martedì 7 novembre 2017

Intervento in aula di Roberto Rampi sul codice dello spettacolo

Qui il video 


Quello che oggi andiamo ad affrontare è un tema veramente importante, lo dimostra anche il numero significativo di disegni di legge che sono abbinati al provvedimento in esame, a dimostrazione che le diverse forze politiche e diversi colleghi parlamentari hanno voluto su questo provare a legiferare in materia. È da un certo numero di legislature che si cerca di arrivare ad una conclusione, che noi vediamo oggi finalmente prossima. Noi crediamo che questo disegno di legge, così come è stato elaborato dal Senato, così come abbiamo avuto modo di contribuire a svilupparlo lavorando con i colleghi del Senato, davvero contenga quello che serve al mondo dello spettacolo. Vorrei veramente che, attraverso le mie parole, da quelle porte potessero entrare in quest'Aula le donne e gli uomini che tutti i giorni lavorano nel settore dello spettacolo.
I viaggiatori della luna, una delle immagini più belle che ho imparato in questo lungo percorso di quasi due anni di confronto con queste persone, quelli che, tutte le settimane, tutti i giorni, tutti i fine settimana, nelle feste di paese, nelle nostre piazze, fanno sorridere una bambina o un bambino. Penso ai commedianti, a quelli che sul palco ci tendono la mano e ci trasportano con una parola in una foresta o in un oceano, senza bisogno nemmeno di un effetto speciale. Penso a tutti quei musicisti che, con la loro arte, accompagnano la nostra vita e, facendoci incrociare una canzone, sono in grado di cambiarci l'umore della giornata. Ai danzatori. Ecco, una democrazia ha bisogno di questo, ha bisogno di loro e ha bisogno di tutti quelli che stanno dietro a loro; ha bisogno dei tecnici delle luci, ha bisogno dei tecnici del suono, dei grafici che raccontano queste storie, di chi organizza le date, di chi le promuove, di chi le vende, dei luoghi dove realizzare lo spettacolo. Perché - e questo è il nodo dell'articolo 1 di questo provvedimento - la Repubblica dovrebbe riconoscere chi lavora in questo settore? Perché noi sappiamo che la democrazia è nata con il teatro, la democrazia vive con la cultura diffusa, la democrazia si sviluppa se ci sono i luoghi dello stare insieme e i luoghi dove si vivono delle emozioni condivise, non solitarie, non solipsistiche, ma condivise, dove nello stesso momento si vive la stessa emozione; questa è la prima base di un'aggregazione, che poi diventa democrazia, in tante forme, si trasforma nel corso del tempio, prende strade differenti. La cultura è il sale di una democrazia.
Per questo il Parlamento italiano, oggi, innanzitutto riconosce - tra l'altro, con un impegno che abbiamo preso, colleghi, in quest'Aula, tanto tempo fa, quando abbiamo votato una mozione e abbiamo provato a ipotizzare di fare finalmente un intervento - a queste persone che svolgono questo lavoro il fatto di essere, al tempo stesso, persone che, lavorando, provano ad ottenere il loro reddito e anche un guadagno. Perché sottolineo questa cosa? Perché per tanto tempo questo è stato un tabù, come se operare nella cultura dovesse essere necessariamente separato dalla dimensione economica, come se le due cose non dovessero mai incrociarsi, come se la cultura fosse un che di angelico che, quando incontra il denaro, perde la sua dimensione spirituale e qualificante. E invece non è così, anzi, la dimensione economica - il mercato dello spettacolo, la possibilità di far tornare i conti, di guadagnarci, di vivere dignitosamente - è una dimensione rilevante e oggi è una strategia di politica economica e di politica di sviluppo di questo Paese. Noi pensiamo, con questo disegno di legge, di sostenere un pezzo dell'economia del Paese e un pezzo delle attività industriali e produttive di questo Paese che sono collegate all'industria dello spettacolo. Però, come dicevo, quest'industria non produce solo economia, la produce ed è importante; non produce solo lavoro, e anche quello è importante. Questa industria produce - guardate, è un termine non mio, ma che in uno dei tanti incontri è emerso - felicità, è l'industria della felicità, cioè produce, appunto, quelle emozioni condivise e prova a creare le condizioni per stare bene, per vivere meglio, per avere degli effetti positivi nella vita delle persone di ogni giorno. Qualcuno ha studiato - io sono convinto di questo - come ci sia anche un elemento collegato alla salute, e in questo tempo in cui siamo diventati così bravi a curare le malattie del corpo, ma in cui emergono sempre con più forza le malattie dell'anima, una delle cure fondamentali delle malattie dell'anima è esattamente la cultura e in particolare lo spettacolo, che produce qualche cosa di unico ogni volta, di unico e irripetibile. Pensate quanto abbiamo bisogno, in questo tempo in cui tutto rimbalza e in cui tutto si ripete, di qualche cosa di unico e di irripetibile: questo è lo spettacolo dal vivo.
Ed è questa la ragione per cui, nell'articolato di legge noi ci organizziamo per dare sostegno a questo settore e, quindi, pensiamo, ad esempio, con le deleghe al Governo, di rivedere tutto l'articolato normativo per la prima volta, perché questo è un settore che subisce il fatto di essere normato in modo indiretto e, quindi, in alcuni campi, di avere la normativa che riguarda il trasporto, come se trasportare i pomodori e trasportare il palco per uno spettacolo fossero la stessa cosa, oppure subisce le normative dell'edilizia, perché montare un palco è considerato nient'altro che un cantiere, ma noi sappiamo che non è così, oppure subisce - e questo è molto importante - il testo unico di pubblica sicurezza, cioè delle normative ancora valide e create durante un regime per evitare che lo spettacolo diventasse il luogo per l'incontro e, quindi, per l'adunanza sediziosa. Guardate, non è un caso che durante un regime, cioè nel momento in cui viene sospesa la democrazia, si sia intervenuti  esattamente sullo spettacolo per mettere nel controllo delle forze di pubblica sicurezza la possibilità o meno delle persone di riunirsi e di incontrarsi, perché, è chiaro, questo fa capire che è l'essenza della democrazia. Noi pensiamo che oggi tutto questo vada superato e che questo settore possa avere, come previsto dalle deleghe al Governo, una sua legislazione ordinata, dedicata, che tenga veramente presente qual è la sua realtà; tra l'altro, producendo un aggiornamento di legge che, nella migliore delle ipotesi, riguarda quarant'anni e, nella peggiore, ne riguarda addirittura ottanta, quindi la possibilità di parlare del contemporaneo e di dare a queste persone quella semplificazione normativa, quel sostegno normativo, che permetta di fare il loro lavoro in maniera semplice, senza che lo Stato sia qualche cosa che complica loro la vita, ma, anzi, diventando qualcuno che tende loro una mano; e da qui, tutte le norme di semplificazione previste nel provvedimento. Ma c'è poi - ne citerò solo qualcuna - una delle deleghe che io ritengo particolarmente fondamentali, che è quella che riguarda i lavoratori di questo settore e che dice in maniera molto chiara, delegando al Governo l'attuazione di questo principio, che questi lavoratori hanno una specificità nella loro attività, che sta nella discontinuità del loro lavoro, perché è evidente che, non solo un musicista - noi pensiamo sempre a chi sta sopra il palcoscenico, a chi sta sotto i riflettori, ma io vorrei ricordare anche tutti quelli che stanno dietro -, ma tutti svolgono la loro attività non solo nel momento finale realizzativo, quello che vediamo tutti, ma svolgono un'attività importante in tutta la fase di preparazione; anzi, i professionisti dello spettacolo, la qualità dello spettacolo è data esattamente da quel lavoro oscuro dietro le quinte, che, però, è tutto il lavoro di preparazione. Noi riteniamo che questo lavoro vada riconosciuto ai fini pensionistici, che vada riconosciuto sostenendo i periodi di non lavoro, i periodi di non attività. Riteniamo che questo sia possibile perché, in realtà, questo settore oggi contribuisce in maniera significativa alla tenuta del sistema pensionistico così come occorre intervenire sulle normative di sicurezza sul lavoro, dove esistono delle disomogeneità importanti, ad esempio, tra i lavoratori autonomi e quelli subordinati; disomogeneità che vanno sicuramente superate, e questo disegno di legge ci permette di farlo. Seconda cosa che citerò velocemente: il tema della relazione con la scuola. Noi introduciamo con una norma, quella del 3 per cento del FUS dedicato a questo, un principio che avevamo già introdotto nella legge n. 107 - quindi i due provvedimenti si incrociano - che dice però qualcosa di fondamentale: mettendo a disposizione delle risorse concrete, finalmente diciamo che l'arte non è una perdita di tempo nella scuola, che l'obiettivo della scuola non è solo quello di trasferire delle conoscenze. Vorrei citare qui Luigi Berlinguer, che su questo ha fatto una battaglia nella sua giovanissima età e continua a farla, una battaglia straordinaria per ribadire questo principio: l'arte nella scuola è un elemento fondamentale e, mentre la cultura razionale è quella che produce l'obbedienza, l'omogeneità e l'omologazione, l'arte favorisce la differenza, produce il pensiero critico, quindi diventa un elemento davvero fondamentale per la democrazia, per l'emancipazione di ognuno, e anche un elemento che permette ai ragazzi, nelle loro differenze, come arrivano nella nostra scuola, di emergere dove meglio sono capaci, dove il loro talento si applica meglio. Questo è un elemento fondamentale che è contenuto nella legge, tra l'altro è una miglioria importante portata dal Senato. Naturalmente, se vogliamo sostenere tutto questo, è necessario anche un aumento delle risorse, e qui è previsto un aumento delle risorse del FUS. Per tanti anni questo settore è stato oggetto di tagli, perché si riteneva che fosse un settore improduttivo, uno spreco, ma per tanto tempo, anche in una cultura diffusa in tutte le parti politiche, è stato considerato un settore sovrastrutturale: l'economia è ciò che è importante e la cultura è qualche cosa di sovrastrutturale. Noi non la pensiamo così, e con questo provvedimento diciamo che non è più così: diciamo che la cultura è un elemento fondamentale su cui è necessario investire. Certo, il cammino è lungo. Noi abbiamo trovato un baratro, abbiamo trovato dei tagli che avevano prodotto - l'ho detto in un'altra occasione - qualche cosa di simile al Gran Canyon, scavato non dal Colorado ma da chi ha governato precedentemente questo Paese, e stiamo invertendo la rotta rimettendo risorse, ma soprattutto stiamo facendo passare un principio che è fondamentale dal punto di vista culturale, cioè l'importanza di questo settore e l'idea - voglio usare una parola precisa - che questo settore è un investimento. Che cos'è un investimento? Un investimento in economia è quel concetto secondo cui, quando metti una risorsa, quella risorsa non solo ti ritorna ma tendenzialmente ti ritorna aumentata. Questo, nel settore dello spettacolo, è vero da un punto di vista economico, è vero anche da un punto di vista economico, ma soprattutto è vero perché davvero ogni euro investito in cultura produce sicurezza, produce democrazia, produce arricchimento delle persone, produce arricchimento dei cervelli. E su cosa deve investire un Paese, se non sul cervello dei suoi cittadini? In particolare, il nostro Paese, l'Italia, che davvero è una superpotenza culturale, che ha vissuto negli anni - questa è un'altra cosa che ritengo fondamentale sottolineare - il peso del proprio straordinario patrimonio culturale per cui per tanto tempo c'è stato un disequilibrio tra il patrimonio culturale e le attività culturali, perché il patrimonio, richiamando così tanta attenzione su di sé proprio per la sua assoluta straordinarietà, sottraeva però attenzione e risorse alle attività culturali; ma le due cose vanno insieme. Tutto è stato davvero, a suo tempo, contemporaneo, ed è davvero fondamentale che anche il nostro patrimonio viva attraverso lo spettacolo e che attraverso lo spettacolo si realizzi quella cultura che è la cultura del nostro tempo.
Se noi vogliamo essere - come siamo - quella superpotenza culturale che siamo nel mondo, se vogliamo produrre quella diplomazia della cultura che ci ha portato negli anni a scommettere sul tema dei Caschi blu della cultura, ad essere quelli che producono relazioni con gli altri Paesi e con le culture differenti proprio attraverso la fascinazione e il rispetto che la nostra cultura produce. Pensate che cos'è oggi un universo di Paese come la Cina, e guardate come la Cina guarda all'opera italiana, alla musica italiana, cioè con rispetto, perché, proveniente da una cultura millenaria, riconosce a noi una dignità culturale altrettanto rilevante. Siamo uno dei pochi Paesi che ha questa possibilità, siamo uno dei pochi Paesi che può confrontare il proprio teatro con la straordinaria tradizione del teatro indiano o la propria cultura della danza con le danze dei Paesi del mondo che di questo fanno uno degli elementi centrali. Noi siamo questo, quindi investire vuol dire davvero mettere risorse, come facciamo con l'aumento del FUS, ma come facciamo con gli sgravi fiscali, come facciamo con la scelta fondamentale di applicare anche a questo settore il concetto dell'art bonus, che non è solo - lo è rilevantemente - risorse concrete (65 per cento di sgravio fiscale), ma è la possibilità reale di dire: se tu investi in cultura stai già sostanzialmente pagando un pezzo delle tasse, perché ogni investimento in cultura è un investimento che fa bene al Paese, quindi il 65 per cento di quello che investi in cultura io te lo sgravio perché ti riconosco che hai già contribuito alla leva fiscale con la tua azione.
Io credo che tutti questi elementi e tanti altri che sono contenuti nel provvedimento fanno sì che questa norma possa essere davvero, come è stato in parte al Senato, una norma ampiamente condivisa, naturalmente condividendola nelle forme più diverse. Molti diranno - ho avuto modo di vedere le proposte emendative - gli elementi che si potevano migliorare, che provo a riassumere così. Sono migliorie di tre tipi, e alcune di esse vanno a specificare gli indirizzi che noi diamo al Governo. Nella gran parte di queste specifiche, devo dire sono assolutamente d'accordo, credo che si possa specificare, credo che vadano nella stessa direzione. Ho suggerito ai colleghi, proprio perché la legislatura si avvia alla conclusione, proprio perché in tante legislature si è tentati di arrivare a questo traguardo ma non lo si è mai tagliato, di contribuire al taglio di questo traguardo e di trasformare quegli emendamenti in ordini del giorno, che hanno un valore in una legge che contiene delle deleghe, perché specificano ulteriormente degli indirizzi, peraltro molto ben contenuti in questa legge. Naturalmente esiste qualche proposta emendativa che propone giustamente anche degli aumenti di risorse, e figurarsi se noi non saremmo favorevoli, ma riteniamo di essere arrivati ad un traguardo importante con quello che abbiamo fatto. Abbiamo combattuto anche al Senato, naturalmente, è sempre un braccio di ferro per provare ad aumentare alcune risorse, per introdurre sgravi ulteriori, crediamo di aver raggiunto un punto di mediazione, un punto di caduta particolarmente rilevante. A me ha colpito che tutte le proposte emendative, però, riconoscano il tracciato di questa legge, l'importanza fondamentale che questa legge rappresenta, allora dico: diamo a questo settore la possibilità di ripartire, non dal 1965, non dal 1985, ma dal 2017, andando a dare concretamente, da dopodomani, quegli sgravi fiscali, quell'art bonus, quell'aumento del Fondo unico dello spettacolo, andando a dare quelle deleghe che permetteranno il riordino normativo, la semplificazione e una maggior tutela della professionalità dei lavoratori di questo settore, e andando ad attuare poi insieme queste deleghe; e chissà, qualunque sia la maggioranza della prossima legislatura, qualunque sia il Governo, anche eventualmente intervenendo su questa legge con ulteriori elementi. Ma finalmente - finalmente! - possiamo dire a questo settore: guardate che il Parlamento italiano, la politica, non è indifferente al lavoro che voi fate, si è accorta dell'importanza del settore che voi rappresentate e vi produce una normativa contemporanea rispetto ai tempi. Concludo, Presidente, dicendo che il testo di questa legge l'hanno scritto i senatori, l'ha scritto la Commissione cultura del Senato; hanno contribuito a scriverla molti di noi, interloquendo con quei colleghi, ma l'hanno scritto concretamente migliaia di persone che davvero, in alcune centinaia di incontri in tutto il Paese, nel territorio, nelle notti passate a discutere, hanno dato la loro opinione. Questo elemento di metodo, questo elemento di confronto è un elemento importante: questa è una legge che non partorisce dall'idea o dal sogno di qualcuno ma dal lavoro comune di un intero settore. Questo è particolarmente rilevante, perché finalmente davvero la fotografia che è contenuta in questa legge corrisponde alla realtà fuori da quest'Aula; cioè la ricostruzione di una relazione positiva tra quello che succede qui dentro e quello che succede fuori nel Paese è uno degli elementi fondamentali. Per queste ragioni, chiedo ai colleghi, propongo ai colleghi di fare un lavoro ordinato nella discussione di oggi, nel voto dei prossimi giorni, ma di provare tutti insieme a superare questo traguardo e a dare a queste donne e a questi uomini che davvero lavorano, come hanno detto loro, per la nostra felicità, gli strumenti di farlo in maniera adeguata e forte.

venerdì 3 novembre 2017

la politica come progetto e costruzione di futuro

Credo che in questi ultimi mesi prima del voto sia più che mai necessario abbandonare le divergenze interne e le diatribe sui cavilli per dedicare l'entusiasmo e la passione politica a realizzare concretamente un progetto di miglioramento del Paese e di rinnovamento di Regione Lombardia. 
Lo scorso weekend ho avuto modo di partecipare alla conferenza programmatica di Napoli e di incontrare persone che, da ogni parte d'Italia, hanno scelto di mettere il proprio tempo, le proprie energie e le proprie competenze al servizio di un progetto e di un futuro da costruire insieme provando a confrontarsi sui temi chiave dell'oggi: dalla cultura al lavoro, dall'Europa alla legalità, sono emersi tanti strumenti di analisi della società e della situazione attuale e tanti spunti di riflessione. Piccoli mattoncini su cui progettare tante nuovi percorsi possibili. Qualcuno si realizzerà, qualcuno no, altri saranno idee che non muoiono mai e che ritroveremo altrove, ma credo che i rapporti umani e le relazioni siano quanto di più prezioso la politica possa darci. Ecco quella passione e quell'energia credo che ora più che mai vadano unite, raccolte, spese bene.

domenica 29 ottobre 2017

In viaggio verso casa :)

Si chiude la 3 giorni programmatica del Partito Democratico. Tre giorni di incontri, confronto, passione politica. Domande, risposte, spunti di riflessione. Questo pomeriggio prima di prendere il treno ho avuto qualche ora per visitare la città, ed essendo la mia prima volta a Napoli ho voluto approfittarne. Ho fatto tutto il giro del centro e ho trovato piccoli spunti di bellezza imprigionati nel degrado. Poi sono entrata in libreria e ho visto il cartello del bonus cultura per i 18enni e ho pensato a quante cose possono fare i ragazzi grazie a un libro, o più in generale avvicinandosi ai teatri e ai musei e ho ritrovato il senso del lavoro che si sta facendo per tornare ad investire in cultura. Il mio pensiero di oggi va ai ragazzi che crescono in quei vicoli, in una città dagli odori vivi, con i cestini della spazzatura colmi, i panni stesi spudoratamente al sole anche quando è nuvolo. La mia speranza per il loro futuro è che possano entrare in una libreria e comprare un libro, entrare nel bellissimo museo ferroviario di Pietrarsa, andare a teatro la sera e appassionarsi alla bellezza.

giovedì 26 ottobre 2017

Verso una parità di genere effettiva: come?

Ad oggi, sembra quasi un dato positivo avere un’occupazione femminile al 48% mentre la media europea è del 65%. Mi pongo una domanda necessaria: come colmare questo gap? Come rendere l’Italia più europea e di fatto più propensa a non discriminare la donna e a non metterla nelle condizioni di dover scegliere tra carriera e maternità?
Sicuramente il percorso è lungo e complesso e richiede un lavoro culturale che parte dalla scuola e dalla famiglia, un lavoro certamente non facile e non scontato. Cosa può fare la politica per incidere in modo determinante in questo percorso? La risposta non è facile ma mi sento di rilanciare tre idee,  già discusse in un recente passato da esperti del lavoro.
INCENTIVARE L’OCCUPAZIONE FEMMINILE
Un’idea di non facile realizzazione può essere quella di incentivare il lavoro femminile con una riduzione dell’IRPEF, non per un anno o due ma fino al raggiungimento della media europea del 65% di occupazione femminile, o fino al raggiungimento di una parità di genere nell’occupazione.  Incentivare con sgravi fiscali come si è fatto con il Jobs Act con i  primi 3 anni di assunzione e come si sta provando a fare per gli under 35, in modo da far sì che a parità di stipendio non convenga mai all’interno di una famiglia scegliere che sia la donna a rinunciare ai propri obiettivi professionali.
EDUCARE ALLA GESTIONE CONGIUNTA DEI CARICHI FAMIGLIARI
In Parlamento giacciono alcune proposte di legge per il permesso di paternità obbligatorio: ecco io credo che su questo elemento bisognerebbe fare un investimento maggiore, estendendo il permesso di paternità obbligatorio ad almeno un mese ma anche suddividendo i mesi di maternità facoltativa (8 mesi totali) in 4 mesi per la madre e 4 mesi per il padre, in modo che il padre sia incentivato ad usufruirne e lo stesso anche per i congedi parentali orizzontali, le 16 ore settimanali di cui le madri usufruiscono nei primi mesi di vita. Ripensare i tempi di vita delle neocoppie, fin da subito come un tempo di responsabilità comune, per provare ad estirpare quel pregiudizio così radicato nella nostra società per cui “la donna fa per dovere, l’uomo le dà una mano se vuole”. 
INVESTIRE IN COMUNITA’
Nella società dell’individualismo, troppo spesso la gestione dei bambini viene ritenuta di competenza dei soli genitori e famigliari, spesso nonni che ancora lavorano perché non hanno raggiunto l’età pensionabile o che sono troppo stanchi per correre appresso a bambini pieni di vitalità ed energia. Ripensare i servizi dell’infanzia non come un optional per benestanti ma come accoglienza del piccolo cittadino che cresce nella comunità di cui fa parte: come dice un noto proverbio africano “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”. Questo può declinarsi certamente in asili nido o babysitter comuni di condominio, ma anche in uno sforzo da parte della scuola per farsi carico dei bambini e dei ragazzi nel tragitto casa-scuola tramite servizi piedibus o altre forme che favoriscano l’aggregazione

e la socialità. L’abitudine ad una gestione dei bambini da parte della comunità tutta potrebbe, nel corso di qualche anno, aiutare le donne a liberarsi dal giudizio morale che spesso ancora subiscono nel momento in cui legittimamente scelgono di dedicarsi al lavoro 8 o 10 ore al giorno perché quel lavoro costituisce la loro passione e la loro realizzazione personale, le rende felici e di fatto permette loro di spendere con i propri figli un tempo quantitativamente inferiore ma qualitativamente superiore.

lunedì 23 ottobre 2017

Lavoro e futuro: a che punto siamo con le politiche attive del lavoro? Incontro pubblico a Ronco Briantino con la viceministra Teresa Bellanova

Venerdì 10 novembre alle 21 presso la sala civica situata alla CHIESA VECCHIA di Ronco Briantino (via San Carlo 5) , incontro pubblico su LAVORO E FUTURO con:

Teresa Bellanova, Viceministra dello Sviluppo Economico
Barbara Riva: Direttrice Generale di AFOL Monza e Brianza
Rita Pavan, Segretaria Generale di CISL Monza Brianza e Lecco
Kristiina Loukiainen: sindaca di Ronco Briantino e presidente di Offerta Sociale
Jamila Abouri, assessora alle politiche sociali del comune di Bernareggio.

L'incontro sarà così strutturato:

- AFOL: l'oggettività dei dati;
la situazione attuale del mercato del lavoro;
l'organizzazione ed efficacia dei centri per l'impiego nella provincia di Monza e Brianza e nel nostro territorio del Vimercatese

- CISL: il punto di vista dei lavoratori;
efficacia dei servizi per le politiche attive del lavoro;
cosa è cambiato con l'introduzione del Jobs act, cosa sta funzionando e cosa meno;

- Sindaca: limiti e capacità d'azione di un comune per sostenere le le richieste di aiuto/lavoro dei concittadini

- Assessora: le problematiche del lavoro legate alla gestione dell'immigrazione e integrazione

- Viceministra:
il punto di visto del Governo e le risposte alle sollecitazioni degli altri relatori

Abbiamo creato il blog https://lavoroefuturoblog.wordpress.com/ dove raccogliere le idee della brianza sul tema delle politiche attive del lavoro. Attendiamo anche i vostri contributi!




mercoledì 30 agosto 2017

Le donne democratiche di Monza e Brianza contro la violenza

Il terribile duplice stupro di gruppo  di Rimini avvenuto pochi giorni fa ha suscitato in alcune persone  come triste risultato - invece che una denuncia dura e ferma di crimini di questo tipo nei confronti delle donne -  una gara selvaggia su chi le sparava più grosse. 
In particolare sono saliti alla ribalta due commenti odiosi nei contenuti e nei modi in cui sono stati ampiamente divulgati: uno del segretario cittadino di San Giovanni Rotondo di Noi con Salvini  con un post pubblico su FB, l’altro di un mediatore culturale sotto un articolo di un noto giornale.
Nel primo post,  un tal Saverio Siorini, scriviamo il nome a chiare lettere perché non vogliamo essere politically correct in questo caso, si chiedeva come e quando la presidente Boldrini e le donne del PD verranno stuprate anche loro. Come punizione divina, sembrerebbe.
Il povero uomo, perché di povero uomo si tratta, ha poi persino cercato di giustificare il suo post ‘ironico’ dicendosi arrabbiato con la Boldrini e le femministe (quindi donne del PD) che non avevano detto nulla sullo stupro di Rimini.
Era offeso il poveraccio.
Secondo post: in questo caso il felice autore è Abid Jee, che ‘lavorava’ per una cooperativa  come mediatore culturale.
Una figura che normalmente dovrebbe avere una sensibilità ed una cultura di alto livello.
Invece scrive cosi: “Lo stupro è peggio all’inizio, poi la donna si calma e diventa un rapporto normale” … Un rapporto normale? Una violenza sessuale un rapporto normale?
Da leggere con orrore anche i commenti che sono stati scritti sotto la bacheca del grande uomo conoscitore del piacere femminile … una fiorire di  minacce di stupro, una serie di violenze  ai danni delle povere sorelle, madri figlie del malcapitato. Capito? Stupro chiama stupro ...
Perché scriviamo tutto questo? Perché abbiamo deciso di denunciare, come donne del Partito Democratico di Monza e Brianza, ma soprattutto come donne, questo continuo stillicidio di violenza verbale contro il genere femminile spesso presente sui social, sui giornali, sulla carta stampata.
Una violenza che purtroppo troppo spesso ormai si trasforma in violenza reale. Questo sdoganamento della violenza, questo ‘liberi tutti’ in cui il corpo femminile, la nostra stessa identità femminile viene derisa, messa alla berlina, usata come scoop giornalistico o come momento di celebrità virtuale di qualche ipodotato.
Ricordiamo gli insulti quotidiani alla Presidente della Camera Laura Boldrini, come a tante di noi che subiscono giorno dopo giorno sottili allusioni sessuali, alcune volte vere e proprie minacce o abusi.
Dobbiamo dire BASTA a voce alta, a testa alta. Perché non è possibile stare zitte davanti a un sindaco che indica come ragazzata lo stupro di gruppo di 12 tredicenni ai danni di una loro coetanea, né si può leggere un settimanale  che riprende una ministra che mangia il gelato con allusioni sessuali neanche tanto velate, o un altro quotidiano che racconta il bikini o le cosce di una ministra.
Ricordate il deputato pentastellato che accusò le donne del Pd  “capaci solo di fare pompini” o ci siamo dimenticate anche quello? Ci siamo abituate a tutto questo?
Ci stiamo abituando a tutto. Alle allusioni sessuali sul lavoro, sul web, in politica?
Ci stiamo abituando a tal punto che oggi uno stupro diventa un rapporto sessuale normale e consenziente dopo qualche minuto di agitazione?
Ci stiamo abituando che un cretino  qualsiasi possa augurarci di essere stuprate?
Ci stiamo abituando a dover pubblicamente esecrare uno stupro? Uno stupro capite, come se non fosse  già di per sé un crimine. Dobbiamo forse esecrare un omicidio per non farci accusare di negligenza femminista?
Possiamo realmente abituarci a tutto questo?
Noi abbiamo detto di no: e siamo pronte a denunciare chiunque da oggi in poi usi parole, modi ed espressioni che possano in qualche modo offendere la nostra dignità femminile .
Noi diciamo NO.
Unite. Solidali. Femministe. Femminili. Donne.


Le donne del Pd di Monza e Brianza:  Francesca Pontani, Cristina Maranesi,  Melina Martello, Vanessa Scalfarotto, Wally Monguzzi, Cleo Chiodaroli , Maria Chiara Villa, Elena Pepe, Maria Tosti, Maria Rita Gozzi, Elisa De Lucia,  Mariella Baldussi,  Antonia Maderna, Graziella Benzo, Maria Magni.

sabato 26 agosto 2017

Sui fatti di Roma: rifugiati, case, ascolto dell'altro

Certamente occorre attendere le dovute verifiche sulle responsabilità di quanto avvenuto negli sgomberi dei rifugiati a Roma, e sono da condannare tutte le derive violente delle forze dell'ordine. Capire se gli alloggi fossero effettivamente gratuiti o in una sorta di subaffitto estorsivo, capire di chi è la responsabilità dell'ordine di sgombero e quindi della modalità violenta in cui è avvenuto è assolutamente necessario per evitare il ripetersi di questi episodi. Ma un dato è certo: nessuno, italiano o straniero, bianco o nero, donna o uomo che sia ha diritto ad un appartamento gratuito in centro a Roma per 4 anni - con il beneficio del dubbio che i colpevoli fossero in realtà coloro che riscuotevano in nero l'affitto. 
I movimenti per la casa hanno una responsabilità in tutto questo nell'investimento sulla paura e sulla rabbia di poveri disperati a cui va comunque offerta una possibilità di riscatto sociale, ma non così. L'abusivismo non può essere una risposta ad una mancanza di collocazione nella società. Compito della politica è di includere ed integrare queste persone, per non permettere che altri investano sulla loro rabbia e riconoscerne la fragilità ma anche il potenziale lavorativo. Il punto è che la violenza è sempre da condannare in qualunque forma, quindi anche da parte delle forze dell'ordine, ma bisogna prendere atto del fatto che la violenza stessa esiste nell'essere umano in quanto tale anche in assenza di guerre sul nostro territorio da decenni. 
Prevenire il conflitto, ascoltare le istanze di chi ha un problema, dare rappresentanza ai gruppi in modo tutelato e serio e nello stesso tempo garantire che ci siano sempre delle opzioni alternative diverse, è funzione della politica e delle istituzioni ma più in generale dovrebbe essere ambizione della società tutta. Una funzione anche pedagogica per portare chi è "perso" a trovare una sua collocazione, abitativa e non solo, provando strade diverse, soluzioni ad hoc. Se si innesca un meccanismo muro contro muro, se si prende l'esasperazione e la si incanala "contro" qualcosa o qualcuno, si va solo in direzione di ulteriore violenza ed è un'escalation da evitare.

mercoledì 2 agosto 2017

Metro a Vimercate: al via lo studio di fattibilità


Settimana scorsa insieme a Regione Lombardia, Comune di Milano e Comuni coinvolti (Brugherio, Agrate, Carugate, Concorezzo e Vimercate) è stato suddiviso il costo dello studio di fattibilità, preparando un accordo che dovrà essere approvato dalle amministrazione coinvolte entro settembre, in modo che lo studio, che sarà preparato da Metropolitana Milanese, sia disponibile entro i successivi otto / dieci mesi. A quel punto avremo la scelta definitiva del percorso per arrivare al collegamento, e partirà la fase successiva di progettazione definitiva e finanziamento dell'opera.
I cinque scenari possibili sono: 
1) rivisitazione del precedente progetto definitivo della metropolitana 
2) attivazione di un servizio solo su gomma 
3) istituzione di un bus rapid transit con corsie preferenziali dedicate 4) realizzazione di una metrotranvia 
5) prolungamento della metropolitana con un diverso tracciato rispetto a quello precedentemente ipotizzato.
Aggiungo link ad articolo de Il Cittadino: 
 http://www.ilcittadinomb.it/stories/Cronaca/rampi-pd-la-linea-2-della-metropolitana-in-brianza-il-progetto-riparte_1245013_11/ e per chi vuole, sul Giornale di Vimercate uscito ieri martedì 1 agosto c'è uno speciale sul tema con le interviste ai sindaci del nostro territorio. 
Vi ricordo che è gradito ogni vostro contributo sui social media con hashtag #metroavime volto a raccontare i disagi dei pendolari e come migliorerebbe la vostra routine quotidiana grazie ad un trasporto più rapido ed efficiente da o verso Milano.
Continuate comunque a firmare la petizione sia online:
 https://www.change.org/p/regione-lombardia-portate-la-metropolitana-a-vimercate-metroavime che negli esercizi commerciali di Vimercate e Brianza che aderiscono:

• bar Vittorio, via Cremagnani 1, Vimercate; 
• cartoleria Nuova Orefra, via Ronchi 11/D, Vimercate; 
• parrucchiera Miriam, via De Gasperi 24 Oreno ; 
• bar Teatro, via Garibaldi 30, Vimercate; 
• la Bottega delle S, via P. Colombo 5, Vimercate; 
• Arci Banfi sopra il bar Locomotiva, piazza Marconi 7, Vimercate;
• bar Paren, via Matteotti, Agrate Brianza;
• abbigliamento Le fantasie di Livilla, via Concordia 9, Mezzago;
• bar Lullaby, piazza Castello, Sulbiate;
• bar Toti, piazza Toti 10, Burago; 
• bar Un pensiero, via santa Maria Molgora 4, Burago;
• Solo natura, via Alessandro Manzoni 19, Concorezzo;
• Pit Stop gommista, via Guido Rossa, Concorezzo.


sabato 1 luglio 2017

Assemblea dei circoli: incontrare, costruire, approfondire giorno dopo giorno

"Loro distruggeranno, noi costruiremo.
 Loro insulteranno, noi studieremo.
 Loro spaventeranno, noi aiuteremo."


La due giorni del forum nazionale del Partito Democratico è stata un momento di confronto intenso e che ha certamente contribuito a dettare le linee programmatiche per il lavoro dei prossimi mesi della nostra comunità. Un Matteo Renzi nuovamente energico, che sa trasmettere speranza. Una comunità solida che crede fermamente nel futuro e nel cambiamento. Che vuole provare a portare avanti un percorso diverso, più inclusivo e una comunicazione pensata per veicolare al meglio i contenuti e per uscire dalla bolla autoreferenziale in cui spesso rimangono i nostri post, le nostre riflessioni, i nostri articoli.
"Non ho nostalgia dei tavoloni con dodici sigle di alleanze che si chiamavano Unione e pensavano a parlarsi male addosso e c’era chi diceva sì e poi andava in piazza contro il governo".
Uno dei pezzi più applauditi del nostro segretario parte dal rifiuto della nostalgia del passato per lasciare il posto alla speranza e al futuro: un passaggio chiave che si tenta di portare a termine da 4 anni ma senza mai arrivare al suo completamento. Perché no, la nostalgia non può e non deve essere il paradigma della politica: la politica deve costruire progetti, portarli avanti, confrontarsi con la realtà e misurarsi quotidianamente con il cambiamento per interpretarlo, per aiutare e guidare i cittadini nell'essere parte attiva del cambiamento.
Ho molto apprezzato l'ampio spazio dato a Lucia Annibali, donna coraggiosa che ogni giorno coesiste con la sua sofferenza e che si è tuttavia trasformata negli anni in una persona che sa trasmettere speranza. E poi tanto altro: lo ius soli raccontato dallo sguardo sorridente di Insaf Dimassi una ragazza di 20 anni - in Italia da quando aveva 9 mesi - che studia scienze politiche e che ancora non ha ottenuto la cittadinanza, Mauro Berruto e le bellissime storie di tenacia e impegno che ci ha riportato, e un giro per l'Italia del nostro segretario in autunno per mettersi all'ascolto dei territori e delle loro peculiarità.  Una mattinata dedicata ad interventi autorevoli ma anche una serata tematica con gruppi di lavoro specifici e in cui abbiamo avuto la possibilità di confrontarci su ciò che sarà al centro del lavoro del partito sul territorio nei prossimi mesi: dalla militanza alla comunicazione, dallo spazio dedicato agli amministratori locali alle priorità da portare avanti per garantire ai giovani di avere pieno accesso alla vita del Paese: casa, lavoro, mamme. Di questo ci vogliamo fare carico come partito democratico, di favorire l'inclusione e l'occupazione, di aiutare i nostri giovani e meno giovani a trasformare i loro sogni in progetti concreti, di continuare a spiegare con pazienza la complessità di ciò a cui i nostri rappresentanti lavorano giorno dopo giorno, e che ogni semplificazione è una truffa.

lunedì 26 giugno 2017

Interpretare i bisogni dei cittadini: una necessità da cui ripartire


Definirla o no sconfitta generale non è una questione di punti di vista, ma più che altro di significato delle parole in lingua italiana. Leggo da stamattina analisi più o meno autorevoli e più o meno consapevoli sul perché abbiamo perso in alcune città chiave, in altre considerate roccaforti rosse e anche dove per 5 anni avevamo ben amministrato ma "raccontato male" il lavoro svolto. Trovo tuttavia che siano mancati due elementi fondamentali in questa campagna elettorale e nel modo in cui il centrosinistra ha affrontato queste amministrative: l'ascolto dei cittadini e dei loro bisogni e delle loro paure e la capacità delle nostre classi dirigenti di farsene carico. 

Ascolto della percezione di insicurezza dei cittadini, penso a Sesto San Giovanni, ex "stalingrado d'Italia" dove le fabbriche non ci sono più e per spiegare ai cittadini che gli stranieri che popolano le periferie milanesi non stanno facendo concorrenza sleale nel nostro mercato del lavoro serve molto più di una campagna elettorale: serve un lavoro concreto di presa in carico delle paure dei cittadini, del loro bisogno di inclusione, serve che chi ricopre cariche istituzionali provi a capirne i bisogni e trovare strade nuove per andare incontro a quei bisogni, non denigrandoli a capricci di serie B. Occorre un lavoro di integrazione sul lungo periodo, che non può essere fatto solo pochi mesi prima del voto e un cambio di rotta per quanto riguarda il linguaggio di alcuni esponenti delle istituzioni verso i cittadini. 
Un investimento in cultura e in tutto ciò che fa sì che i cittadini possano vedere nel cambiamento un'opportunità, e mettersi in gioco essi stessi partecipando attivamente alla res publica.
Leggo con stupore alcuni che scrivono che il problema sarebbe Matteo Renzi: il nostro segretario che in questi mesi di campagna elettorale è rimasto defilato, come gli era stato suggerito in seguito alla sconfitta del referendum. Il nostro segretario che voleva, fin dal 2012, rottamare la classe dirigente che invece sui territori è rimasta e ha scelto tutto: i candidati sindaco, gli schemi da seguire, le persone da mettere nelle liste per il consiglio comunale e quelle che avrebbero o no fatto gli assessori successivamente, il tutto basato sulle correnti e non sulla meritocrazia, ma soprattutto una classe dirigente del partito che spesso ha finto di avvicinarsi alla passione politica di Matteo Renzi per poi continuare sul territorio a portare avanti vecchi schemi e vecchie logiche, di fatto vanificando il tentativo della nostra generazione di portare più Europa e più cambiamento nel quotidiano. 
Come possiamo chiedere ai cittadini di vedere positività nel cambiamento economico-sociale in atto e di essere essi stessi parte attiva del cambiamento, se la frase più ricorrente all'interno del partito è "si è sempre fatto così"? 
Un partito che non sa avvicinare le persone, e che dopo le sconfitte tende a mantenere nei posti ai vertici le stesse persone che quelle sconfitte hanno contribuito a causarle, nel vano tentativo di non ferire l'orgoglio di chi ha perso, di ricompattare il gruppo intorno agli sconfitti. Alcuni candidati sindaco forse non erano giusti per quella realtà locale, va detto, ma il candidato sindaco non è tutto nella campagna elettorale c'è un gruppo di lavoro e soprattutto c'è una scelta che viene fatta a monte: l'anno scorso a Milano Pisapia non si è ricandidato, di fatto aprendo le porte a Sala, dato per possibile vincente. L'abitudine a ricandidare il sindaco uscente non è sempre una buona pratica e soprattutto non è un obbligo sociale a cui non si può sfuggire. 
Anche i complimenti pro-forma e i ringraziamenti a chi ha rovinosamente perso, li terrei in privato da parte degli amici: scrivere in pubblico a chi ha perso "grazie di tutto avete dato il massimo / da voi ho imparato moltissimo / poteva andare meglio ma non è colpa tua", letto da un cittadino qualunque suona come "per fare politica bisogna per forza essere finti quindi la politica è lontana da me, è altro da me".

mercoledì 21 giugno 2017

Proposta di legge C. 2950 su imprese culturali e creative: a che punto siamo?


Venerdì 23 Giugno alle ore 15 ad ArtLab 17 Milano ci sarà un incontro in cui verrà presentato un aggiornamento sulla proposta di legge sulle imprese culturali e sullo stato di avanzamento del suo iter parlamentare, in coerenza con il percorso intrapreso lo scorso anno con l’audizione della Commissione Cultura a Mantova. Interviene l'onorevole Roberto Rampi, membro della VII Commissione Cultura alla Camera dei deputati. 

martedì 20 giugno 2017

I cambiamenti per le aree naturali protette: una nuova governance condivisa per interpretare meglio le esigenze nel territorio

L'Italia ha un patrimonio paesaggistico inestimabile, la cui valorizzazione sarà maggiormente favorita con il provvedimento approvato oggi alla Camera - che ritornerà al Senato per l'approvazione definitiva - in cui si introduce una sintesi tra tutela della natura e sviluppo sostenibile. Il provvedimento riguarda i parchi nazionali, i parchi naturali regionali, le riserve naturali e le aree protette marine, inserite in un sistema nazionale delle aree naturali protette.
I parchi e l'ambiente non più come elemento residuale ma come chiave di sviluppo e rilancio dell'economia su basi nuove: con questo disegno di legge si vuole andare a semplificare la gestione dei parchi e garantirne una maggiore operatività organizzativa.

Tra le modifiche introdotte nel corso dell'esame in Commissione alla Camera, l'istituzione di un Piano nazionale triennale di sistema: uno strumento di programmazione che a partire dal 2018 per 3 anni porterà 30 milioni di € di finanziamenti al settore. 

Viene modificata la norma sulla scelta del direttore del parco: dovrà essere un amministratore preparato e dotato di qualità professionali ben definite, scelto da Regioni e Province coinvolte sulla base di tre nomi proposti dal Ministero dell'Ambiente. 
Si introduce nella normativa vigente una maggiore serietà nella scelta del consiglio direttivo, che sarà costituito da una rappresentanza ministero ambiente, associazioni più rilevanti nel campo dell'agricoltura e della pesca. Proprio negli emendamenti introdotti alla Camera si è riconfermato il numero di 8 componenti per il consiglio direttivo, mentre nella versione della legge uscita dal Senato era previsto un numero variabile.

La tutela ambientale del territorio è imprescindibile, ma favorire lo sviluppo armonico dell'indotto è comunque importante, per questo si è trovato un punto di mediazione tra la tutela dell'ambiente e la possibilità di sviluppo delle attività antropiche legate alla natura, per meglio valorizzare la biodiversità ma anche l'agricoltura e si dà nuovo spazio alla promozione della green economy, un settore che può portare a nuovi occupati.
Vengono inoltre attribuite all'ISPRA le funzioni di supporto tecnico-scientifico, nonché di monitoraggio e controllo ambientali e di ricerca, in materia di aree naturali protette, biodiversità e protezione dell'ambiente marino e costiero.

La riforma della legge che aveva istituito le aree protette (394/1991) era necessaria non solo per correggere quei difetti strutturali che si sono evidenziati nel corso degli anni nella concretezza dell'applicazione quotidiana di tali norme, ma anche per adeguarsi alle normative europee. Si chiede inoltre al Ministero dell'Ambiente di individuare, d'intesa con l'Europa, le modalità per portare avanti al meglio il progetto APE (Appennino Parco d'Europa).

Grazie a questa nuova normativa, assistiamo ad una nuova impostazione nella gestione dei parchi basata sul dialogo nel territorio con gli enti locali: un'interazione costante tra le parti per superare la diffidenza e le conflittualità tra comuni ed enti-parco, l'interpretazione concreta della necessità di creare un circolo virtuoso positivo in cui tutti gli attori coinvolti siano protagonisti di un nuovo modo di considerare le diverse aree protette: in una prospettiva unitaria e di insieme, con l'intento di far emergere le energie migliori del settore. 

Nelle Aree Marine Protette saranno precluse nuove estrazioni - con estensione del divieto alle "aree contigue" al parco, è ed previsto un incentivo a realizzare i piani paesistici che dal 1985 in poi poche Regioni sono riuscite ad attuare.

lunedì 19 giugno 2017

Programma della Festa de l'Unità di VIMERCATE che inizia settimana prossima.



DIBATTITI POLITICI:
mercoledì 28 giugno ore 21:
"Nuovi sviluppi per la politica locale" con:
Mariasole Mascia, Davide Nicolussi e Elena Allevi

giovedì 29 giugno ore 18.30:
"Il trasporto pubblico locale e la M2" con:
Enrico Brambilla, consigliere regionale
Marco Granelli, assessore ai trasporti del Comune di Milano
Pietro Virtuani, segretario del PD di Monza e Brianza e consigliere provinciale
dibattito a tutto campo sul futuro del tpl e sulle prospettive per il prolungamento della linea verde della metropolitana da Cologno Nord a Vimercate e le sue possibilità alternative, condotto dal giornalista del Giornale Di Vimercate Lorenzo Teruzzi
venerdì 30 giugno ore 18.30:
"costruiamo ponti, abbattiamo i muri"
dibattito sul tema integrazione con:
Mohamed BA, attore
Jamila Abouri, assessora alle politiche sociali del Comune di Bernareggio e membro della segreteria provinciale della Federazione Pd Monza E Brianza
Mazen Hussein, responsabile provinciale dei Giovani Musulmani d'Italia - Monza.
giovedì 6 luglio ore 18.30:
"Il lavoro nel mondo che cambia: nuove opportunità, nuovi diritti"
con:
on. Chiara Gribaudo, in Commissione lavoro alla Camera dei deputati e Matteo Villa, CGIL
venerdì 7 luglio ore 18.30:
"L'Europa: il nostro presente, il nostro futuro" con: l'europarlamentare on. Brando Benifei, on. Roberto Rampi e un rappresentante del Ciessevi Milano

MUSICA E INTRATTENIMENTO
venerdì 30 ore 21.30 Il Portone, canto popolare
sabato 1 luglio ore 21.30 Senza Patria (Nomadi tribute band)
domenica 2 luglio pomeriggio musica e balli country a partire dalle ore 17
Nelle altre serate musica dal vivo e/o dj-set organizzati grazie Al Basell
Venerdì 7 ore 21 IADT - In Attesa Di Trasferimento -
Sabato 8 ore 21 BLUES ENSEMBLE quartetto blues
Domenica 9
ore 17 GNA cover rock 
ore 21 NO NAME cover rock
Tutte le sere ricca cucina casereccia!

giovedì 1 giugno 2017

La comunicazione democratica ieri, oggi e domani

Dopo la sconfitta referendaria, non si è mai smesso di parlare della comunicazione del Partito Democratico. Del modo in cui raccontiamo ciò che è stato fatto e ciò che vorremmo fare, attraverso i social ma anche nel dialogo quotidiano e offline con i nostri conoscenti.
La narrazione che abbiamo creato, in questi anni, ha certamente avuto qualche problema: non arrivava a tutti. Il lavoro politico non è sempre e solo campagna elettorale, è anche il lavoro quotidiano dei nostri parlamentari, le buone pratiche delle nostre amministrazioni locali, l'impegno quotidiano dei militanti e degli iscritti ai circoli. Circoli che dovrebbero tornare ad essere laboratori di idee, e invece spesso sono piccoli gruppi di anziani che si conoscono da una vita e che chiudono le porte a chiunque si avvicini non in qualità di "figlio di".
Spesso i sostenitori di Matteo Renzi hanno trovato più spazio online per lo scambio di idee, punti di vista, per un semplice confronto di opinioni. Il rischio tuttavia della comunicazione tramite i social è quello di non arrivare a tutti, e di essere troppo aggressiva.
Un messaggio dovrebbe essere veicolato in modo da essere compreso dall'interlocutore, e Facebook ci mette di fronte in contemporanea ad interlocutori diversi: questo ci porta alla difficoltà di non sapere mai se scrivere come se stessimo parlando ad una persona semplice, piuttosto che scrivere in modo serio ed argomentato.
Nell'incontro diretto con gli altri, abbiamo a disposizione molti strumenti del linguaggio non verbale: gesti, sguardi, vicinanza, contesto etc. Questi strumenti mancano nella comunicazione scritta, che tuttavia si è aperta davvero a chiunque negli ultimi anni. Nello scrivere ci rivolgiamo principalmente a sconosciuti, di cui non sappiamo molto e di cui non conosciamo la preparazione politica e gli strumenti culturali che hanno a disposizione, e il messaggio che vogliamo veicolare inevitabilmente non può andar bene a tutti: chi ha una cultura politica troverà probabilmente superficiali post, articoli, punti di vista espressi in modo troppo semplice e d'altra parte scrivendo post troppo lunghi si rischia di annoiare chi è stanco, abituato a slogan pubblicitari e magari è in piedi in metropolitana con lo smartphone in mano che scorre nervosamente la home di Facebook, senza avere le enegie per prestare un'attenzione maggiore a ciò che legge.
Un video su Facebook viene visto in media per 10-20 secondi, e lo storytelling diventa visual per attirare l'attenzione sempre più attraverso le immagini e sempre meno attraverso l'approfondimento dei contenuti.
Un vantaggio per l'utente disattento e sporadico del web, che percepisce come immediatamente fruibili anche materie complesse, ma un enorme handicap per chi cerca di capire e vorrebbe conoscere. Dove troviamo il punto d'equilibrio? Come andiamo incontro al nativo digitale di 16 anni ed insieme al pensionato, al docente e al muratore? E' necessario che il racconto di ciò che la buona politica sa fare per il Paese arrivi a tutti, ma non è facile certamente trovare il punto di equilibrio tra un eccesso di semplificazione e un modo di scrivere troppo serio e poco accattivamente.
Una strada può essere quella di diversificare: diversificare la comunicazione in base al target, e destinare quindi i messaggi giusti alle persone che possono comprenderli. Senza nessuna pretesa di arrivare a tutti nello stesso modo e con gli stessi identici contenuti. Rimane molto difficile, nel fare questa scelta, essere certi di non incontrare l'interlocutore non adatto e dobbiamo quindi essere sempre aperti alla possibilità di ricevere critiche da chi avrebbe preferito l'altra modalità comunicativa.
Un altro passo da fare, certamente, è quello di costruire ogni singolo messaggio (visual o semplice testo che sia) in modo da permettere un'interattività e considerare l'interattività come parte della comunicazione stessa: i commenti spesso generano infinite conversazioni che presto degenerano in insulti reciproci tra persone che partono da presupposti totalmente diversi e non intendono muoversi di un millimetro dal punto dove sono arroccati. Senza una mediazione non c'è incontro con l'altro, senza incontro non c'è politica.
Nell'impostare i messaggi e il dialogo, mettiamo l'altro al primo posto e anche se l'altro non è esattamente il nostro target, spendiamo un minuto in più a spiegare: certamente non potremo convincere chi la pensa in modo totalmente opposto, ma ci sono centinaia di persone che leggono e che non interagiscono attivamente, ma ascoltano i ragionamenti e le argomentazioni:  avere argomentazioni deboli non fa bene se si vuole trasmettere la propria passione politica ma anche i contenuti. Non fa bene al Partito Democratico, alla possibilità di arrivare a tutti con il suo racconto del lavoro svolto e con il suo progetto di futuro. Il mio invito per il futuro è di puntare alla mente delle persone, non alla pancia, e solo laddove la mente non è pronta andare verso la sintesi e un minimo di semplificazione resa necessaria dal contesto. Non il contrario. Non partiamo dalla semplificazione per poi delegare l'approfondimento ai soli che hanno le basi per farlo, perché quelli in grado di approfondire altrimenti saranno troppo pochi per arrivare a tutto il Paese, e soprattutto per arrivarci nei tempi stretti di una campagna elettorale.  

giovedì 25 maggio 2017

Il TAR del Lazio decide al posto del ministro? ecco l'opinione dell'on. Roberto Rampi



G: Onorevole Rampi, il TAR del Lazio ha dichiarato la decadenza per 5 dei nuovi direttori in una delle cause perché si tratta di stranieri, anche se tra quelli che decadono uno solo lo è. Il ministro Franceschini è infuriato. Che cosa possiamo dire?

R: Ovviamente le sentenze si rispettano ci mancherebbe altro, è lo stato di diritto. Però lascia veramente sconcertati il fatto che in questo Paese si faccia davvero fatica ad introdurre non solo qualcosa di nuovo, ma qualche cosa di necessario, di giusto, di logico direi. Qui c’è un nodo fondamentale: noi abbiamo un grande patrimonio; questo patrimonio è patrimonio dell’umanità, è di tutti. E noi abbiam bisogno di prendere del mondo le figure migliori. Questo fatto che si debba discutere ed eventualmente trovare persino degli elementi legali per dire che una figura che non è cittadina italiana non debba occuparsi di qualche cosa come, che so, i Bronzi di Riace perché sono italiani … io non credo che siano italiani, appartengono al mondo. E’ pieno di direttori di musei italiani in tutto il mondo, è questa la cosa che preoccupa. E preoccupa nel momento in cui i dati ci dicono che c’è un ritorno per fortuna di persone che frequentano i musei, che c’è un ritorno di attenzione all’Italia, che il valore di quello che qualcuno chiama soft power - che secondo me è molto più che soft – cioè il valore della nostra cultura, della nostra storia, della nostra tradizione e del nostro valore artistico che tra qualche giorno vedremo a Taormina come un elemento chiave, viene danneggiato da un passaggio che se io vado a raccontarlo a un inglese, a un tedesco, a un australiano, non riesce a capirlo. Che cosa gli dico? Gli dico che un tribunale amministrativo ha bloccato una scelta di un ministro. Io mi prendo la mia responsabilità nell’ultima cosa che le dico, una responsabilità che mi prendo solo io e che non riguarda i ministri, i sottosegretari, nessuno: io sono per la discrezionalità della politica. Sono perché la politica faccia le sue scelte e si prenda le sue responsabilità, scelga le persone migliori, e se le persone migliori sono davvero tali faranno un buon lavoro e alla fine i cittadini lo giudicheranno. Ecco credo che su questo forse questa occasione ci debba dare una spinta in più per fare una riflessione.

G: Questi 5 direttori decadono ma il Ministero ha annunciato naturalmente ricorso al Consiglio di Stato.


R: Questo mi sembra il minimo, tra l’altro è già successo su altre sentenze c’è stata una vicenda abbastanza simile che riguardava i teatri italiani. Il Consiglio di Stato farà il suo lavoro liberamente. Però anche qui che cosa bisogna sperare? Uno spera che il Consiglio di Stato ribalti la sentenza? Certo sarebbe un’ottima cosa, però alla fine avremmo una vacatio inutile e una figura oggettivamente mondiale che non farà bene a questo Paese


domenica 30 aprile 2017

Ora avanti insieme con Matteo Renzi

Oggi un bel risultato, collettivo e frutto di un impegno a lungo termine di tanti che ci hanno creduto. Di chi ha pensato già nel 2012 "il futuro è adesso" e poi è passato dal "ritenta, sarai più fortunato". E da chi prima non era convinto, temeva la personalità forte di Matteo Renzi e voleva in qualche modo fermare il cambiamento. Da domani si riparte da qui, da 2/3 che ci credono, si riparte dalle riforme e da quel Paese che mette al centro cultura, Europa e giovani, si riparte insieme da un partito democratico che desidera con forza essere attore del cambiamento in atto nella società tutta e non subirlo in modo passivo. Una bella giornata, una bellissima vittoria, che dà un senso alla strada che stiamo facendo: una strada che ora deve portarci dall'entusiasmo al lavoro costante e quotidiano per andare a formare il consenso anche laddove è meno solido, anche dove ci sono perplessità e dubbi. Oggi ci accompagna la forza dell'esperienza e di questi anni in cui Matteo Renzi si è misurato con l'attività di Governo e può quindi continuare con maggiore consapevolezza, e con una comunità più ampia, meno sprovveduta, più corale.  #passodopopasso funziona.

lunedì 24 aprile 2017

In cammino con Macron

La scelta che ha davanti la Francia nelle prossime due settimane è tra costruire e distruggere, tra testa e pancia, tra apertura e chiusura. Il risultato bassissimo dell'estrema destra nella multietnica Parigi (5%) ci riporta ancora una volta al contrasto tra le grandi realtà cittadine dove il contatto con il diverso è continuo, costante, quotidiano e i piccoli paesi dove c'è una maggiore volontà di circondarsi di muri. Di confini. Credo e spero che prevalga la testa, la speranza, l'ottimismo e soprattutto l'Europa: la nostra Europa che è l' insieme di tanti Paesi, da soli piccoli e insignificanti, ma insieme forti di una cultura plurale e unitaria. Un blocco occidentale che ha imparato dopo le violenze di due guerre mondiali prima a coesistere e poi ad amarsi mettendo, mattoncino dopo mattoncino, le basi per una grande casa comune, democratica, solidale, aperta ed economicamente molto più stabile di quanto non lo possano essere le piccole realtà locali. L'Unione fa la forza e fa la differenza per questo nostro futuro incerto. Ci fidiamo della Francia perché è la culla della democrazia e perché vogliamo ripartire insieme per migliorare l'Europa che è parte della nostra identità. Investiamo sulla speranza, e sul futuro, sull'ottimismo e non sulla rabbia. 


giovedì 30 marzo 2017

Con il Partito Democratico la cultura riparte


È innegabile che in questi anni di lavoro del Governo Renzi e del Parlamento vi sia stata un’inversione di rotta in ambito culturale. Dopo anni bui, in cui la cultura era considerata la cenerentola degli investimenti – quando non un costo vero e proprio – finalmente si è tornati ad investire: Art Bonus, bonus 18app, il cinema del mercoledì a 2 €, i musei statali gratuiti la prima domenica del mese, le assunzioni al Mibact. Tutti provvedimenti che tracciano un percorso di medio-lungo periodo che guarda alla cultura come motore del Paese, come base della democrazia.

Mozione Renzi-Martina: la cultura al centro

Nella mozione congressuale a sostegno di Matteo Renzi ho ritrovato l’intenzione chiara e viva di continuare su questa strada: una strada che guarda al futuro dell’Italia come un futuro in cui i beni, ma anche le attività culturali, sono al centro dello sviluppo sociale ed economico. Un futuro aperto al turismo e all’incontro con l’altro, all’identità che è prima di tutto cambiamento, mettersi in gioco. Ho ritrovato un’idea di cultura come strumento di crescita personale, come mezzo per trovare nuove soluzioni ai problemi, perché sempre più cittadini sviluppino la capacità di pensare in modo nuovo e sappiano essere interpreti attivi del cambiamento.

Contro la povertà educativa

In cammino per la cultura dunque, in un’ottica che certamente deve essere europea: è necessario togliere gli investimenti in cultura e ricerca dalle regole di bilancio, in sinergia con l’Europa, ed è indispensabile che si combatta la povertà educativa di alcune aree d’Italia in particolare attraverso un lavoro comune europeo, volto a far sì che le nuove generazioni crescano sempre più in un’ottica di cittadinanza europea e abbiano nuove opportunità di allargare i propri orizzonti.

Investire in cultura per non lasciare indietro nessuno

Perché – a differenza di quanto sostenuto da tanti che criticano l’operato del Partito Democratico di questi anni – sono convinta che per non lasciare indietro nessuno, in questa delicata fase storica, la strada da percorrere sia proprio questa: investire in cultura, credere nell’Europa, e combattere insieme il populismo. Dare a quanti più cittadini possibile, indipendentemente dalla classe sociale a cui appartengono, gli strumenti culturali per interpretare la complessità, dare loro gli stimoli per sviluppare curiosità e la capacità di cambiare punto di vista, affinché possano compiere scelte più consapevoli e mettere sempre in discussione ciò che altre forze politiche, in modo poco democratico, cercando di trasmettere come verità assolute.

martedì 28 marzo 2017

Workshop: Merate del Futuro, per una città condivisa

Prendersi cura dei Beni Comuni per costruire comunità e liberare energie - sabato 1 aprile a partire dalle 9 c/o sala civica F.lli Cernuschi, viale Lombardia 14 

L’evento, che si svolgerà nell’intera giornata di sabato a partire dalle ore 9 alle ore 16.30 è organizzato dal Circolo PD di Merate con la partecipazione di numerosi relatori, sarà suddiviso in due “tavoli di lavoro” :
1) la mattinata avrà come argomento “Cittadinanza attiva”
2) il pomeriggio “Cultura e territorio volano dell’economia“.

Le motivazioni che hanno indotto il Circolo PD di Merate ad organizzare questo specifico momento di incontro sono da ricercare nel particolare momento storico che stiamo vivendo, in cui la politica sembra aver perso le sue peculiari funzioni, in una società in profonda trasformazione.
Negli ultimi anni, complice anche la crisi internazionale, si parla sempre di più di società “liquida “, in cui alcuni valori e ideali, dati per scontati dalle generazioni nate nel dopoguerra appartenenti alla cosiddetta società “solida”, sono ormai diventati obsoleti ed estranei ai tempi moderni. Quindi crisi delle ideologie e della “vecchia” politica, ovvero quale potrà essere una nuova politica? L’alternativa è l’antipolitica e ciò che ne consegue in termini di populismo e affermazione di estremismi.

Programma:
ore 9.00-9.15 apertura e accoglienza partecipanti
Luciano Ballabio - moderatore del workshop
Enrico Mazzucchelli - segretario del PD Merate
Fausto Crimella - segretario provinciale federazione provinciale PD Lecco
Patrizia Riva - presentazione del workshop

UNA POLITICA PER LA POLIS con on. Gianmario Fragomeli, parlamentare PD
CITTADINANZA ATTIVA COME NUOVA FORMA DI PARTECIPAZIONE POLITICA con Giovanni Moro, presidente di Fondaca e docente di sociologia politica all'Università Gregoriana di Roma
AMMINISTRAZIONE PARTECIPATA: L'ESPERIENZA DEL COMUNE DI SAN DONATO MILANESE con Gianfranco Ginelli assessore del comune di San Donato Milanese
URBANISTICA CONDIVISA NELLA CITTA' DI MILANO con Alessandro Balducci, docente di pianificazione e politiche urbane al Politecnico di Milano
ESPERIENZA POLITICA, PARTECIPAZIONE E CULTURA con Virginio Brivio, sindaco di Lecco

SEGUE DIBATTITO
ore 12.45-14.00 BUFFET

LA BELLEZZA COME OPPORTUNITA' DI CRESCITA SOSTENIBILE DEL TERRITORIO, con on. Veronica Tentori, parlamentare del Partito Democratico
RIGENERAZIONE URBANA E VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO: PARADIGMI POSSIBILI con Laura Visigalli, architetto
VISIONE, CULTURA E TURISMO con Simona Piazza assessora alla cultura del Comune di Lecco
CULTURA E TERRITORIO, UN VOLANO PER L'ECONOMIA
con on. Roberto Rampi, parlamentare in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati

SEGUE DIBATTITO CON LA CITTADINANZA, I COMITATI, LE ASSOCIAZIONI CULTURALI E DI VOLONTARIATO

ore 16.30 chiusura con Alessandro Alfieri, segretario regionale del PD Lombardia



L’antidoto all’antipolitica è la politica.
E questo laboratorio di idee, assieme a voi, è una grande soluzione comune!
Vi aspettiamo numerosi e carichi di idee!

Per info:
pdmerate@gmail.com

Evento promosso da:
Circolo PD Merate - www.facebook.com/PDMerate

con la collaborazione di:
Circolo GD Merate - www.facebook.com/GDMerate

mercoledì 22 marzo 2017

Londra

L'arma più potente del terrorismo oggi è l'uomo stesso. Il/gli assalitori di oggi a Londra avevano una macchina e un coltello, nulla di costruito. Penso alla donna che camminava su quel ponte: la sua vita, la sua storia, una passeggiata pomeridiana sul ponte della sua città, forse una città dove era arrivata a fatica magari per lavoro o forse no, una turista. Una persona che cammina tranquilla ed improvvisamente si trova a terra senza vita. Penso alla guardia fuori da Westminster che oggi si è recata al lavoro come ogni giorno e se ne stava lì in piedi, tranquillo nella sua routine quotidiana pensando alla cena della sera​ o alle prossime vacanze, e si è trovato accoltellato all'improvviso. Ma è umanamente terribile anche pensare all'agente di polizia che in pochi secondi si è trovato ad utilizzare l'arma che aveva in mano da sempre e che da oggi per tutta la vita avrà sulla coscienza un uomo. La violenza del terrorismo in questi ultimi anni sta cambiando le vite di tutto l'Occidente e la percezione del mondo di tutti noi. Occorre un ragionamento di prevenzione serio ma anche una nuova coscienza collettiva che includa e che educhi le nuove generazioni per evitare il ripetersi degli errori del passato. Credo sia necessario riappropriarsi della consapevolezza che le istituzioni democratiche sono nostre, di tutti noi, e sono la prima ed indispensabile garanzia di quello stile di vita, proprio solo degli ultimi decenni della storia umana, in cui la morte è lontana e la vita scorre in modo quieto e senza particolari paure.

sabato 11 marzo 2017

Lingotto 2017: cultura, identità e cittadinanza


Alla 3 giorni del Lingotto di Torino, organizzata a sostegno della candidatura di Matteo Renzi a segretario del Partito Democratico, si parla anche di cultura. In questi 3 anni di governo, finalmente dopo 30 anni c’è stata un’inversione di rotta, con maggiori investimenti e con il riconoscimento della cultura come motore della democrazia; occorre pertanto continuare su questa strada. Occorre continuare sulla strada di Art Bonus, che ha permesso ai cittadini di riappropriarsi del proprio patrimonio culturale, estendendolo ad altre categorie ancora non coinvolte nel progetto. Siamo il quartultimo Paese europeo come numero di lettori, è necessario rinforzare le politiche per la lettura con la consapevolezza che chi non legge non sviluppa la capacità critica che serve ad essere buoni cittadini, attivi e partecipi. Nei prossimi anni sarà necessario portare avanti in più ambiti un “diritto alla democrazia culturale”, favorendo l’apertura di nuove librerie anche indipendenti, intendendo la libreria non come mero luogo di acquisto di un prodotto ma come luogo di avvicinamento alla lettura e di incontro, punto di riferimento per una comunità. E' intervenuta al tavolo la presidente del SIL Cristina Giussano.
Le iniziative del bonus diciottenni, dei mercoledì al cinema a 2 euro e della prima domenica del mese gratuita nei musei statali fanno parte di un progetto complessivo di medio-lungo termine che possiamo continuare a sviluppare, con nuovi progetti che lavorino su nuove modalità per avvicinare i giovani alla cultura.
Cultura è strettamente legata a turismo, e si è parlato anche di ripartire dall’identità dei territori: siamo spesso erroneamente convinti che l’identità abbia molto a che fare col passato, poco col presente e niente col futuro. E’ necessario invece comprendere che l’identità ha a che fare soprattutto col futuro, e per questo dovremmo iniziare a parlare di appartenenza, facendo in modo che chi lavora all’accoglienza turistica siano soprattutto persone che hanno scelto attivamente quel territorio. Reimparare ad accogliere per aprirsi all’altro, alle culture diverse da noi: una nuova sfida per il futuro.
In questi anni, grazie soprattutto al lavoro del Partito Democratico, si è iniziato a parlare dei lavoratori della cultura come lavoratori appunto, professionisti che investono tempo, passione ed energie e che devono pertanto essere considerati a tutti gli effetti come i lavoratori degli altri settori.
E’ indispensabile continuare su questa strada e investire nel capitale umano e nella formazione continua in tutti gli ambiti della cultura. Ieri hanno coordinato il tavolo Flavia Piccoli Nardelli, Roberto Rampi e Andrea Marcucci, con un importante e significativo intervento anche di Silvia Costa.
Qui la chiusa della prima parte del tavolo ieri sera:

Si continua oggi dalle 14.30, sarà presente anche la senatrice Rosa Maria Di Giorgi.
Chiunque abbia esperienza in ambito culturale o voglia portare la sua testimonianza può iscriversi al tavolo all'arrivo.

giovedì 2 marzo 2017

L'appello alle istituzioni per i lavoratori K-Flex

"Al prefetto di Monza e Brianza
Al Ministro dell'Interno"

Oggetto: situazione K-Flex, ordine pubblico, tutela della proprietà e prossimi sviluppi.
Nel rispetto delle reciproche competenze, in vista delle prossime giornate che si preannunciano drammatiche, e al fine di contemperare il corretto equilibrio tra gestione dell'ordine pubblico e della legalità e riduzione del conflitto sociale ci permettiamo di chiedere di concertare passo passo qualunque intervento di ordine pubblico nell'area degli stabilimenti K-Flex di Roncello e nelle connesse manifestazioni che potrebbero coinvolgere altre zone del Vimercatese.

Avendo seguito fin dall'origine la vicenda ci sentiamo di testimoniare nero su bianco l'atteggiamento rispettoso, pacifico, non violento dei manifestanti, persino di fronte a provocazioni, nonostante la drammaticità della situazione.

Nei confronti delle forze dell'ordine, di altri lavoratori coinvolti, degli autisti dei mezzi pesanti coinvolti c'è sempre stato rispetto in un clima di reciproca solidarietà.

Ma impedire, in maniera non violenta, lo spostamento di beni di proprietà di K-Flex, senza per questo mai nemmeno ipotizzare occupazioni o danneggiamenti, è assolutamente legittimo all'interno delle regole che tutelano in diritto di sciopero.

Pertanto qualsiasi azione delle forze dell'ordine volta a tutelare lo spostamento di beni dagli stabilimenti, non essendo per nulla chiara neppure la relazione tra questi ed eventuali finanziamenti pubblici erogati all'azienda e possibili violazioni delle condizioni di erogazione stessa, non solo sarebbe una forzatura ma potrebbe andare contro all'interesse generale.

Vi preghiamo pertanto di tenere in debita considerazione le nostre osservazioni, e nel farci garanti delle modalità pacifiche della protesta chiediamo di poter essere coinvolti e far da tramite per contemperare tutti i legittimi interessi in gioco, nessuno escluso.

On. Roberto Rampi - deputato
Enrico Brambilla - consigliere regionale
Roberto Invernizzi - Vice presidente della provincia di Monza e Brianza
Luca Signorile - Sindaco di Roncello
Giorgio Monti - Sindaco di Mezzago

In cammino ... per Matteo Renzi segretario

Ieri ho sottoscritto la candidatura di Matteo Renzi a segretario del Partito Democratico
Una scelta maturata dopo una lunga riflessione con le persone che hanno creduto nel suo progetto fin dall'inizio, con le persone che in questi anni mi hanno aiutata a comprendere la complessità della buona politica e con chi insieme a me ha sostenuto il sì al referendum. 
Un modo per continuare a costruire un'Italia migliore, passo dopo passo, insieme. 
Ripartiamo da qui, ripartiamo da un partito inclusivo e partecipato che coinvolge i giovani!