare qui al punto 1.B la frase originaria del disegno di legge.

- Guardare sempre più di un sito se non vi pare del tutto oggettiva la prima fonte che avete consultato. Soprattutto se la prima fonte in cui siete incappati ha un url come piovegovernoladro.it o nessunovelodirà.boh che non danno esattamente la sensazione di essere siti affidabili. 

- se non siete certi dell'affidabilità del sito o blog, date un'occhiata alle altre notizie lì riportate. Se si parla di avvistamento di UFO o di scie chimiche, state certi che l'autore frequenta un ottimo pusher.

- Verificate se la notizia è già stata inserita su bufale.net un portale creato appositamente per raccogliere bufale e spiegare da dove ciascuna ha origine.

- Verificate la data in cui è stato pubblicato l'articolo, a volte le bufale si ripropongono a distanza di anni. Un caso emblematico, la storiella uscita nel febbraio 2014 sul fatto che sarebbe stata tolta la storia dell'arte dalle scuole, bufala già smentita ed inoltre riferita ad un proposta addirittura di un governo precedente al 2013, che nulla ha a che fare conl'attuale assetto della riforma della scuola che tra l'altro prevede un aumento degli insegnanti nell'ambito arte-musica del 26%, ma che puntualmente riprende a girare su tutti i social possibili e causa scandali e minacce all'indirizzo di non si sa bene chi. 

- Soprattutto quando un tema non vi interessa di persona perché non è parte delle vostre vite, abbiate il beneficio del dubbio: una notizia apparentemente tragica e apparentemente "vera" ma che riguarda un gruppo di persone a cui non appartenete, siate sempre cauti: non sapete per che motivo quella notizia potrebbe essere stata riportata in quel modo. Per esempio, se gridano allo scandalo perché ci sono troppe persone che non raccolgono i bisogni del cane nel tal parco, e voi non abitate in quella città né siete in possesso di un cane, dal momento che non conoscete la situazione - reperibilità sacchetti, presenza area cani, cultura locale - lasciate perdere, non vi scaldate troppo. Se vi dicono che una misura serve a prevenire il lavoro nero in alcune zone d'Italia e per alcune fasce di popolazione e voi siete dei fighetti altoborghesi brianzoli abituati a lavorare per 2.000 € al mese a tempo indeterminato da 30 anni e frequentate solo persone come voi perché chi non ha un'identità professionale conclamata lo guardate dall'alto in basso (ma lo aggiungete su facebook per cui leggere gli articoli che condivide e siete pure così ingenui da pensare che tutto ciò che è su internet sia vero), evitate di condividere indignati, perché non avete la più pallida idea di come funziona la vita degli altri in questo senso, non avete idea se quella realtà descritta possa essere vera, la vostra capacità di sopportare le ingiustizie termina nella coda della business class di malpensa e non conoscete cosa ha spinto chi scrive a sbraitare arrabbiato nè l'idea che sta dietro al provvedimento riportato. L'obiettivo delle bufale è proprio quello di far sì che le persone indignate condividano il più possibile un articolo per generare introiti pubblicitari.

- Non fermatevi mai al titolo. Spesso il titolo inizia con: "che schifo, ecco cosa è successo ieri ..." se non ci cliccate sopra non leggete nulla e sicuramente avranno messo un'immagine che serva a generare schifo abbinata - soprattutto quando si tratta di cani o gatti - ma prima leggete l'articolo. Spesso l'articolo dice qualcosa di completamente diverso da quello che il titolo lascia intendere. Un esempio diverso, ma di un noto e rinomato giornale: la storia di una bimba di Firenze riportata come "la bimba malata non può andare a scuola perché i compagni non si vaccinano" leggendo l'articolo si evinceva che si trattava di vaccini non obbligatori e in più che infine avevano trovato una soluzione, ma nei commenti si son lette frasi come "togliete la patria podestà a quei genitori" da parte di ragazzine dell'università, diatribe filosofiche sul diritto allo studio violato da qualche settimana a casa d'inverno (noi come facevano? tutti bocciati per una varicella?) e minacce all'estinzione della specie umana se uno non è d'accordo.

- Seguendo lo spunto di non fermarsi mai al titolo: se non siete in grado di leggere la notizia, non condividete. Spesso le notizie non vengono lette o per fretta, o perché si stanno facendo 3 cose contemporaneamente, o perché si ha schifo proprio dell'immagine di copertina soprattutto se si tratta di decapitazioni dell'ISIS o di violenze sulle donne, e si condividono articoli che iniziano con "tutti devono sapere" ma in realtà siccome vi faceva ribrezzo l'immagine voi non avete neppure letto - io confesso di non aprire mai articoli in cui ci sono immagini di coltelli, impiccaggioni, volti tumefatti in copertina. Evitate che siano i vostri contatti social ad aprire il link, se non avete verificato cosa c'è dentro l'articolo vero. Non pensate che quello che c'è dentro sia vero a prescindere e che qualcuno dei vostri contatti ne avrà beneficio leggendo anche se voi avete avuto lo stomaco chiuso dall'immagine di presentazione, perché in realtà non sapete quali informazioni contiene effettivamente il testo completo.

- Non investite sulla rabbia, se potete investire sullo studio, la comprensione, l'approfondimento: se non sapete nulla di malaria, di ebola, di dazi doganali, di come si vive a 2.000 metri 14 tornanti sopra l'arrivo dello spazzaneve comunale, di quali sono le consuetudini di vicinato in altre aree d'Italia, ma l'articolo vi sembra che riporti un qualcosa di interessante, cogliete l'occasione per verificare altre fonti, approfondire, leggere qualcosa sul tema. Magari cercando un sito specializzato o prendendo un libro in biblioteca: approfondire spesso è gratis ma fa bene a formarsi un'opinione seria prima di diffondere o commentare a sproposito. 

- A pensar male si fa peccato ma ci si azzecca: se sono riportati nomi di grandi aziende intelligenti e rinomate in modo altisonante, è possibile che stiano cercando di farsi pubblicità in modo spontaneo e gratuito sfruttando il web e innescando un meccanismo di condivisione. Ad esempio la notizia "la Apple si oppone alla richiesta di sbloccare l'iphone del terrorista di San Bernardino" che sia vera o falsa poco importa - anche perché non è in alcun modo verificabile da voi visto che né la Apple né l'FBI presumibilmente racconteranno i fatti propri a qualunque fonte. Serve a pubblicizzare Apple generando nei potenziali consumatori l'idea che protegga meglio la privacy dei clienti. Sono sicura che l'FBI sarebbe perfettamente in grado di assumere un hacker, ma per la Apple far credere di essere in grado di proteggere fino a quel punto i propri clienti è solo un vantaggio, quindi non diffondete la notizia se siete contrari alla cosa - il web pullula in questi giorni di finti santi scandalizzati - perché tra i vostri 700 finti amici di facebook c'è qualcuno che domani sceglierà iphone non perché la notizia è vera, non perché è una bufala, ma proprio perché voi l'avete condivisa, quindi avete fatto marketing gratis a un'azienda che ha un capitale sociale pari a quello di uno stato.


mercoledì 17 febbraio 2016

‪#‎Unite4Heritage‬ nasce la Task force italiana a difesa del patrimonio culturale.

Si è tenuta ieri mattina a Roma alle Terme di Diocleziano la presentazione della task force italiana “Caschi Blu della cultura”. (Qui il video)
“L’Italia si conferma una grande potenza culturale – dichiara il Ministro Franceschini -  in grado di assumere importanti incarichi in ambito internazionale sotto le insegne Onu per la tutela del patrimonio culturale mondiale. L’accordo di oggi suggella un percorso cominciato all’Expo, quando il 1 agosto 2015 oltre 80 ministri della cultura siglarono la Dichiarazione di Milano per la difesa dei beni artistici, storici e archeologici minacciati dalla distruzione, proseguito all’Assemblea Generale dell’Onu di settembre con l’intervento del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e formalizzato con l’approvazione della proposta italiana da parte del Consiglio esecutivo Unesco il 17 ottobre. Un successo italiano nel nome della difesa della cultura e della civiltà”.

Un momento di passaggio significativo, dall’idea alla concretezza, dalla volontà di proteggere la cultura alla capacità di mettere in atto questa volontà, in una sinergia tra Ministero dei Beni Culturali, Ministero degli Esteri e Ministero della Difesa.
“Si colpiscono dei simboli per due ragioni – ci ricorda il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni - per colpire la cultura, l’istruzione, la capacità delle persone di crescere nella consapevolezza. Ma oltre a questo c’è un obiettivo più insidioso, che è quello di cancellare, attraverso la distruzione di simboli, la diversità e il pluralismo che si sono sviluppati nel corso dei secoli. E’ una sorta di pulizia culturale che si vuole fare e sappiamo quanto acuto sia questo allarme dai cristiani della piana di Ninive alle minoranze Yazide alle tante realtà intorno a noi.”

Il ministro degli esteri Paolo Gentiloni

“Questa è l’Italia che fa l’Italia e di cui possiamo essere orgogliosi”
La tutela della cultura quindi come tutela del passato e insieme tutela del futuro, protezione della memoria perché l’identità di un popolo possa svilupparsi in futuro nel rispetto della propria complessità. E’ orgogliosa dell’operato italiano Irina Bokova, direttore generale dell’UNESCO: “Noi in questo momento stiamo testimoniando un dramma che colpisce l’umanità a livello mondiale, si tratta di uno o più attacchi deliberati al nostro patrimonio e ai nostri beni culturali e al nostro senso comune di cos’è l’umanità, di cosa significa vivere insieme e condividere gli stessi valori. Ricordiamo che l’Italia ha 51 siti che sono patrimonio dell’umanità e migliaia di esperti di beni culturali, per non parlare dell’Arma dei Carabinieri che ci aiuta e si adopera per fermare il traffico di opere d’arte. Stiamo aprendo un nuovo capitolo delle relazioni tra l’Unesco e l’Italia e un nuovo capitolo della protezione dei siti a rischio.”
E continua: “Il patrimonio culturale non è solo la bellezza, il patrimonio culturale è la nostra identità”.
Il primo nucleo italiano dei caschi blu della cultura #CaschiBludellaCultura
Soddisfatto il parlamentare del Partito Democratico Roberto Rampi, in Commissione Cultura alla Camera: “L'Italia e l'Unesco insieme hanno dato vita alla prima task force di caschi blu della cultura. Esperti e Carabinieri che combatteranno il traffico di beni culturali, difenderanno il patrimonio, interverranno in zone colpite da disastri naturali. Un risultato concreto e straordinario. Quando presentai la prima interrogazione su questo tema in Parlamento - aggiunge Rampi - mai avrei pensato che in tempi così rapidi si riuscisse ad arrivare alla fase operativa. Ancora non c'era stata Palmira. Ma c'erano state le distruzioni di Mosul, il traffico di reperti, la fuga delle nostre missioni archeologiche dalla piana di Ninive. L'Italia c'è e ha fatto la sua parte. E dopo la risoluzione parlamentare attraverso le decisioni prese prima a Milano Expo e poi all'assemblea dell'Unesco oggi quell'idea, quel bisogno diventa realtà."
“La tutela del patrimonio culturale - conclude l’on. Rampi - è lotta a una delle principali fonti di finanziamento del terrorismo e al tempo stesso la difesa della diversità culturale, della convivenza tra culture che è il vero nemico che il terrorismo combatte”.


                                           la presentazione del Mibact del progetto


venerdì 12 febbraio 2016

Solidarietà ai lavoratori della STAR di Agrate

Riporto il comunicato stampa dei sindacati sulla situazione della Star di Agrate Brianza, azienda leader del settore alimentare.

Gravissime provocazioni alla STAR di Agrate

“L’invocazione della GB Foods Star di Agrate alla responsabilità sociale è una millanteria. La responsabilità sociale dei lavoratori e di CGIL CISL UIL è finita nel momento in cui l’azienda sceglie la strada della provocazione aperta nei confronti dei lavoratori, delle bugie sulla strategia industriale, delle promesse non mantenute reiterate”. Questo il messaggio centrale che Maurizio Laini, segretario generale della CGIL MB, lancia in occasione della conferenza stampa sui recenti annunci di Star che prefigurano esuberi e dismissioni dell’attività produttiva ad Agrate.
Star è un brend storico della Brianza: 246 lavoratori occupati su quello che fu un sito straordinariamente grande e importante (220.000 metri quadri di superficie, tanti per ospitare 3500 lavoratori quindici anni fa) oggi quasi deserto. Dadi per brodo, infusi e sughi per pasta le produzioni rimaste: quelle innovative – a partire dal brodo liquido – realizzate in Spagna o in Polonia e commercializzate in Italia come italian food.
Mentre CGIL CISL UIL e i lavoratori attendevano risposte sul piano industriale che rilanciasse le produzioni, Star ieri mattina ha incontrato il Ministro Guidi e senza i Sindacati ha annunciato 35 esuberi (licenziamenti) entro giugno e altri trenta nei prossimi mesi. Salvo promettere 25 milioni di investimenti sul sito. E nel pomeriggio mentre si svolgeva un incontro tra CGIL CISL UIL, Assolombarda e l’azienda a Monza, ad Agrate la Star convocava gli operai e annunciava i licenziamenti. Il Sindacato abbandona il tavolo in corso si trova davanti giornalisti e agenti della Digos: “Allora qualcuno sapeva, e ha mobilitato le forze dell’ordine. Sapeva di questa provocazione diretta ai lavoratori! Che ovviamente sono subito scesi in sciopero e hanno manifestato dentro e fuori l’azienda ieri pomeriggio stesso” raccontano i sindacalisti presenti alla conferenza stampa. “il comportamento del Gruppo, dell’Azienda e di Assolombarda è stato devastante sul piano delle relazioni sindacali - aggiunge Laini – e deliberatamente conflittuale con i lavoratori. Diretto. Autoritario. Terribile, anche nei confronti delle loro famiglie”.
A giudizio di CGIL CISL UIL gli investimenti annunciati non serviranno a finanziare un piano industriale che non c’è (c’è invece, da subito, il licenziamento di 65 persone e la dismissione di metà della produzione ad Agrate) ma a valorizzare l’area dal punto di vista immobiliare. I sindacalisti aggiungono che “il sito va verso la trasformazione d’uso; quel che interessa alla multinazionale è il brend ancora straordinariamente ricco (“STAR”) e capace di coprire produzioni fatte altrove”.
Le tre confederazioni sindacali hanno annunciato la sospensione delle relazioni sindacali con Assolombarda fino ad un necessario chiarimento; una richiesta al Mise di incontro sul piano industriale;  un volantinaggio (mercoledì al mercato) e un’assemblea pubblica (nei prossimi giorni) ad Agrate perché “a soffrire è un intero territorio e la sua vocazione industriale e manifatturiera”; il coinvolgimento dell’Amministrazione Comunale e dei parlamentari locali (l’on. Roberto Rampi ha già avanzato un’interrogazione parlamentare dedicata e l’on. Davide Tripiedi ha esplicitato vicinanza); la mobilitazione visibile dei lavoratori della Star anche se la prossima settimana saranno tutti in cassa integrazione.
Il testo dell'interrogazione parlamentare presentata dall'on. Rampi
Matteo Casiraghi, segretario generale della FLAI CGIL MB ha concluso che “il disprezzo dell’azienda dimostrato nei confronti dei lavoratori merita una risposta di mobilitazione adeguata. Non possiamo più credere alle favole narrate da chi per primo si pone sulla strada del conflitto e dello scontro. Proveremo con tutti i mezzi a salvare i posti di lavoro: certo è che si è rotto uno sforzo di collaborazione e si è stracciata tutta la disponibilità al dialogo che FLAI, FAI e UILA hanno sempre dimostrato ai tavoli…..”.

Monza, 11 febbraio 2016

martedì 26 gennaio 2016

La vita è più ricca delle definizioni in cui la vorreste costringere #UnioniCivili

Cari amici spaventati dall'idea che lo Stato possa vedere riconosciuti i diritti altrui: questo non toglierà nulla ai vostri diritti. E provare a privare gli altri della loro libertà non renderà le vostre vite meno squallide, non renderà i vostri matrimoni più felici o sicuri, non vi risparmierà dall'onere di rispondere a una domanda di un bimbo sull'amore o sulla sessualità.
In Italia c'è un divorzio ogni 5 matrimoni, una separazione ogni 3, e meno male che è stata approvata la legge che riduce i tempi per il divorzio da 3 anni a 6 mesi ed evita lungaggini estenuanti dal punto di vista burocratico e psicologico. Gli italiani sono in cima alla classifica mondiale del turismo sessuale, e si stima che 2,5 milioni di italiani vadano con prostitute ogni anno, un dato al ribasso che non può essere in alcun modo certo perché la prostituzione è ufficialmente illegale - in modo che le prostitute non paghino le tasse a differenza di quanto avviene, per esempio, in Germania. Ovviamente secondo voi il problema della famiglia sarebbero le unioni civili e l'adozione di un bambino nato da uno solo dei due partner da parte dell'altro. 
Il compito della legge non è consentire a una persona di fare un figlio al di fuori della coppia, questo è possibile dalla preistoria è sempre bastato scegliere un altro partner per la riproduzione, in epoca pre-test del DNA era presumibilmente anche più facile e frequente. Il compito della legge non è quello di gestire la morale seconto un punto di vista religioso, che è per sua stessa definizione un punto di vista parziale in quanto appartenente solo a chi in quella religione crede, ma quello di normare nel modo migliore qualcosa che già esiste nelle consuetudini. La legge sull'aborto non ha reso possibile gli aborti, ha solo evitato che fossero abusivi, clandestini e quindi pericolosi per la salute fisica e psicologica della donna. La legge sul divorzio non ha consentito a un amore di finire, sarebbero finiti comunque innumerevoli amori, ha solo sancito che questo è legale e ha permesso a molte donne di liberarsi di situazioni di violenza e a molte persone, uomini e donne, di vivere più felici consentendo ai figli di crescere in modo equilibrato avendo come modelli adulti soddisfatti, pieni di vita e in grado di affrontare il cambiamento. 
1974 propaganda DC per il referendum abrogativo della legge del divorzio

Immaginate in che Paese vivremmo ora se la battaglia di Fanfani fosse stata vinta. Rileggete quella frase ora "la sua famiglia è la sua serenità" e inorridite, perché avete già avuto modo in questi decenni di scoprire che in realtà non è così. Non che all'epoca non si sapesse, ma forse a qualcuno non era chiaro o era consuetudine vivere nella finzione.
Ecco, sabato scorso nelle piazze italiane persone di ogni orientamento sessuale si sono mobilitate per chiedere all'Italia di essere europea, e semplicemente di legiferare su una realtà che esiste da sempre e che in tutta Europa è già stata regolamentata, da noi ancora no.

le piazze arcobaleno di sabato scorso


In ogni ambito della vita, ciascuno di noi può essere diverso.  Diverso per natura, bisogni, esigenze personali. Diverso nell'approccio al lavoro, al viaggio, alla concezione della religione, alle idee politiche. La soggettività ci rende ricchi, la peculiarità delle esperienze individuali ci rende unici e quindi ci permette di crescere nel confronto con gli altri. Esiste da sempre un desiderio di una parte della società di far sentire il diverso colpevole o in qualche modo "tenuto ad omologarsi": quando un genitore sceglie di non battezzare i figli, nella società italiana riceve pressioni per battezzarli anche se non credente perché è considerato "opportuno". Le abitudini e i comportamenti considerati normali tuttavia cambiano a seconda dei Paesi, e dipendono principalmente da quello che la maggioranza della popolazione mostra apertamente di sé. Per esempio, in Italia è considerato normale coprire i bimbi dal freddo e tenerli chiusi in casa d'inverno per paura che si ammalino, addirittura è considerato da madre degenere portarli fuori nella neve in modo libero, mentre in Scandinavia esiste da sempre l'usanza di far dormire i neonati ben vestiti all'aperto per rinforzare il sistema immunitario, ed entrambe le abitudini sono considerate normali e il diverso "strano". In Gran Bretagna e in generale nel mondo anglosassone, è considerato normale frequentare l'Università lontano da casa e avvalendosi del prestito di una banca per non avvalersi dei soldi di famiglia. Questo accade abitualmente anche per chi cresce a Londra e ha 20 università a portata di metro. In Italia è considerato normale fare 2 o 3 ore di treno per raggiungere l'università più vicina continuando a vivere in paesini sperduti e il fatto di fare l'università lontano è possibile solo per chi ha una famiglia alle spalle che sostiene il progetto, gli altri nel caso rinunciano a studiare. Non sarebbe ora di pensare che forse gli altri non sono tutti sbagliati? Che se uno vuole andare a convivere senza sposarsi, non toglie alcun diritto alle coppie sposate e non deve essere ostacolato? Che se uno è omosessuale, dal momento che è la sua natura e non una scelta, lo sarà comunque con o senza il permesso del prete di turno, e che è semplicemente più corretto dal punto di vista legislativo che possa essere assistito dalla persona che lo ama se si trova in ospedale senza bisogno di chiedere il permesso ai famigliari?  
Credo che l'iter che sta seguendo la legge sia il migliore possibile: una legge parlamentare su cui quindi non si pone la fiducia e con libertà di voto in modo che sia il più forte possibile. Una regolamentazione reale di una situazione di fatto già esistente, valida per coppie etero e omo, che superi la volontà della Chiesa e con buona pace degli avvocati divorzisti. 
Tra l'altro trovo che siano state molto utili le battaglie portate avanti in questi anni da tutti coloro che hanno scelto di vivere apertamente in modo diverso. Convivendo e non sposandosi, dichiarandosi apertamente omosessuali o più semplicemente dichiarando che andavano all'estero a concepire un figlio in provetta perché non erano in grado di farlo col proprio partner, sono scelte che essendo espresse possono aiutare anche altri a vivere in modo pieno e riconosciuto la propria vita, senza sprecarla con scelte di facciata. Spero accada presto anche in altri ambiti come quello della scelta di non battezzare un bambino quando non si è effettivamente cattolici o la scelta di comportarsi da mamme esattamente come un uomo per quanto riguarda la responsabilità e la gestione dei figli. Scelte che se espresse possono evitare ad altre persone di dover subire ingiustizie per l'intera vita, perché aiutano i simili a riconoscersi come tali e a non sentirsi pesci fuor d'acqua in questa società così indietro seppur geograficamente in Europa.

 
Loretta Goggi, Maledetta primavera 

“Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo, ma poi ho pensato che ci sono così tante persone nel mondo, ce ne dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh, spero che tu sappia, se sei lì fuori e stai leggendo questo, che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te” (Frida Kahlo)

mercoledì 20 gennaio 2016

L'omofobia e la tv spazzatura


Cosa non vi sembra normale in questo annuncio? il casting di Ciao Darwin, sul sito della Film Commission Torino Piemonte, ha cercato per il suo programma "persone contrarie all'integrazione degli stranieri in Italia" e "persone contro i diritti delle unioni gay".
La presa di posizione di Canale 5 si commenta da sola.

martedì 19 gennaio 2016

I 500 euro per Francesco, per Carmela, per Raul #500euro ai diciottenni

Francesco ha 17 anni, va per i diciotto quest'anno. Vive a Rozzano, alla periferia di Milano, e ha lasciato la scuola dopo la terza media. Non aveva voglia di studiare, in più lo avevano bocciato, gli amici più grandi passavano le giornate al parchetto e quella scuola era diventata un peso. I suoi genitori non leggono le bollette quando le ricevono e portano gli esami del sangue dal medico in busta chiusa perché glieli spieghi. Non leggono i sottotitoli della tv, la mamma è un po' presbite ma passa la giornata a cucinare e non ha voglia di prendere gli occhiali. In casa non girano blocchi di appunti o agende, neanche accanto al telefono, né libri se non i testi scolastici delle sorelline, che frequentano ancora la scuola dell'obbligo ma per Francesco sono più che altro un fastidio infatti sta fuori casa il più possibile. Fa l'idraulico a tempo perso, un po' con contratto a chiamata, un po' in modo irregolare, e di norma non legge nulla. Domani, con 500 euro da spendere solo in cultura, porterà una ragazza al cinema, visto che al parchetto con gli amici la tipa si annoia. Comprerà un libro di favole per il compleanno della sorellina, del resto è un po' come se fosse gratis, i soldi li deve spendere in libri e il regalo deve farlo un po' per forza. Cos'è la cultura per Francesco? Non esiste in realtà, non ne ha mai sentito parlare se non come quell'argomento palloso della seconda serata in tv o su quel canale di sky che il padre non ha messo nel pacchetto calcio perché tanto non lo avrebbe guardato nessuno, ma tutti i suoi coetanei hanno il bonus e sente che andare al museo è diventato una moda. Ormai insomma è trendy per i nati nel 1998. Non gli interessa, pensa che sia noioso, ma ci va comunque in compagnia e ne esce dopo aver scoperto qualcosa di più sulla fotografia in bianco e nero o sui Navigli di 80 anni fa. Gli serve a fare meglio l'idraulico? Forse non nell'immediato, ma sicuramente in futuro avrà più possibilità di leggersi le bollette da solo e di guardare gli esami del sangue e capirli - almeno fintanto che non ci saranno problemi - e di dare un occhio ai sottotitoli della tv.

Carmela ha 18 anni, fa la cameriera in un bar. Non le è mai piaciuto studiare, era una di quelle cose per secchione sfigate, mentre lei voleva solo uscire con i ragazzi ed è cresciuta in un paesino sul lungomare in Calabria dove per essere notate sembrava obbligatorio avere un bel fisico, bere tanto alcol e avere un sacco di borsette e sandali firmati. Inutile spiegarle che gli uomini non guardano la marca della borsetta e che se anche non hai i tacchi ma hai il cervello potrai almeno sostenere una conversazione, i ragazzini che ha sempre frequentato Carmela non sono così. Lavorano in modo un po' precario, se ne girano col motorino senza casco e le ragazze che parlano troppo gli fanno un po' paura.
Ora sa che potrà spendere 500 in musei e attività culturali, in realtà non ci sono musei interessanti in zona i pochi di cui sa l'esistenza sono quelli in cui l'avevano già portata in gita a scuola, ma li aveva trovati noiosi. Però siccome ha i soldi da spendere comprerà dei libri. Non di alto livello, solo romanzetti o best seller e alcuni li lascia a metà o li regala perché non le piacciono molto, però legge. Legge, ogni giorno, ogni settimana. Questo non la toglie dalla sua realtà. Fra qualche anno, Carmela rimarrà incinta e la spingeranno a metter su famiglia ma lei non è d'accordo. Vorrebbe stare a casa con la famiglia d'origine, ma le rompono le scatole e la pressano per vivere inquadrata in un sistema che prevede che lei si sposi e cresca il bimbo con un pazzo ubriaco a cui non importa nulla del bambino, per di più possessivo. Ha letto storie di donne indipendenti, e pensa di riprendere a lavorare. Anche con un bimbo piccolo, decide di mettere un annuncio sui social network "cerco lavoro". Sono sicura che Carmela, avendo letto tanto negli ultimi mesi e anni perché i romanzi d'amore le piacciono, riuscirà a scrivere un annuncio migliore di quello che ho trovato ieri su Facebook:




Raul ha 18 anni, è sempre andato a scuola e ora sta facendo l'IPSIA ma è un po' indietro con gli studi, lo hanno bocciato un paio di volte. E' svogliato, non gli piace studiare, ma si tira avanti perché gli hanno detto che col diploma avrà un lavoro migliore. In realtà gliel'hanno detto dei tizi al bar, i suoi genitori non glielo dicono, con i suoi amici la cosa non è neppure argomento di conversazione. La mamma è venezuelana, il papà italiano ma è sempre fuori casa per lavoro. E' bilingue perché in casa con la mamma parla spagnolo, ma è nato in Italia ed è cresciuto qui. Frequenta principalmente la comunità sudamericana del suo quartiere. Una realtà  particolare, dove ci sono tante persone integrate e qualche bullo che tiene le fila del gruppo in malo modo. Possiamo ritenere che se Raul non studiasse sarebbe pienamente integrato in quella compa e farebbe parte appieno di un quartiere a maggioranza sudamericana? Ma Raul non è perfettamente integrato né a scuola né nella compa, perché è metà italiano e metà sudamericano e in fase di crescita sta scegliendo che strada prendere. Non sa di star scegliendo, non sa neppure quali siano le opzioni, ma è curioso e vuole scoprire il mondo. Domani, con il bonus da 500 euro in mano, andrà con dei compagni di classe a vedere un museo. Non era mai stato in un museo, ma questo sembra interessante, gli permette di scoprire un'altra storia della città dove è cresciuto e di cui aveva visto solo il punto di vista dei bulli e quello della scuola. Dopodomani incontra una ragazzina dolce e simpatica, lei fa l'istituto d'arte, e gli parla di cose che conosce poco. Vuole conquistarla e decide di andare a visitare un po' di musei in città. A nulla serve, lei ama l'arte e li ha già visitati tutti ma la settimana dopo vanno insieme al museo del fumetto. Scoprono insieme una nuova passione comune e costruiscono un progetto artistico: lui inventa storie basate sulle sue vacanze estive in Venezuela, un mix di ricordi, fantasia e idealizzazione di un mondo che in realtà non ha mai conosciuto a fondo ma che si porta dentro attraverso la madre, che è un mondo del tutto lontano e immaginario per la ragazzina che li traduce in disegni e inventa una storia a fumetti portando l'immaginazione nella sua arte.





martedì 12 gennaio 2016

On. Rampi: a Istanbul il fondamentalismo ha colpito ancora cultura e bellezza

 
La moschea blu di Istanbul - foto da Wikipedia


"Istanbul è da oltre 2000 anni un punto di incontro e convivenza di culture, fedi, religioni. Un ponte naturale, fisico, culturale tra Europa ed Asia, tra Europa e vicino Oriente. Un modello di convivenza che ha resistito anche a momenti difficili della storia. Per questo oggi il pensiero di ogni uomo di cultura, di ogni democratico non può che essere per Istanbul, per le vittime, per i suoi cittadini, per il suo futuro. Ancora una volta il fondamentalismo colpisce la cultura, la bellezza, e il turismo culturale. Piazza Sultanhamet, uno dei luoghi più belli e più densi di storia del mondo. A noi spetta reagire non cadendo nella trappola dell'odio ma tendendo la mano ai tanti che insieme a noi, di ogni credo, di ogni etnia, di ogni cultura credono nella convivenza tra i popoli, nel l'incontro di civiltà".
Così Roberto Rampi, deputato del Pd in Commissione Cultura della Camera, sui tragici fatti di oggi.

domenica 10 gennaio 2016

Rodotà, il divenire universale dell’autonomia individuale

Riporto un articolo scritto da Roberto Ciccarelli per Il Manifesto il 7 gennaio 2016 


Saggi. «Diritto d’amore» di Stefano Rodotà per Laterza. Dalle unioni civili alla laicità dell’istruzione. Un libro che segnala come la legge non può colonizzare la vita affettiva e la sessualità di uomini e donne. L’amore non rinuncia al diritto. Lo usa come un mezzo per realizzare una sua pienezza. Questo è possibile perché la sua storia è storia politica.


È arduo per un giurista parlare del diritto di amare, dato che la disciplina che rappresenta ha usato l’amore come premessa di un progetto di controllo delle donne, ridotte a proprietà del coniuge, mentre la politica continua a decidere sulla vita di uomini e donne. E tuttavia, scrive Stefano Rodotà nel suo ultimo libro Diritto d’amore (Laterza, pp.151, euro 14), l’amore non rinuncia al diritto. Lo usa come un mezzo per realizzare una sua pienezza. Questo è possibile perché la sua storia è storia politica.
Proprietà, credito e obbedienza: questa è la triade usata dal «terribile diritto», il diritto privato, per assoggettare l’amore – e la vita delle persone — alla razionalità dello Stato e al dominio della legge. Rodotà conduce da sempre una critica instancabile a questo modello. Per lui il diritto d’amore, come tutti i diritti, non nasce dall’arbitrio soggettivo, né da un fondamento naturalistico, ma dal legame tra il diritto e la realizzazione di un progetto di vita. Il diritto è legittimato dalle persone che decidono di riconoscerlo e lo usano per affermare l’autonomia e la libertà di tutti, non solo la propria.
Ciò non toglie che il diritto e l’amore, il desiderio di unirsi a un’altra persona, indipendentemente dal suo sesso, mantengano una distanza irriducibile. Quasi mai, infatti, il diritto è un complice della vita. Anzi, esiste per disciplinare gli affetti e per creare il modello del cittadino laborioso, maschio, proprietario. L’amore, invece, non sopporta regole o norme. Preferisce crearle da sé, nell’esperienza delle relazioni, seguendo un divenire che difficilmente può essere contenuto in un’unica disciplina valida per tutti. Per questa ragione il diritto ha preferito confinare «l’amore senza legge in uno stato di eccezione», come ha scritto un grande giurista francese, Jean Carbonnier.

L’autonomia irrinunciabile

In questo stato di eccezione prevale l’originaria ispirazione del diritto privato – cioè la riduzione della passione a cosa e della persona a proprietà di qualcuno. Orientamenti presenti ancora oggi in alcune sentenza della Corte Costituzionali o in fatali decisioni come quella sulla legge 40 sulla fecondazione assistita approvata dal governo Berlusconi.
A tutela dell’autonomia e della libertà delle persone, Rodotà usa la Costituzione e dai suoi articoli fondamentali traccia un uso alternativo del diritto che distrugge i valori di cui la stessa carta fondamentale è espressione. A questo punto è quasi inevitabile per il giurista raccontare la storia dei movimenti che hanno fatto esplodere il perimetro formalizzato dei poteri e della legge nel secondo Dopoguerra. Prima il movimento femminista, oggi i movimenti Lgbtq a cui Rodotà dedica un intero capitolo. Il diritto di amare è diventato una questione politica di rilievo perché alimenta la ricerca dell’autonomia delle persone. Il conflitto è emerso, fortissimo, sulle unioni civili come, di recente, hanno dimostrato i movimenti Lgbtq che hanno organizzato una «marcia dei diritti» per criticare l’insufficienza, addirittura le potenziali discriminazioni presenti nel disegno di legge Cirinnà che il governo intende approvare.

Storia di un incontro

In questa partita rientra anche il conflitto sull’educazione alle differenze nelle scuole: da una parte, c’è un movimento vasto che sostiene la laicità dell’istruzione pubblica e la critica dei ruoli sessuali per tutelare la libertà dei bambini e degli insegnanti. Dall’altra parte, c’è una reazione furibonda che attraverso il meme dell’«ideologia del gender» – una narrazione tossica strumentale e infondata – ha saldato un ampio movimento conservatore con le istanze più reazionarie del cattolicesimo e mira a colpire la laicità dell’istruzione e la libertà nelle scelte d’amore.
Come accade nei suoi libri, Rodotà unisce la storia dei movimenti a quelle della Costituzione italiana e della carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea alla quale ha contribuito. L’incontro con i movimenti serve al diritto per «conoscere se stesso, il proprio limite, l’illegittimità di ogni sua pretesa di impadronirsi della vita – scrive Rodotà -. Emerge così uno spazio di non diritto nel quale il diritto non può entrare e di cui deve farsi tutore, non con un ruolo paternalistico, ma con distanza e rispetto». Dal punto di vista dei movimenti, il diritto serve a riconoscere e a coltivare una tensione nel darsi regole che possono cambiare, seguendo una geometria delle passioni interna alle relazioni tra il soggetto e la sua vita.
In questo quadro è fondamentale il ruolo delle minoranze: il movimento omosessuale, insieme a quello femminista, quello Lgbtq, interpretano lo stesso modo di fare politica: per vincere i movimenti si coalizzano con altri soggetti attivi nella società al fine di ottenere un riconoscimento sociale e istituzionale. Le conquiste sulle libertà personali sono valide per tutti, come hanno dimostrato l’aborto e il divorzio. Il diritto d’amore si inserisce in questa nobile vicenda e risponde a un’esigenza che ha dato il titolo a un altro, notevole, libro di Rodotà: il diritto ad avere diritti.

Tensioni singolari

Auspicio, affermazione performativa, atto di cittadinanza: il diritto ad avere diritti è una formula che caratterizza l’azione coordinata delle minoranze e afferma i diritti universali di tutti: il welfare state, l’ambiente, i beni comuni, per esempio. L’universalismo singolare dei diritti si pratica sottraendosi dall’identità maggioritaria fissata per legge (Deleuze la definiva «divenire minoritario») e, allo stesso tempo, nella creazione di un diritto all’esistenza che sfugge ai principi della morale dominante e agli assetti del potere organizzato dal diritto. Questa duplice azione rivela l’esistenza di uno spazio rivoluzionario. Rodotà lavora alla sua riapertura, in un momento non certo felice di arretramento generale.
Diritto d’amore è infine un libro che va letto insieme a quello dedicato da Rodotà alla solidarietà. Da tempo il giurista è impegnato in una ricostruzione genealogica delle passioni e delle pratiche volte alla costituzione di una soggettività caratterizzata da un rapporto di reciprocità, irriducibile al narcisismo o alla naturalizzazione dei ruoli. Parla di uguaglianza e ne rintraccia la storia nelle pratiche della solidarietà e nella dignità della persona. In questa fittissima tessitura, l’amore è un «rapporto sociale», mentre la sua tensione singolare «a bassa istituzionalizzazione» spinge a creare mondi nuovi. Questa può essere considerata una risposta all’invocazione di Auden: «La verità, vi prego, sull’amore».

venerdì 8 gennaio 2016

Desio. Prospettive Democratiche 2016. Temi, idee, persone #ProspettiveDem

Prospettive Democratiche 2016 – Desio 15/16/17 gennaio 2016, Sala Pro Desio, via Garibaldi 81 Desio MB



Anche quest’anno siete invitati a “Prospettive democratiche”, il tradizionale momento di formazione e approfondimento organizzato dal Circolo PD di Desio in collaborazione con la Federazione provinciale ed il Gruppo dei Senatori PD. Un calendario ricco di incontri e dibattiti:



Venerdì 15 gennaio 

h. 21.00
Introduce: Giorgio Gerosa, Segretario Pd Desio

h. 21.15 – 23.30
Lotta all’illegalità. I casi fisco, pubblica amministrazione e sanità.
Lucrezia Ricchiuti Senatrice, Commissione nazionale Antimafia
Adriano Scudieri sostituto Procuratore Dipartimento di Economia Criminale Milano
Nerina Dirindin Senatrice, Docente di Economia Pubblica e Politica Sanitaria, Università di Torino
Coordina: Giorgio Garofalo, Presidente del Consiglio Seveso e membro di Brianza SiCura

Sabato 16 gennaio

h. 14.00 – 16.45
Popoli in fuga. Unione Europea e area mediterranea alla prova delle migrazioni.
Giorgio Tonini Senatore, commissione Affari Esteri
Beppe Traina Referente territoriale Ministero degli Interni
Giuseppe Dentice Ricercatore Istituto per gli Studi di Politica Internazionale Milano
Marco Omizzolo Sociologo, cooperatore sociale
Coordina: Achille Taccagni, Partito Democratico Desio

h. 17.00 – 19.00
Una nuova architettura costituzionale. Gli effetti della riforma delle Istituzioni sul nostro Paese.
Luciano Pizzetti Sottosegretario di Stato per le Riforme costituzionali
Paolo Corsini Senatore, Docente di Storia moderna, Università di Parma
Antonio d’Andrea Docente di Diritto Costituzionale, Università di Brescia
Coordina: Pietro Virtuani, Segretario Partito Democratico Monza e Brianza

Domenica 17 gennaio

h. 14.00 – 16.00
Nuovi lavori e sfida alla precarietà. Economia europea e innovazione tra sharing e green economy.
Daniele Viotti Eurodeputato, commissione Bilancio
Marco Leonardi Docente di Economia Politica, Università degli Studi di Milano
Gianluca Ruggeri Ingegnere ambientale, Politecnico di Milano
Coordina: Alessio Alberti, Segretario Giovani Democratici “Circolo 25 aprile” 

h. 16.15 – 19.00
Il terrorismo nello scenario internazionale. Sicurezza e Cultura tra Europa, Medio Oriente e Africa.
Roberto Rampi Deputato, operatore culturale
Arturo Varvelli Direttore del programma di ricerca “Terrorismo”, Ispi Milano
Giovanni Parigi Docente di Cultura Araba, Università degli Studi di Milano
Giuseppina Baioni Giornalista freelance, africanista
Coordina: Paolo Lunardi Versienti, Partito Democratico Desio

h. 19.00
Conclude: Giorgio Gerosa, Segretario Pd Desio

giovedì 7 gennaio 2016

Donne allo specchio

Il tema delle donne è forse uno dei più sensibili, e purtroppo come tutti i temi molto discussi, rende facile il passo verso una rappresentazione superficiale dell'argomento.
Proprio per questo motivo le ragazze dei Giovani Democratici del Vimercatese hanno pensato di raccontare il mondo delle donne attraverso le donne stesse.
L'esposizione presenta una raccolta delle opere realizzate dall'artista brasiliana Carol Rossetti, da sempre in prima linea nella lotta per i diritti. 
Con il progetto Women, la Rossetti vuole raccontare con coraggio e in modo molto diretto le mille avversità che una donna può incontrare semplicemente esprimendo se stessa. Dopo essere stata a Vimercate e Mezzago, la mostra sarà presentata sabato a Villasanta e a marzo a Desio, poi ad aprile ad Arcore, a maggio è attesa a Bergamo - dall'estate in avanti è libera per chi volesse esporre le opere.
Ognuna delle immagini va a scardinare uno dei pregiudizi di cui le donne sono spesso vittima, ovvero tutti quegli atteggiamenti, comportamenti e stili di vita che osservati in un uomo non desterebbero nessun commento negativo e men che meno l'esigenza di esprimere un giudizio, mentre nelle donne portano ad effetti a catena sull'immagine della donna stessa oltre che sulla sua vita lavorativa, scolastica o famigliare. Distruggere gli stereotipi insomma, portando ciascuna se stessa e la propria soggettività nel mondo senza paura del proprio corpo, della propria sessualità, della propria differenza. Senza paura, senza bisogno di omologazione. La differenza non come causa di discriminazione, l'abbigliamento e il comportamento sessuale non come causa di appellativi negativi ma la possibilità di comportarsi esattamente come un uomo, cioè non subendo bullismo o discriminazioni sulla base del proprio abbigliamento o della propria vita sessuale. L'accettazione - anzi l'apprezzamento e la piena comprensione - della soggettività femminile è una base di partenza per poter sconfiggere anche la violenza di cui le donne sono spesso vittima.


La tecnologia per conservare la memoria di Palmira

Qui il mio articolo per #mifacciodicultura sulla ricostruzione in 3D dell'arco di Palmira a Londra e New York.

Il rendering della ricostruzione a Trafalgar Square dell'arco di Palmira

venerdì 1 gennaio 2016