sabato 20 febbraio 2016

Principi e criteri direttivi della legge delega di riforma del finanziamento pubblico dell'editoria

Il deputato Roberto Rampi (Pd) in un'intervista a Radio Radicale di Federico Punzi ci spiega i principi e i criteri direttivi della legge delega di riforma del finanziamento pubblico dell'editoria, licenziata questa settimana dalla Commissione Cultura della Camera e pronta per l'esame in aula.


G: Siamo con l’on. Roberto Rampi del PD che è relatore della riforma del finanziamento pubblico dell’editoria. Si tratta di una legge delega e in settimana la Commissione Cultura ha concluso l’esame del testo. Quando sarà discussa in aula e quali sono i principi cardine della delega?
R: Noi andiamo in aula da lunedì per la discussione generale, poi abbiamo i voti fissati in settimana dopo due provvedimenti che la precedono, e speriamo la prossima settimana di concludere. La legge nasce prendendo atto della difficoltà del settore e contiene una grande innovazione: si passa dai contributi per l’editoria al fondo per il pluralismo dell’informazione, cioè cambia lo scopo. Noi vogliamo occuparci della condizione di tante aziende e dei loro lavoratori che vivono in una situazione di difficoltà. Ma ci interessano in particolare perché legate a queste aziende che editano soprattutto piccole testate e giornali locali c’è un punto essenziale della democrazia, che è il diritto alla conoscenza e il diritto all’informazione. In tante aree del Paese se non ci fossero queste testate locali non ci sarebbe informazione, perché questo è un momento in cui tutti sappiamo cosa succede nel mondo ma sappiamo poco e tante volte sappiamo male quello che succede vicino a casa nostra. 

G: Ecco un’altra delle novità è che non potranno accedere ai fondi le testate di partito e dei movimenti.
R: Sì noi abbiamo cercato di lavorare a dei criteri di delega che uniformino il più possibile la condizione dell’accesso a questi contributi, e appunto l’idea è quella di superare intanto le vicende negative del passato che hanno danneggiato un principio importante. Oggi molti cittadini pensano che sia sbagliato dare contributi ai giornali, ai quotidiani e ai periodici perché sono rimasti colpiti dagli scandali dei quotidiani che non esistevano o di giornali che perché legati a questo o a quel gruppo politico riuscivano a prendere i contributi. Non deve essere più così. Noi pensiamo che con una riforma di questo tipo potrà accedere al contributo pubblico solo chi davvero svolge un’attività preziosa sul territorio, ha un certo numero di lettori e quindi è sostenuto dai cittadini, riesce a trovare risorse proprie ma senza un aiuto pubblico rischierebbe comunque di non farcela. Nulla vieta che queste realtà abbiano un’opinione, un punto di vista, delle tendenza, ma non c’è nessuna ragione per cui ci debba essere un trattamento particolare per un giornale di partito o di un movimento. 

G: Quindi diciamo che non c’è una vera e propria esclusione a testate che fanno riferimento a partiti e movimenti politici ma non sarà più questo un criterio per l’accesso al fondo.
R: Non è sicuramente un criterio da premiare come in passato è stato. Noi diciamo anche che è un tema da escludere nel senso che crediamo che si debba escludere il riferimento diretto. Non finanzieremo organi di partito. Ovviamente tutti i giornali hanno un loro punto di vista. Quindi ci saranno giornali che faranno più riferimento a una realtà o a un’altra. Ad esempio in questo momento dell’informazione italiana mi sembra che Il Fatto Quotidiano sia chiaramente ispirato contro il Partito Democratico e a sostegno del Movimento 5 Stelle, però non è l’organo di quel movimento. 

G: Un’altra esclusione se non sbaglio passa da un emendamento che esclude anche la grande editoria.
R: Sì abbiamo precisato in maniera molto secca per chiarire una volta per tutte alcune cose che temo anche la prossima settimana sentiremo in aula facendo riferimento ai milioni che vanno a giornali “amici del Governo”. Ora, ognuno valuti se i giornali sono amici o nemici, per me il pluralismo dell’informazione è un valore e non mi interessa. Credo che le voci debbano esserci tutte, di solito la stampa se fa bene il suo lavoro mette in discussione chi governa, e quindi va bene così. Ma detto questo i grandi giornali non prendono contributi pubblici, non ne devono prendere, non è questa la logica della legge, e noi in maniera molto esplicita e molto netta abbiamo detto che chi è legato a Spa non accederà a questi finanziamenti. 

G: Tra le fonti di finanziamento del fondo è prevista anche una nuova tassa a carico dei concessionari della raccolta pubblicitaria, giusto?
R: Sì non è una tassa a mio parere, è un contributo di solidarietà perché è tutto interno al mondo dell’editoria, quindi non sono soldi in più che vengono dati allo Stato ma si decide che una piccolissima parte di guadagni cioè lo 0,1% delle grandi società di raccolta pubblicitaria venga destinato appunto alle piccole testate locali, alla piccola editoria locale in una logica che è interna a un mercato e a un mondo dove chi riesce a reperire grandi risorse dia una mano e un aiuto ai più piccoli, ai più deboli, a quelli che rischiano invece di chiudere

G: Quanto pesa questo contributo sul totale del fondo?
R: Adesso la commissione bilancio sta facendo una valutazione tecnica, e noi probabilmente prima del voto in aula martedì avremo dei dati più di dettaglio. Bisogna raccogliere tutte le informazioni che ovviamente cambiano di anno in anno sui fatturati di queste realtà. Non è sicuramente questo il punto di svolta del fondo. Il grosso del fondo deriva intanto dai contributi già presenti oggi nella legge dello Stato che però vengono stabilizzati in questo fondo. Poi da una parte della plusvalenza del canone Rai che in parte è destinata all’abbattimento del debito pubblico, una parte a ridurre il canone a chi è in difficoltà. Era già stato previsto in legge di stabilità che una parte fosse destinata a un fondo per le tv locali. Le tv locali rientreranno in questo fondo per il pluralismo dell’informazione quindi una parte di questa plusvalenza servirà sia per le tv locali, sia differentemente per le testate locali periodiche, quotidiane, online e offline, per un pluralismo dell’informazione. 

G: Sono possibili ulteriori modifiche in aula sulla legge?
R: Credo che qualche modifica ci sarà ancora, anche perché noi abbiamo fatto un lavoro molto approfondito e molto condiviso in Commissione, abbiamo ascoltato numerosissimi esponenti di tutti i settori in audizione, abbiamo unificato due testi di legge diversi, che venivano dal Partito Democratico e da SEL, abbiamo raccolto contenuti e suggerimenti da tutte le forze politiche, anche dal Movimento 5 Stelle che si è detto da subito contrario alla legge ma che pure ha contribuito ad alcuni elementi di delega, e quindi l’atteggiamento verso l’aula è che ci sono ancora delle questioni che si possono precisare meglio, migliorare. Vedremo gli emendamenti che saranno presentati lunedì e tenteremo di recepirli, finora abbiamo fatto così.


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