Il mio articolo per Milano Today sull'unione del Sistema Bibliotecario del Vimercatese con quello di Milano Est. Economie di scala per dare servizi migliori a costi minori.
Potrebbe interessarti: http://www.milanotoday.it/eventi/sistema-bibliotecario-milano-est.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/MilanoToday
lunedì 14 aprile 2014
venerdì 28 marzo 2014
Campagna su Twitter per portare la linea verde della metro fino a Vimercate
Un'esigenza per lo sviluppo del territorio, per favorire l'occupazione. Da anni se ne parla, che sia #lavoltabuona? Dite la vostra in un tweet utilizzando l'hashtag #metroavime
mercoledì 26 marzo 2014
La crisi della aziende brianzole: diamo una risposta a questi lavoratori
Da mesi la politica locale e nazionale si sta muovendo per trovare una soluzione congiunta per salvaguardare le aziende brianzole, Alcatel Lucent, Micron e Carrier. I lavoratori di Micron oggi in Regione hanno chiesto e sollecitato l'intervento del Governo.
Dopo l'intervento in aula di ieri dell'on. Roberto Rampi per sollecitare due interrogazioni parlamentari, la 2594 e la 3386, ancora senza risposta, oggi il segretario provinciale del PD scrive direttamente a Matteo Renzi:
Caro Matteo,
qui devi esserci perché non possiamo più aspettare.
Pietro Virtuani
Segretario del Pd di Monza e Brianza
Link alla fonte
Dopo l'intervento in aula di ieri dell'on. Roberto Rampi per sollecitare due interrogazioni parlamentari, la 2594 e la 3386, ancora senza risposta, oggi il segretario provinciale del PD scrive direttamente a Matteo Renzi:
Caro Matteo,
qui devi esserci perché non possiamo più aspettare.
Il 2 aprile i 212 lavoratori della Delchi
Carrier di Villasanta vedranno scadere la procedura di mobilità, e così
la situazione per loro e le loro famiglie si farà davvero drammatica.
Tantissime famiglie che andranno ad aggiungersi alle tante che hanno
perso il lavoro nella nostra Brianza. Parliamo di un azienda storica del
territorio, prima conosciuta come Dell’Orto & Chieregatti, poi
trasformata in Delchi, e infine inglobata nel gruppo americano della
Carrier.
Come PD abbiamo sondato varie strade,
facilitando l’incontro tra RSU, Azienda e istituzioni: in consiglio
regionale il nostro capogruppo Enrico Brambilla si è attivato con la
giunta, mentre L’On. Roberto Rampi ha presentato alla Camera
un’interrogazione. Non si tratta solo della doverosa attenzione ai
problemi delle persone: riguarda più in generale la politica industriale
del nostro paese, perché non stiamo parlando di un’azienda fuori
mercato, bensì di un’azienda con un ottimo prodotto, che delocalizza
fuori dall'Italia per ragioni di profitto.
Per questo dobbiamo lavorare, tutti, per
trasformare l'Italia in un paese attrattivo per chi vuole investire, e
dobbiamo rivedere le leggi che regolano i rapporti con le
multinazionali, ma non possiamo trascurare, ora, il dramma di queste
persone. Dobbiamo saper tenere insieme l'attenzione all'emergenza con il
lavoro di prospettiva.
Un tempo nella nostra zona avevamo un
diffuso tessuto industriale, c’erano la “silicon valley” d'Italia, le
eccellenze del design, la produzione del mobile, che da anni fanno
sempre più fatica. Quando verrai in Brianza, avremo modo di parlarne,
perché quello della Delchi Carrier non è l'unico problema: conoscerai
senz’altro le vicende della ST, della Micron, dell’Alcatel-Lucent, della
Candy, delle tante altre. Ma adesso occorre agire in fretta, per quelle
212 persone.
Nel caso di Micron poi sono coinvolte 419
persone in Italia e si tratta di un’azienda solida, con un fatturato in
attivo, che brevetta e realizza prodotti innovativi. Prodotti, brevetti,
parco clienti vengono portati negli Stati Uniti e all'Italia rimane il
carico sociale e un rischio serio di perdita di competitiva. Si decide
il 7 di Aprile.
Confido nel tuo pronto intervento.Pietro Virtuani
Segretario del Pd di Monza e Brianza
Link alla fonte
venerdì 21 febbraio 2014
Due pesi e due misure
L'emblema del mondo del lavoro di oggi. Il motivo per cui ringiovanire è fondamentale, visto che a quanto pare le persone al di sopra di una certa età non hanno coscienza di cosa sia il mondo del lavoro attuale.
Quanti di voi, amici, si sono sentiti dire che dovevano accettare stage sottopagati come unica opportunità per fare qualcosa durante il giorno? A quanti di voi è capitato di rifiutare lavori (?) a 28 km da casa perché lo stipendio proposto sarebbe servito a malapena a coprire il costo della benzina e del pasto fuori casa per raggiungere il posto di lavoro? A quanti di voi hanno detto che se uno ha veramente bisogno va pure a lavorare in un bar in nero anche se laureato? A quanti di voi è capitato di lavorare per 800 € al mese in posti di lavoro dove i colleghi a tempo indeterminato prendevano, letteralmente, IL DOPPIO, ma facevano poco o niente, arrivavano in ritardo sul luogo di lavoro e avevano bisogno di assistenza informatica pure per togliere un filtro da una tabella? A chi non è ancora successo di essere messo in blacklist da un'agenzia interinale per aver rifiutato un contratto non ritenuto conveniente, pur indicando chiaramente, educatamente e senza segni di protesta, di essere disponibile per altri contratti in aziende simili ma con un livello di inquadramento leggermente superiore?
Ecco sappiate che ci sono dipendenti PUBBLICI che hanno dei problemi, nonostante i loro lauti stipendi con scatti di anzianità di 20 o 30 anni, che trovano inaccettabile essere trasferiti nel raggio di 5 o 6 km dalla loro sede di lavoro precendente. Paesi serviti dai mezzi pubblici con regolarità, almeno negli orari d'ufficio, ma in ogni caso se un giovane si presenta ad un colloquio e non è automunito il problema è suo, non certo del datore di lavoro.
Non credo che il mondo del lavoro italiano possa davvero cambiare in meglio e in modo meritocratico finché i principi su cui si basa e sui quali si contratta sono questi e la capacità di cambiamento delle persone che hanno un contratto è pari a quella di un dinosauro.
Quanti di voi, amici, si sono sentiti dire che dovevano accettare stage sottopagati come unica opportunità per fare qualcosa durante il giorno? A quanti di voi è capitato di rifiutare lavori (?) a 28 km da casa perché lo stipendio proposto sarebbe servito a malapena a coprire il costo della benzina e del pasto fuori casa per raggiungere il posto di lavoro? A quanti di voi hanno detto che se uno ha veramente bisogno va pure a lavorare in un bar in nero anche se laureato? A quanti di voi è capitato di lavorare per 800 € al mese in posti di lavoro dove i colleghi a tempo indeterminato prendevano, letteralmente, IL DOPPIO, ma facevano poco o niente, arrivavano in ritardo sul luogo di lavoro e avevano bisogno di assistenza informatica pure per togliere un filtro da una tabella? A chi non è ancora successo di essere messo in blacklist da un'agenzia interinale per aver rifiutato un contratto non ritenuto conveniente, pur indicando chiaramente, educatamente e senza segni di protesta, di essere disponibile per altri contratti in aziende simili ma con un livello di inquadramento leggermente superiore?
Ecco sappiate che ci sono dipendenti PUBBLICI che hanno dei problemi, nonostante i loro lauti stipendi con scatti di anzianità di 20 o 30 anni, che trovano inaccettabile essere trasferiti nel raggio di 5 o 6 km dalla loro sede di lavoro precendente. Paesi serviti dai mezzi pubblici con regolarità, almeno negli orari d'ufficio, ma in ogni caso se un giovane si presenta ad un colloquio e non è automunito il problema è suo, non certo del datore di lavoro.
Non credo che il mondo del lavoro italiano possa davvero cambiare in meglio e in modo meritocratico finché i principi su cui si basa e sui quali si contratta sono questi e la capacità di cambiamento delle persone che hanno un contratto è pari a quella di un dinosauro.
mercoledì 12 febbraio 2014
Il passaggio di consegne a Renzi? più voluto dagli italiani di tante scelte precedenti
Tutti qui si chiedono chi ci guadagna a non andare alle urne passando direttamente il testimone a Matteo Renzi, ecco, a me sembra conti alla mano che ci guadagnino gli italiani. Le elezioni del febbraio 2013 sono costate 389 milioni di euro di fondi provenienti in parte dal ministero dell’Interno, 315 milioni, di cui 223 per coprire le spese dei seggi, 73 per garantire l’ordine pubblico, poco meno di 10 per le facilitazioni di viaggio riservate agli elettori che tornano nei Comuni di residenza, e poi il sistema informatico, il personale e via dicendo. Per non parlare del fatto che potremmo passare mesi in una fase di transizione, incertezza e campagna elettorale selvaggia che non serve al Paese.
Probabilmente Renzi rischierebbe qualcosa in termini di reputazione per un brevissimo periodo di transizione, per il fatto di non essere passato dalle urne, ma è un anno e mezzo che è conosciuto attraverso i media e è comunque passato dalle primarie del PD che ha deciso di affrontare due volte proprio per chiedere la legittimazione della base del PD. E comunque, Monti nessuno sapeva chi era prima che si presentasse, a parte gli studenti della Bocconi. Letta nessuno lo conosceva se non come nipote dell'altro (il che già era preludio di larghe intese) e parlamentare da 3 mandati, nessuno si è posto il problema che forse gli italiani non lo avrebbero MAI scelto, men che meno gli elettori più a sinistra visto che è un ex-democristiano. Renzi è conosciuto e popolare, apprezzato da molti anche al di fuori del PD e probabilmente se ci fosse stato lui al posto di Bersani le elezioni del 2013 le avremmo vinte con almeno il 5-6% di scarto invece che con mezzo punto percentuale. Quindi davvero non capisco perché ora tutti si pongano il problema della "staffetta" come amano chiamarla i giornali, il passaggio di consegne è regolarmente previsto dalle nostre normative e i due premier precedenti non erano comunque legittimati dalle urne. No, nessun colpo di stato e nessuno scandalo a cui gridare per sfogare la propria indignazione contro il sistema. Avere un governo forte e popolare è il primo step per poter lavorare in pace, senza sballottamenti continui e provare a migliorare questo Paese in modo credibile, perché almeno Renzi è credibile. Quindi onestamente non continuerei a sperare che il Governo cada per il gusto disfattista che va di moda in questo periodo. Anzi. Spero che Renzi abbia l'occasione di prendere in mano la situazione e dimostrare che si può lavorare bene e migliorare il paese, perché l'Italia che immagina fra 20 anni il sindaco di Firenze è sicuramente un'Italia più bella, più realistica e più moderna, per tutti noi, di quella che avevano immaginato i precedenti governi, e gli italiani lo sanno perché lo hanno ascoltato parlare in questi mesi. Mentre Monti e Letta non avevano mai affrontato un dibattito pubblico vero e non avevano mai messo alla prova la propria popolarità prima di essere calati dall'alto. Ci sono tutte le premesse perché questa storia abbia un finale diverso dalle due precedenti, cioè che si trasformi nell'inizio di un rinnovamento della politica.
Probabilmente Renzi rischierebbe qualcosa in termini di reputazione per un brevissimo periodo di transizione, per il fatto di non essere passato dalle urne, ma è un anno e mezzo che è conosciuto attraverso i media e è comunque passato dalle primarie del PD che ha deciso di affrontare due volte proprio per chiedere la legittimazione della base del PD. E comunque, Monti nessuno sapeva chi era prima che si presentasse, a parte gli studenti della Bocconi. Letta nessuno lo conosceva se non come nipote dell'altro (il che già era preludio di larghe intese) e parlamentare da 3 mandati, nessuno si è posto il problema che forse gli italiani non lo avrebbero MAI scelto, men che meno gli elettori più a sinistra visto che è un ex-democristiano. Renzi è conosciuto e popolare, apprezzato da molti anche al di fuori del PD e probabilmente se ci fosse stato lui al posto di Bersani le elezioni del 2013 le avremmo vinte con almeno il 5-6% di scarto invece che con mezzo punto percentuale. Quindi davvero non capisco perché ora tutti si pongano il problema della "staffetta" come amano chiamarla i giornali, il passaggio di consegne è regolarmente previsto dalle nostre normative e i due premier precedenti non erano comunque legittimati dalle urne. No, nessun colpo di stato e nessuno scandalo a cui gridare per sfogare la propria indignazione contro il sistema. Avere un governo forte e popolare è il primo step per poter lavorare in pace, senza sballottamenti continui e provare a migliorare questo Paese in modo credibile, perché almeno Renzi è credibile. Quindi onestamente non continuerei a sperare che il Governo cada per il gusto disfattista che va di moda in questo periodo. Anzi. Spero che Renzi abbia l'occasione di prendere in mano la situazione e dimostrare che si può lavorare bene e migliorare il paese, perché l'Italia che immagina fra 20 anni il sindaco di Firenze è sicuramente un'Italia più bella, più realistica e più moderna, per tutti noi, di quella che avevano immaginato i precedenti governi, e gli italiani lo sanno perché lo hanno ascoltato parlare in questi mesi. Mentre Monti e Letta non avevano mai affrontato un dibattito pubblico vero e non avevano mai messo alla prova la propria popolarità prima di essere calati dall'alto. Ci sono tutte le premesse perché questa storia abbia un finale diverso dalle due precedenti, cioè che si trasformi nell'inizio di un rinnovamento della politica.
martedì 11 febbraio 2014
Alcatel Lucent: alla ricerca di una soluzione i lavoratori si mobilitano
Il mio articolo sulla manifestazione Alcatel Lucent di settimana scorsa e sulla difficile situazione che sta attraversando l'azienda.
mercoledì 5 febbraio 2014
Un importante contributo per il Jobs Act proposto da Renzi
Risale all'8 gennaio la proposta
presentata da Matteo Renzi di un Jobs
Act che si ponga come obiettivo la riduzione della disoccupazione giovanile e
di la creazione, per ogni diverso settore, di un singolo piano industriale con
indicazione delle azioni operative e concrete necessarie a creare posti di
lavoro.
Da allora soggetti differenti si
sono attivati per collaborare alla creazione di tale piano, portando le proprie
idee e collaborando con Renzi, come fa ad esempio Civati. Da ultimo,
sembrerebbe, persino il Segretario della Fiom Landini, che ha incontrato stamattina il segretario del
PD.
Ma la proposta più seria e
strutturata arriva in seguito a qualche settimana di indagine e confronto da
parte di un gruppo di Parlamentari del PD, che sottoscrive un documento contenente dieci idee per
far ripartire il lavoro e per provare a costruire insieme delle linee guida per
questo documento.
Di seguito i 10 punti:
1) RISORSE. Il primo punto è
riconducibile al nodo delle risorse. Ad esempio, per estendere in modo
universale l’indennità di disoccupazione, occorrono vari miliardi di euro: dove
si trovano nell’immediato?
2) REGOLE. Per quanto riguarda
la parte dedicata al lavoro si rende necessario chiarire quale sia il
meccanismo del Contratto di inserimento a tempo indeterminato: noi non abbiamo
nessun pregiudizio, anche perché su questo stesso argomento e con contenuti
analoghi, esiste una proposta di legge presentata dal PD già nella scorsa
legislatura e ripresentata nell’attuale, prima firmataria Marianna Madia
*(Proposta di Legge C.364, presentata il 20 marzo 2013),* che abbiamo condiviso
fin dall’inizio. Vorremmo però entrare maggiormente nel merito, tenuto conto
dell’esperienza di questi anni: l’eventuale incentivo legato alla “prova lunga”(da
sei mesi a tre anni) deve essere erogato al datore di lavoro soltanto al
termine del periodo e se avviene la trasformazione a tempo indeterminato del
contratto; in caso di licenziamento durante la prova, va garantito al
lavoratore un congruo indennizzo economico. È pienamente condivisibile che il
Piano preveda, accanto al Contratto di inserimento, il disboscamento della
enorme quantità di forme di lavoro precario. Infine, riteniamo essenziale che
il passaggio alla stabilità, dopo la prova, comporti la piena tutela
dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i neo-assunti sia per quanto
riguarda il licenziamento senza giusta causa per motivo discriminatorio sia per
motivi economici. Occorre programmare specifiche politiche per l’occupazione
femminile, realizzare un Piano di investimenti per gli asili nido, attuare
politiche di conciliazione famiglia-lavoro.
3) CODICE DEL LAVORO. A
proposito della definizione del nuovo Codice del lavoro, non vorremmo che
l’idea della semplificazione si trasformasse invece in una deregolazione delle
tutele: un conto è sveltire le procedure, semplificare gli adempimenti, rendere
più chiara e organica la normativa, un altro cancellare i diritti. La
semplificazione deve essere vantaggiosa per tutti, imprese e lavoratori, dando
certezza al diritto.
4) LAVORI AUTONOMI. L’Istat ha
classificato i lavori autonomi in quattro categorie: imprenditori e lavoratori
in proprio, liberi professionisti, coadiuvanti e soci di cooperative,
collaboratori e lavoratori occasionali. Proprio per questo riteniamo sia utile
cercare di individuare un insieme di principi e regole essenziali per non
annullare le singole specificità, ma definire un patrimonio di tutele e di
incentivi rispondenti alle esigenze comuni di questi soggetti, riconoscendo e
valorizzando il loro lavoro. Per questo nella XVI legislatura era stata
presentata dal PD una proposta di legge sullo “Statuto del lavoro autonomo”,
che potesse garantire:
- semplificazione: burocrazia
più rapida per l’avvio di un’attività autonoma, regolazione della
rappresentatività delle associazioni di rappresentanza dei lavoratori autonomi,
adozione di marchi di qualità per promuovere le prestazioni dei lavoratori
autonomi e tutelare i consumatori, accesso all’informazione sugli appalti
pubblici.
- facilitazione: apertura di
servizi di consulenza organizzativa, finanziaria, di mercato e di
certificazione delle competenze per chi avvia un’attività autonoma, esenzione
di Irap e Irpef per i primi tre anni d’attività ai giovani fino a 35 anni e i
disoccupati di lunga durata che aprono un’attività autonoma, istituzione di
prestiti a tassi agevolati.
- sostegno: formazione e
aggiornamento professionale con programmi formativi e voucher specifici per i
lavoratori autonomi, promozione del lavoro autonomo femminile con il
finanziamento di apposite azioni positive e la costituzione di un fondo
nazionale per l’imprenditoria femminile, finanziamenti per la ricerca e
l’innovazione, esclusione dall’Irap per i lavoratori autonomi senza impresa e
aumento delle deduzioni per gli altri, tutela per i ritardati pagamenti e
facilitazione nell’accesso al credito.
- salvaguardia: assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni anche per i lavoratori autonomi;
finanziamento per gli investimenti e la prevenzione per la sicurezza sul
lavoro; compensi equi, regolati e tutelati; sostegno alla maternità pienamente
esigibile anche per le lavoratrici autonome; riduzione dell’aliquota
contributiva allineata a quella degli altri lavoratori autonomi iscritti
all’Inps. Pensiamo sia giusto ripartire da qui: il nostro Partito deve
rivolgersi anche a questi lavoratori che rappresentano il mondo dei nuovi
lavori e delle nuove professioni.
Cambia il lavoro ma non possono
cambiare le tutele e noi dobbiamo saperci rivolgere anche a coloro che hanno
risposto alla crisi rilanciandosi con coraggio.
5) AMMORTIZZATORI SOCIALI. Un
punto particolarmente importante e delicato è rappresentato dal tema degli
ammortizzatori sociali: l’idea condivisibile del Piano, di avere un assegno di
disoccupazione universale per chi perde il lavoro, non va confusa e
contrapposta con la Cassa integrazione. Nel primo caso si tratta di uno
strumento pagato dalla fiscalità generale a vantaggio del disoccupato; nel caso
della Cassa integrazione ordinaria e straordinaria si tratta di una tutela che
viene pagata, in termini mutualistici, dalle imprese e dai lavoratori e che
mantiene il rapporto di impiego. Cancellare questo secondo strumento
significherebbe gettare sul mercato del lavoro centinaia di migliaia di nuovi
disoccupati: una vera e propria bomba sociale. Occorre ricordare che, dal 2008,
la Cassa integrazione raggiunge la cifra record di circa un miliardo di ore
ogni anno. É invece necessario riformare la Cassa integrazione in deroga che si
è ormai trasformata in una specie di indennità di disoccupazione, prevedendo un
contributo delle imprese e dei lavoratori che la utilizzano. Il Governo ha
presentato un decreto legge su questo tema che verrà discusso a breve dal
Parlamento.
6) RAPPRESENTANZA e MODELLO di
CONTRATTAZIONE. Il Jobs Act ripropone il tema della rappresentanza e della
rappresentatività dei sindacati: è un passo avanti condivisibile. Vogliamo
ricordare che in Commissione Lavoro della Camera sono depositate, su questo
argomento, alcune proposte di legge di maggioranza e di opposizione e che sono
pressoché terminate le audizioni con le parti sociali *(Proposta di legge
C.519, presentata il 25 marzo 2013; abbinata con C.5, C.709, c.1376, c.1549)*.
Ci sono le condizioni per arrivare ad un testo unificato: il PD sostenga questa
soluzione che risolverebbe il problema della presenza nei luoghi di lavoro dei
delegati di tutte le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative
(nessuna esclusa) ed il tema del censimento della rappresentatività dei
sindacati che hanno diritto di stipulare contratti nazionali di categoria.
Per quanto riguarda il modello
di contrattazione, non richiamato nel Jobs Act, riteniamo che il PD debba
tenere a riferimento l’accordo raggiunto in materia dalle parti sociali e
ribadiamo la netta contrarietà a spostarne il baricentro verso la
contrattazione aziendale, che va invece mantenuta in equilibrio con il
contratto nazionale. Semmai si tratta di specializzare ulteriormente i due
livelli: in azienda il negoziato sulla produttività; nel contratto nazionale la
difesa del salario dall’inflazione e la definizione delle normative. La
contrattazione individuale, tanto cara al centrodestra, esporrebbe i lavoratori
al massimo arbitrio, soprattutto nell’attuale situazione di crisi.
7) PARTECIPAZIONE dei
LAVORATORI. Il Jobs Act affronta anche il tema, assai controverso, della
presenza di rappresentanti dei lavoratori nei consigli di amministrazione. Non
condividiamo questa proposta perché abbiamo sempre preso a riferimento il
modello tedesco dei Comitati di sorveglianza. Anche in questo caso esiste un
disegno di legge del PD che intende introdurre, nelle aziende con più di 300
dipendenti, Comitati Consultivi che possano esprimere pareri e raccomandazioni
sulla cessazione o sul trasferimento di aziende, sulle fusioni e sui nuovi
insediamenti, con le relative ricadute occupazionali *(Proposta di legge
C.1904, presentata il 19 dicembre 2013)*.
8) COSTO del LAVORO. Un fattore
di incentivo allo sviluppo ed all’occupazione è certamente rappresentato della
diminuzione del costo del lavoro: parte prevalente delle risorse che il Governo
sarà in grado di reperire nel prossimo futuro vengano indirizzate per la
riduzione del cuneo fiscale. Sarebbe sbagliato invece immobilizzarle nel
salario di produttività, in una fase di assenza di contrattazione aziendale. E’
necessario concentrarsi sulle esigenze reali dei lavoratori, a partire
dall’aumento del potere d’acquisto delle retribuzioni attraverso la riduzione
della pressione fiscale sulle buste paga.
9) SALUTE e SICUREZZA SUL
LAVORO. L’azione pubblica in materia di lavoro deve essere finalizzata alla
ricerca di una occupazione non solo quanto più possibile ampia ma, al contempo,
dignitosa e, comunque, tale da non arrecare alcun pregiudizio alla salute ed
alla dignità dei prestatori di lavoro. La tutela della salute e sicurezza nei
luoghi di lavoro è un tema che certifica il grado di avanzamento civile,
sociale, economico e morale di un Paese e deve essere quindi patrimonio della
coscienza collettiva. La battaglia per la sicurezza e la riduzione degli
incidenti sul lavoro è una battaglia di civiltà. Si ritiene pertanto
prioritario proseguire nel lavoro fatto negli anni del Governo Prodi
(2006-2008) attraverso la promozione e diffusione della cultura della sicurezza
e il riordino della legislazione. I pilastri fondamentali per tale azione sono:
prevenzione, formazione, informazione, controlli.
Va inoltre incentivata una forte
azione di contrasto per l’economia illegale.
10) PREVIDENZA. Nel Jobs Act non
si parla di previdenza. Noi pensiamo che occorra aprire questo cantiere per
affrontare i temi seguenti: l’introduzione della flessibilità in uscita dal
lavoro verso la pensione, sulla quale il Governo sta per avanzare una proposta
(esiste sul tema un disegno di legge del PD, *Proposta di Legge C.857,
presentato il 30 aprile 2013*); la soluzione del problema delle
“ricongiunzioni” *(Proposta di legge C.929, presentata il 15 marzo 2013);* la
definizione di meccanismi che garantiscano una pensione adeguata e dignitosa
per le giovani generazioni; l’apertura di un tavolo di concertazione tra
Governo e parti sociali sull’adeguamento delle pensioni medio-basse con la
revisione dei meccanismi di indicizzazione. Occorre altresì pensare ad un
progetto di universalizzazione e automaticità delle prestazioni.
La proposta è stata sottoscritta
da un gruppo di deputati del PD:
Cesare Damiano, Roberta
Agostini, Luisella Albanella, Ileana Argentin, Cristina Bargero, Davide
Baruffi, Teresa Bellanova, Antonio Boccuzzi, Salvatore Capone, Floriana
Casellato, Laura Coccia, Miriam Cominelli, Gianni Cuperlo, Alfredo D’Attorre,
Umberto D’Ottavio, Andrea De Maria, Umberto Del Basso De Caro, Marilena Fabbri,
Gianni Farina, Stefano Fassina, Massimo Fiorio, Maria Luisa Gnecchi, Monica
Gregori, Chiara Gribaudo, Antonella Incerti, Giuseppe Lauricella, Patrizia
Maestri, Elisa Mariano, Marco Miccoli, Daniele Montroni, Alberto Pagani,
Massimo Paolucci, Valentina Paris, Emma Petitti, Giorgio Piccolo, Fausto
Raciti, Roberto Rampi, Giovanna Sanna, Chiara Scuvera, Giuseppe Zappulla
martedì 4 febbraio 2014
Australia, un paese accogliente e pieno di opportunità
Sono da poco rientrata da un lungo viaggio in Australia. Ho pensato di riassumere brevemente gli aspetti positivi del viaggio, visto che è una meta molto apprezzata in questo periodo.
Ho trovato un paese aperto, accogliente, e molto rilassato. Alcune città si sono rivelate un po' troppo costose per le mie tasche (Melbourne e Sydney) ma ero stata avvisata prima di partire.
Perth la più rilassata in assoluto, Alice Springs la più particolare anche se un po' sperduta in mezzo al nulla.
Molto bello, per me che amo il verde, vedere come vengono curati i parchi, presenti in tutte le città che ho visitato e diffusi in modo equilibrato nelle diverse aree cittadine.
Le spiagge, tutte libere, spesso attrezzate con bagni e spogliatoi puliti gratuiti, e data la ben nota estensione delle coste anche abbastanza vuote. Con il mare pulito anche in aree abbastanza cittadine (magari non proprio davanti ai canali di scolo, ma comunque nelle altre zone pulito).
Una bellissima scoperta la Tasmania, un gioiello davvero. Poi dopo aver passato 2 settimane di caldo intenso nell'outback, ritrovarsi in un posto freddo e ventoso è sempre rinfrancante. Almeno per me lo è stato. Tanti percorsi di montagna e parchi nazionali, tante strade vuote da percorrere liberamente, e tanta buona birra.
In generale, gli aspetti che mi sono piaciuti di più sono stati i musei gratuiti in diverse città (tutti quelli di Adelaide, tutti quelli di Perth, qualcuno a Melbourne e uno grande a Sydney ma non ho avuto il tempo di verificare gli altri) e la percezione di un senso civico più spiccato naturalmente insito nelle persone.
Per quanto riguarda il lavoro, ci sono molte opportunità, come accennavo nel precedente post le paghe orarie sono molto più alte che in Italia, si parte comunque da un minimo sindacale di 18 $ all'ora. Praticamente non esiste il lavoro nero, se non da parte di ristoratori italiani che assumono connazionali, ma non è necessario adeguarsi a questo standard: si trovano diversi ristoranti, bar e locali che assumono perfettamente in regola secondo gli standard locali. Meglio non andare all'estero a esportare le nostre pessime abitudini.
Le agenzie interinali quasi non esistono, esistono delle agenzie che fanno la selezione del personale suddivise per settore (per esempio turismo, etc.) ma non sono la stessa cosa, e comunque anche facendosi assumere al di fuori delle procedure delle agenzie si ha un contratto in regola.
Le tariffe per insegnare italiano agli stranieri sono circa di 23-25$ all'ora, quelle per l'assistenza agli anziani pure sui 25 $.
Ci sono diversi annunci anche negli ostelli per lavori nelle fattorie, raccolta frutta, vendemmia, anch'essi ben pagati tenendo conto che trattandosi di luoghi lontani dai centri abitati offrono anche vitto e alloggio, cosa che permette di risparmiare sull'ostello o sull'affitto. Bellissima la zone delle colline sopra Adelaide e la vicina Barossa Valley che produce diversi vini molto buoni, anche pregiati, e dove si possono fare anche diverse degustazioni gratuite. Tra l'altro, esiste una pubblicazione gratuita reperibile in diversi ostelli con l'elenco delle zone in cui si può andare a lavorare nelle fattorie a seconda delle diverse stagioni, e un sito ufficiale governativo con le stesse informazioni aggiornate di settimana in settimana.
Alcune fattorie danno la possibilità, se ci si lavora per almeno 3 mesi, di avere un'estensione del visto (Working Holiday 417) di altri 12 mesi, ma solo se si ha meno di 31 anni non compiuti al momento dello scadere del visto per richiedere il rinnovo. In realtà diversi lavori nell'outback danno questa possibilità, va verificata caso per caso. Il rinnovo del Working Holiday Visa per il secondo anno è il primo step per avere poi la residenza.
L'apertura di un conto corrente è gratuita in molte banche, quella più diffusa in tutte le aree del paese è la NAB, che offre anche un conto gratuito che dà il 3,8% di interessi per i primi 9 mesi sui propri risparmi, senza vincoli di tenere i soldi bloccati per un tot di tempo.
Ho poi fatto una bellissima scoperta di comunità nel centro buddhista Dhammaloka a Perth, un centro molto grande, completamente gratuito e aperto a chiunque, frequentato da centinaia di persone. Un senso di pace e di comunità che si sente semplicemente entrandoci, una cosa di cui in Italia sento molto la mancanza.
In generale, la percezione che ho avuto del paese è stata molto positiva per due motivi: le persone sono più rilassate, più easy, meno inchiodate al passato, con meno fardelli sulle spalle. Insomma come diceva Eckhart Tolle è un paese con un corpo di dolore minore data la sua più breve storia (la storia a noi conosciuta), a differenza dell'Italia. E per dirla con Ligabue, i libri di storia la farebbero dormire. Non c'è un monopolio della Chiesa sulla vita religiosa delle persone, e l'altra cosa estremamente positiva è che il cambiamento lavorativo è ampiamente sdoganato. La famosa flessibilità di cui si parla tanto è prima di tutto da parte del dipendente. Ci sono minatori che lavorano 3 mesi all'anno, prendono 8.000 $ al mese (paga base dei minatori, le paghe aumentano che chi lavora sulle isole sperdute o al disopra del tropico del capricorno per via del caldo e conseguenti accordi sindacali rispettosi dei lavoratori) e poi aspettano a riprendere a lavorare quando hanno finito di spendere i soldi, gente che a 30 o 40 anni decide di fare un lavoro completamente diverso da quello che faceva prima, fa un corso di formazione e intraprende, semplicemente la nuova professione. Per mestiere diverso intendo persone che facevano il piastrellista e vogliono fare assistenza agli anziani, persone che facevano la commessa e vogliono lavorare in una miniera, persona che hanno sempre lavorato in un bar e vogliono fare il pompiere. Lavori diversi. Esigenza di cambiamento individuale dettata da cambiamenti di stile di vita, di interessi, insomma dettati dalla propria evoluzione personale che vengono tranquillamente accettati dalla società e possono, in effetti, essere messi in pratica.
Davvero un paese fantastico, consiglio a chiunque ne abbia la possibilità di andare a farci un viaggio, possibilmente lasciando a casa le proprie zavorre religiose e di schemi mentali per non esportare tutto il peggio dell'Italia.
Ho trovato un paese aperto, accogliente, e molto rilassato. Alcune città si sono rivelate un po' troppo costose per le mie tasche (Melbourne e Sydney) ma ero stata avvisata prima di partire.
Perth la più rilassata in assoluto, Alice Springs la più particolare anche se un po' sperduta in mezzo al nulla.
Molto bello, per me che amo il verde, vedere come vengono curati i parchi, presenti in tutte le città che ho visitato e diffusi in modo equilibrato nelle diverse aree cittadine.
Le spiagge, tutte libere, spesso attrezzate con bagni e spogliatoi puliti gratuiti, e data la ben nota estensione delle coste anche abbastanza vuote. Con il mare pulito anche in aree abbastanza cittadine (magari non proprio davanti ai canali di scolo, ma comunque nelle altre zone pulito).
Una bellissima scoperta la Tasmania, un gioiello davvero. Poi dopo aver passato 2 settimane di caldo intenso nell'outback, ritrovarsi in un posto freddo e ventoso è sempre rinfrancante. Almeno per me lo è stato. Tanti percorsi di montagna e parchi nazionali, tante strade vuote da percorrere liberamente, e tanta buona birra.
In generale, gli aspetti che mi sono piaciuti di più sono stati i musei gratuiti in diverse città (tutti quelli di Adelaide, tutti quelli di Perth, qualcuno a Melbourne e uno grande a Sydney ma non ho avuto il tempo di verificare gli altri) e la percezione di un senso civico più spiccato naturalmente insito nelle persone.
Per quanto riguarda il lavoro, ci sono molte opportunità, come accennavo nel precedente post le paghe orarie sono molto più alte che in Italia, si parte comunque da un minimo sindacale di 18 $ all'ora. Praticamente non esiste il lavoro nero, se non da parte di ristoratori italiani che assumono connazionali, ma non è necessario adeguarsi a questo standard: si trovano diversi ristoranti, bar e locali che assumono perfettamente in regola secondo gli standard locali. Meglio non andare all'estero a esportare le nostre pessime abitudini.
Le agenzie interinali quasi non esistono, esistono delle agenzie che fanno la selezione del personale suddivise per settore (per esempio turismo, etc.) ma non sono la stessa cosa, e comunque anche facendosi assumere al di fuori delle procedure delle agenzie si ha un contratto in regola.
Le tariffe per insegnare italiano agli stranieri sono circa di 23-25$ all'ora, quelle per l'assistenza agli anziani pure sui 25 $.
Ci sono diversi annunci anche negli ostelli per lavori nelle fattorie, raccolta frutta, vendemmia, anch'essi ben pagati tenendo conto che trattandosi di luoghi lontani dai centri abitati offrono anche vitto e alloggio, cosa che permette di risparmiare sull'ostello o sull'affitto. Bellissima la zone delle colline sopra Adelaide e la vicina Barossa Valley che produce diversi vini molto buoni, anche pregiati, e dove si possono fare anche diverse degustazioni gratuite. Tra l'altro, esiste una pubblicazione gratuita reperibile in diversi ostelli con l'elenco delle zone in cui si può andare a lavorare nelle fattorie a seconda delle diverse stagioni, e un sito ufficiale governativo con le stesse informazioni aggiornate di settimana in settimana.
Alcune fattorie danno la possibilità, se ci si lavora per almeno 3 mesi, di avere un'estensione del visto (Working Holiday 417) di altri 12 mesi, ma solo se si ha meno di 31 anni non compiuti al momento dello scadere del visto per richiedere il rinnovo. In realtà diversi lavori nell'outback danno questa possibilità, va verificata caso per caso. Il rinnovo del Working Holiday Visa per il secondo anno è il primo step per avere poi la residenza.
L'apertura di un conto corrente è gratuita in molte banche, quella più diffusa in tutte le aree del paese è la NAB, che offre anche un conto gratuito che dà il 3,8% di interessi per i primi 9 mesi sui propri risparmi, senza vincoli di tenere i soldi bloccati per un tot di tempo.
Ho poi fatto una bellissima scoperta di comunità nel centro buddhista Dhammaloka a Perth, un centro molto grande, completamente gratuito e aperto a chiunque, frequentato da centinaia di persone. Un senso di pace e di comunità che si sente semplicemente entrandoci, una cosa di cui in Italia sento molto la mancanza.
In generale, la percezione che ho avuto del paese è stata molto positiva per due motivi: le persone sono più rilassate, più easy, meno inchiodate al passato, con meno fardelli sulle spalle. Insomma come diceva Eckhart Tolle è un paese con un corpo di dolore minore data la sua più breve storia (la storia a noi conosciuta), a differenza dell'Italia. E per dirla con Ligabue, i libri di storia la farebbero dormire. Non c'è un monopolio della Chiesa sulla vita religiosa delle persone, e l'altra cosa estremamente positiva è che il cambiamento lavorativo è ampiamente sdoganato. La famosa flessibilità di cui si parla tanto è prima di tutto da parte del dipendente. Ci sono minatori che lavorano 3 mesi all'anno, prendono 8.000 $ al mese (paga base dei minatori, le paghe aumentano che chi lavora sulle isole sperdute o al disopra del tropico del capricorno per via del caldo e conseguenti accordi sindacali rispettosi dei lavoratori) e poi aspettano a riprendere a lavorare quando hanno finito di spendere i soldi, gente che a 30 o 40 anni decide di fare un lavoro completamente diverso da quello che faceva prima, fa un corso di formazione e intraprende, semplicemente la nuova professione. Per mestiere diverso intendo persone che facevano il piastrellista e vogliono fare assistenza agli anziani, persone che facevano la commessa e vogliono lavorare in una miniera, persona che hanno sempre lavorato in un bar e vogliono fare il pompiere. Lavori diversi. Esigenza di cambiamento individuale dettata da cambiamenti di stile di vita, di interessi, insomma dettati dalla propria evoluzione personale che vengono tranquillamente accettati dalla società e possono, in effetti, essere messi in pratica.
Davvero un paese fantastico, consiglio a chiunque ne abbia la possibilità di andare a farci un viaggio, possibilmente lasciando a casa le proprie zavorre religiose e di schemi mentali per non esportare tutto il peggio dell'Italia.
giovedì 5 dicembre 2013
Visitare Melbourne risparmiando: tutti i miei consigli di viaggio
Prima parte del mio viaggio in Australia.
Un po’ di consigli per chi fosse interessato a visitare
Melbourne in modo low cost. Partite dal presupposto che è una città molto cara, una
delle più care del paese.
- C’è
un tram gratuito, il 35, che gira tutto il centro. Gli altri tram si pagano ma
quello è gratis e fa un giro molto lungo del centro, vi permette di visitare
tutte le principali attrazioni della città. C’è anche un altoparlante che vi
racconta un po’ costa potete vedere a ciascuna fermata e vi dice dove scendere
per fare cosa. Non è congestionato anche se gratuito, passa circa ogni 10
minuti 7 giorni su 7 orari variabili a seconda dei giorni ma comunque tutto il
giorno.
- Ci
sono alcuni musei gratuiti, in particolare la National Gallery che ha 2
padiglioni immensi di 3 piani ciascuno. Nel primo ci sono le opere di arte
australiana, nell’altro ci sono opere di importazione. Lasciatelo per ultimo
perché per noi che veniamo dall’Europa è davvero molto poco interessante. Poi c’è
l’Old Treasury Museum che è abbastanza interessante, contiene parti della
storia della città e una ricostruzione della “corsa all’ora” di fine ‘800,
ospitata nell’interrato che una volta era un carcere. L’ambientazione di questa
parte è un po’ lugubre, a tratti inquietante.
- L’architettura
della città merita davvero, quindi camminate per le vie e osservate gli
edifici, ci sono cose davvero strane. Soprattutto gli architetti ci potrebbero
passare giorni a girare a piedi e scoprire tutto sugli edifici e le sculture. Al
3° piano della National Gallery Australia c’è un video di presentazione fatto
benissimo che viene proiettato in continuazione e vi racconta la storia di
alcuni degli edifici più stravaganti.
- C’è
una pista ciclabile, percorribile anche dai pedoni, che porta fino al porto e
da lì un lungomare attrezzato con fontanelle acqua potabile gratuita di 4,4 km
che porta alla spiaggia di St. Kilda. Le spiagge in Australia sono tutte libere
quindi portatevi le vostre cose, nessuno vi chiederà soldi e non ci sono
ombrelloni o sdraio a noleggio.
- - C’è
il wifi gratis in moltissimi posti, il migliore è quello della biblioteca, tra
l’altro bellissima (ospita 2 milioni di volumi). Se portate il vostro pc o
telefono o quello che avete non serve registrazione, vi sedete e vi collegate,
prende bene è stabile e efficiente. Anche la connessione di Starbucks è ottima,
ma le colazioni costano un po’ (anche se il cappuccino e il frappuccino
meritano) e avete solo 30 minuti; oppure in caso di emergenza se siete in zona
stazione c’è il wifi della banca NAB sul ponte pedonale che porta a docklands,
in fondo: velocissimo e gratuito. Poi ci sono i classici hot spot gratuiti in
giro per la città, nelle stazioni della metro, al Melbourne convention center e
a Federation Square, ma sono abbastanza oscillanti soprattutto quest’ultimo
vanno bene giusto per agganciare il cellulare un attimo. Se siete in zona
Federation Square, molto meglio il wifi della National Gallery, al primo piano
prende benissimo.
- C’è
un centro buddhista che talvolta offre sedute di meditazione gratuite aperte a
tutti senza iscrizione a niente, il punto è che in mezzo a una piazza affollata
forse non è il posto migliore dove pratica, la domanda è: è una sfida per la
mente riuscire a concentrarsi nel caos, o stanno solo cercando di piazzare una
religione come una sorta di prodotto?
- Cibo:
qui si apre un capitolo spinoso. Tutti i viaggiatori “on a shoestring” sanno
perfettamente che risparmiare sul cibo è essenziale per la buona riuscita del
budget. Se possibile, cercate di cucinare in ostello, ma se non fosse possibile
o voleste mangiare fuori i miei consigli sono: panetterie, ce ne sono poche ma
ci sono, una giapponese su Lonsdale st. è molto buona. Ristorante thai street
food, controllate prima i prezzi fuori; ristorante greco all’angolo tra
Hardware ln e Lonsdale st ha porzioni abbondanti per cui potete dividere una
porzione in 2. Tenete conto che l’acqua minerale è considerata come una bibita
quindi ha dei costi spropositati (3,5 $ per un litro e mezzo è il miglior
prezzo, nei supermercati della catena Seven Eleven). Quindi il punto è: se vi
sedete da qualche parte, vi danno gratuitamente l’acqua del rubinetto, e potrebbe
essere più conveniente per quella poca differenza che non prendere cibo d’asporto,
poi trovarsi al parco a mangiare piccante, avere sete e spendere soldi per l’acqua
in bottiglia. L’acqua del rubinetto comunque è buona è sempre filtrata. Per la
colazione se non è compresa nell’ostello (in genere comunque si trovano almeno
caffè e tè a disposizione nelle cucine degli ostelli) vi consiglio le
caffetterie della catena Pie Face: hanno delle muffin giganti, molto meglio
dello Starbucks e di tutte le muffin che troverete altrove, con una di quelle
non avrete più fame fino al tardo pomeriggio. Per acquistare cibo al mercato, c’è
un ottimo mercato molto famoso che si chiama Queen Victoria Market ed è segnato
su tutte le mappe perché è molto grande, è chiuso il lunedì e il mercoledì e
aperto gli altri giorni fino alle 14 o alle 16 a seconda dei giorni. Può
convenire farsi un panino da soli almeno a pranzo comprando direttamente al
mercato, per la frutta confrontate i prezzi di tutte le bancarelle prima di
scegliere.
Detto questo, è una città molto pulita,
verde, ci sono un bel po’ di parchi e giardini interessanti da vedere
gratuitamente e tante piste ciclabili, e se proprio rimanete senza soldi
sappiate che qui la paga base (minimo sindacale) è di 18 $ all’ora lordi
equivalenti a 16 $ netti, vale anche per i camerieri e altri lavoretti
occasionali.
Benvenuti in Australia.
giovedì 14 novembre 2013
La differenza è COME si fanno le cose
Ogni volta si leggono e si sentono notizie apprezzabili su come, per esempio, la Germania e la Gran Bretagna gestiscono la crisi. Su come la Thatcher abbia fatto fare un salto in avanti alla Gran Bretagna, su come la Germania in 20 anni sia riuscita a riunire veramente la parte Est dopo più di 40 anni di separazione e a portare i cittadini dell'ex Germania Est quasi allo stesso livello di quelli della parte della Germania che è stata sempre la più ricca.
Poi ci si pensa, ci si informa un po' e si inizia a pensare che la differenza non sia nel piano economico o in che cosa viene proposto, ma nel nostro senso civico. Cioè quello che in Italia non abbiamo.
In Germania fanno un piano economico, lo spiegano ai cittadini, spiegano qual è l'obiettivo e quali saranno le regole da seguire affinché funzioni, e entro quanto tempo darà i suoi benefici. Ovviamente anche gli economisti possono sbagliare, ma sostanzialmente se si dà un piano ben strutturato, con degli obiettivi chiari e spiegando alle persone come funzionerà e chi e quando ne beneficerà, alla fine il piano avrà un risultato in larga parte positivo.
In Italia fanno un piano economico, e la gente non si fida perché siamo tutti allenatori della Nazionale quando perde; lo spiegano ai cittadini, e visti i precedenti i cittadini non ci credono; spiegano quali saranno gli obiettivi, ma subito criticamente diremo che gli obiettivi non ci interessano che sono troppo lontani, che non sono realizzabili o che comunque se si realizzeranno tra 20 anni non va bene e ci stanno fregando; poi ci spiegano le regole e lì ci gasiamo, si scatena la corsa a come si bypassano le regole, come freghiamo il sistema, come si trova una scorciatoia.
Non è che ci manca un po' di senso civico e un po' di fiducia?
Poi ci si pensa, ci si informa un po' e si inizia a pensare che la differenza non sia nel piano economico o in che cosa viene proposto, ma nel nostro senso civico. Cioè quello che in Italia non abbiamo.
In Germania fanno un piano economico, lo spiegano ai cittadini, spiegano qual è l'obiettivo e quali saranno le regole da seguire affinché funzioni, e entro quanto tempo darà i suoi benefici. Ovviamente anche gli economisti possono sbagliare, ma sostanzialmente se si dà un piano ben strutturato, con degli obiettivi chiari e spiegando alle persone come funzionerà e chi e quando ne beneficerà, alla fine il piano avrà un risultato in larga parte positivo.
In Italia fanno un piano economico, e la gente non si fida perché siamo tutti allenatori della Nazionale quando perde; lo spiegano ai cittadini, e visti i precedenti i cittadini non ci credono; spiegano quali saranno gli obiettivi, ma subito criticamente diremo che gli obiettivi non ci interessano che sono troppo lontani, che non sono realizzabili o che comunque se si realizzeranno tra 20 anni non va bene e ci stanno fregando; poi ci spiegano le regole e lì ci gasiamo, si scatena la corsa a come si bypassano le regole, come freghiamo il sistema, come si trova una scorciatoia.
Non è che ci manca un po' di senso civico e un po' di fiducia?
sabato 5 ottobre 2013
Non abbandoniamo chi cerca una vita migliore
"Non
sono morti perchè il fuoco è divampato. Non sono morti perchè il mare li
ha inghiottiti. Non sono morti perchè una legge disumana ha impedito
che venissero salvati. Sono morti perchè non potevano vivere là dove
erano nati." (anonimo eritreo)
Il mio commento alla tragedia dell'altra notte al largo di Lampedusa si racchiude bene nelle parole del Papa: vergogna, vergogna, vergogna.
Per i pescherecci che in tre sono passati accanto alla barca e non hanno prestato soccorso, per una tratta di esseri umani utilizzati come merce di scambio da trafficanti senza scrupoli, per la mancanza di rispetto verso la sofferenza e la disperazione di queste persone da parte di noi italiani, dell'Europa e di tutto il mondo del business che pensa solo a vendere armi a dei disperati. Dobbiamo soltanto vergognarci.
la storia di Tareke Brhane profugo eritreo
Appello Lampedusa Nobel per la pace
martedì 24 settembre 2013
Il nostro paese ha bisogno di laureati o di partigiani?
Mi pongo questa domanda, senza ironia alcuna.
Perché ogni giorno ascolto storie di amiche e conoscenti, poi leggo su internet e sui giornali altre storie ancora più inquietanti e rifletto.
Rifletto chiedendomi prima di tutto, se uno studia lo fa per i soldi? No, certo che no, lo fa per il gusto di imparare, per il piacere della conoscenza. Bene, però poi uno ha tutta la vita davanti, e ognuno di noi nella propria vita ha delle priorità. Più o meno discutibili, più o meno condivisibili.
C'è chi sogna le borsette firmate e la cucina Scavolini (sigh!), chi sogna l'auto status symbol (sigh 2), chi vorrebbe solo costruire una famiglia e poter crescere i propri figli dando loro la possibilità di scegliere che cosa fare nella vita (si chiama maternità consapevole), chi vuole fare un lavoro che piace per sentirsi realizzato (categoria a cui appartiene in realtà la maggioranza degli esseri umani in tutto il mondo credo), poi c'è chi ha come priorità assoluta la propria emancipazione da ogni forma di controllo sociale da parte di altri e viaggiare (come la sottoscritta).
Ora, se una persona ha studiato 5 anni, per esempio, per avere una professionalità e delle competenze in un settore, bisognerebbe poi capire perché debba lavorare per 300-600 € al mese, essere costretto ad aprire una partita iva per evitare contratti a progetto illegali ma per qualche motivo non impugnabili, fare lavori in cui il sapere e la conoscenza non c'entrano nulla ma l'unica priorità è il guadagno, la capacità di vendere qualcosa in cui molto probabilmente non si crede, la capacità di resistere al mobbing e alle richieste continue di straordinari. Vorrei proprio entrare nel cervello delle persone che hanno teorizzato questi tipi di contratti e capire da dove arrivano esattamente queste idee sul valore del lavoro e del tempo. Ci sarà qualcosa che ha dato origine a questo fenomeno?
Per non parlare del praticantato non retribuito di anni per molte professioni come gli avvocati e gli architetti, dell'ambito radiotelevisivo dove ci sono montatori, grafici e producer pagati 500-800 € al mese con contratti a progetto, dei laureati triennale + specialistica in corso con ottimi voti che finiscono in un call center e li lasciano al loro posto, facendo crescere professionalmente le persone diplomate.
O dei ricercatori universitari, o peggio ancora di chi dopo un dottorato si presenta a cercare un lavoro spiegando che ha un dottorato e riceve risposte del tipo: "ah, è una specializzazione particolare?".
Poi ci sono i lavoratori della cultura, un mondo a parte su cui conviene stendere un velo pietoso, anzi diciamo una coperta perché delle storie che ho sentito non ce ne è una positiva. Stage continui, mai retribuiti, il grosso del lavoro che va avanti col volontariato, e un quantitativo enorme di persone assunte solo ed esclusivamente tramite agganci.
In molte aziende (le famose grandi multinazionali che usano le agenzie interinali) poi c'è l'assoluta incapacità di fare colloqui, assumono persone "che sappiano l'inglese" senza averlo testato, poi ti ritrovi vicine di postazione che non sanno mettere la S alla terza persona singolare ma ti dicono tranquillamente "sì al colloquio ho detto che il mio inglese era buono e non mi hanno chiesto più niente", e lì ti chiedi: ma non è che forse hai avuto il debito 5 anni e non l'hai mai recuperato? Oppure gente che traduce email per i clienti col traduttore di google, e tu che hai fatto l'Erasmus non sai se devi ridere o piangere ma siccome ha una testa inizi a pensare al bicchiere mezzo pieno, e che quello che conta è l'approccio.
E tutti i laureati in scienze dell'educazione, l'ambito del sociale? 700 € al mese a vita con contratti di cooperativa.
Ad un certo punto le persone perdono la pazienza però. E davvero finiamola con il descrivere questo fenomeno come una fuga di cervelli, qui non è questione di cervelli e di chissà che intelligenza, è diventata una questione di dignità, di rispetto (mancante) della società intera verso l'individualità e la soggettività delle persone, della possibilità di autodeterminare le proprie scelte; qui è questione che una persona che ha sete di conoscenza, di confronto con l'altro, di imparare cose nuove, preferisce viaggiare lavorando, piuttosto che vivere con 500 € al mese sapendo che sarà sempre costretta ad andare in vacanza in campeggio in Croazia al massimo o a passare i sabati pomeriggio nei centri commerciali senza comprare nulla perché non ha i soldi per la benzina per fare una gita fuori porta.
E' questione di non perdere le proprie competenze linguistiche acquisite in anni di studio (e stage all'estero) trovandosi a mandare mail di 2 righe a un magazziniere semianalfabeta come unico modo per praticare la propria conoscenza linguistica, con accanto delle colleghe diplomate che passano il tempo a parlare dei pannolini dei loro figli e ti chiedono aiuto ogni volta che aprono Excel perché non hanno idea di come usarlo correttamente.
E' questione di scegliere, se restare in questi paese passivi, o se si ha la forza di combattere, o se è meglio lasciar perdere perché la vita è una sola e va vissuta fino in fondo e appieno non buttando via le giornate a fare cose che NON vogliamo fare.
E a volte si combatte per niente, contro tutti, senza un sindacato dalla propria parte perché nel tuo settore non c'è, non esiste, non è previsto. Perché una persona che ha studiato vorrebbe lavorare prima di tutto per passione e non per dovere sociale e poi si trova invece circondato di tacchini che aspettano il loro mangime quotidiano senza chiedersi da dove arrivi, hanno una profondità di visione di 2 metri e hanno delle ali che non sanno usare.
A questo punto mi chiedo: questo è un paese di tacchini? questo è un paese di gente che vuole solo subire, che non vuole cambiare nulla, gente che non la forza di combattere e si adegua a tutto?
Forse non servono i laureati. Non servono perché noi per primi non abbiamo consapevolezza del nostro valore, o non ne abbiamo avuta per troppi anni per cui ormai è troppo tardi, servono i partigiani. Servono persone disposte a combattere, a dire che non è importante avere un lavoro per passare la giornata in qualche modo (che tristezza!) ma è importante che trasformiamo le nostre conoscenze in lavoro, è importante spiegare al piccolo imprenditore un po' in crisi, che ha fatto la terza media e sogna di lasciare l'azienda al figlio, che se va avanti così e i laureati li vuole solo sfruttare è normale che fallisca, e poi se fallisce non è colpa di altri.
E mi chiedo: se questo paese ha bisogno di partigiani, ma il nostro popolo non è partigiano, non conviene forse espatriare?
La gente si mette in coda per l'iphone, compra telefonini a rate che non si può permettere, (ma quella gente serve perché fa girare l'economia quindi la società la vuole), compra auto inquinanti che fanno male all'ambiente e alla vivibilità delle nostre città, si indebita fino al collo e se glielo fai notare si sente offesa nel proprio orgoglio, (ma quella è una differenza culturale, devi rispettare quella persona se no l'errore è tuo che non capisci l'orgoglio ferito del povero cretino in oggetto) ma tu che hai studiato, hai interesse, curiosità per le cose, hai ancora un sacco di entusiasmo quando ti svegli al mattino nonostante tutto ... per la società non hai un valore, un ruolo, a questo punto la domanda è legittima: questo paese ha bisogno di noi?
Esiste un profilo di laureato-partigiano? Esiste un numero congruo di persone che hanno studiato e si sentono parte di una categoria di combattenti (non sottodivisa in praticanti avvocati/ricercatori/traduttori se no si fa una guerra tra poveri) che rivendicano semplicemente il diritto ad essere pagati almeno quanto un operaio assunto e a vedere le proprie ambizioni e le proprie aspirazioni realizzate anche se sono strane, come, che so, essere persone emancipate? Dove per emancipate intendo: persone autonome e indipendenti economicamente a tal punto da poter fare delle scelte in ogni ambito della vita senza la necessità di farsi aiutare da altri ogni volta, economicamente o praticamente o tramite baratto.
Questa società e questo paese Italia permettono questo?
Non è una domanda retorica sia chiaro, non è detto che la risposta sia no, ci sto semplicemente riflettendo.
Perché ogni giorno ascolto storie di amiche e conoscenti, poi leggo su internet e sui giornali altre storie ancora più inquietanti e rifletto.
Rifletto chiedendomi prima di tutto, se uno studia lo fa per i soldi? No, certo che no, lo fa per il gusto di imparare, per il piacere della conoscenza. Bene, però poi uno ha tutta la vita davanti, e ognuno di noi nella propria vita ha delle priorità. Più o meno discutibili, più o meno condivisibili.
C'è chi sogna le borsette firmate e la cucina Scavolini (sigh!), chi sogna l'auto status symbol (sigh 2), chi vorrebbe solo costruire una famiglia e poter crescere i propri figli dando loro la possibilità di scegliere che cosa fare nella vita (si chiama maternità consapevole), chi vuole fare un lavoro che piace per sentirsi realizzato (categoria a cui appartiene in realtà la maggioranza degli esseri umani in tutto il mondo credo), poi c'è chi ha come priorità assoluta la propria emancipazione da ogni forma di controllo sociale da parte di altri e viaggiare (come la sottoscritta).
Ora, se una persona ha studiato 5 anni, per esempio, per avere una professionalità e delle competenze in un settore, bisognerebbe poi capire perché debba lavorare per 300-600 € al mese, essere costretto ad aprire una partita iva per evitare contratti a progetto illegali ma per qualche motivo non impugnabili, fare lavori in cui il sapere e la conoscenza non c'entrano nulla ma l'unica priorità è il guadagno, la capacità di vendere qualcosa in cui molto probabilmente non si crede, la capacità di resistere al mobbing e alle richieste continue di straordinari. Vorrei proprio entrare nel cervello delle persone che hanno teorizzato questi tipi di contratti e capire da dove arrivano esattamente queste idee sul valore del lavoro e del tempo. Ci sarà qualcosa che ha dato origine a questo fenomeno?
Per non parlare del praticantato non retribuito di anni per molte professioni come gli avvocati e gli architetti, dell'ambito radiotelevisivo dove ci sono montatori, grafici e producer pagati 500-800 € al mese con contratti a progetto, dei laureati triennale + specialistica in corso con ottimi voti che finiscono in un call center e li lasciano al loro posto, facendo crescere professionalmente le persone diplomate.
O dei ricercatori universitari, o peggio ancora di chi dopo un dottorato si presenta a cercare un lavoro spiegando che ha un dottorato e riceve risposte del tipo: "ah, è una specializzazione particolare?".
Poi ci sono i lavoratori della cultura, un mondo a parte su cui conviene stendere un velo pietoso, anzi diciamo una coperta perché delle storie che ho sentito non ce ne è una positiva. Stage continui, mai retribuiti, il grosso del lavoro che va avanti col volontariato, e un quantitativo enorme di persone assunte solo ed esclusivamente tramite agganci.
In molte aziende (le famose grandi multinazionali che usano le agenzie interinali) poi c'è l'assoluta incapacità di fare colloqui, assumono persone "che sappiano l'inglese" senza averlo testato, poi ti ritrovi vicine di postazione che non sanno mettere la S alla terza persona singolare ma ti dicono tranquillamente "sì al colloquio ho detto che il mio inglese era buono e non mi hanno chiesto più niente", e lì ti chiedi: ma non è che forse hai avuto il debito 5 anni e non l'hai mai recuperato? Oppure gente che traduce email per i clienti col traduttore di google, e tu che hai fatto l'Erasmus non sai se devi ridere o piangere ma siccome ha una testa inizi a pensare al bicchiere mezzo pieno, e che quello che conta è l'approccio.
E tutti i laureati in scienze dell'educazione, l'ambito del sociale? 700 € al mese a vita con contratti di cooperativa.
Ad un certo punto le persone perdono la pazienza però. E davvero finiamola con il descrivere questo fenomeno come una fuga di cervelli, qui non è questione di cervelli e di chissà che intelligenza, è diventata una questione di dignità, di rispetto (mancante) della società intera verso l'individualità e la soggettività delle persone, della possibilità di autodeterminare le proprie scelte; qui è questione che una persona che ha sete di conoscenza, di confronto con l'altro, di imparare cose nuove, preferisce viaggiare lavorando, piuttosto che vivere con 500 € al mese sapendo che sarà sempre costretta ad andare in vacanza in campeggio in Croazia al massimo o a passare i sabati pomeriggio nei centri commerciali senza comprare nulla perché non ha i soldi per la benzina per fare una gita fuori porta.
E' questione di non perdere le proprie competenze linguistiche acquisite in anni di studio (e stage all'estero) trovandosi a mandare mail di 2 righe a un magazziniere semianalfabeta come unico modo per praticare la propria conoscenza linguistica, con accanto delle colleghe diplomate che passano il tempo a parlare dei pannolini dei loro figli e ti chiedono aiuto ogni volta che aprono Excel perché non hanno idea di come usarlo correttamente.
E' questione di scegliere, se restare in questi paese passivi, o se si ha la forza di combattere, o se è meglio lasciar perdere perché la vita è una sola e va vissuta fino in fondo e appieno non buttando via le giornate a fare cose che NON vogliamo fare.
E a volte si combatte per niente, contro tutti, senza un sindacato dalla propria parte perché nel tuo settore non c'è, non esiste, non è previsto. Perché una persona che ha studiato vorrebbe lavorare prima di tutto per passione e non per dovere sociale e poi si trova invece circondato di tacchini che aspettano il loro mangime quotidiano senza chiedersi da dove arrivi, hanno una profondità di visione di 2 metri e hanno delle ali che non sanno usare.
A questo punto mi chiedo: questo è un paese di tacchini? questo è un paese di gente che vuole solo subire, che non vuole cambiare nulla, gente che non la forza di combattere e si adegua a tutto?
Forse non servono i laureati. Non servono perché noi per primi non abbiamo consapevolezza del nostro valore, o non ne abbiamo avuta per troppi anni per cui ormai è troppo tardi, servono i partigiani. Servono persone disposte a combattere, a dire che non è importante avere un lavoro per passare la giornata in qualche modo (che tristezza!) ma è importante che trasformiamo le nostre conoscenze in lavoro, è importante spiegare al piccolo imprenditore un po' in crisi, che ha fatto la terza media e sogna di lasciare l'azienda al figlio, che se va avanti così e i laureati li vuole solo sfruttare è normale che fallisca, e poi se fallisce non è colpa di altri.
E mi chiedo: se questo paese ha bisogno di partigiani, ma il nostro popolo non è partigiano, non conviene forse espatriare?
La gente si mette in coda per l'iphone, compra telefonini a rate che non si può permettere, (ma quella gente serve perché fa girare l'economia quindi la società la vuole), compra auto inquinanti che fanno male all'ambiente e alla vivibilità delle nostre città, si indebita fino al collo e se glielo fai notare si sente offesa nel proprio orgoglio, (ma quella è una differenza culturale, devi rispettare quella persona se no l'errore è tuo che non capisci l'orgoglio ferito del povero cretino in oggetto) ma tu che hai studiato, hai interesse, curiosità per le cose, hai ancora un sacco di entusiasmo quando ti svegli al mattino nonostante tutto ... per la società non hai un valore, un ruolo, a questo punto la domanda è legittima: questo paese ha bisogno di noi?
Esiste un profilo di laureato-partigiano? Esiste un numero congruo di persone che hanno studiato e si sentono parte di una categoria di combattenti (non sottodivisa in praticanti avvocati/ricercatori/traduttori se no si fa una guerra tra poveri) che rivendicano semplicemente il diritto ad essere pagati almeno quanto un operaio assunto e a vedere le proprie ambizioni e le proprie aspirazioni realizzate anche se sono strane, come, che so, essere persone emancipate? Dove per emancipate intendo: persone autonome e indipendenti economicamente a tal punto da poter fare delle scelte in ogni ambito della vita senza la necessità di farsi aiutare da altri ogni volta, economicamente o praticamente o tramite baratto.
Questa società e questo paese Italia permettono questo?
Non è una domanda retorica sia chiaro, non è detto che la risposta sia no, ci sto semplicemente riflettendo.
Aggiornamenti sulla questione Telecom Italia - Comunicato ASATI
Riporto in toto il COMUNICATO
ASATI (Associazione Azionisti Telecom Italia) di oggi sulla situazione dell'azienda in oggetto.
24 settembre 2013
L’accordo tra i soci Telco, annunciato in data odierna, l’aumento della
partecipazione azionaria di Telefonica, in due fasi, l’allungamento
addirittura al 2015 per una eventuale disdetta, fino al raggiungimento
di Telefonica all’intera quota azionaria di Telco, sono solo manovre
diversive di attesa, che oltre a provocare dei fuochi di artificio nel
breve presto saranno deleterie per il futuro assetto di TI. Se il 3
ottobre al cda non sarà proposto un aumento di capitale di almeno 3 mld
di euro, il declassamento annunciato dalle agenzie di rating sarà
impietoso, con indubbi riflessi negativi sull’andamento del titolo.
Infatti, la manovra su Telco è, come nel passato, una manovra che
avviene sulla scatola alta di controllo, e non altera assolutamente i
parametri economico-finanziari della Società. Tra l’altro, il rischio di
una nazionalizzazione di TI Argentina e’ potenzialmente vicina,
all’eventuale passaggio di tutte le azioni dei soci italiani e il venir
meno di Telco.
Telefonica esercitando la funzione di direzione e controllo su TI
dovrebbe, pertanto, consolidare il debito, creando un gigante di argilla
con oltre 90 mld di debiti, e sarà costretta, in base alla normativa
antitrust, a cedere - con uno spezzatino - l’attività di Tim Brasil,
dando così avvio ad una via crucis per una azienda strategica per il
nostro sistema Paese, e tutto ciò con un Governo e Parlamento
completamente silente e disinteressato sulla vicenda del futuro di
Telecom Italia. Basti pensare che il Parlamento non ha ancora nominato i
componenti della Commissione parlamentare di controllo sull'attività
della Cassa Depositi e Prestiti (a differenza, invece, della Commissione
di Vigilanza sulla Rai prontamente nominata, appena insediatesi le
nuove Camere) e non ha ancora adottato il Decreto che dovrà stabilire
quali asset, ritenuti strategici nel settore delle comunicazioni,
dovranno essere sottoposti alla golden share.
L’assenza di questa Commissione, cui spetta il controllo anche sulla
gestione della CDP, rende ancora più sconcertanti le dichiarazioni del
Presidente di CDP, Franco Bassanini, che in un convegno svoltosi ieri, a
fronte della domanda “perché CDP non entra direttamente sul capitale di
TI”, come peraltro auspicato e ribadito in più occasioni da Asati , ha
replicato testualmente “la mia risposta è il silenzio”.
Ciò potrebbe
comportare conseguenze negative su TI, sui suoi 50.000 dipendenti (e
sulle altre decine di migliaia di occupati nell’indotto), sui suoi
600.000 azionisti risparmiatori e, soprattutto, sulla tanto auspicata
ripresa economica del Paese, tra l’altro con una conseguenza negativa
sugli investimenti che riceveranno una brusca frenata. Al vice ministro
Catricalà è stata fatta la stessa domanda ma nessuno sa spiegare
perche’ cdp non può entrare nel capitale di TI, mentre e’ intervenuta
su una catena di supermercati, su Snam, su Eni, su Ansaldo, su
Finmeccanica,
A fronte di questo assordante silenzio della politica e, in particolare,
delle istituzioni preposte al finanziamento di progetti strategici del
Paese, quale il raggiungimento degli obiettivi infrastrutturali posti
dall’Agenda Digitale europea, in Europa i Governi hanno avuto
comportamenti ben diversi, basti pensare alla Francia dove, nel 2003, su
France Telecom (oberata da ben 68 mld di debito) fu disposto un aumento
di capitale di 15 mld, di cui ben 9 mld sottoscritti direttamente dallo
Stato.
E quella politica lungimirante ha dato frutti tangibili sul valore delle
partecipazioni pubbliche: oggi lo Stato detiene il 27% di FT, di cui il
13.5% tramite il Fondo strategico e il 13.4% tramite l’Agence de
Participations de l’Etat.
In Italia, invece, la politica sembra abbandonare al suo destino
l’operatore storico, in attesa del predatore di turno che oggi,
finalmente, ha svelato le sue carte acquisendo, a prezzi di saldo, il
controllo della 4^ azienda del Paese. Una valida possibilità ancora
valida ,se il Governo si degna di una giusta attenzione, considerando
che i tempi per la realizzazione di una eventuale società della rete
sono lunghi, e’ quella di creare una sottoscrizione di obbligazioni TI
per 3 mld, da parte di cdp, che si convertiranno successivamente in
equivalenti azioni della società della rete.
Per Asati
Il Presidente Ing. Franco Lombardi
Roma 24 settembre 2013
Per Asati
Il Presidente Ing. Franco Lombardi
Roma 24 settembre 2013
giovedì 19 settembre 2013
Lettera aperta del Comitato Se Non Ora Quando al ministro Carrozza
Riporto la lettera la lettera inviata oggi alla Ministra dal comitato Snoq Se Non Ora Quando - Factory che sottoscrivo in toto.
Gentile Ministra Carrozza,
siamo un gruppo di donne che insieme ad altre hanno organizzato la giornata del 13 febbraio 2011, giornata che è rimasta nel cuore di tutte. Le confessiamo che il grande successo di quella manifestazione ci ha riempito di gioia, ma anche ci ha lasciate sgomente dal senso di profonda e drammatica necessità che tante donne portavano nelle piazze, necessità e urgenza di cambiamento, di ossigeno. Ricorderà che in quel periodo le nostre istituzioni, il Parlamento, si trovavano impantanati in storie ridicole trasformate in affari di Stato, si votava sulla nipote di Mubarak.
Questa nostra presentazione non serve per farci grandi, ma per poter meglio far comprendere che da quel giorno la necessità e l’urgenza di cambiamento non ci hanno più abbandonate e sono diventate per noi interrogazione quotidiana.
Una lettera alle istituzioni di questi tempi è inusuale, troppo divaricata è infatti la forbice tra governanti e governati, troppa sfiducia, troppo sospetto, troppa estraneità. Ma questo non vale per Lei, signora Ministra. A parte la stima grande per la sua storia di scienziata, ci è molto piaciuto il suo discorso a Cernobbio. Anche noi pensiamo, come lei, che la politica ha fatto male alla scuola e che con questa classe dirigente omologata con poche donne non riusciremo ad uscire dalla crisi. Ci piace quando parla di investimenti per la scuola e non di spese. Ci piace quando va a inaugurare l’anno scolastico a Casal di Principe, significando così che nessuno deve essere lasciato indietro.
Nessuno deve essere lasciato indietro. Per questo le scriviamo.
Come tutti di questi tempi avrà sentito parlare di femminicidio, di violenza contro le donne ne avrà letto, ne avrà sofferto, come ogni donna, di quel dolore speciale, dolore che un uomo, anche il più buono e pietoso, non può provare. C’è chi dice che è un fenomeno antico, che c’è sempre stato, che i numeri non sono aumentati. Fatto sta che oggi di donne ne muoiono troppe e troppe sono ancora maltrattate. E che bisogna mettere le mani urgentemente per arginare questo fenomeno antico o moderno che sia. Per lo più le donne che vivono questa disgraziata condizione, o che ne muoiono, sono stanche di essere male amate, stanche di obbedire, stanche di servire. La loro sofferenza, la loro morte svela un mondo terribilmente impreparato alla libertà delle donne.
A questo punto Lei si chiederà perché le stiamo parlando di tutto questo. La risposta è semplice. Perché, come lei pensiamo che sia la scuola la strada più importante per uscire da questa crisi. In questo caso non parliamo di crisi economica e politica, ma della crisi profonda dell’anima di questo paese. E’ questa una grande urgenza.
Vede, noi non crediamo che si possa vincere la violenza contro le donne, con l’inasprimento delle pene. Poco, solo un poco, crediamo ai provvedimenti di allontanamento dei violenti, alla loro rieducazione. Noi pensiamo che l’unica cosa che salverà noi donne da tutto ciò sia la stima di sé, il rispetto di sé, la coscienza del proprio valore, il senso della propria dignità. E’ anche noi stesse che dobbiamo rieducare, quindi, per poter riconoscere la violenza prima che accada. Niente altro ci salverà.
Siamo state molto deluse dal Decreto legge recentemente proposto, decreto per altro senza un euro di finanziamento, che affrontava la piaga della violenza contro le donne come problema di ordine pubblico, accomunandola alla violenza negli stadi, a chi ruba i fili di rame, ai no Tav. Questo significa non capire nulla o meglio far finta di non capire che il problema della violenza contro le donne non è il problema dei violenti ma di un’intera società.
Non crediamo neanche alle “lezioni di buona educazione” che ogni tanto , insegnanti di buona volontà impartiscono nelle scuole a ragazze e ragazzi. E tanto meno crediamo sia giusto e buona la pubblicità reiterata della violenza, anzi pensiamo che faccia male, male alle ragazze per la spontanea identificazione con la vittima, con la parte debole, e male ai ragazzi per i possibili sensi di colpa e l’identificazione con la parte comunque forte. Lottare, poi, contro gli stereotipi nei libri di testo è ottima cosa ma pensiamo non basti. Per quanto ci riguarda ci auguriamo un mondo dove nessuno sia servo di qualcun altro e dove ognuno pulisca ciò che ha sporcato.
Che fare, allora. Abbiamo parlato di autostima, unica soluzione possibile. Ma la stima di sé comincia sempre prima di noi. La stima di sé per essere ha bisogno di due cose, l’ammirazione per coloro che sono venuti prima di noi e le aspettative di chi ci sta intorno. Questi sono i due nutrimenti necessari. La nostra società di aspettative nei confronti delle donne ne ha ben poche, lo sanno tutte le donne che hanno voluto e vogliono mettere al servizio della società i loro talenti, le loro ambizioni. Tutte possono, infatti, raccontare strade faticosissime. E l’ammirazione per chi è venuta prima di noi è semplicemente impedita. Le donne della storia, le filosofe, le scrittrici, le artiste, le scienziate sono dimenticate. La scuola non le racconta.
Noi crediamo profondamente nella differenza tra uomini e donne. L’uguaglianza non è per noi un valore, se non nella dignità e nel diritto. Crediamo nella differenza come ispiratrice di una giustizia migliore, una società più accogliente, più equilibrata. Uomini e donne hanno corpi differenti, differente storia, differente cultura. Noi donne veniamo da una storia pesante e dolorosa, ma che ci ha insegnato molto, questo è il nostro tesoro. Pensiamo che sia il tempo di mettere al lavoro questa differenza per una nuova concezione del mondo, per una nuova visione della società. Uomini e donne insieme nel governo della cosa pubblica, nel pensare, nel fare delle scelte che riguardano la vita di tutti, nella scienza, a questo bisogna preparare ragazze e ragazzi.
Noi pensiamo, l’abbiamo detto, che per dare forza, stima di sé , rispetto di sé alle ragazze come ai ragazzi siano necessarie delle figure da ammirare. Le ragazze hanno bisogno di figure di riferimento forti, donne forti, che hanno dato il meglio di sé, esempi da seguire. Questo è un nutrimento simbolico necessario. Ma la nostra scuola insegna solo ad ammirare gli uomini e le loro opere.
Le poche donne che restano nei programmi finiscono per rappresentare delle eccezioni, il loro potenziale simbolico è nullo, la loro forza resta intransitiva. Ai ragazzi si mostra un mondo di uomini, alle ragazze è riservato uno specchio vuoto. Questo è male per entrambi
Questo non era grave in un mondo dove le donne vivevano sotto tutela, quando non potevano accedere alle professioni, non potevano amministrare i loro beni, non votavano. Ma oggi no, oggi una ragazza sceglie cosa vuole studiare, può viaggiare, vota, può scegliere con chi dividere la propria vita, può avere figli o no, se non li desidera, può vivere dove vuole. Ma la scuola di oggi per lei è ancora quella Ottocentesca, nelle sue linee fondamentali. Le donne non ci sono, non si ricordano, non si studiano, non esistono.
Dove sono le Maria Montessori, le donne che hanno covato l’Illuminismo nei loro salotti, Madame Curie, Santa Teresa d’Avila, le donne che hanno fatto la loro parte nel Risorgimento, le tantissime poete, le grandi scrittrici, le matematiche, Simone Weil, Hanna Arendt? Non ci sono, se non per la buona volontà di alcuni insegnanti disposti a “fuori programma”. Perché non si celebra l’8 Marzo come giorno della memoria del percorso delle donne, e degli uomini loro alleati, verso la loro libertà? Perché non si racconta ai ragazzi e alle ragazze le tappe di questo cammino luminoso?
Degli psicologi, reduci da un’ inchiesta in tre licei della Regione Umbria, ci raccontavano della grande difficoltà in cui si trovano oggi le ragazze, per il semplice fatto che l’assenza di figure forti di riferimento entra in contraddizione forte con la libertà che godono, creando spaesamento, confusione, senso di solitudine, debolezza.
Lei non era ancora Ministra, quando si è indetto l’ultimo concorso per i nuovi docenti. Nel programma di Letteratura Italiana, su cui dovevano rispondere i candidati, su 30 autori c’era una sola donna: Elsa Morante. Anche questo è femminicidio. Si dice che le donne debbano andare avanti solo con il merito, ma alla povera Grazia Deledda, evidentemente non è valso nemmeno il premio Nobel.
Gentile Ministra, ci rivolgiamo a lei, perché lei in questo momento è quella che può fare moltissimo contro la violenza alle donne, ma non solo, è quella che può rendere questo paese più civile, più equilibrato. La rivoluzione, non abbiamo altro termine, deve cominciare dalla scuola, può essere solo nella formazione. Cambiare urgentemente i programmi, per dare forza alle ragazze, non farle sentire aggiunte in questa società, ma necessarie. Questo prima di tutto. Non c’è vero discorso sulla modernizzazione della scuola se non si parte da qui.
Ma non solo. Ridare dignità alla figura del docente, non farlo vivere sulla soglia della miseria, non farne un vinto. E rendere difficilissimo diventare insegnanti, che non sia una professione di rimedio ma di vera vocazione. Questo però è un altro discorso.
Se condivide quello che abbiamo detto, ci piacerebbe incontrarla per raccontarle il nostro lavoro.
Confidiamo molto in Lei. Grazie per la sua attenzione.
Se non ora quando factory
martedì 13 agosto 2013
Il decreto legge per la prevenzione del femminicidio: un primo step di un lungo percorso
Giovedì scorso 8 agosto è stato varato dal governo il decreto legge per la lotta alla violenza sulle donne e la prevenzione del femminicidio. Importantissimo passo nella direzione giusta. Certo rimane molto da fare, ma le misure varate se applicate correttamente segneranno una svolta nella gestione dei casi di violenza, stalking e reati connessi sia da parte delle forze dell'ordine, sia da parte dei tribunali.
Vediamo insieme i punti principali.
Allontanamento del coniuge violento dall'abitazione: importantissimo elemento, perché previene innanzitutto la possibilità che sia la donna a dover essere allontanata dalla propria casa, dai propri legami e dai propri affetti se vittima di violenza. Non era scontato prima di adesso, molte volte l'uomo violento faceva leva giuridica sulla proprietà o meno della casa che non è rilevante ai fini della protezione della vittima di una reato. Un caso come questo per esempio si sarebbe risolto con largo anticipo dopo l'introduzione di questo decreto, mentre la donna in oggetto è stata sottoposta a 2 anni di vessazioni prima di ottenere dal giudice l'allontanamento del coniuge.
Assistenza legale gratuita alle vittime indipendentemente dal reddito: fondamentale, innanzitutto perché molte donne hanno un reddito personale diverso da quello dichiarato nella dichiarazione dei redditi famigliare o congiunta che può dipendere in larga parte dal reddito del marito, e poi perché un avvocato che difende una donna vittima di violenza deve portare avanti la causa per passione e non in base a quanto viene pagato.
Obbligo di arresto per i colpevoli colti in flagranza di reato: anche questo un passaggio fondamentale su cui però fa fatto un appunto, cioè che è indispensabile formare adeguatamente le forze dell'ordine, per far sì che non rimanga solo sulla carta. Forze dell'ordine non reperibili, che non rispondono al telefono o ai centralini, che una volta arrivati sul luogo del reato fanno ambigui e spesso dilettanteschi tentativi di improvvisarsi psicologi vanno assolutamente evitati e prevenuti.
Corsia preferenziale nei tribunali per questo tipo di processi e carcere per l'uomo violento: assolutamente utile a prevenire casi come quello di questa trentaquattrenne campana in cui un processo durato 3 anni non si è ancora concluso in quanto pende il ricorso in cassazione, e nello stesso tempo la vittima è stata uccisa dall'ex lasciato in libertà. Non si può lasciare in libertà un uomo che minaccia di uccidere una donna prima di aver fatto un adeguato percorso psicologico di cura e un adeguato percorso di consapevolezza a cui partecipino anche i famigliari che dovessero in qualche modo dimostrarsi non collaborativi nell'inchiesta o omertosi.
Una volta superato lo step dell'analisi degli elementi positivi di questo decreto, urge una riflessione. Perché si vada verso una società in cui ci siano sempre meno delitti di questo tipo, e più rispetto per la persona. Ognuno di noi, nell'osservare gli altri, prima di giudicare le vite altrui, prima di scadere nel gossip e nello stereotipo, ognuno di noi uomo o donna che sia dovrebbe chiedersi: cosa posso fare io per migliorare questa società che va verso la follia? Da cosa sono causati tutti questi delitti, perché l'uomo non è in grado di accettare il rifiuto e perché la donna che vuole essere amata e avere una vita felice viene spesso lasciata sola anche dai famigliari, dalla madre, dalle sorelle, dalle amiche, che antepongono il proprio quieto vivere e il perbenismo borghese dell'apparenza alla felicità di una persona a cui dicono di voler bene? Allora cominciamo noi, uno per uno, a parlare alle madri, che non educhino i figli ad essere serviti e riveriti e le figlie a comportarsi da serve. Parliamo alle vecchie signore, spiegando che invidiare l'emancipazione delle giovani donne non è la risposta, che il fatto che le donne in passato abbiano sempre subito di buon grado il ruolo imposto dalla società patriarcale non è motivo per cui questo debba accadere anche in futuro. Educhiamo i bambini, perché non giochino con le armi da quando sono piccoli, e i preadolescenti, perché non considerino "debole" il maschio che non dimostra la propria virilità in modo eccessivo e plateale utilizzando eslcusivamente la forza fisica come metro di paragone con l'altro. Facciamolo noi, io, tu che leggi, parliamone apertamente quando sentiamo discorsi assurdi da parte di colleghi e vicini di casa come "è una donna quindi...". Non facciamoci fermare dal fatto che temiamo che l'altro possa non capire. Probabilmente non capirà subito, ma si accenderà una piccola lampadina nella sua mente e avrà un altro punto di vista a disposizione nel momento in cui nella sua cerchia di amici e conoscenti entrerà in contatto con una donna vittima di comportamenti violenti di qualsiasi genere. E piano piano, sforziamoci di spiegare anche a chi non capisce che "nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà" non è e non deve essere una condanna all'ergastolo. Innanzitutto, il giuramento ufficiale con tanto di carte firmate non serve all'amore e non sancisce la durata effettiva del contratto perché l'impegno verso l'altro può essere solo un impegno RECIPROCO rinnovato quotidianamente, ma comunque la violenza non fa parte della cattiva sorte né della povertà, se mai fa parte della MALATTIA e come malattia psichica va curata. Ma come tutte le malattie, per essere curata deve essere prima di tutto diagnosticata quindi negare l'esistenza del problema non è comunque una soluzione rispettosa neanche dei più estremi casi di bigottismo. La religione può essere se mai uno strumento per rendere l'uomo più felice e più in pace con se stesso, quindi se un uomo è psichicamente malato e soffre di disturbi da curare, probabilmente non sta vivendo una vita felice. Rieducarlo all'indipendenza e anche a rimanere solo è quindi un fatto estremamente positivo. Significa far capire all'uomo che può vivere senza quella donna, che può ricostruirsi una vita anche se non avrà accanto una compagna e che non vi è alcun disonore in questo. Così come nell'amore non vi è alcun possesso. Non si ama qualcosa perché la si possiede, si possiede un oggetto. Neppure un animale si può possedere, se mai ci fa compagnia. Figuriamoci una donna o un uomo. Proviamo, tutti noi che sappiamo che l'amore non è possesso e che la donna e l'uomo hanno pari diritto di scegliere come vivere la propria vita, a trasmettere questa nostra consapevolezza agli altri. All'amica quando ci chiede un consiglio, perché non sa come spiegare al proprio compagno che le faccende di casa sono compito di entrambi e che non vuole finire a fare la serva a vita. All'insegnante di scuola media che insinua una colpa nell'alunno che va a scuole vestito di rosa: "un po' se le cerca". Alla donna d'altri tempi che di fronte a una fanciulla in minigonna se ne esce con "se va in giro così, poi la stuprano". Alla donna incinta dopo un mese e mezzo che conosce un uomo che si sposa perché la famiglia glielo chiede. Proviamo a parlarne, a insinuare in queste persone il dubbio che il loro ruolo potrebbe aiutare la felicità di queste persone oppure determinarne la disperazione. Non ci costa molto in termini di tempo, ma semplicemente parlando e NON TACENDO abbiamo una grandissima possibilità di migliorare questa terribile situazione che si è creata nel nostro paese. Meglio una discussione in più e una vittima in meno.
Vediamo insieme i punti principali.
Allontanamento del coniuge violento dall'abitazione: importantissimo elemento, perché previene innanzitutto la possibilità che sia la donna a dover essere allontanata dalla propria casa, dai propri legami e dai propri affetti se vittima di violenza. Non era scontato prima di adesso, molte volte l'uomo violento faceva leva giuridica sulla proprietà o meno della casa che non è rilevante ai fini della protezione della vittima di una reato. Un caso come questo per esempio si sarebbe risolto con largo anticipo dopo l'introduzione di questo decreto, mentre la donna in oggetto è stata sottoposta a 2 anni di vessazioni prima di ottenere dal giudice l'allontanamento del coniuge.
Non revocabilità della querela: importantissima, perché molte volte la vittima dopo aver sporto querela veniva pressata da famigliari (anche propri, non solo dell'(ex) coniuge) per ritirare la querela, e non ricevendo protezione alcuna alla fine doveva cedere ai ricatti. Importantissimo quindi che famigliari, vicini di casa e varie personalità che assolvono al ruolo di "consiglieri" più o meno graditi nella vita di un individuo siano messi di fronte al reato e al fatto che il reato esiste e non può essere "negato". Non può essere negato né giuridicamente né umanamente perché vi è una denuncia, non revocabile, che prova l'esistenza del fatto. Pensiamo per esempio al caso allucinante di Rosaria Aprea, la ventenne picchiata dal fidanzato che voleva perdonarlo e il cui avvocato ha dovuto rinunciare alla difesa perché la ragazza, nonostante le ripetute violenze subite e nonostante fosse finita in ospedale in fin di vita, non voleva portare avanti la denuncia.
Assistenza legale gratuita alle vittime indipendentemente dal reddito: fondamentale, innanzitutto perché molte donne hanno un reddito personale diverso da quello dichiarato nella dichiarazione dei redditi famigliare o congiunta che può dipendere in larga parte dal reddito del marito, e poi perché un avvocato che difende una donna vittima di violenza deve portare avanti la causa per passione e non in base a quanto viene pagato.
Obbligo di arresto per i colpevoli colti in flagranza di reato: anche questo un passaggio fondamentale su cui però fa fatto un appunto, cioè che è indispensabile formare adeguatamente le forze dell'ordine, per far sì che non rimanga solo sulla carta. Forze dell'ordine non reperibili, che non rispondono al telefono o ai centralini, che una volta arrivati sul luogo del reato fanno ambigui e spesso dilettanteschi tentativi di improvvisarsi psicologi vanno assolutamente evitati e prevenuti.
Corsia preferenziale nei tribunali per questo tipo di processi e carcere per l'uomo violento: assolutamente utile a prevenire casi come quello di questa trentaquattrenne campana in cui un processo durato 3 anni non si è ancora concluso in quanto pende il ricorso in cassazione, e nello stesso tempo la vittima è stata uccisa dall'ex lasciato in libertà. Non si può lasciare in libertà un uomo che minaccia di uccidere una donna prima di aver fatto un adeguato percorso psicologico di cura e un adeguato percorso di consapevolezza a cui partecipino anche i famigliari che dovessero in qualche modo dimostrarsi non collaborativi nell'inchiesta o omertosi.
Una volta superato lo step dell'analisi degli elementi positivi di questo decreto, urge una riflessione. Perché si vada verso una società in cui ci siano sempre meno delitti di questo tipo, e più rispetto per la persona. Ognuno di noi, nell'osservare gli altri, prima di giudicare le vite altrui, prima di scadere nel gossip e nello stereotipo, ognuno di noi uomo o donna che sia dovrebbe chiedersi: cosa posso fare io per migliorare questa società che va verso la follia? Da cosa sono causati tutti questi delitti, perché l'uomo non è in grado di accettare il rifiuto e perché la donna che vuole essere amata e avere una vita felice viene spesso lasciata sola anche dai famigliari, dalla madre, dalle sorelle, dalle amiche, che antepongono il proprio quieto vivere e il perbenismo borghese dell'apparenza alla felicità di una persona a cui dicono di voler bene? Allora cominciamo noi, uno per uno, a parlare alle madri, che non educhino i figli ad essere serviti e riveriti e le figlie a comportarsi da serve. Parliamo alle vecchie signore, spiegando che invidiare l'emancipazione delle giovani donne non è la risposta, che il fatto che le donne in passato abbiano sempre subito di buon grado il ruolo imposto dalla società patriarcale non è motivo per cui questo debba accadere anche in futuro. Educhiamo i bambini, perché non giochino con le armi da quando sono piccoli, e i preadolescenti, perché non considerino "debole" il maschio che non dimostra la propria virilità in modo eccessivo e plateale utilizzando eslcusivamente la forza fisica come metro di paragone con l'altro. Facciamolo noi, io, tu che leggi, parliamone apertamente quando sentiamo discorsi assurdi da parte di colleghi e vicini di casa come "è una donna quindi...". Non facciamoci fermare dal fatto che temiamo che l'altro possa non capire. Probabilmente non capirà subito, ma si accenderà una piccola lampadina nella sua mente e avrà un altro punto di vista a disposizione nel momento in cui nella sua cerchia di amici e conoscenti entrerà in contatto con una donna vittima di comportamenti violenti di qualsiasi genere. E piano piano, sforziamoci di spiegare anche a chi non capisce che "nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà" non è e non deve essere una condanna all'ergastolo. Innanzitutto, il giuramento ufficiale con tanto di carte firmate non serve all'amore e non sancisce la durata effettiva del contratto perché l'impegno verso l'altro può essere solo un impegno RECIPROCO rinnovato quotidianamente, ma comunque la violenza non fa parte della cattiva sorte né della povertà, se mai fa parte della MALATTIA e come malattia psichica va curata. Ma come tutte le malattie, per essere curata deve essere prima di tutto diagnosticata quindi negare l'esistenza del problema non è comunque una soluzione rispettosa neanche dei più estremi casi di bigottismo. La religione può essere se mai uno strumento per rendere l'uomo più felice e più in pace con se stesso, quindi se un uomo è psichicamente malato e soffre di disturbi da curare, probabilmente non sta vivendo una vita felice. Rieducarlo all'indipendenza e anche a rimanere solo è quindi un fatto estremamente positivo. Significa far capire all'uomo che può vivere senza quella donna, che può ricostruirsi una vita anche se non avrà accanto una compagna e che non vi è alcun disonore in questo. Così come nell'amore non vi è alcun possesso. Non si ama qualcosa perché la si possiede, si possiede un oggetto. Neppure un animale si può possedere, se mai ci fa compagnia. Figuriamoci una donna o un uomo. Proviamo, tutti noi che sappiamo che l'amore non è possesso e che la donna e l'uomo hanno pari diritto di scegliere come vivere la propria vita, a trasmettere questa nostra consapevolezza agli altri. All'amica quando ci chiede un consiglio, perché non sa come spiegare al proprio compagno che le faccende di casa sono compito di entrambi e che non vuole finire a fare la serva a vita. All'insegnante di scuola media che insinua una colpa nell'alunno che va a scuole vestito di rosa: "un po' se le cerca". Alla donna d'altri tempi che di fronte a una fanciulla in minigonna se ne esce con "se va in giro così, poi la stuprano". Alla donna incinta dopo un mese e mezzo che conosce un uomo che si sposa perché la famiglia glielo chiede. Proviamo a parlarne, a insinuare in queste persone il dubbio che il loro ruolo potrebbe aiutare la felicità di queste persone oppure determinarne la disperazione. Non ci costa molto in termini di tempo, ma semplicemente parlando e NON TACENDO abbiamo una grandissima possibilità di migliorare questa terribile situazione che si è creata nel nostro paese. Meglio una discussione in più e una vittima in meno.
lunedì 12 agosto 2013
gli F35, i loro innumerevoli problemi e gli incendi in Sardegna
Dunque facciamo un po' il punto della situazione F35, visto che la decisione sull'acquisto è ormai ufficialmente rimandata di 6 mesi. Che non significa che ci sarà automaticamente un acquisto, come molti giornali hanno riportato negli ultimi giorni, né tanto meno che l'acquisto sarà di 90 unità come in precedenza programmato.
La domanda che mi pongo, seriamente, è: non sarebbe meglio acquistare dei Canadair da destinare ai vigili del fuoco, piuttosto che investire tanti soldi in aerei inutili?
La domanda che mi pongo, seriamente, è: non sarebbe meglio acquistare dei Canadair da destinare ai vigili del fuoco, piuttosto che investire tanti soldi in aerei inutili?
Gli F-35B mi sembra di capire che abbiano seri problemi tecnici, se non sbaglio il famoso fatto che hanno un problema quando vengono colpiti dai fulmini? Ma sono gli unici compatibili con il ponte di volo della nostra portaerei, la Cavour, quindi se non vanno bene quelli non vorrei che poi comprassero gli altri che verrebbero comunque "prestati", per il trasporto, a portaerei altrui presumibilmente tedesche. Anche perché ho letto che in condizioni di clima caldo-umido (quando mai si combattono guerre in Islanda) gli aerei non posso atterrare su quel ponte di volo senza prima aver sganciato il materiale bellico (missili, bombe e pure il carburante), il che vuol dire che devono per forza sganciare tutte le bombe prima di tornare indietro? Cioè così a caso? Per non parlare dell'eventuale spreco di carburante?
E poi la seconda portaerei che abbiamo, la Garibaldi, quella più vecchia, non supporta proprio questi aerei.
Ma se proprio vogliamo spendere soldi per comprare aerei non si potrebbe:
1) comprare aerei per i vigili del fuoco per spegnere gli incendi, guardiamo cosa sta succedendo in Sardegna.
2) comprare degli aerei che siano adatti sia per la difesa sia per gli aiuti umanitari, cioè che possano anche portare e sganciare le derrate alimentari dall'alto?
Intanto per fortuna hanno sospeso e rimandato l'inaugurazione dell'impianto di assemblaggio degli F35 di Cameri (Novara). Vediamo cosa succederà ad ottobre.
Ma intanto, non stiamo a guardare quello che sta succedendo in Sardegna. Cerchiamo delle soluzioni per quegli incendi, soluzioni di prevenzione ma anche e soprattutto investimenti in velivoli adatti a spegnere gli incendi quando serve, sono sicura che sarebbero soldi ben spesi e che i cittadini sardi ringrazierebbero.Al momento la Sardegna ha a disposizione 2 Canadair, è vergognoso considerato l'alto rischio di incendi di quella zona e le grandi distanze da coprire, tutti i territori abbandonati dell'entroterra, il vento estivo e tutti gli altri fattori ben conosciuti da chi si occupa, o dovrebbe occuparsi, di questa emergenza. Sarebbe il caso di affrontare questo problema degli incendi sotto forma di prospettiva futura di gestione del problema invece che sottoforma di emergenza che si ripete di anno in anno.
Ma intanto, non stiamo a guardare quello che sta succedendo in Sardegna. Cerchiamo delle soluzioni per quegli incendi, soluzioni di prevenzione ma anche e soprattutto investimenti in velivoli adatti a spegnere gli incendi quando serve, sono sicura che sarebbero soldi ben spesi e che i cittadini sardi ringrazierebbero.Al momento la Sardegna ha a disposizione 2 Canadair, è vergognoso considerato l'alto rischio di incendi di quella zona e le grandi distanze da coprire, tutti i territori abbandonati dell'entroterra, il vento estivo e tutti gli altri fattori ben conosciuti da chi si occupa, o dovrebbe occuparsi, di questa emergenza. Sarebbe il caso di affrontare questo problema degli incendi sotto forma di prospettiva futura di gestione del problema invece che sottoforma di emergenza che si ripete di anno in anno.
domenica 30 giugno 2013
Perché sosterrò Civati al congresso del PD
Visto che di questi tempi il web pullula di articoli che danno il congresso del PD come qualcosa di già stabilito, in cui i 2 possibili vincitori sono già scritti, ho ritenuto utile spiegare la mia scelta anche a chi non mi conosce.
Il PD ha bisogno di rinnovamento. Di un rinnovamento vero, profondo, di sinistra, e ha anche di ringiovanirsi.
Quindi la prima caratteristica indispensabile che dovrà avere il nuovo segretario del PD è quella è essere una persona giovane. Non è vero che l'età non conta in queste cose, perché soprattutto quando si parla di lavoro solo una persona giovane può capire davvero come funziona il nuovo mondo del lavoro. Perché ha contatti diretti e veri, non formali, con i propri coetanei, e può capire più da vicino quali sono le problematiche da affrontare e i nodi da risolvere. E perché il mondo del lavoro sta cambiando con una velocità impressionante anche per chi ci è dentro, e chi non ne fa parte da decenni in modo attivo e partecipe ha sicuramente delle difficoltà a entrare nel nuovo sistema in modo concreto.
Inoltre aggiorna ogni giorno e più volte al giorno il suo blog, con cui ci rende partecipi dell'attività parlamentare e degli sviluppi interni al PD, il tutto senza la mediazione dei giornalisti e dei media ma in modo assolutamente diretto. E' fondamentale in un periodo come questo dove molte riviste riportano punti di vista solo di parte e su molti quotidiani (sia online sia cartacei) ritrovo sempre e solo informazioni approssimative, superficiali e ogni volta da riverificare.
In pratica, se dovessi farmi un'idea della politica in base a quello che leggo ogni giorno sulle varie testate giornalistiche, mi farei un'idea spesso imprecisa quando non proprio di parte. Altrimenti, mi tocca ogni volta andare a ricercare le fonti una ad una o confrontare più testate, cosa che però non tutti abbiamo il tempo di fare. Leggendo direttamente da una parlamentare quello che sta succedendo, si saltano tutti gli step intermedi e si ha la certezza che l'informazione che arriva è corretta. Certo se i media fossero gestiti da professionisti dell'informazione seri e preparati, non sarebbe necessario, ma purtroppo ultimamente è necessario.
Ho avuto modo di leggere un libro che aveva pubblicato in tempi non sospetti, "Il manifesto del partito dei giovani" che già nel lontano 2011 delineava un futuro interessante per il PD.
Da domani esce nelle librerie il suo nuovo libro qui recensito, che leggerò a breve e che vi invito a leggere.
Quindi vorrei fare un sunto delle motivazioni per cui sceglierò Civati al congresso del PD:
- giovane età con conseguente conoscenza effettiva del cambiamento in atto nel mondo del lavoro
- conoscenza pratica del modo migliore di utilizzare internet e i social network senza averne paura ma come strumento utile e irrinunciabile di propaganda ma anche per creare occasioni di aggregazione come il politicamp di reggio emilia previsto per il prossimo weekend
- idee programmatiche espresse nel libro del 2011 "Il manifesto del partito dei giovani"
- chiarezza nella comunicazione costante agli elettori o potenziali tali attraverso il blog, comunicazione continua che non viene mai a mancare su quasi tutti gli argomenti del dibattito politico in corso
- capacità di opporsi direttamente e apertamente alle scelte del partito quando queste non sono in linea con la campagna elettorale
- volontà di confronto diretto con gli elettori non solo via web ma anche per strada e anche quando adirati senza la frapposizione di innumerevoli filtri
- ci darà la possibilità di recuperare alcune parti dell'elettorato disperse, cioè una parte dell'elettorato che è già migrata a grillo, una parte che ora minaccia di votare Sel la prossima volta perché questo PD ha fatto l'inciucio, e tutta l'area che era pro-Rodotà e che ora guarda con sospetto ai 101 che non sono mai usciti allo scoperto e si chiede perché ci ritroviamo ancora Napolitano
- la cosa più importante: da tutto ciò che esprime attraverso i mezzi di comunicazione a disposizione, appare una forma mentis chiaramente di sinistra e laica, senza ombra di dubbio e senza possibilità di equivoco.
Vogliamo dare una svolta a questo PD?
Il PD ha bisogno di rinnovamento. Di un rinnovamento vero, profondo, di sinistra, e ha anche di ringiovanirsi.
Quindi la prima caratteristica indispensabile che dovrà avere il nuovo segretario del PD è quella è essere una persona giovane. Non è vero che l'età non conta in queste cose, perché soprattutto quando si parla di lavoro solo una persona giovane può capire davvero come funziona il nuovo mondo del lavoro. Perché ha contatti diretti e veri, non formali, con i propri coetanei, e può capire più da vicino quali sono le problematiche da affrontare e i nodi da risolvere. E perché il mondo del lavoro sta cambiando con una velocità impressionante anche per chi ci è dentro, e chi non ne fa parte da decenni in modo attivo e partecipe ha sicuramente delle difficoltà a entrare nel nuovo sistema in modo concreto.
Inoltre aggiorna ogni giorno e più volte al giorno il suo blog, con cui ci rende partecipi dell'attività parlamentare e degli sviluppi interni al PD, il tutto senza la mediazione dei giornalisti e dei media ma in modo assolutamente diretto. E' fondamentale in un periodo come questo dove molte riviste riportano punti di vista solo di parte e su molti quotidiani (sia online sia cartacei) ritrovo sempre e solo informazioni approssimative, superficiali e ogni volta da riverificare.
In pratica, se dovessi farmi un'idea della politica in base a quello che leggo ogni giorno sulle varie testate giornalistiche, mi farei un'idea spesso imprecisa quando non proprio di parte. Altrimenti, mi tocca ogni volta andare a ricercare le fonti una ad una o confrontare più testate, cosa che però non tutti abbiamo il tempo di fare. Leggendo direttamente da una parlamentare quello che sta succedendo, si saltano tutti gli step intermedi e si ha la certezza che l'informazione che arriva è corretta. Certo se i media fossero gestiti da professionisti dell'informazione seri e preparati, non sarebbe necessario, ma purtroppo ultimamente è necessario.
Ho avuto modo di leggere un libro che aveva pubblicato in tempi non sospetti, "Il manifesto del partito dei giovani" che già nel lontano 2011 delineava un futuro interessante per il PD.
Da domani esce nelle librerie il suo nuovo libro qui recensito, che leggerò a breve e che vi invito a leggere.
Quindi vorrei fare un sunto delle motivazioni per cui sceglierò Civati al congresso del PD:
- giovane età con conseguente conoscenza effettiva del cambiamento in atto nel mondo del lavoro
- conoscenza pratica del modo migliore di utilizzare internet e i social network senza averne paura ma come strumento utile e irrinunciabile di propaganda ma anche per creare occasioni di aggregazione come il politicamp di reggio emilia previsto per il prossimo weekend
- idee programmatiche espresse nel libro del 2011 "Il manifesto del partito dei giovani"
- chiarezza nella comunicazione costante agli elettori o potenziali tali attraverso il blog, comunicazione continua che non viene mai a mancare su quasi tutti gli argomenti del dibattito politico in corso
- capacità di opporsi direttamente e apertamente alle scelte del partito quando queste non sono in linea con la campagna elettorale
- volontà di confronto diretto con gli elettori non solo via web ma anche per strada e anche quando adirati senza la frapposizione di innumerevoli filtri
- ci darà la possibilità di recuperare alcune parti dell'elettorato disperse, cioè una parte dell'elettorato che è già migrata a grillo, una parte che ora minaccia di votare Sel la prossima volta perché questo PD ha fatto l'inciucio, e tutta l'area che era pro-Rodotà e che ora guarda con sospetto ai 101 che non sono mai usciti allo scoperto e si chiede perché ci ritroviamo ancora Napolitano
- la cosa più importante: da tutto ciò che esprime attraverso i mezzi di comunicazione a disposizione, appare una forma mentis chiaramente di sinistra e laica, senza ombra di dubbio e senza possibilità di equivoco.
Vogliamo dare una svolta a questo PD?
domenica 23 giugno 2013
L'istruzione dimenticata.
Ottima iniziativa di un gruppo del PD lombardo di scrivere una lettera ad Epifani per chiedergli di prestare più attenzione alla tematica della scuola e alla formazione, uno dei temi cruciali per il futuro del nostro paese, individuando all'interno del PD una figura competente a cui affidare la responsabilità dell'istruzione e della formazione.
"Il Partito Democratico ha bisogno di avere al suo interno un punto di riferimento certo per tutti i temi che riguardano l’istruzione e la formazione. Sarà altrimenti difficile dare il nostro contributo al necessario lavoro di rinnovamento della scuola italiana. E se oggi perdiamo di vista la centralità di questo tema, saremo poco credibili quando domani ci presenteremo agli elettori dicendo che per noi democratici la scuola è davvero importante"
Il testo completo della lettera è disponibile qui: Caro Epifani, e la scuola?
Un appello che sottoscrivo appieno.
"Il Partito Democratico ha bisogno di avere al suo interno un punto di riferimento certo per tutti i temi che riguardano l’istruzione e la formazione. Sarà altrimenti difficile dare il nostro contributo al necessario lavoro di rinnovamento della scuola italiana. E se oggi perdiamo di vista la centralità di questo tema, saremo poco credibili quando domani ci presenteremo agli elettori dicendo che per noi democratici la scuola è davvero importante"
Il testo completo della lettera è disponibile qui: Caro Epifani, e la scuola?
Un appello che sottoscrivo appieno.
martedì 18 giugno 2013
Quanta democrazia!
La vicenda della Gambaro sta dimostrando per l'ennesima volta, se ce ne fosse bisogno, la vera natura del Movimento 5 stelle. L'assoluta incapacità di tollerare le critiche altrui, di rispettare le opinioni diverse, seppur espresse con una professionalità e un tono rispettoso che il 90% degli elettori di quel movimento non saprebbe mai adottare. Cosa che già si era intuita in campagna elettorale con i casi Salsi e Favia, ma probabilmente chi li aveva scelti e ci aveva creduto pensava che ad un certo punto il movimento potesse "crescere". Passare dalla fase adolescenziale alla fase adulta insomma. Invece no, continuano su questa strada, quella di mettere alla gogna chi non dice signorsì al grande capo. Vediamo cosa succede adesso con l'intervista della Pinna di ieri sera.
Continuate così, ci state facendo un favore perché stiamo recuperando consensi, già nel sondaggio di ieri sera di EMG per il Tg La7 stavamo recuperando una piccola percentuale di voti. Tutti voti persi dall'altra parte dal M5s, elettori di sinistra delusi 2 volte. Vediamo di non deluderli noi di nuovo.
Continuate così, ci state facendo un favore perché stiamo recuperando consensi, già nel sondaggio di ieri sera di EMG per il Tg La7 stavamo recuperando una piccola percentuale di voti. Tutti voti persi dall'altra parte dal M5s, elettori di sinistra delusi 2 volte. Vediamo di non deluderli noi di nuovo.
martedì 11 giugno 2013
Pensieri sparsi sulle amministrative di domenica e sul loro ottimo risultato
La vittoria a Siena, a Treviso e a Brescia sono fonte di grande soddisfazione e mi fanno pensare che tanti italiani ancora credono in un paese migliore, anche a lungo termine, e non corrono dietro ai facili populismi. Detto questo, non ubriachiamoci della vittoria:
- Se fosse stato un referendum, non avremmo raggiunto il quorum. Attenzione a non trarre conclusioni affrettate, con un'affluenza maggiore alle urne non sappiamo come sarebbe andata a finire.
- Molti di coloro che alle elezioni politiche avevano scelto il M5s, delusi dal comportamento dei loro rappresentanti in parlamento, hanno scelto di non tornare al voto.
- Prendendo i risultati del 24 febbraio e togliendo buona parte dei voti del M5s, il PD avrebbe stravinto anche allora.
- I partiti di sinistra sono in genere più radicati sul territorio, e il sindaco lo eleggi in base a quello che sa fare, alle sue capacità amministrative se ci sono state in caso di riconferme e a quanto frequentemente si fa vedere per strada; non certo in base a di che colore vuoi le strisce pedonali.
- I cittadini che votano a sinistra hanno più senso civico e quindi andrebbero a votare anche in una giornata di sole pur dovendo perdere qualche ora di mare o montagna, cosa che un elettore di destra non farebbe.
- Era una domenica di giugno e molte persone in possesso di seconda casa hanno fatto il weekend fuori porta. La maggior parte coloro che hanno un'attività imprenditoriale o evadono il fisco tende ad avere una seconda casa. L'operaio e il precario no. Lo studente impegnato raramente.
- Gli elettori di destra, o almeno quelli con cui ho avuto a che fare io, hanno motivazioni meno profonde per i loro ideali. Motivazioni più pratiche. Cose tipo "gli immigrati danno fastidio quindi non li voglio", mentre l'elettore di sinistra ha ragionato sull'uguaglianza delle persone per stabilire che l'uomo è cittadino del mondo, quindi le sue motivazioni saranno più radicate; non necessariamente più forti nel confronto da bar, ma più profonde; oppure "non voglio pagare le tasse", pur sapendo che in fondo non è corretto ma senza analizzare fino in fondo le conseguenze di questa sua azione, mentre l'elettore di sinistra le tasse sa che le deve pagare comunque perché gliele levano dalla busta paga, oppure ha ragionato sul tema e deciso che il senso civico deve prevalere sull'egoismo; o ancora: "la meritocrazia significa che siccome io sono meglio di te tu ti arrangi perché io valgo", mentre l'elettore di sinistra tende a ragionare prima sul fatto che ognuno di noi può eccellere in qualcosa e che è compito della società permettere a ciascuno di essere valorizzato per quello che può dare al proprio paese. L'elettore disinteressato, che ragiona per stereotipi e non formalizza il proprio pensiero in un ragionamento in genere si interessa di politica solo quando c'è una propaganda elettorale vivace e continua attraverso tutti i mezzi di informazione: televisione, internet e ancora gli antichi manifesti cartacei per strada, a seconda dell'età dell'elettore e del tipo di lavoro che svolge.
Date queste premesse, io non trovo che la nostra vittoria ci debba stupire, ma trovo che sia sbagliato darne il merito al governo di larghe intese o al PD stesso per come è strutturato nelle sue gerarchie. Diamone il merito al suo radicamento sul territorio, all'impegno che ci hanno messo le persone nella propaganda e a come la sinistra ha saputo (sempre, non solo nelle ultime settimane) valorizzare i singoli candidati invece di correre dietro al leader come fanno i nostri competitor (o alleati?). Se il PD nazionale seguirà la linea del capo di governo, sostenendo che gli elettori hanno premiato il governo di larghe intese, ecco la prossima volta sarà un flop devastante. L'elettore non ha premiato il PD nazionale, e non ha necessariamente capito l'alleanza con lo storico rivale. Più probabilmente, l'elettore di sinistra ha apprezzato i candidati sul territorio e i loro meriti, e sicuramente l'elettore di destra aveva di meglio da fare domenica che andare a votare per dei candidati che per farsi propaganda usano l'immagine di Silvio invece di se stessi.
domenica 9 giugno 2013
La crociata di Grillo contro i giornalisti
Ok, il movimento è nuovo e vuole raccogliere il consenso di tutti coloro che sono rimasti delusi dalla politica tradizionale. E siccome le persone deluse dalla politica tradizionale non sono soddisfatte delle notizie che gli vengono fornite ogni giorno dalla televisione, dire che i giornalisti televisivi sono asserviti al sistema è un ottimo modo per raccogliere consensi da parte dei delusi.
Ci sono diverse opinioni però. Criticare tutto il sistema a prescindere dalla qualità e dalla professionalità dei giornalisti è una mossa puramente demagogica. Perché è ovvio che su 7 reti televisive + la carta stampata + innumerevoli siti web di news e blog vari ci saranno un tot di destra, un tot di sinistra e un tot filogrillini. Ognuna delle opinioni è declinata in versione per persone istruite e nella versione commerciale un po' idiota per l'italiano medio-basso a seconda del canale televisivo, e ogni idea ha lo stesso diritto ad essere espressa di tutte le altre, ovviamente se si tratta di un'idea genuina e non comprata. La cosa più buffa è che se l'è presa pure con i giovani giornalisti precari e sottopagati che si sbattono con ogni tempo atmosferico a correre dietro ai cittadini 5 stelle da intervistare.
Accusare chiunque di essere comprato dimostra che in realtà non ha fiducia nel popolo italiano. Sarà mai possibile che tutti siano comprati, giornalisti, politici, economisti? E' possibile. Ma a questo punto vorrebbe dire che tutta l'Italia è in vendita e che il popolo italiano tende a non considerare le proprie idee come una merce di scambio, il che sarebbe una pessima conclusione ma anche in questo caso la demagogia non è la risposta corretta.
Inizialmente Grillo sembrava voler utilizzare la rete come strumento di intelligenza collettiva, ma piano piano sta dimostrando sempre più di voler utilizzare la rete nello stesso modo in cui il suo predecessore utilizzò le televisioni personali. Attenzione quindi prima di pensare di poter facilmente sostituire professionisti dell'informazione (spesso con anni di gavetta alle spalle) con chicchessia che scrive in modo sgrammaticato, scorretto, senza citare le fonti e senza verificarle, con toni da arringa di tribunale su ogni argomento di confronto. Il pluralismo delle voci è una ricchezza indiscutibile, sostituire completamente l'informazione classica con l'anarchia del web non esattamente. Traiamone le nostre conclusioni se vogliamo mantenere in essere la legittimità del confronto democratico nel nostro paese. Per confronto democratico intendo quello vero e costruttivo, non le urla, gli insulti e le volgarità per attaccare l'altro senza poi portare a una sintesi. Se c'è una strategia pensata dietro a questa crociata, stiamo attenti, perché non porterà a nulla di buono. Se non c'è una strategia pensata e fa solo parte degli attacchi a chiunque, (parlamento, giornalisti, tutto ciò che ha una parvenza di casta) facciamo comunque attenzione a non correre sempre dietro a chi ci dice quello che ci sembra di voler sentir dire. A volte le informazioni corrette non sono piacevoli, ma sono vere.
Ci sono diverse opinioni però. Criticare tutto il sistema a prescindere dalla qualità e dalla professionalità dei giornalisti è una mossa puramente demagogica. Perché è ovvio che su 7 reti televisive + la carta stampata + innumerevoli siti web di news e blog vari ci saranno un tot di destra, un tot di sinistra e un tot filogrillini. Ognuna delle opinioni è declinata in versione per persone istruite e nella versione commerciale un po' idiota per l'italiano medio-basso a seconda del canale televisivo, e ogni idea ha lo stesso diritto ad essere espressa di tutte le altre, ovviamente se si tratta di un'idea genuina e non comprata. La cosa più buffa è che se l'è presa pure con i giovani giornalisti precari e sottopagati che si sbattono con ogni tempo atmosferico a correre dietro ai cittadini 5 stelle da intervistare.
Accusare chiunque di essere comprato dimostra che in realtà non ha fiducia nel popolo italiano. Sarà mai possibile che tutti siano comprati, giornalisti, politici, economisti? E' possibile. Ma a questo punto vorrebbe dire che tutta l'Italia è in vendita e che il popolo italiano tende a non considerare le proprie idee come una merce di scambio, il che sarebbe una pessima conclusione ma anche in questo caso la demagogia non è la risposta corretta.
Inizialmente Grillo sembrava voler utilizzare la rete come strumento di intelligenza collettiva, ma piano piano sta dimostrando sempre più di voler utilizzare la rete nello stesso modo in cui il suo predecessore utilizzò le televisioni personali. Attenzione quindi prima di pensare di poter facilmente sostituire professionisti dell'informazione (spesso con anni di gavetta alle spalle) con chicchessia che scrive in modo sgrammaticato, scorretto, senza citare le fonti e senza verificarle, con toni da arringa di tribunale su ogni argomento di confronto. Il pluralismo delle voci è una ricchezza indiscutibile, sostituire completamente l'informazione classica con l'anarchia del web non esattamente. Traiamone le nostre conclusioni se vogliamo mantenere in essere la legittimità del confronto democratico nel nostro paese. Per confronto democratico intendo quello vero e costruttivo, non le urla, gli insulti e le volgarità per attaccare l'altro senza poi portare a una sintesi. Se c'è una strategia pensata dietro a questa crociata, stiamo attenti, perché non porterà a nulla di buono. Se non c'è una strategia pensata e fa solo parte degli attacchi a chiunque, (parlamento, giornalisti, tutto ciò che ha una parvenza di casta) facciamo comunque attenzione a non correre sempre dietro a chi ci dice quello che ci sembra di voler sentir dire. A volte le informazioni corrette non sono piacevoli, ma sono vere.
Iscriviti a:
Post (Atom)