giovedì 19 settembre 2019

Metropolitana o metrotranvia?

Un articolo riduttivo rispetto al lunghissimo lavoro svolto in questi anni per arrivare ad un punto di incontro, che i 4 sindaci dei comuni coinvolti stanno trovando probabilmente nella metrotranvia, che costerebbe circa 1/4 della metropolitana classica. Non era la prima soluzione che avevo pensato quando, qualche anno fa, ho iniziato a raccogliere le firme per #metroavime con un gruppo di persone serie ed appassionate che si è fatto carico della battaglia facendola diventare una battaglia comune, apartitica, condivisa con una parte larghissima della cittadinanza dei paesi coinvolti e non solo. Tuttavia credo che sia da cogliere ora l'opportunità di portare avanti lo studio di fattibilità definitivo e ho fiducia nel lavoro di sintesi che i sindaci stanno facendo: entro il 2026 vogliamo andare a Milano con i mezzi pubblici, senza inquinare e in tempi rapidi! Il percorso è stato lungo ma siamo molto vicini al punto di arrivo e se l'analisi costi-benefici ha dato dei risultati diversi dalle aspettative, quello che conta è comunque il risultato e la possibilità effettiva di raggiungerlo, a questo vorrei venisse dato spazio dai giornali locali: la sinergia tra i sindaci e il nuovo Governo PD-M5S sono sicura che permetteranno una realizzazione del collegamento in tempi compatibili con i tempi di vita delle persone e con costi sostenibili anche dal punto di vista contabile. Un ringraziamento a Francesco Sartini Simone Sironi e predecessore, Marco Troiano e al sindaco di Concorezzo che stanno continuando costantemente a lavorare per concretizzare.


lunedì 19 agosto 2019

Verità per Elena Casetto, morta in un incendio all'interno del reparto psichiatrico dell'ospedale di Bergamo

Lettera aperta di Slegalo subito

Egregi,

ci rivolgiamo a voi in qualità di rappresentanti legali di associazioni promotrici della campagna nazionale .....e tu slegalo subito, per l’abolizione della contenzione meccanica nei luoghi della cura, a seguito della morte di Elena Casetto, giovane donna di 19 anni, ricoverata nel reparto di Psichiatria dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, morta carbonizzata martedì 13 agosto in un incendio divampato nel reparto. Forse partito dalla sua stanza.

l'articolo di Repubblica del 13 agosto riportato sul sito di slegalo subito

Notizie di stampa e le dichiarazioni date dal reparto, dicono che la donna fosse contenuta: “La paziente deceduta era stata bloccata pochi istanti prima dell’incendio, a causa di un forte stato di agitazione, dall’équipe del reparto.” Come è pratica diffusa nella maggior parte dei reparti psichiatrici ospedalieri, lombardi, la “paziente” era stata “bloccata” attraverso contenzione meccanica e sedazione. Notizie più recenti ci dicono che la ragazza era stata legata al letto mani, piedi e fissata con una fascia toracica, dopo che aveva tentato il suicidio stringendosi un lenzuolo attorno al collo.
Sembra non possibile che da parte di tecnici della salute mentale si sia risposto alla sofferenza, alla richiesta di aiuto espressa da un tentativo di autosoppressione, con un gesto violento di negazione dell’altro quale è la contenzione meccanica. Invece di accogliere, supportare e farsi carico di quel dolore, dare attenzione, vicinanza, ascolto professionale e competente, si è ridotta la giovane donna a corpo da sottomettere e domare, togliendole dignità e rispetto. Ritorna con forza il ricordo di Antonia Bernardini, morta la notte del 31 dicembre del 1974, dopo quattro giorni di agonia, per le ustioni riportate nell’incendio prodotto nella sua stanza nel manicomio criminale femminile di Pozzuoli dov’era legata da 43 giorni (come lei stessa dirà al magistrato che la interroga “legata come Cristo in croce”). Le sue grida, imputate alla malattia, non trovano ascolto e solo dopo tempo un'infermiera sente la puzza di bruciato e accorre. Ma le fiamme sono ormai alte e Antonia è in condizioni disperate. Dopo quella morte il manicomio criminale di Pozzuoli viene chiuso.
Sono passati 44 anni da quel tragico evento, ma dobbiamo costatare che, nonostante l’Italia abbia una legge che permetterebbe di fare la migliore psichiatria possibile (Eugenio Borgna), e da 20 anni sono stati chiusi gli ospedali psichiatrici, in molte parti del paese permangono nei servizi della riforma pratiche di stampo manicomiale, violente, lesive dei diritti e della dignità di chi le subisce e chi le fa. La pratica della contenzione, seppure illegale, è contemplata e largamente utilizzata nei servizi psichiatrici ospedalieri, fatta “per il bene del paziente” come dicono i sanitari, ma che nei fatti espone i/le ricoverati/e a esiti gravi, fino alla morte, e lede la dignità e la salute fisica e mentale anche di coloro che la attuano.
Conosciamo le difficoltà nelle quali versano gli operatori dei servizi, che lavorano in troppe situazioni in condizioni di carenza di organico, ma pure sappiamo che il ricorso alla contenzione non può imputarsi solo a questo ma tanto più all’orientamento culturale degli operatori e al modello organizzativo dei servizi. L’impegno per il miglioramento delle condizioni di lavoro deve andare di pari passo alla certezza del diritto per tutti. Non possiamo non pensare che se la giovane Elena non fosse stata legata non avrebbe trovato quella terribile morte. Crediamo che sulla contenzione meccanica quindi bisogna concentrare l’attenzione da parte degli inquirenti e dei responsabili politici e tecnici. Va rilevato che in varie parti del paese esistono Servizi psichiatrici ospedalieri, circa 30, che fin dalla loro apertura (Trieste, San Severo, San Giovanni in Persiceto....) o da molti anni (Pistoia, Modena, Ravenna...) non ricorrono alla contenzione. Questi rappresentano la direzione verso la quale bisogna andare, rispettosa della Carta costituzionale (art. 13), della Convenzione e dei diritti delle persone con disabilità assunta dallo Stato italiano nella legge 18/2009 (art. 14, 15 e 17), delle raccomandazioni del Comitato nazionale di Bioetica del 2015.

Va infine sottolineato che il ricorso alla contenzione non riguarda/chiama in causa solo il servizio psichiatrico ospedaliero dove principalmente si attua, ma l’intero sistema territoriale dei servizi di salute mentale, rappresentando il servizio ospedaliero di norma l’imbuto in cui arrivano le criticità dei servizi psichiatrici territoriali, le risposte inevase, rimandate o mal trattate da parte degli stessi.
Così, mentre l’indagine giudiziaria, cui spetta di accertare eventuali responsabilità penali, segue il suo corso, a nome della campagna nazionale ... e tu slegalo subito chiediamo che a partire da questa tragica morte, prenda avvio un’azione decisa nel Dipartimento Salute Mentale Bergamo che intervenga su cosa non ha funzionato, su cosa si sarebbe dovuto fare, su cosa deve cambiare perché tali eventi non succedano più.
Come campagna chiediamo agli intestati della lettera che vengano adottati provvedimenti per l’abolizione della contenzione meccanica nei Servizi psichiatrici ospedalieri lombardi e di ogni pratica “inumana e degradante” nei confronti delle persone con disturbo mentale. Chiediamo che sia data centralità alla tutela della salute mentale, diritto dell’individuo ed interesse della comunità, e rilanciato il lavoro di cura delle persone con disturbo mentale negli ambienti naturali di vita con interventi e politiche sui determinanti sanitari, socio-economici, lavorativi, culturali, ambientali, insieme ad un finanziamento adeguato dei Dipartimenti di salute mentale.
Chiediamo che vengano avviate strategie e azioni visibili e trasparenti, per una profonda rivisitazione culturale, organizzativa e gestionale nelle politiche di salute mentale che possa rendere attuale la presa in carico e la cura delle persone con problemi di salute mentale nel rispetto della dignità e dei diritti, primo quello della cura.

Nell’informarVi che come associazioni promotrici della campagna ....e tu slegalo subito valuteremo l'opportunità di costituirci parte offesa in un eventuale processo penale, salutiamo con stima e ci rendiamo disponibili ad ogni confronto e collaborazione

per la campagna nazionale ... e tu slegalo subito
Giovanna Del Giudice, presidente di Conferenza Salute Mentale Franco Basaglia – 347.3904626
Valentina Calderone, direttrice di A buon diritto Onlus – 340.1604389

domenica 11 agosto 2019

Ragionando, con tutti, con responsabilità

Occorre fermarsi un attimo a ragionare, senza tifoserie. Non ho mai usato #senzadime come strumento di affermazione di una parte e di rivendicazione di un'identità, perché penso che stare in un partito significhi innanzitutto ragionare e trovare soluzioni condivise che non passano dal "se si fa così me ne vado", per cui non trovo nulla di strano nell'idea di costruire un governo istituzionale se questa sarà la proposta di Mattarella. In generale non trovo nulla di strano nel confronto fra varie ipotesi e nell'ascolto e nell'analisi di quelle che possono essere le forze in campo interessate, stanti i numeri. Andare al voto ora, con questa legge elettorale, mi sembra una follia: lasciare il Paese in mano alle destre, con il rischio che con i 2/3 del Parlamento possano cambiare la Costituzione senza referendum ed eleggere, fra due anni, il Presidente della Repubblica senza bisogno di una mediazione con il centrosinistra. Aggiungo, il ministro dell'interno dalla spiaggia non ha alcun potere di decidere la data del voto, non diamoglielo noi: è evidente che vuole capitalizzare! Confido nella saggezza e nell'equilibrio del capo dello Stato, che sappia mettere le parti intorno ad un tavolo a ragionare, anche perché non si può andare al voto ogni anno o due perché non si è in grado di fare sintesi, o perché il risultato del voto precedente non soddisfa qualcuno. Abbiamo il dovere di fermare l'aumento dell'IVA, di mettere le forze di Governo attuali di fronte alla responsabilità di voler fuggire invece che portare a termine la manovra e abbiamo ancora di più il dovere di difendere la centralità dell'Italia in Europa senza farci mettere ai margini e senza il rischio di governanti che ci portino fuori dall'Europa o dall'Euro per qualche estremismo sovranista. Aspettiamo e ragioniamo, oltre il bianco e nero, cogliendo la complessità della situazione e, laddove non capiamo tutto, facciamo un passo indietro per farne due avanti, conosciamo le nostre priorità e i nostri ideali e sappiamo che sono minoranza culturale nel Paese oggi: occorre un percorso lungo e complicato per ritornare ad aessere maggiornaza, ma nel frattempo occorre evitare una decadenza culturale e sociale ancora più grave. La buona politica non sia un megafono della pancia del Paese, sia piuttosto attenta a mantenere alto il valore del compromesso senza denigrarlo e senza abbassarlo a mera svendita di valori.

martedì 9 luglio 2019

ci scusiamo per il caldo

Caro Marco,
Vorremmo frequentare gli stessi treni che frequenta lei. Quelli che non hanno problemi manutentivi, che hanno l’aria condizionata e che hanno ridotto i ritardi e le soppressioni. (firma qui la petizione per treni più efficienti).
La “flotta decisamente datata” non ci capacitiamo di chi sia, se non vostra nonché frutto delle scelte e della gestione di Regione Lombardia degli ultimi 25 anni. Eh sì, possiamo migliorare: prima di tutto immaginando un trasporto pubblico che sia all’altezza delle aspettative e delle esigenze di vita reali dei pendolari lombardi, e poi mettendosi nei panni dei lavoratori che ogni giorno vorrebbero arrivare puntuali sul posto di lavoro e per farlo sono costretti ad affidarsi alla sorte.

Anche oggi Regione Lombardia ci dimostra che manca di prospettiva e della capacità di prendere in carico le esigenze dei pendolari, dei lavoratori tutti, di chi vuole o deve rinunciare al trasporto privato per spostarsi e invece di essere incentivato viene scoraggiato da treni obsoleti, senza aria condizionata e ovviamente stracolmi visto che ne vengono soppressi in continuazione! E’ assolutamente inaccettabile che, con l’emergenza climatica in atto e il livello ormai insostenibile dell'inquinamento nell'area intorno a Milano, non si prendano provvedimenti seri per favorire il trasporto pubblico, ma qui siamo all’eccesso opposto, si mette il lavoratore nelle condizioni di non poter fare a meno del trasporto privato se vuole raggiungere il luogo di lavoro in orari consoni e tornare a casa nel rispetto dei propri tempi di vita. E visto che ci sono tutti questi disagi per qualche grado in più, non vorremmo che alle Olimpiadi 2026 arrivassimo scoprendo che d'inverno fa freddo e facendoci trovare impreparati.

martedì 26 marzo 2019

Giù le mani dalla 194!

Sta facendo discutere in questi giorni la nuova proposta della Lega Nord di favorire la possibilità per le donne incinte di portare a termine la gravidanza e poi dare in adozione il neonato, invece di abortire. Vi svelo un segreto: oggi è già possibile farlo non occorre una legge apposta! E chiedere a una donna di portare a termine una gravidanza non voluta e poi lasciare il bambino è una concezione della donna molto simile a quella dell'utero in affitto, con in più la negazione del diritto all'aborto previsto dalla legge 194.
Ma pare che gli autori di questa proposta di legge non abbiano idea di quali siano le motivazioni, reali, concrete, calate in un contesto di contingenza e soggettivo, che spingono le donne a scegliere la via dell'interruzione di gravidanza. Allora forse occorre riepilogare le motivazioni principali, in modo che si possa comprendere appieno l'assurdità giuridica ma anche l'inapplicabilità pratica ed operativa di questa proposta.

I fattori principali che portano una donna a fare questa scelta, sono di 3 tipi:

1) problema economico: molti casi sono di donne di 40 anni al 3° o 4° figlio, che chiaramente non potrebbero portare a termine la gravidanza comunicandolo al mondo e agli altri figli (immaginate una mamma che va dagli altri figli dicendo "non ci sono soldi, quindi regaliamo il fratellino a qualcun'altra" dopo che i bimbi/ragazzi hanno visto il pancione etc), ma si trovano impossibilitati, per il bene dei bambini che già stanno crescendo, a suddividere ulteriormente il budget famigliare; donne che hanno problemi lavorativi, contratti precari (perderebbero comunque il lavoro o i clienti portando a termine la gravidanza), una relazione a distanza che comporterebbe il fatto che uno dei due genitori del bambino debba lasciare il suo contesto sociale per portare avanti la famiglia insieme, etc. Il problema economico può essere semplicemente essere l'avere la consapevolezza che non c'è un aiuto gratuito da parte dei genitori o altri famigliari e che non si hanno le risorse per un nido, ma passa anche e soprattutto dall'aspettativa di maternità e dalla tipologia di lavoro che si sta svolgendo.

2) l'uomo con cui si è fatto il figlio: dalla casistica in cui la donna ha subìto uno stupro, al padre del bambino che non è il marito/compagno e la donna non vuole far sapere l'esistenza della relazione, o se il padre del bambino è un uomo sposato con un'altra o ha già altri figli e non può esporsi o riconoscere il bambino, o ogni caso in cui rendere pubblica la gravidanza sia di qualunque pericolo per la vita e il futuro della madre, del padre, dell'altra famiglia coinvolta.

3) l'impossibilità a vivere la maternità in tutti i suoi aspetti: ragazze di 15-16 anni, o poco più che adolescenti, che ancora studiano, totalmente dipendenti economicamente da altri, o donne inserite in una rete sociale in cui viene dato per scontato il matrimonio in caso di gravidanza o la rinuncia a tutta una serie di possibilità.

In tutti questi casi, portare avanti la gravidanza è ovviamente impossibile e la soluzione principale è solo una: contraccezione consapevole e gratuita, per tutte.

Poi esiste un problema politico più ampio che si potrebbe affrontare se volessimo "risolvere" il problema della denatalità, ovvero: chiederci se, con 7 miliardi di persone su questo pianeta, la denatalità sia davvero un problema, e rendere culturalmente spontanea la cogestione dei figli da parte di entrambi i genitori oltre alla necessità di impostare un percorso di medio-lungo periodo per superare il gender gap sui luoghi di lavoro, per quanto riguarda i salari e sicuramente anche l'apertura di più asili nido, meglio strutturati, con orari più flessibili. Tutto ciò non toglie il fatto che la proposta di legge sopracitata non tiene conto di un dato di realtà e manca totalmente nelle fondamenta ovvero nella possibilità effettiva per la donna di essere considerata al pari di un uomo soggetto attivo delle scelte che compie per sè e per le persone che ama.


Donne: etica e valori nello sport venerdì 29 marzo 2019

Donne: etica e valori nello sport, è il tema del convegno, aperto al pubblico, che si terrà venerdì 29 marzo alle 20.45 presso la Sala Carver, al secondo piano del Binario 7 a Monza.  L’evento è promosso dalla UPF insieme al Comitato brianzolo della UISP, in collaborazione con altre associazioni e con il sostegno del Comune di Monza.
Lo sport come veicolo di valori etici, come strumento di dialogo e integrazione, di crescita personale e di costruzione di legami. Il tutto declinato al femminile. Questo il filo conduttore e lo spirito del convegno, condotto dalla giornalista di sport Serena Scandolo e da Carlo Chierico, presidente UPF Monza Brianza, che vedrà i contributi di tante donne di sport impegnate in modi differenti nella pratica sportiva, nel territorio brianzolo e su scala nazionale e internazionale, tra cui un contributo della campionessa mondiale e olimpionica Josefa Idem, la donna che in assoluto ha partecipato a più Olimpiadi, mentre apriranno i lavori  l’Assessore allo Sport del Comune di Monza Andrea Arbizzoni e la campionessa di sci Claudia Giordani, ora Delegata CONI. 
Sono previste le testimonianze di queste atlete: Antonella Mauri, già campionessa europea e mondiale di pattinaggio a rotelle; Vissia Trovato, già campionessa europea e mondiale di pugilato; Francisca Cristina Martinez, allenatrice di una squadra salvadoregna di calcio femminile; Eleonora Bellani Dalia Saad, giovani atlete della squadra di pallavolo GSO Regina Pacis; Silvia Arnaboldi, atleta e allenatrice sezione atletica leggera della Forti e Liberi; Cecilia Cuscunà e Giulia Valtorta, giocatrici di calcio nella Fiammamonza, Mariza Perucci e alcune giocatrici della Sanfru Basket, sezione baskin (basket inclusivo).
Inoltre domenica 31 marzo dalle 14.30 alle 18.30 si terrà la nuova edizione del Trofeo della Pace al femminile, con il torneo interetnico di pallavolo, che vedrà la partecipazione di 6 squadre formate da ragazze e giovani mamme del territorio, presso la palestra della scuola media Bellani di Monza, con entrata libera dal cancello di via Silvio Pellico.
Per info: Carlo Chierico, tel. 3396438535 mail carlo.chierico@icloud.com

martedì 19 marzo 2019

Dal 21 marzo al giorno del voto esponiamo la bandiera europea

Il Partito Democratico aderisce all’iniziativa lanciata da Romano Prodi di esporre la bandiera europea in tutto il Paese a partire dal 21 marzo e fino alle elezioni europee. Vogliamo coinvolgere le persone in una grande mobilitazione per una nuova Europa più vicina ai bisogni delle persone e quindi più equa e più sostenibile.
 
L’Europa si salva se cambia e dobbiamo dare subito un nuovo segnalerivolgendoci ai cittadini in tutto il Paese”, ha detto il Segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti.
 
“Chiedo a tutti – ha aggiunto – di raccogliere l’appello lanciato da Romano Prodi, di farlo nostro. Noi ci saremo. Nelle Università, nelle scuole, nei mercati, nei posti di lavoro. È una battaglia prima di tutto culturale, perché solo la costruzione di una nuova sovranità e di un’Europa federale potrà difendere la sovranità italiana“.
 
Il Pd si è già attivato in tutta Italia con banchetti e iniziative.
 
È già stata inviata una comunicazione ai Segretari regionali, provinciali, alla Federazioni e ai Segretari di circolo per coordinare e moltiplicare iniziative e mobilitazioni in tutto il territorio nazionale.
 
Ora tocca a tutti noi!
 
Esponi la bandiera dell’Europa e manda la tua foto a: europa@partitodemocratico.it



domenica 17 marzo 2019

Rigenerare l'ambiente, generare lavoro: se ne parla il 4 aprile a Ronco Briantino

Cambiamenti climatici e crisi ambientale, sono evidenze che troppo spesso vengono vissute troppo spesso con atteggiamenti acritici per cui essere pro o contro a prescindere dal merito delle questioni. Le ripercussioni del nostro agire sull’ambiente sono così complesse e di una portata così vasta che il semplice tifare per una parte o l’altra non può portare ad una soluzione.
C’è però un’altra possibilità davanti ai cori da stadio: parlare e approfondire. Non è vero che la cura dell’ambiente è una zavorra per l’economia, né che l’unico modo per inquinare meno sia una “decrescita felice”. Possiamo generare lavoro, migliorare quelli esistenti, rigenerando l’ambiente. Le due cose vanno a braccetto. Ma non è facile!
Per questo, un gruppo di giovani di Ronco Briantino, Bernareggio, Sulbiate, Merate si sono rivolti all’esperienza di tre persone dalla profonda competenza in materia di ambiente e lavoro: don Walter Magnoni, responsabile servizio per la pastorale sociale e del lavoro della Chiesa di Milano; Mauro Gattinoni, direttore API Lecco e Marco Bentivogli, segretario nazionale FIM-CISL.
Insieme incontreranno i giovani di questo angolo verde della Brianza per parlare delle ricadute sociali dello sviluppo sostenibile, delle sfide e opportunità per imprese e lavoratori.
Quando? Giovedì 4 aprile, presso il Cineteatro di Ronco Briantino. L’iniziativa è sostenuta dalle ACLI di Ronco Briantino e Vimercate, dal Comitato Mobilità Ecosostenibile del vimercatese e FIM-CISL. È patrocinata dai Comuni di Ronco Briantino, Bernareggio, Carnate e Sulbiate.



giovedì 14 marzo 2019

Mozione respinta in commissione trasporti per non ostacolare il lavoro già in corso per il prolungamento delle MM

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia.

COMUNICATO STAMPA

Metropolitane
PONTI E BUSSOLATI (PD): “BOCCIATA LA MOZIONE CHE FACEVA SOLO PROPAGANDA E NULLA DI CONCRETO PER LA M2”

È finita con una bocciatura la seduta della V Commissione Infrastrutture del consiglio regionale dove si è a lungo discusso della mozione sulla costituzione di un tavolo di lavoro per il prolungamento della linea metropolitana M2 da Cologno Monzese a Vimercate, non senza colpi di scena. La mozione, presentata ancora l’anno scorso dal M5s in Aula e rimandata in Commissione su indicazione dell’assessore regionale ai Trasporti Terzi, è stata via via modificata con l’inserimento nel dispositivo del progetto di prolungamento della M3 fino a Paderno Dugnano.

“La mozione, nata come una richiesta per trovare un punto di incontro sulle varie soluzioni relative al prolungamento della M2, è stata stravolta da aggiunte che ne hanno modificato il senso originario poiché mischia progetti le cui tempistiche di attuazione sono molto diverse – spiega Gigi Ponti, consigliere regionale del Pd –. E i 5 stelle non hanno accettato i nostri emendamenti che avrebbero consentito di rispettare i tempi in modo molto concreto per far giungere al Ministero dei Trasporti la domanda di finanziamento. L’effetto pratico è che ora si ritarda ulteriormente l’approfondimento sullo sviluppo della metropolitana Monza-Vimercate”.

Il consigliere dem Pietro Bussolati aggiunge: “Da tempo siamo impegnati per sostenere il prolungamento delle linee MM nell’area metropolitana. Io stesso sono stato primo firmatario del finanziamento dello studio di fattibilità del prolungamento a Paderno, ma è inaccettabile che le mozioni vengano usate per mettere inconsistenti bandierine politiche quando i gruppi di lavoro già esistono e a giorni ci sarà il nuovo incontro tra azienda e Comuni interessati al progetto M2 fino a Vimercate”.

Per gli esponenti Pd “approvare la mozione avrebbe rischiato di rallentare un lavoro già in corso. Per questo abbiamo proposto senza successo ai cinquestelle di trasformare questa mozione nella costituzione di un gruppo di lavoro trasversale per risolvere i problemi che potrebbero sorgere. Perciò, non ci fermeremo e oggi stesso depositeremo proprio la richiesta del gruppo di lavoro che presidi la realizzazione di infrastrutture importanti per il territorio e accelerino la richiesta di finanziamenti al Governo già promessi e che ora devono essere stanziati per poter inserire le opere nei piani triennali”.

Milano, 14 marzo 2019

lunedì 11 marzo 2019

Sui diritti delle donne e degli omosessuali, non un passo indietro!

Il 29 marzo si aprirà a Verona il tredicesimo congresso organizzato da associazioni anti-femministe, il World Congress of Familie (Congresso Mondiale delle Famiglie).
L'evento è pensato, organizzato e indirizzato a estremisti religiosi, anti-abortisti, anti-divorzisti, anti-femministi ed attivisti contro i diritti delle persone omosessuali.
Nel manifesto dell'evento è chiaramente visibile il patrocinio della Regione Veneto e del Ministero della Famiglia oltre al logo della Presidenza del Consiglio.
Fra i relatori del Congresso spiccano il Ministro dell’Interno Matteo Salvini e il Ministro per la Famiglia e la Disabilità Lorenzo Fontana oltre al presidente moldavo Igor Dodon, il  ministro per la Famiglia ungherese Katalin Novak, il Patriarca della Chiesa Cattolica sira e Theresa Okafor, attivista nigeriana che nel 2014 voleva criminalizzare, e rendere reato, le relazioni tra persone dello stesso sesso, le effusioni in pubblico delle stesse coppie e addirittura frequentare locali e associazioni gay.
C’è poi Lucy Akello, che ha sostenuto la legge ugandese antigay, che prevedeva l’ergastolo o la pena di morte per gli omosessuali.
Qui puoi leggere le loro posizioni, tratte da fonti attendibili https://verona.wtf/it/
Diamo una mano a chiedere la revoca dei patrocini, firma qui https://go.allout.org/it/a/wcf-verona/.
La prossima volta che deciderai di esprimere il tuo voto ricordati delle posizioni espresse dai partiti di governo.

domenica 10 marzo 2019

A pranzo con l'Europa

Da Bruxelles a Varedo con l'europarlamentare Brando Benifei: pranzo di autofinanziamento del circolo del Partito Democratico di Varedo sabato 16 marzo 2019 ore 13. 
L'Europa deve essere una opportunità per i giovani e per l'economia brianzola.
Si avvicinano le elezioni europee iniziamo a confrontarci per UNA NUOVA EUROPA e vogliamo iniziarlo a fare con un giovane Europarlamentare.
Rifletteremo insieme su una riforme delle politiche e delle istituzioni europee, sulle buone pratiche nell’utilizzo dei fondi europei per i comuni e per le aree dismesse come l'area snia
Costo 25 € a testa, per gli under 25 solo 15 € a testa!
Vi aspettiamo!


sabato 9 marzo 2019

Una piuma sul baratro: maratona di poesia

A Milano, il 16 e 17 marzo, al Teatro Edi Barrio’s e Barrio’ s Live, una nuova edizione
speciale de la Piuma sul baratro; 27 ore ininterrotte di poesia e arte per scongiurare la
chiusura di Radio Radicale (e consentire, quindi, il proseguimento delle dirette
parlamentari), a cura di Massimo Silvotti e Sabrina De Canio, rispettivamente direttore e
direttrice didattica del Museo della Poesia di Piacenza, e con la collaborazione di Mauro
Toffetti, poeta e trait d’union con la Radio. La manifestazione, che per caratterizzazione
qualitativa e durata non ha eguali nel panorama poetico e artistico internazionale, in
questa nuova edizione si arricchisce di nuovi ed inediti significati. E’ la prima volta,
credo, che la polis chieda aiuto alla poesia e all’arte. E’ questo aspetto, estremamente
simbolico, che mi ha fatto decidere di accettare una sfida così peculiare per valori
espressi e complessità organizzative, ha commentato Massimo Silvotti. Centoquaranta
poeti, musicisti, artisti e performer di fama anche internazionale, tutti accomunati, per
una volta, dalla volontà di privilegiare l’ascolto, anziché la propria auto referenzialità
artistica. Anche qui, come si vede, sono numerose le affinità tra la Piuma sul baratro
(ideata nel 2016 dallo stesso Silvotti e inserita nella cornice del Realismo terminale) e il
ruolo giocato in tanti anni da Radio Radicale. La Poesia e l’Arte semplicemente non
potrebbero esistere senza la necessaria libertà espressiva; così come la democrazia, la
quale non potrebbe sussistere senza le voci degli altri da sé. Non sappiamo se questa
originale manifestazione contribuirà veramente a scongiurare la chiusura di una Radio
che ha fatto del Servizio Pubblico il proprio imperativo morale, ma invitiamo a riflettere
sul senso di una operazione culturale, la quale mette al centro del proscenio politico, il
coraggio e la generosità della Poesia, quale baluardo di democrazia. A pensarci bene la
Piuma sul baratro è quasi un ossimoro che fotografa assai bene l’eterna transizione della
nostra cara democrazia; tanto più la Piuma si trova nei pressi di un baratro, tanto
maggiore essa stessa trova dentro di sé, l’orgoglio per ritornare a volare.
la locandina dell'evento di sabato 16 marzo a Milano 

martedì 26 febbraio 2019

Combattere gli stereotipi di genere fin dalla scuola

La discriminazione di genere è fondata sugli stereotipi, e gli stereotipi vivono nella trasmissione alle nuove generazioni, rinascono e si rigenerano nel continuo dare per scontati dei ruoli associati al genere. Questo testo, di un libro di seconda elementare, dice molto sul lavoro da fare che, oltre a partire dagli insegnanti, dovrebbe passare anche dalla scelta dei messaggi da veicolare negli esercizi scolastici.

martedì 8 gennaio 2019

Più Erasmus per tutti i futuri cittadini europei

Dati da cambiare: la generazione Erasmus non fa l'Erasmus. Occorre investire maggiormente negli scambi culturali alle scuole superiori, negli scambi universitari Erasmus e non, nel servizio civile europeo per permettere a tutti di maturare con una piena consapevolezza del proprio essere cittadini europei. Incontrare i propri coetanei di altri Paesi, imparare a contare sulle proprie risorse, prendere in considerazione l'idea di avere degli amici "solo per un po' ", studiare le lingue fuori dai libri ma la cosa più bella, abituarsi al suono di sottofondo in ogni luogo pubblico di una lingua non propria: credo siano esperienze bellissime che tutti dovrebbero avere l'opportunità di vivere per crescere. Vivere all'estero per un po' aiuta a capire quanto è piccolo il proprio posto nel mondo, quanto è limitato il proprio punto di vista, quanto è chiuso lo schema da cui proveniamo. Credo che quando critichiamo i giovani bamboccioni o i neet, quando ci sono mamme chioccia convinte che il proprio figlio a 30 anni non sia in grado di mettersi su un piatto di pasta o giovani poco più che ventenni rilasciare dichiarazioni di identità definite basate sulla propria origine geografica (generalmente regionale o provinciale) dovremmo tutti capire che per rafforzare l'identità europea è indispensabile che le persone imparino a vedere orizzonti là dove un pezzo ben costituito del nostro provincialismo cerca di vedere muri. Spero che tutti i giovani di domani possano avere sempre lo sguardo pieno di sogni e lo zaino pronto, e gli strumenti per scegliere guardando sempre da più punti di vista lo stesso fenomeno.

lunedì 7 gennaio 2019

Se fosse tuo figlio

Se fosse tuo figlio…
Se fosse tuo figlio
riempiresti il mare di navi
di qualsiasi bandiera.

Vorresti che tutte insieme
a milioni
facessero da ponte
per farlo passare.

Premuroso,
non lo lasceresti mai da solo
faresti ombra
per non far bruciare i suoi occhi,
lo copriresti
per non farlo bagnare
dagli schizzi d’acqua salata.

Se fosse tuo figlio ti getteresti in mare,
te la prenderesti con il pescatore che non presta la barca,

urleresti per chiedere aiuto,
busseresti alle porte dei governi
per rivendicare la vita.

Se fosse tuo figlio oggi saresti a lutto,
anche a rischio di odiare il mondo,

i porti pieni di navi attraccate.
e chi le tiene ferme e lontane
e  chi, nel frattempo
sostituisce le urla
con acqua di mare.

Se fosse tuo figlio li chiameresti
vigliacchi disumani, gli sputeresti addosso.
Dovrebbero fermarti, tenerti, bloccarti
perché una rabbia incontrollata potrebbe portarti

a farli annegare tutti nello stesso mare.

Ma stai tranquillo, nella tua tiepida casa
non è tuo figlio, non è tuo figlio.
Puoi dormire tranquillo
E sopratutto sicuro.
Non è tuo figlio.

È solo un figlio dell’umanitá perduta,
dell’umanità sporca, che non fa rumore.

Non è tuo figlio, non è tuo figlio.
Dormi tranquillo, certamente
non è il tuo.

(S. Guttilla)

giovedì 3 gennaio 2019

Sintesi della mozione Martina-Richetti: fianco a fianco, diversamente




10 PROPOSTE PER CAMBIARE IL PD #DIVERSAMENTE


1. 2/3 liste nazionali scelti dal territorio, albo degli elettori e Primarie.

2. Referendum tra gli iscritti e conferenza programmatica annuale.

3. Piattaforma digitale di partecipazione.

4. Erasmus per giovani democratici e scuole di formazione per tutti.

5. Direzione nazionale eletta al 50% dai territori.

6. La metà del 2x1000 al PD dei territori.

7. Progetti di comunità e innovazione dei luoghi idea(li) per i circoli.

8. Conferenza nazionale delle donne.

9. Un segretario che fa solo il segretario e Governo ombra per l’alternativa.

10. Via alla conferenza dei democratici italiani.


NOI E L’ITALIA

1. Dobbiamo raccogliere il forte messaggio arrivato dalla nostra ultima manifestazione di Piazza del Popolo: una richiesta di unità, apertura e cambiamento del Partito Democratico, per essere l’alternativa forte alla deriva che il Paese sta rischiando con entrambe le forze nazional-populiste.
2. Un cambiamento che non è un giudizio sul passato ma un passo decisivo per andare incontro al 
futuro, senza rinnegare i principi affermati nella nostra azione di governo ma ridiscutendo con coraggio gli strumenti messi in campo.
3. Sarà necessario promuovere un governo ombra aperto alla società e ai soggetti disponibili a costruire un’alternativa autorevole e visibile al governo 5 Stelle-Lega e una costituente di tutti i democratici e i riformisti italiani unendo le loro energie. Partire dal Partito democratico per arrivare ai democratici. Questo lavoro dovrà svilupparsi anche in Europa a partire dalla famiglia socialista.
4. Vogliamo costruire un partito che sappia essere, ovunque, incubatore di civismo e di cittadinanza attiva a partire dai bisogni di chi ha di meno. Un partito forte delle sue radici nei principi scolpiti nella Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza.

NOI E IL MONDO

1. “Dobbiamo essere idealisti senza illusioni” (J.F.Kennedy)
2. Dobbiamo innovare, non guardare indietro. Siamo di fronte ad una crisi di valori. Il rapporto tra persone è vissuto come un ostacolo.
3. Si è creato un Quinto Stato, sempre più ampio fatto di persone che vivono nella precarietà di diritti e tutele.
4. Proteggere la democrazia vuol dire anche innovare i corpi associativi intermedi in modo che lo “sciame digitale” che si è sviluppato con internet e i social network si faccia massa capace di incidere sulle scelte per il proprio futuro.
5. Da un’epoca di slegatura dobbiamo passare ad una di stagione di rilegatura sapendo che lo spazio pubblico è la risorsa per vita di relazione di una società. Vogliamo costruire una società pienamente generativa.

IL NOSTRO RIFORMISMO RADICALE


1. UN PARTITO CHE SI BATTE PER L’UGUAGLIANZA

Per tutti: il cuore del nostro impegno deve ripartire dal rendere universale ciò che è solo per 
qualcuno. Oggi, in Italia, la lotta alle disuguaglianze e la difesa delle classi medie passa 
soprattutto dal contrasto a tre grandi fratture: generazionale, di genere, e territoriale.
Per i giovani proponiamo: «credito giovani», un conto individuale vincolato, utilizzabile da chi diventa maggiorenne; abolizione stage o tirocini non retribuiti; intendiamo introdurre un compenso minimo anche per i praticanti nelle professioni e incentivi per il loro inserimento.
Per noi il primo punto delle politiche di genere è il tema del lavoro, come strumento di emancipazione delle donne da una persistente discriminazione che obbliga a decidere tra carriera e maternità. Una delle nostre priorità è quella di portare avanti una lotta senza quartiere alla violenza sulle donne, a partire dal rafforzamento dei centri anti-violenza ovunque sul territorio.
E ancora: sostegno per il Sud; rafforzamento del Reddito d’Inclusione; metodologie innovative e partecipative per la scuola; unica imposta su tutti i redditi realmente progressiva; minimun tax sugli utili prodotti dalle multinazionali estere; rivoluzione del sostegno alle famiglie con figli attraverso l’erogazione di un unico assegno universale; aumento dell’indennità in base ai bisogni effettivi delle persone non autosufficienti, introducendo sia un assegno di cura sia un budget di cura, favorendo così il riconoscimento professionale e la regolarizzazione degli assistenti familiari; un piano nazionale sulle liste d’attesa prevedendo, tra l’altro, l’aumento del numero dei professionisti dove c’è maggiore criticità e possibilità di visita sette giorni su sette.

2. UN PARTITO ECOLOGISTA

Dobbiamo mettere urgentemente al centro della nostra agenda la rapida transizione verso uno sviluppo sostenibile, un principio che crediamo debba entrare anche in Costituzione.
È cruciale assumere l’obiettivo di zero emissioni di gas serra entro il 2045, lavorando per il taglio delle emissioni del 60% entro il 2030, partendo dalla produzione e dall’uso dell’energia pulita e dall’efficienza energetica.
Per il futuro, è necessario immaginare e progettare una nuova stagione infrastrutturale che si 
fondi su tre grandi assi: quello ferroviario, quello marittimo e quello ciclabile.

3. UN PARTITO EUROPEISTA

Si tratta di costruire una nuova sovranità intorno a temi strategici che non avranno soluzione se 
non a livello sovranazionale.
Serve un Presidente eletto dai cittadini europei, un Parlamento che legifera, strumenti di partecipazione permanenti, un budget a gestione politica che completi l’unione monetaria con un’unione fiscale.
Vogliamo costruire gli Stati Uniti d’Europa.

4. UN PARTITO DEL LAVORO CHE CAMBIA

Non c’è futuro per un Paese che spende più per interessi sul debito che in istruzione. Dobbiamo rendere meno costoso il lavoro di qualità, con un taglio del cuneo contributivo sul tempo indeterminato di almeno 4 punti (per una riduzione di circa il 12 percento).
Dobbiamo gestire le transizioni da un’occupazione all’altra, con una rete di welfare 4.0 in cui far 
confluire in maniera integrata e personalizzata tutte le politiche attive e passive.
Dobbiamo introdurre un salario minimo legale e una legge sulla rappresentanza per contrastare il dumping salariale.
Ci impegniamo a implementare l’equo compenso per il lavoro autonomo.
Vogliamo potenziare i meccanismi strutturali di sostegno alla partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa attraverso il principio della co-gestione aziendale.


5. UN PARTITO CHE SI BATTE PER LA DEMOCRAZIA

È di fondamentale importanza il riordino dei tributi e l’istituzione della «local tax» rivendicata 
dai comuni. Occorre poi una «Carta delle autonomie» che ridefinisca in modo organico il rapporto fra gli enti costitutivi della Repubblica.
Siamo contro il disegno di legge Pillon perché è retrogrado e punitivo nei confronti delle donne e tratta i minori come pacchi postali.
Il nostro riformismo radicale vede nella legalità, nel garantismo e nella lotta alle mafie i cardini della propria azione.
Se si vogliono prevenire femminicidio, reati ai danni di soggetti deboli, reati ambientali, truffe 
ai danni di anziani e famiglie e morti sul lavoro occorre incentrare una riforma penale 
radicale che faccia perno sulla prevenzione prima ancora che sulla repressione.
Aveva ragione il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa quando diceva che per sconfiggere 
le mafie bisogna dare come “diritto” ciò che esse offrono come “favore”.
Per noi, chi nasce e studia in Italia è italiano.
L’immigrazione non è un’invasione da bloccare ma una risorsa da governare. Per questo proponiamo di cancellare la legge Bossi-Fini e il decreto Salvini, per scrivere un nuovo testo unico  sull’immigrazione, gestendo le migrazioni anche per ragioni economiche governando un sistema nazionale di accoglienza integrata per l’autonomia.

mercoledì 2 gennaio 2019

Lettera al Corriere della Sera sulla scelta di nominare XI JINPING “personaggio dell'anno”

Egregio Direttore Fontana,
Le scriviamo a seguito della sorprendente decisione del 23 dicembre da parte del Corriere della Sera, suffragata da editorialisti e giornalisti economici, di nominare il Presidente cinese Xi Jinping “Il Personaggio dell’Anno”. Secondo il quotidiano da lei diretto infatti, Xi Jinping è “l’uomo che ha maggiormente influenzato l’assetto economico mondiale. Solo Xi Jinping (…) è stato in effetti «leader».” E ancora: “Non c’è nessuno al governo in Occidente che si sia battuto bene come lui per rafforzare il proprio Paese senza confondere l’interesse nazionale con il proprio di breve respiro e che abbia al tempo stesso cercato di presentare la propria nazione come portatrice di valori”.
Purtroppo, è doloroso ed inquietante dover notare come al quotidiano di Milano da lei diretto, che vanta un’autorevole tradizione ispirata ai valori della Democrazia Liberale, sembri – con questa decisione – sfuggire la differenza tra una democrazia liberale e un’autocrazia o dittatura. In democrazia esistono equilibri politico-istituzionali incarnati da pesi e contrappesi, dalla separazione dei poteri, in altre parole lo stato di diritto, l’affermazione delle libertà fondamentali dell’individuo, della dignità umana, dell’universalità dei Diritti Umani.
Tutto ciò ha naturalmente un’influenza determinante in campo economico-finanziario. Soprattutto per tali ragioni la Cina non ha mai potuto ottenere il riconoscimento di un suo “market economy status”. Un regime autoritario, come quello cinese, si è invece voluto sempre sottrarre alle responsabilità che avrebbe dovuto assumersi a livello globale. Invece di cogliere le opportunità offerte dalla crescita economica per introdurre riforme costituzionali, politiche e sociali, che tutti si attendevano in occidente quando Pechino venne accolta nell’OMC, il Partito comunista cinese e la sua leadership hanno proseguito, in particolare con Xi Jinping, a consolidare la preminenza del Partito comunista su tutto l’impianto istituzionale del Paese, accentrando il potere in capo a un direttorio sempre più ristretto e, ora, interamente nelle mani del Presidente cinese. La pianificazione economica è stata a lungo termine facilitata, è vero, dall’assenza di un’inclusione popolare che si esprime anche, ma non solo, con elezioni libere e eque, con un’informazione libera e un effettivo pluralismo politico. Ma qual è il prezzo immenso, ci si dovrebbe onestamente chiedere, di questa presunta maggior capacità del “modello cinese” (e di Xi Jinping) di sostenere la crescita economica? La soppressione di qualsiasi forma di libertà politica e di attuazione anche solo embrionale dello Stato di Diritto proprio delle Democrazie Liberali.
Non occorre ricordare le parole di Churchill a proposito delle imperfezioni della democrazia liberale. Tuttavia, rimaniamo convinti che non esista un modello di governo migliore di quello democratico. Che anzi proprio in questa congiuntura storica, esso debba essere rafforzato a livello globale con il riconoscimento, a cominciare dalle Nazioni Unite, di un “diritto umano alla conoscenza”, anziché cedere all’illusoria efficacia e presunta superiorità di modelli autoritari come quello cinese. Per questo troviamo sbagliata e superficiale un’analisi in cui valgano soltanto considerazioni economiche, peraltro parziali in cui è totalmente assente ogni riferimento alla realtà politica e di diritto della Cina di oggi.
Così facendo, ignorando le basi politico-sociali su cui si fonda la crescita cinese, viene data la “patente” di leader a chi azzera libertà, perseguita milioni di persone, in particolare la minoranza Uigura nella regione dello Xinjiang e la popolazione del Tibet, occupa territori e mari territoriali altrui, strangola Paesi affamati, sottrae tecnologie e Meta-Dati, sovverte la legalità internazionale e propone un sistema dei diritti umani in sede ONU che non sia più “universale”, ma parcellizzato secondo presunte “tradizioni storiche” – e soprattutto egoistiche convenienze – che deriverebbero dalle “caratteristiche” della storia cinese.
Non pensiamo che possano essere sottovalutate – o peggio ancora ignorate – le conseguenze sulla popolazione cinese del “social-credit system”: un vero e proprio sistema di sorveglianza e schedatura, avviato inizialmente in Xinjiang per reprimere e controllare l’intera popolazione mussulmana di quella regione, ma che si sta già ampliando a tutto il paese. Il controllo sui comportamenti, abitudini, pensiero politico o religioso di centinaia di milioni di cinesi si sommerà al ruolo già estremamente intrusivo di un capillare sistema di sicurezza, dei tribunali, della dirigenza politica, spesso con la facile ma pretestuosa spiegazione della lotta alla corruzione, da cui la Cina non si è certo liberata con le misure adottate dal Presidente Xi Jinping contro ogni suo oppositore politico, reale o potenziale.
Il 19 dicembre il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato una legge bipartisan sul Tibet per negare visti ai funzionari cinesi che impediscano a cittadini americani, funzionari governativi e giornalisti l’accesso al Tibet. La legge prevede che il Segretario di Stato valuti quali effettive condizioni di accesso siano riservate ai cittadini americani in Tibet entro 90 giorni dalla promulgazione delle nuove norme. Si tratta di modalità analoghe a quelle introdotte, sempre negli Stati Uniti, dal Global Magnitsky Act .
Marco Pannella ripeteva che “dove c’è strage di diritto, c’è strage di popoli”. Riteniamo sia un pericoloso errore santificare il Presidente cinese quale grande “leader” economico globale. Nonostante gli errori che l’Occidente ha commesso nel promuovere e difendere i propri interessi, la politica espansionistica cinese rimane di stampo autoritario e anti-Stato di Diritto. Abbracciando la visione di Xi Jinping rischiamo di avallare un assetto istituzionale in cui, venendo meno i principi fondanti della Costituzione italiana e dellla Carta dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, qualche dittatore riterrà di poter sempre governare impunemente al di sopra della legge.
Matteo Angioli, Segretario Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” (GCRL)
Rita Bernardini, Coordinatrice Presidenza Partito Radicale
Marco Beltrandi, Presidenza Partito Radicale
Maurizio Bolognetti, Presidenza Partito Radicale
Sergio D’Elia, Coordinatore Presidenza Partito Radicale
Marco Di Maio, Deputato
Maria Antonietta Farina Coscioni, Presidenza Partito Radicale
Gennaro Grimolizzi, Giornalista
Laura Harth, Rappresentante all’ONU del Partito Radicale
Domenico Letizia, Analista
Adriano Paroli, Senatore
Luca Poma, Docente universitario
Roberto Rampi, Senatore
Giuseppe Rossodivita, Presidenza Partito Radicale
Giulio Terzi di Sant’Agata, Ambsasciatore, Presidente GCRL
Maurizio Turco, Coordinatore Presidenza Partito Radicale
Adolfo Urso, Senatore
Elisabetta Zamparutti, Presidenza Partito Radicale
Camillo Zuccoli, Ambasciatore

martedì 1 gennaio 2019

Il messaggio di fine anno del presidente Mattarella

«Care concittadine e cari concittadini, siamo nel tempo dei social, in cui molti vivono connessi in rete e comunicano di continuo 
ciò che pensano e anche quel che fanno nella vita quotidiana.
Tempi e abitudini cambiano ma questo appuntamento - nato decenni fa con il primo Presidente, Luigi Einaudi - non è un rito formale. Mi assegna il compito di rivolgere, a tutti voi, gli auguri per il nuovo anno: è un appuntamento tradizionale, sempre attuale e, per me, graditissimo.
Permette di formulare, certo non un bilancio, ma qualche considerazione sull’anno trascorso. Mi consente di trasmettere quel che ho sentito e ricevuto in molte occasioni nel corso dell’anno da parte di tanti nostri concittadini, quasi dando in questo modo loro voce. E di farlo da qui, dal Quirinale, casa di tutti gli italiani.
Quel che ho ascoltato esprime, soprattutto, l’esigenza di sentirsi e di riconoscersi come una comunità di vita. La vicinanza e l’affetto che avverto sovente, li interpreto come il bisogno di unità, raffigurata da chi rappresenta la Repubblica che è il nostro comune destino.
Proprio su questo vorrei riflettere brevemente, insieme, nel momento in cui entriamo in un nuovo anno.
Sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri.
Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese.
Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri. Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore.
So bene che alcuni diranno: questa è retorica dei buoni sentimenti, che la realtà è purtroppo un’altra; che vi sono tanti problemi e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza.
Certo, la sicurezza è condizione di un’esistenza serena.
Ma la sicurezza parte da qui: da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune.
La domanda di sicurezza è particolarmente forte in alcune aree del Paese, dove la prepotenza delle mafie si fa sentire più pesantemente. E in molte periferie urbane dove il degrado favorisce il diffondersi della criminalità.
Non sono ammissibili zone franche dove la legge non è osservata e si ha talvolta l’impressione di istituzioni inadeguate, con cittadini che si sentono soli e indifesi.
La vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza.
Sicurezza è anche lavoro, istruzione, più equa distribuzione delle opportunità per i giovani, attenzione per gli anziani, serenità per i pensionati dopo una vita di lavoro: tutto questo si realizza più facilmente superando i conflitti e sostenendosi l’un l’altro.
Qualche settimana fa a Torino alcuni bambini mi hanno consegnato la cittadinanza onoraria di un luogo immaginario, da loro definito Felicizia, per indicare l’amicizia come strada per la felicità.
Un sogno, forse una favola. Ma dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia. Come se questi valori non fossero importanti nel mondo degli adulti.
In altre parole, non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società.
Sono i valori coltivati da chi svolge seriamente, giorno per giorno, il proprio dovere; quelli di chi si impegna volontariamente per aiutare gli altri in difficoltà.
Il nostro è un Paese ricco di solidarietà. Spesso la società civile è arrivata, con più efficacia e con più calore umano, in luoghi remoti non raggiunti dalle pubbliche istituzioni.
Ricordo gli incontri con chi, negli ospedali o nelle periferie e in tanti luoghi di solitudine e di sofferenza dona conforto e serenità.
I tanti volontari intervenuti nelle catastrofi naturali a fianco dei Corpi dello Stato.
È l’“Italia che ricuce” e che dà fiducia.
Così come fanno le realtà del Terzo Settore, del No profit che rappresentano una rete preziosa di solidarietà.
Si tratta di realtà che hanno ben chiara la pari dignità di ogni persona e che meritano maggiore sostegno da parte delle istituzioni, anche perché, sovente, suppliscono a lacune o a ritardi dello Stato negli interventi in aiuto dei più deboli, degli emarginati, di anziani soli, di famiglie in difficoltà, di senzatetto.
Anche per questo vanno evitate “tasse sulla bontà”.
È l’immagine dell’Italia positiva, che deve prevalere.
Il modello di vita dell’Italia non può essere – e non sarà mai – quello degli ultras violenti degli stadi di calcio, estremisti travestiti da tifosi.
Alimentano focolai di odio settario, di discriminazione, di teppismo.
Fenomeni che i pubblici poteri e le società di calcio hanno il dovere di contrastare e debellare.
Lo sport è un’altra cosa.
Esortare a una convivenza più serena non significa chiudere gli occhi davanti alle difficoltà che il nostro Paese ha di fronte.
Sappiamo di avere risorse importanti; e vi sono numerosi motivi che ci inducono ad affrontare con fiducia l’anno che verrà. Per essere all’altezza del compito dobbiamo andare incontro ai problemi con parole di verità, senza nasconderci carenze, condizionamenti, errori, approssimazioni.
Molte sono le questioni che dobbiamo risolvere. La mancanza di lavoro che si mantiene a livelli intollerabili. L’alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini e pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani. La capacità competitiva del nostro sistema produttivo che si è ridotta, pur con risultati significativi di imprese e di settori avanzati. Le carenze e il deterioramento di infrastrutture. Le ferite del nostro territorio.
Dobbiamo aver fiducia in un cammino positivo. Ma non ci sono ricette miracolistiche.
Soltanto il lavoro tenace, coerente, lungimirante produce risultati concreti. Un lavoro approfondito, che richiede competenza e che costa fatica e impegno.
Traguardi consistenti sono stati raggiunti nel tempo. Frutto del lavoro e dell’ingegno di intere generazioni che ci hanno preceduto.
Abbiamo ad esempio da poco ricordato i quarant’anni del Servizio sanitario nazionale.
E’ stato – ed è - un grande motore di giustizia, un vanto del sistema Italia. Che ha consentito di aumentare le aspettative di vita degli
italiani, ai più alti livelli mondiali. Non mancano difetti e disparità da colmare. Ma si tratta di un patrimonio da preservare e da potenziare.
L’universalità e la effettiva realizzazione dei diritti di cittadinanza sono state grandi conquiste della Repubblica: il nostro Stato sociale, basato sui pilastri costituzionali della tutela della salute, della previdenza, dell’assistenza, della scuola rappresenta un modello positivo. Da tutelare.
Ieri sera ho promulgato la legge di bilancio nei termini utili a evitare l’esercizio provvisorio, pur se approvata in via definitiva dal Parlamento soltanto da poche ore.
Avere scongiurato la apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto di norme liberamente sottoscritte è un elemento che rafforza la fiducia e conferisce stabilità.
La grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali richiedono adesso un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento.
Mi auguro – vivamente - che il Parlamento, il Governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto; e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto.
La dimensione europea è quella in cui l’Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro; e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole.
Vorrei rinnovare un pensiero di grande solidarietà ai familiari di Antonio Megalizzi, vittima di un vile attentato terroristico insieme ad altri cittadini europei.
Come molti giovani si impegnava per un’Europa con meno confini e più giustizia. Comprendeva che le difficoltà possono essere superate rilanciando il progetto dell’Europa dei diritti, dei cittadini e dei popoli, della convivenza, della lotta all’odio, della pace.
Quest’anno saremo chiamati a rinnovare il Parlamento europeo, la istituzione che rappresenta nell’Unione i popoli europei, a quarant’anni dalla sua prima elezione diretta. È uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di 400 milioni di cittadini europei si recheranno alle urne.
Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l’occasione di un serio confronto sul futuro dell’Europa.
Sono rimasto colpito da un episodio di cronaca recente, riferito dai media. Una signora di novant’anni, sentendosi sola nella notte di Natale, ha telefonato ai Carabinieri. Ho bisogno soltanto di compagnia, ha detto ai militari. E loro sono andati a trovarla a casa portandole un po’ di serenità.
Alla signora Anna, e alle tante persone che si sentono in solitudine voglio rivolgere un saluto affettuoso.
Vorrei sottolineare quanto sia significativo che si sia rivolta ai Carabinieri. La loro divisa, come quella di tutte le Forze dell’ordine e quella dei Vigili del fuoco, è il simbolo di istituzioni al servizio della comunità. Si tratta di un patrimonio da salvaguardare perché appartiene a tutti i cittadini.
Insieme a loro rivolgo un augurio alle donne e agli uomini delle Forze armate, impegnate per garantire la nostra sicurezza e la pace in patria e all’estero. Svolgono un impegno che rende onore all’Italia.
La loro funzione non può essere snaturata, destinandoli a compiti non compatibili con la loro elevata specializzazione.
In questa sera di festa desidero esprimere la mia vicinanza a quanti hanno sofferto e tuttora soffrono – malgrado il tempo trascorso – le conseguenze dolorose dei terremoti dell’Italia centrale, alle famiglie sfollate di Genova e della zona dell’Etna. Nell’augurare loro un anno sereno, ribadisco che la Repubblica assume la ricostruzione come un impegno inderogabile di solidarietà.
Auguri a tutti gli italiani, in patria o all’estero.
Auguro buon anno ai cinque milioni di immigrati che vivono, lavorano, vanno a scuola, praticano sport, nel nostro Paese.
Rivolgo un augurio, caloroso, a Papa Francesco; e lo ringrazio, ancora una volta, per il suo magistero volto costantemente a promuovere la pace, la coesione sociale, il dialogo, l’impegno per il bene comune.
Vorrei concludere da dove ho iniziato: dal nostro riconoscerci comunità.
Ho conosciuto in questi anni tante persone impegnate in attività di grande valore sociale; e molti luoghi straordinari dove il rapporto con gli altri non è avvertito come un limite, ma come quello che dà senso alla vita.
Ne cito uno fra i tanti ricordando e salutando i ragazzi e gli adulti del Centro di cura per l’autismo, di Verona, che ho di recente visitato.
Mi hanno regalato quadri e disegni da loro realizzati. Sono tutti molto belli: esprimono creatività e capacità di comunicare e partecipare. Ne ho voluto collocare uno questa sera accanto a me. Li ringrazio nuovamente e rivolgo a tutti loro l’augurio più affettuoso.
A tutti voi auguri di buon anno»

domenica 23 dicembre 2018

Manifesto per un Pd unito e riformista. Per l’alternativa che parte dalle città e dai territori.

Ho sottoscritto con convinzione questo appello chi vuole apporre la sua firma scriva a Chi vuole aderire al manifesto scriva a: m.chiocchetti@partitodemocratico.it 
"Siamo in un periodo storico estremamente complesso e abbiamo bisogno di affrontare i sovranisti e la destra italiana ed europea con grande forza ed unità. Di fronte a noi c’è un governo pericoloso, fatto di propaganda e zero fatti, che sta mettendo a rischio il futuro degli italiani.
Contestualmente, a livello europeo, la prossima sfida sarà tra chi vorrà distruggere l’Europa e chi, invece, vorrà essere protagonista nella globalizzazione con un’Europa unita e più forte. Ci attendono grandi battaglie. Per questo il congresso del Partito democratico non può parlare esclusivamente al suo interno, risolvendosi in una diatriba tra parti contrapposte. E’ necessario mettere in campo una forte opposizione e un progetto di alternativa culturale, riformista e di popolo alla destra populista.
I nostri elettori ci chiedono unità e la nostra compattezza è fondamentale per essere competitivi. Per questo noi sindaci del Pd diciamo no a qualunque ipotesi di scissione. L’articolazione del fronte democratico, utile per contrastare i movimenti nazionalpopulisti, non può passare da un frazionamento del Pd. Allo stesso modo non crediamo possibile coltivare alcuna ipotesi di alleanza con i 5 stelle, che stanno dimostrando incompetenza e sudditanza alla peggiore destra dal dopoguerra.
Vogliamo un Pd che guardi al futuro. Solo così potremo mettere insieme le energie migliori del centrosinistra e ripartire. A maggior ragione con un congresso che si concluderà poco prima delle elezioni europee e di una tornata amministrativa che riguarderà oltre 4mila comuni, più le regioni Piemonte, Basilicata, Abruzzo e Sardegna.
Noi pensiamo che l’alternativa possa nascere dal riformismo concreto delle città. I sindaci e gli amministratori locali del Pd sono una ricchezza straordinaria dalla quale ripartire per recuperare consenso. Nelle città nascono alleanze vincenti con il civismo. Senza il protagonismo dei sindaci e degli amministratori il Pd non avrà futuro.
Per questo vogliamo porre alcuni contenuti al centro del dibattito congressuale, perché guadagnino un carattere di priorità nell’agenda del nuovo Pd, e su questi contenuti intendiamo confrontarci in maniera unitaria con tutti candidati.
Riteniamo che il Partito Democratico Partito si debba dare un’organizzazione federale. La possibilità di cogliere e rappresentare le istanze dei diversi territori italiani passa da una maggiore autonomia delle federazioni regionali, che deve riguardare anche la dimensione finanziaria e la selezione delle candidature. Diversamente non sarà possibile intercettare la domanda di sviluppo, semplificazione, di efficienza e di investimento sulle infrastrutture che arriva dai mondi produttivi del Nord – in aperto conflitto con le fallimentari scelte economiche del governo gialloverde – né il bisogno di emancipazione e di profonda riforma della pubblica amministrazione che emerge dai territori del Mezzogiorno.
Crediamo nel ruolo delle autonomie locali (comuni, province e città metropolitane), in una logica di sussidiarietà che assegna responsabilità e mezzi adeguati ai livelli istituzionali più prossimi ai cittadini. Vogliamo quindi che il Pd si batta per restituire ai Comuni il controllo delle leve di prelievo e di spesa, oltre che la necessaria flessibilità organizzativa e un quadro normativo fortemente semplificato. Auspichiamo altresì un superamento dell’eccessiva frammentazione delle istituzioni locali, tutelandone le identità ma guadagnando efficienza ed efficacia attraverso processi di aggregazione e di governance sovracomunale.
Sosteniamo la causa della maggiore autonomia e responsabilità delle Regioni, alla condizione che questa non determini l’affermazione di un neo-centralismo regionale, ma sia anzi la premessa per una ridefinizione di ruoli e competenze all’insegna della sussidiarietà.
Chiediamo che il Pd si intesti la battaglia della competenza, trasversale a tutti gli ambiti della società: competenza della politica, che non può essere improvvisazione e vuota propaganda demagogica; competenza (associata a valorizzazione del merito) nella pubblica amministrazione; competenza e qualificazione del capitale umano come leve essenziali di competitività del nostro sistema produttivo, da coltivare attraverso un grande investimento sulla formazione e sui giovani.
Vogliamo che il Pd coniughi con efficacia progresso ed equità, creazione di valore e contrasto delle disuguaglianze, senza più perdere di vista la necessaria compresenza di questi termini. Pensiamo che le città siano luogo elettivo di applicazione di questi principi, attraverso la concretezza riformista delle amministrazioni democratiche, e che da qui possano nascere esperienze e buone e pratiche riportabili a livello nazionale.
Crediamo nello sviluppo sostenibile, non più misurato in termini di solo PIL, ma riferito al conseguimento dei Sustainable Development Goals indicati nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Ciò pone in primo piano, nell’agenda del nuovo Pd, i temi del rispetto dell’ambiente e del contrasto dei cambiamenti climatici. Riteniamo che il Pd – nel quadro degli accordi internazionali su questo tema – debba farsi motore e guida della transizione ecologica del nostro Paese.
Crediamo altresì che il Pd debba promuovere una visione dell’immigrazione capace di tenere insieme principi umanitari, legalità, sicurezza e interessi economico-demografici del nostro Paese. Questa visione richiede: adesione al Global Compact; gestione europea dei confini e controllo dei flussi migratori spontanei; apertura di canali di ingresso legali orientati alle necessità del mercato del lavoro; accordi con i Paesi d’origine per l’esecuzione dei rimpatri; investimento in politiche di formazione linguistica, culturale e professionale dei richiedenti asilo; ammissione (o regolarizzazione su base individuale) subordinata a comprovata volontà di integrazione.
Infine, riteniamo necessario che il nostro partito dedichi prioritaria attenzione al problema del declino demografico del nostro Paese. Non c’è proiezione che non preveda per i prossimi decenni una drastica contrazione e un forte invecchiamento della popolazione, anche in presenza di un rilancio della natalità, con conseguenze potenzialmente devastanti per il sistema di welfare e per la gestione di queste dinamiche da parte delle comunità locali. Sta quindi a noi, al Pd, la responsabilità di elaborare proposte efficaci in ordine alle politiche per la famiglia, all’integrazione degli immigrati residenti nel nostro Paese e al complessivo ripensamento degli strumenti di welfare, con l’obiettivo di assicurarne la sostenibilità nel lungo periodo."

Il documento è stato elaborato grazie al contributo di:

Matteo Ricci – sindaco di Pesaro
Giorgio Gori – sindaco di Bergamo
Antonio Decaro – sindaco di Bari
Dario Nardella – sindaco di Firenze
Giuseppe Falcomatà- sindaco di Reggio Calabria
Mattia Palazzi-sindaco di Mantova
Catiuscia Marini – presidente Regione Umbria
Achille Variati -presidente Province italiane
Enrico Ioculano- sindaco di Ventimiglia
Marco Alessandrini – sindaco di Pescara
Massimo Castelli- sindaco di Cerignale e coordinatore Anci Piccoli Comuni
Enzo Bianco – presidente consiglio nazionale Anci
Romano Carancini  – sindaco di Macerata
Mario Bruno – sindaco di Alghero
Micaela Fanelli  – consigliere regionale Molise
Vittorino Facciolla  – consigliere regionale Molise
Valerio Lucciarini – sindaco di Offida
Fulvio Centoz – sindaco di Aosta
Massimiliano Presciutti- sindaco Gualdo Tadino
Stefano Mazzetti – sindaco di Sasso Marconi
Anna Maria Cardamone – ex sindaco Decollatura
Roberto Bruno -sindaco di Pachino
Renzo Macelloni – sindaco di Peccioli
Nicola Sanna – sindaco di Sassari
Luca Mascolo – sindaco di Agerola
Rosario Amico – sindaco di Serra Riccò
Marco Alessandrini – sindaco di Pescara