lunedì 26 ottobre 2015

Tecniche di primo soccorso pediatrico a scuola e a casa: imparare giocando



Amici e amiche che avete bimbi piccoli o operate nel mondo della scuola: vi consiglio questa app sulle tecniche di primo soccorso pediatrico.
Al momento è disponibile in versione per android: https://play.google.com/store/apps/details… e per Apple: https://itunes.apple.com/…/un-pic-nic...-mozz…/id1039955552…
Questa app è stata creata da Elastico, premio Andersen 2015, per l'associazione no profit IRC (Italian Resuscitation Council) nell’ambito del progetto "Kids save lives", sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la diffusione delle conoscenze base del primo soccorso nelle scuole e fra le famiglie. Esiste anche un libro con la storia in versione cartacea.
La fiaba dell'Orso Tum-Tum e della Famiglia Scoiattoli racconta in modo giocoso un concetto fondamentale: in caso di arresto cardiaco e ostruzione delle vie aeree, intervenire si può; anzi, si deve. Con pochi gesti: basta impararli. Il più presto possibile, magari giocando. Cominciate subito: entrate con i vostri bimbi nel magico mondo del bosco, ascoltate la storia… e toccate tutto ciò che vedete sullo schermo: vi aspettano moltissime sorprese! Nella parte dedicata a mamma e papà troverete invece alcune notizie essenziali su come agire in queste situazioni di emergenza.
Italian Resuscitation Council (IRC) è un’associazione scientifica senza scopo di lucro che conduce da anni un’intensa opera di formazione nel campo della rianimazione cardiopolmonare e delle emergenze cardiorespiratorie. 
Dal 2013 IRC organizza periodicamente campagne di sensibilizzazione sul territorio italiano: settimana viva (www.settimanaviva.it).

Imparare giocando e la creazione della storia "Un picnic ... mozzafiato" si inserisce all'interno di un progetto più ampio di prevenzione e formazione, che ha visto approvato nella riforma La Buona Scuola al via quest'anno l'obbligo di inserire l'insegnamento delle tecniche di primo soccorso pediatrico nelle scuole, al fine di formare le giovani generazioni fin da piccole all'aiuto reciproco e a saper intervenire correttamente e tempestivamente in caso di emergenza. 

lunedì 19 ottobre 2015

#Europeembraces! Grecia, con Unione Europea e Sicilia inaugura la campagna di donazioni per i rifugiati

Enterprise Greece, attraverso il Padiglione Greco in EXPO 2015, in un atto di sensibilizzazione e solidarietà, ha deciso di capitalizzare la partecipazione della Grecia nell’Esposizione Mondiale Expo 2015 a Milano e organizzare un'iniziativa umanitaria al fine di fornire un aiuto concreto ai profughi, che arrivano sempre più frequentemente sul territorio dell'Europa mediterranea per diverse vie.
Questa organizzazione vuole cogliere l'opportunità della partecipazione della Grecia in questi due grandi eventi e dedicare la sua Giornata Nazionale all'iniziativa, al fine di aumentare la consapevolezza delle Business Communities e di tutti i cittadini europei sul principale problema paneuropeo dei rifugiati e la loro sopravvivenza.
Questa azione si sposa perfettamente al tema di Expo 2015 e si concentra sui bisogni umani e l'assoluta necessità di sviluppo e di tutela ambientale.
Mercoledì 21 ottobre, per celebrare la Giornata Nazionale della Grecia, il Padiglione - sito all'interno del Cluster Bio-Mediterraneo - vuole in questo modo fare un tributo sia alla Grecia che all'Italia in questo meraviglioso evento culturale mondiale e, soprattutto, onorare l’Europa come un continente di solidarietà e portavoce dei diritti umani.
L'obiettivo è la raccolta - nelle aree raccolta appositamente designate all'interno del sito EXPO – di tutto ciò che è rappresenta una prima necessità pratica di un rifugiato. Ad esempio:

• abbigliamento base per uomini, donne, bambini tenendo conto della stagione fredda in arrivo
• Biancheria intima e scarpe
• prodotti per la pulizia personale e la manutenzione domestica, preferibilmente non liquidi
• prodotti alimentari a lunga conservazione (si chiede di non portare prodotti in confezioni di vetro)
• materiale scolastico, ricordando che l'istruzione è la base per fornire a tutti gli strumenti culturali per una vera consapevolezza democratica e partecipazione attiva alla vita di un Paese

Soprattutto, il tentativo dell'iniziativa è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica europea sul tema dei rifugiati. Il Sud Europa deve essere di esempio nell'attivazione dei cittadini di tutta Europa per creare un fronte umanitario europeo.
L'iniziativa, caldamente supportata dall'Unione Europea vedrà punti di raccolta presso il Cluster Bio-Mediterraneo (fermata 5 della navetta interna) sede di Grecia e Sicilia, il Future Food District della Coop e presso il padiglione dell'Unione Europea (sul cardo, a destra dell'albero della vita). 
In questa direzione, tutti i responsabili dei padiglioni parte del Cluster Bio-Mediterraneo si sono impegnati a destinare al termine di EXPO, il 31 ottobre, tutte le loro attrezzature riutilizzabili e le strutture degli stand per aiutare i profughi in arrivo in Grecia e Sicilia.

 

venerdì 16 ottobre 2015

On. Roberto Rampi a radio radicale sui temi trattati da Ban Ki-moon a Montecitorio


Un estratto dell'intervista dell' on. Roberto Rampi ieri a Radio Radicale. 


"La tradizione culturale e la battaglia concreta, le azioni concrete di disobbedienza civile, Satyagraha, le battaglie alle Nazioni Unite e il riconoscimento e la difesa del ruolo del Partito Radicale Transnazionale oggi sono indubbiamente risuonate in quest’aula. I temi posti negli anni dai radicali, che anche allora sembravano dei temi assolutamente utopici e assolutamente impensabili, oggi sono dati come uno dei risultati acquisiti al tempo stesso dalle Nazioni Unite di cui tutti guardiamo senza nascondercelo ai limiti. Credo che tutti oggi abbiamo pensato a quanto sia debole il sistema delle Nazioni Unite, il sistema dei membri permanenti e il sistema del diritto di veto, quindi quanto ci sia un bisogno di riforma delle Nazioni Unite e al tempo stesso però quanti risultati straordinari si siano conseguiti. Molti di questi risultati appunto elencati da Ban Ki-Moon dell’aula ma anche dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi che ha citato “Nessuno tocchi Caino” ad esempio, sono risultati radicali. La moratoria sulla pena di morte, la lotta alla fame del mondo, che credo sarà uno degli elementi chiave della presenza di Ban Ki-moon domani a Expo. Da Expo con 145 Paesi ci si è posti l’obiettivo per il 2030 della cancellazione definitiva della fame nel mondo. Una battaglia storica dei radicali che quando si è posto per la prima volta Marco Pannella c’era anche molta ironia, sembrava proprio una di quelle cose: si va beh, chi è che non vuole combattere la fame nel mondo?
Però alla fine la storia delle Nazioni Unite è questa: quando Immanuel Kant scriveva Per la pace perpetua diceva qualche cosa che nel 1700 era impensabile: le nazioni del mondo insieme a decidere democraticamente in un luogo. Oggi le Nazioni Unite ci sono, pur con tutti i limiti. Allo stesso modo io credo che alcune battaglie più recenti, penso a quella dei caschi blu della cultura per la difesa del patrimonio dell’umanità - a cui io sono molto legato e che ho cercato di porre in quest’aula - che oggi è stato citato. 
Penso alla battaglia dei Radicali per il diritto alla conoscenza che io credo sarà sempre di più la battaglia del futuro, perché il grande tema di che cosa sarà la democrazia nel futuro passa  da se ci sarà o meno la presa di consapevolezza di un diritto alla conoscenza. Anche oggi abbiamo visto un’aula con alcune forze presenti e alcune forze che purtroppo erano un po’ troppo assenti in un momento come questo. Ecco oggi all’Italia viene riconosciuto un ruolo, alle Nazioni Unite viene riconosciuto un ruolo, e senza nulla nascondere di quel tanto che bisogna fare io credo che il valore delle battaglie radicali sia ancora più importante, forse anche per questo tanti dei miei colleghi oggi hanno applaudito sinceramente, soprattutto i giovani colleghi, perché sentono veramente loro queste battaglie, come un patrimonio anche della sinistra italiana".

lunedì 28 settembre 2015

Come difendere il patrimonio dell'umanità? #cultureforpeace


credits: ainsyria.net


Come difendere il patrimonio dell'umanità? Una domanda che tutti quelli che hanno a cuore tutela dei beni artistici si pongono ogni giorno di più, in particolar modo dopo le recenti distruzioni degli scavi archeologici siriani e iracheni da parte di chi distruggendo la cultura pensa di poter cancellare la memoria dell'umanità. Fermare le distruzioni degli scavi archeologici nelle aree di guerra, un'esigenza a cui proveremo a dare una risposta con esperti del settore in un convegno che si terrà domenica 4 ottobre a Expo Milano 2015. Parleremo dei caschi blu della Cultura e delle difficoltà di chi opera sul campo ( in particolare in Siria) e delle leggi comunitarie sul traffico illecito dei reperti trafugati, con vari esperti del settore:

On. Roberto Rampi, in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, promotore dell'incontro e già autore l'anno scorso di un'interrogazione parlamentare per contrastare il traffico di reperti archeologici provenienti dall'area di Mossul in Iraq.  

Prof. Avv. Manlio Frigo, membro del Committee on Cultural Heritage Law dell’International Law Association, esperto consulente della Commissione dell’Unione europea, Unesco e Unidroit.
Dott. Samer Abdel Ghafour, archeologo siriano, Fondatore del network "Archaeology in Syria", che ci parlerà della realtà di chi lavora sul campo.    

Sen. Adele Gambaro, Commissione Cultura del Consiglio d’Europa

Modera: Dott.ssa Maria Cristina Vannini, Trustee di European Museum Forum Italia

domenica 27 settembre 2015

Visitare #Expo2015 nei momenti di caos

Avete aspettato a visitare Expo a settembre pensando "così non fa più caldo" oppure "alla fine sarà meglio e sarà più organizzato"? Sappiate che siete in ottima compagnia, ieri (e anche negli ultimi due sabati) più di 200.000 persone l'hanno vissuta così.
Un caos assoluto e sopratutto ressa e code ovunque, almeno 15-20 minuti per mangiare, l'impossibilità di muoversi con celerità e quindi per un visitatore nuovo che non aveva mai visto Expo prima, di scegliere quanto spendere e cosa mangiare. Coda ai tornelli da tutti e 4 gli ingressi, almeno mezz'ora di coda in biglietteria al mattino e alla sera.

Il mio consiglio per chi visita Expo nei momenti di caos, innanzitutto andate dove effettivamente vi interessa. raccogliendo domande stupide dei clienti, si sono sentiti quesiti come:

- scusi, qual è la differenza tra Malaysia e Malesia?

- ma gli emiGrati arabi ... dove sono?
- (indicazioni)
- e quanto durano?

- Azerbaijan pronunciato nei modi più disparati

- ma la Corea dov'è?
- quale Corea?
- eh boh ... quella bella.

- ma perché sul padiglione Kazakhstan c'è scritto "Astana 2017"?

- è in coda da 10 minuti e chiede: scusi, che padiglione è questo? 

Siate sinceri con voi stessi, non correte verso paesi che manco sapete dove sono sulla carta geografica, e già si sente da come li pronunciate/considerate. fate passare i cluster, se vi piace il caffè andate a quello del caffè, se vi piace il cioccolato in quello del cioccolato, se avete bimbi non esagerate nell'usarli come lasciapassare per le code, ci sono aree apposta per i bimbi dove rompono un po' meno (children park e kinder le più attrezzate). se volete bere andate a bere qualcosa di nuovo, ma non considerate il padiglione con la coda come il migliore perché così è stato sentenziato dalla massa. Voi non siete la massa!
Expo è una bellissima esperienza che può essere vissuta da ogni tipologia di persona, ma non siamo tutti uguali.  Se siete in cerca di timbri per il passaporto, il sabato non è comunque il giorno giusto. Neanche il venerdì e la domenica. L'esperienza è personalizzabile, e ciascuno può trovare stimoli interessanti sicuramente informandosi prima sul web ma anche facendosi guidare dai propri sensi, invece che dalle dicerie altrui.
Per esempio, ci sono padiglioni in cui la visita è guidata, più adatti ai pigri. Alcuni con molti video, ma non a tutti piace questo tipo di fruizione. Alcuni in cui è indispensabile leggere le didascalie, anche in questo caso non è adatto a tutti. Prima di uscire da un padiglione lamentandovi che "non c'era dentro niente", chiedetevelo: non che magari non era di vostro gusto, e preferite un altro genere?
Alcune mostre sono temporanee, per cui non affannatevi a cercare quel quadro o quella statua di cui vi ha parlato vagamente una vostra lontana parente che è stata qui a giugno, non ne vale la pena a meno che non siate inteditori d'arte, ma in quel caso sapreste già dov'è.
Con i bambini, evitate la calca, sopratutto durante lo spettacolo dell'albero della vita. Non sempre il bambino è un lasciapassare, spesso si annoia, strilla, dà fastidio agli altri, andate a sbattere contro la gente con i passeggini ma sopratutto non è sicuro per il bambino stesso stare stipato in una folla serrata. Idem per le navette interne, se avete bimbi non pretendete di salire sulla navetta con passeggino anziano e 8 pargoli, muovetevi in anticipo se dovete raggiungere la stazione in serata.
Se piazzate nel passeggino un bimbo di 7 anni, a parte che state prendendo in giro gli altri clienti e in alcuni padiglioni comunque non vi farebbero fare la coda prioritaria, ma state educando vostro figlio a cercare di fregare il prossimo e bypassare le regole. Le code prioritarie sono per bimbi davvero piccoli (quelli di 5 anni per esempio venivano in gita estiva tutti in gruppo e se ne stanno buoni in coda, perché con voi non dovrebbero farlo?), i disabili sulla carrozzina e nei padiglioni dove consentito gli anziani oltre una certa età con documento, non 6 amici al seguito per ciascuna delle casistiche.
Sempre sui bimbi, quando volete scontistiche in biglietteria arrivate già col documento del bambino per cui volete lo sconto, soprattutto se ha da 0 a 3 anni ed è gratuito, inutile sperare di convincere la cassiera a farvi lo sconto con lunghi giri di parole, poi vi tocca chiamare l'altro genitore col passeggino a voi e rallentate tutta la coda dietro.
E per quanto riguarda il parcheggi, l'ultima navetta è a mezzanotte e mezza siate consapevoli che siete parte di un gruppo di migliaia di persone che hanno esigenze simili, quindi non pensate di essere stati gli unici a pensare "arrivo alle 12.20 e prendo l'ultima". Il rispetto è per gli altri e anche per chi lavora, nei parcheggi e sulle navette.
Per quanto riguarda i bagni, in ogni edificio di legno in genere ce ne sono almeno due, se il primo che trovate è strapieno, salite al piano di sopra in genere ce ne è uno meno frequentato.
Non passate davanti allo staff nelle code e non infilatevi nei parcheggi dello staff, se voi in aeroporto vedete una hostess entrare in una porta cosa fate, la seguite per fare prima o pensate che vi arresteranno se lo fate? Ecco il fatto che nessuno vi impedisce di passare davanti allo staff di continuo o di ostacolare il lavoro di chi è lì per voi non significa che possiate farlo, risultate molto maleducati soprattutto in contesti di caos.

domenica 23 agosto 2015

Il confine della Macedonia

Da leggere l'articolo di oggi del Corriere della Sera a  pag 2: "Profughi e filo spinato: il muro della Macedonia" un reportage tra i disperati, toccante e autentico. Da leggere col cuore, perché la testa quando ragiona sulle problematiche sia al servizio dell'umanità e non del dio denaro. Perché chi dice "aiutiamoli a casa loro", "non facciamoli entrare", "pattugliamo i confini", sta facendo il tifo per questa crudeltà, di barriere e confini, e questo sono le barriere e i confini. Perché chi fugge sta scappando da qualcosa che percepisce come morte certa, quindi è disposto a tutto. Pensiamo ai nostri nonni quando sono stati chiamati alle armi per andare in guerra, a loro interessava qualcosa combattere altri uomini di paesi che all'epoca erano considerati nemici? Nel corso di decenni siamo riusciti a costruire un'Europa unita dopo aver superato la guerra e questo è possibile anche con altre realtà culturali, se ci crediamo e smettiamo di ritenere i nostri concittadini all'estero "cervelli in fuga" e quelli che arrivano come "invasori". Siamo tutti cittadini dello stesso mondo, e tutti ci spostiamo per motivazioni diverse. Spesso le motivazioni che spingono i flussi migratori non sono del tutto comprensibili a chi ha scelto di non spostarsi, come capita che non sia comprensibile a un panettiere capire perché uno studente universitario voglia fare l'erasmus invece di imparare un mestiere, o come capita a chi passa 35 anni al mare nella stessa località di non capire perché altri vogliano viaggiare, curiosare, confrontarsi col diverso. Conosco persone che non capiscono chi non va al mare ad agosto o chi se ha poco denaro sceglie di spenderlo per un'esperienza invece che per un oggetto.
Ciascuno di noi ha dei limiti mentali, per cui se io non sono nata in Siria in una zona di guerra presumibilmente non posso capire fino in fondo la situazione umana, il disagio, la disperazione e le conseguenze che il percorso unico di vita di queste persone ha sulle loro azioni e reazioni.  Ma umanamente rispettare l'altro per quello che è, e accoglierlo per quanto possibile, questo sì possiamo farlo tutti. Se siamo cittadini prima che consumatori, se siamo uomini che non vedono nell'altro un ladro più di quanto siamo stati tutti noi Europei ladri nei confronti di alcuni aree del pianeta.  Tutto il resto lo lasciamo a sociologi e psicologi e persone che con degli studi specifici possano analizzare e aiutare a comprendere i fenomeni in modo ampio, nella loro portata reale.
La domanda è: Perché pretendere che degli uomini su ordine di altri si rifiutino di far passare dei disperati da un luogo ad un altro? Perché ordinare disumanità, o l'uso di lacrimogeni e manganelli, da parte di persone che prese ciascuna singolarmente non intenderebbero in alcun modo fare del male all'uomo, alla donna, al bambino che hanno di fronte? Solo perché in base a una convenzione esiste una mappa che molti neppure sanno leggere che stabilisce che due metri più in qua ha potere un gruppo di persone, e due metri più in là ha potere un altro gruppo, e gli abbiamo dato un nome, confine, che esiste solo nei limiti invalicabili delle nostre menti.

venerdì 14 agosto 2015

Expo per la cultura e la cultura per Expo

Ancora più di un anno fa, ci si chiedeva se Expo potesse essere un'occasione per parlare non solo di alimentazione ma anche di cultura. Perché il pianeta lo si nutre con il cibo, ma non solo, bisogna nutrire anche la mente. La speranza che l'incontro tra diversi Paesi fosse anche occasione di scambio culturale non è stata vana. Non ultimo, Expo è stata solo due settimane fa occasione di incontro tra i ministri della Cultura di tutto il mondo in un meeting di due giorni sulla Cultura come strumento di dialogo tra i popoli.


Ma ogni giorno in realtà Expo sta diventando un'occasione di conoscenza e approfondimento. Gli appuntamenti culturali organizzati da Intesa San Paolo (qui Chiara Isotton dell'Accademia della Scala di Milano che interpreta la Tosca), i dibattiti di Casa Corriere e le mostre fotografiche di spazio Kip, ma anche gli incontri di Cascina Triulza. La Cascina, unico edificio di Expo già esistente prima della costruzione del sito espositivo, è stata restaurata per questo evento e ora ospita ogni giorno conferenze, laboratori, e realtà associative che trovano in Expo uno spazio per mostrare il loro lavoro quotidiano sia in ambito alimentare che sociale. Un appuntamento da non perdere per gli amanti dell'arte anche la mostra curata da Vittorio Sgarbi all'interno di Eataly, con 250 quadri italiani di ogni epoca suddivisi per regione.
E un outsider invece all'interno del Padiglione Italia, la Vucciria di Guttusu.
In occasione della settimana delle donne poi è stata creata una bellissima iniziativa, una collana di storie di donne da tutto il mondo disponibili gratuitamente (ma ormai esaurite) in Expo. Storie che raccontano la femminilità da 104 Paesi diversi, ciascuna scrittrice dal proprio punto di vista. Un interessante viaggio nella nostra metà del pianeta, perché raccontarsi è il primo modo per farsi conoscere e conoscersi è il primo passo per rispettarsi. Interessante che nella collana sono presenti anche storie provenienti da Paesi che non partecipano ad Expo, come il Perù e la Mongolia.
Non mancano poi i concerti organizzati dai vari padiglioni, per esempio il bravissimo pianista Tomasz Pawlowski con il suo concerto di Chopin più volte ospite al padiglione polonia anche in questi giorni.
Anche le giornate nazionali sono state occasione per la promozione culturale per diversi Paesi, qui un pezzo dell'orchestra Virtuosi Moskvi in occasione del National Day della Russia e una piccola parte dello splendido concerto del National Day dell'Azerbaijan.

Al padiglione del Vietnam è possibile assistere quotidianamente a spettacoli con strumenti vietnamiti tradizionali.
Tra balli folkloristici (spesso in occasione dei National Days ma non solo) opere d'arte e musica classica, Expo non è mai stato solo cibo ma per chi ama la Cultura c'è solo la difficoltà di destreggiarsi quotidianamente tra decine di conferenze e laboratori diversi.

Perché la cultura non è un abbellimento o un di più, ma la base stessa per poter uscire dalla crisi. Acquisire nuove conoscenze, ascoltare nuovi punti di vista, ammirare un'opera d'arte o scoprire la ricchezza culturale di Paesi lontani da noi è la chiave perché di Expo rimanga qualcosa di estremamente positivo nel futuro dei giovani - italiani ma non solo - che ogni giorno affollano l'esposizione e tornano a casa con un bagaglio culturale arricchito.
Perché ogni stimolo nuovo proveniente dal diverso - anche il diverso più lontano e dissimile da noi - è un seme che può germogliare nella mente curiosa e aperta di un bambino e di un ragazzo e da quel seme può nascerne un futuro di ricerca, di tolleranza, di comprensione e di dialogo.

mercoledì 12 agosto 2015

Sapersi divertire con i bimbi senza rompere le scatole agli altri?

Non è un'utopia. Se i genitori quando portano in giro i bimbi riconoscessero la parzialità della loro posizione, e che l'essere bambino è una fase della vita che è appartenuta a tutti noi e a 7 miliardi di persone sulla faccia della terra, e il loro bambino non è il centro del mondo per tutti. Lo è per la mamma e per il papà in quel contesto in cui sono insieme al bimbo e basta, anche perché la stessa mamma e lo stesso papà in altri contesti si possono tranquillamente divertire in pace o parlare di argomenti di cui non parlerebbero di fronte a dei bimbi. Ha suscitato polemica

Bambini sì o bambini no?
Posted by Wired Italia on Lunedì 10 agosto 2015
la scelta di tripadvisor di mettere tra i parametri dei ristoranti o alberghi oltre a parcheggi, wifi e altri servizi anche la possibilità di selezionare luoghi "children free", ovvero dove non è consentito l'ingresso ai bambini. Dimenticando invitare una certa tipologia di clientela piuttosto che un'altra serve a far sì che tutti i clienti siano soddisfatti. Come dire, nessuno affitterebbe a degli anziani un appartamento sopra una discoteca che chiude alle 5 del mattino, per il bene dell'anziano e del suo desiderio di quiete e del locale e dei soldi che deve incassare entro la fine della stagione. Allo stesso modo persone adulte sono libere in un locale pubblico (ristorante ma non solo) di parlare di argomenti disparati, e la presenza di bambini intorno può comportare fastidi perché so per esperienza personale che quando si parla di argomenti difficili o da adulti, i genitori dei pargoli ai tavoli intorno protestano. E non solo se si parla di sesso o si dicono parole non esattamente raffinate (cosa che comunque in base a un ragionamento sulla tolleranza non dovrebbe essere discriminata per la presenza di bambini), anche semplicemente affrontando temi come la corruzione o la maternità consapevole tirando fuori esempi anche astratti o filosofici, prova a avere a fianco una famiglia di bigotti. Una volta a me è capitato in un risorante, parlavamo di maternità consapevole ad alta voce, eravamo un gruppo quindi si sono alzati i toni ma mai parole volgari o che, il papà della famiglia a fianco è andato a protestare con il cassiere. Il bimbo aveva forse 8 o 9 anni, a occhio stava chiedendo ai genitori il significato di tutte le parole che stavamo usando e non avevano nessuna intenzione di dare spiegazioni visto che anche loro volevano farsi il loro pranzo in santa pace.
Gli adulti ai tavoli di un ristorante possono parlare ad alta voce di qualunque argomento senza preoccuparsi di essere un buon esempio per i figli degli altri, oltre al fatto che lo stesso genitore senza il bambino al seguito se va a mangiare qualcosa con i colleghi può trovarsi a parlare di cose di lavoro di cui non parlerebbe mai di fronte a suo figlio, siano essere tecniche di trattativa o operazioni chirurgiche. Il problema sta proprio nel genitore figlio-centrico, che siccome passa h24 col bimbo non capisce più come funziona la vita che aveva fino a ieri e che si spera continuerà ad avere domani. 
Allo stesso modo - caso simile al ristorante - se uno va in vacanza e magari ha solo quella settimana di ferie, se va in albergo e è in coppia può essere infastidito dall'avere accanto una famiglia numerosa. Magari no, ma non in tutti i contesti si può scegliere la stanza. Il bambino può essere il più buono del mondo ma in Italia c'è tanta abitudine a considerare l'essere genitore come una specie di lasciapassare per avere una serie di privilegi. Se io vado in un albergo e di notte ho accanto una famiglia con bambini piccoli che magari piangono in continuazione mi scoccio ma pazienza, se una famiglia con bambini grandi ha accanto i vicini che "fanno casino" per altri motivi è capace di andare a reclamare in reception e cercare di chiedere di cambiare stanza causando problemi organizzativi, magari dopo aver avuto il secondo e terzo bimbo gratis nel conto .... perché sono capaci di farlo. Mentre se un bimbo strilla tutta notte nessuno si permetterebbe di andare in reception a chiedere di cambiare stanza.

Oppure se un ristorante è per una cenetta romantica, forse una coppia che ti ordina una bottiglia di vino da "ci ho lasciato una giornata di lavoro" non ha molta voglia di avere intorno la famigliola di 7 persone con bimbi che scorrazzano tra i tavoli. Questo non toglie nulla alla legittimità di nonni e nipoti di strillare ai tavoli, come non toglie nulla alla legittimità di una coppietta che fa la cena romantica di parlare di cose proprie personali come meglio credono. 
Forse è utile semplicemente scrivere "locale adatto a pranzi di lavoro" oppure "cene romantiche" ma evidentemente nel corso degli anni ci sono persone e famiglie che si sono imbucate in luoghi non a loro adatti quindi considero un servizio aggiuntivo il fatto che sia possibile sapere prima qual è il tipo di clientela del ristorante/albergo scelto. 
Se ci si basasse solo sulla presenza o meno di cartelli con scritto "qui nursery" o "qui area bimbi dedicata" o "qui seggiolone per bambini" conoscendo la maggior parte degli italiani cercherebbero di costringere il gestore del luogo che hanno scelto a renderlo a misura di bimbo (anche se questo dovesse avere dei costi aggiuntivi o non rispecchiare il suo target di clientela), come si nota dagli incredibili commenti su facebook all'articolo citato sopra: una lobby di mamme inferocite che se il loro bimbo strilla il problema è del vicino del tavolo a fianco che non capisce o della povera cameriera (magari sottopagata in nero e stanca alle 11 di sera) che non gli porta i pastelli e non ha pensato a trasformarsi in baby-sitter (che strano!). Tra l'altro se tutta la gente che si ammassa sulle spiagge ad agosto potesse avere aree segnalate come più o meno adatte ai castelli di sabbia piuttosto che alle partite di pallone senza regole, sarebbero più felici tutti!


Insomma ben venga che ci sia la possibilità per tutti di sentirsi liberi e non costringersi anche in vacanza a convivenze forzate, per cui su un lungo mare affollato benissimo che ci siano locali con aree bimbi e altre per cenette romantiche, o in città locali più adatti alle corse fra i tavoli e altri più adatti a discorsi normali fra adulti senza tabù. I bambini arricchiscono, come arricchiscono gli anziani i disabili gli stranieri, il dialogo con i pastori di montagna o con un compagno di viaggio casuale, ma lasciamo a tutti la libertà di parola evitando i conflitti e le censure preventive in modo che uno possa scegliere se in un contesto di lavoro o romantico vuole o meno limitarsi nel dialogo (anche il dialogo libero da tabù arricchisce) per presenze non previste.

martedì 11 agosto 2015

Cose belle di #Expo2015

Una cosa bella di Expo: sentire discorsi canzoni e rumori di sottofondo in lingue diverse. Per una amante delle lingue come me, un viaggio intorno al mondo a casa mia ogni giorno. Scoprire cibi e tradizioni certo è la prima opportunità di Expo, ma per me anche il fascino di ascoltare suoni sconosciuti. L'altra sera ascoltando due ungheresi parlare mi sono ricordata di quando un giorno da bambina su un traghetto sul lago di Como ho cercato per la prima volta di chiacchierare con una bimba inglese. Avevo forse 5 anni e l'idea di aver bisogno di un interprete non l'avevo contemplata. In effetti ancora adesso la curiosità di capire lingue a me estranee non è cambiata, come farsi portare dal ritmo di musiche sconosciute senza capire cosa dicano le canzoni. Credo che sia importante mantenere lo stupore e la curiosità per il nuovo e il diverso e che sia splendido ogni giorno cogliere sguardi, sorrisi, bronci, abitudini e chiedersi cosa sta dietro alle storie di tutte le persone che si sono trovate tutte insieme nello stesso luogo per 6 mesi ciascuno con il suo percorso alle spalle unico.

Il mito di Sisifo

"Se vi è un destino personale, non esiste un fato superiore o, almeno, ve n'è soltanto uno, che l'uomo giudica fatale e disprezzabile. Per il resto, egli sa di essere il padrone dei propri giorni. In questo sottile momento, in cui l'uomo ritorna verso la propria vita, di nuovo Sisifo che torna al suo macigno, nella graduale e lenta discesa, contempla la serie di azioni senza legame, che sono divenute il suo destino, da lui stesso creato, riunito sotto lo sguardo della memoria e presto suggellato dalla morte. Così, persuaso dell'origine esclusivamente umana di tutto ciò che è umano, cieco che desidera vedere e che sa che la notte non ha fine, egli è sempre in cammino. Il macigno rotola ancora. Lascio Sisifo ai piedi della montagna! Si ritrova sempre il proprio fardello. Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore, che nega gli dei e solleva i macigni. Anch'egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice."

Albert Camus, Il mito di Sisifo 

venerdì 31 luglio 2015

Trenord offre un servizio o crea un ostacolo?


La domanda è legittima, se intendiamo il treno come un normale strumento attraverso cui un lavoratore può raggiungere il luogo di lavoro. Raggiungere? Forse. Puntuale? Magari. Tornare a casa a un’ora decente? Può darsi. L’annuncio all’altoparlante nei treni “con trenord a Expo Milano 2015, oltre 380 treni al giorno ti portano a Expo” invita a una riflessione abbastanza letterale sulle parole, ti portano a Expo e poi ti lasciano lì?
Sembrerebbe di sì quando un sabato sera hanno cancellato l’ultimo treno per Chiasso, il passante S11 delle 00.21. Persone stanche dopo l’intera giornata all’aperto e al caldo, molti lavoratori tra l’altro, e il personale trenord che ha lasciato gli uffici del mezzanino dei treni alle 23.30. La collega di Expo del punto informazioni (di Expo, non di Trenord) che si ritrova circondata di clienti adirati che non sanno come tornare a casa, ovviamente non è di sua competenza ma a quell’ora Trenord ha chiuso gli sportelli. Non è la prima volta che succede, già visto accadere con un ultimo treno per Torino da stazione Centrale e ultimo treno per Sondrio delle 20.20 posticipato di ore con scuse varie e cancellato quando ormai per chi abita oltre Lecco chiamare qualcuno per farsi venire a prendere riduce di molto la scelta di chi chiamare, oltre le 23. Una cosa assurda poi le coincidenze che si “lasciano andare”: passante per Chiasso entra in stazione a Monza, e si ferma PRIMA della stazione 2 minuti, lasciando partire il treno per Tirano da Milano Centrale. Una genialata, tra i due treni ci sono 6 minuti per la coincidenza, Monza è una stazione piccola e sarebbe fattibilissima soprattutto in un orario non di punta ma non è chiaramente fattibile se il Tirano in transito supera il passante fermo nella stazione di Sesto, e quando ancora mancano 2 minuti all’orario della coincidenza si ferma in mezzo al nulla.

Notare poi il buffo cartello presente in Stazione Centrale che invita chi è diretto a Expo a fare una fermata di metro e prendere il passante … da Centrale ci sono minimo 3 treni all’ora diretti a Expo ma chiaramente la maggior parte dei treni per Centrale sono freccia bianca o freccia rossa quindi costerebbero di più, non sia mai che si possa invitare i clienti a salire su dei treni per fighetti e arrivare a Expo potenzialmente in 10-15 minuti, meglio incasinargli la vita che pensare a una tariffa unica per tutti da Milano a Expo con un biglietto valido per tutti i mezzi che possono raggiungere il sito espositivo. Troppo complicato. Come troppo complicato non sopprimere i treni a caso, o mettere degli orari che siano un minimo rispettabili. Chi va in zona Bergamo dopo le 23 da Expo, ha una sola opzione il passante per Pioltello e poi da lì il treno per Bergamo, con 6 minuti di coincidenza. Pioltello è una piccola stazione, ma un ritardo di 6 minuti è frequentissimo. Morale della favola innumerevoli colleghe si sono dovute far venire a prendere a Pioltello nel pieno della notte o rinunciare al trasporto pubblico scegliendo l’auto con conseguente aumento dei costi per raggiungere il luogo di lavoro.
Per non parlare della linea per Malpensa, da Expo a Malpensa l’app di trenord suggerisce sempre di passare per Porta Garibaldi, quasi mai per altre stazioni e in ogni caso non valuta mai passaggi da Busto Arsizio Nord o Lonate Pozzolo che sono in linea d’aria molto più vicino a Malpensa, per cui se uno si trova all’ultimo a pochi minuti dal check in senza navetta almeno può pagare un taxi senza fare un mutuo. L’idea di programmare una navetta da Expo a Malpensa per tutta la sera non è venuta in mente a nessuno evidentemente.
Con profondo imbarazzo mi trovo ogni volta che un cliente chiede una soluzione per raggiungere Malpensa dopo le 19.30 (dopo quell’ora niente più navette da Expo) a cercare soluzioni al di fuori dell’app di Trenord perché mandare una persona in Garibaldi, conoscendo la stazione, sapendo che sono 3 piani e che il personale non è presente e reperibile né parla inglese, lo trovo un invito a spingere il cliente a svenarsi per arricchire la lobby dei taxisti.
Ora vi racconto una serata alla stazione di Rho Fiera Expo, quella di giovedì 23 luglio, uscita dal luogo di lavoro alle ore 21. Un film di Fantozzi praticamente. Mi reco al binario 4, aspettando il passante per Chiasso delle 21.21. Il passante non arriva, nessun annuncio di ritardo, nessuna scritta sul monitor che lo dà cancellato. Il treno non arriva, sullo stesso binario arriva uno per Centrale. Chiedo al personale in banchina. Non sanno nulla, non hanno ricevuto comunicazioni. Alle 21.28 arriva al binario due un passante per Pioltello, non annunciato all’altoparlante. Dovendo cambiare in Garibaldi, corro al binario due insieme a un po’ di persone che come me realizzano che quello è il primo treno possibile per Garibaldi. Il tutto senza nessun aiuto del personale perché nessuno ha comunicato che quello che è il primo possibile per Garibaldi. Arrivata al binario 2 il treno chiude le porte e se ne va, il personale al binario 2 non si scusa per il ritardo, non fa nulla per far salire i passeggeri sul treno nonostante per qualche secondo il treno fosse ancora fermo. Chiedo spiegazioni sul mancato annuncio all’altoparlante dei treni, dicono che non è loro la responsabilità. Giustamente gli annunci non li fanno loro, e non avranno strumenti per criticare i colleghi che stanno seduti in ufficio probabilmente sono lì solo i 6 mesi di Expo non conviene, non ho dubbi su questo. Torno al binario 4 in attesa del Chiasso, dopo qualche minuto che non arriva e non ci sono comunicazioni la persona in banchina non sapendo come rispondere alle richieste dei passeggeri spazientiti telefona nella stazione di partenza del treno dove gli comunicano che il treno non è mai neanche arrivato da Chiasso all’andata e sarà cancellato (Quando?) Alle 21.38 arriva un passante per Rogoredo, ovviamente non annunciato, al binario 2. Ho dovuto personalmente invitare la persona al binario 4 a far fermare il treno per permettere a chi doveva andare in Porta Garibaldi di spostarsi di binario, un po’ di persone correndo riescono a spostarsi. Il treno arriva in Garibaldi alle 21.52 ma il treno per Lecco che avrei dovuto prendere parte a quell’ora esatta a Garibaldi superficie e dal sotterraneo sono 5-6 minuto di transito, a quel punto rimango sul passante per Rogoredo, scendo a Repubblica e faccio una fermata di metropolitana fino a Centrale. Meno male che ho pensato di fare la tessera IO Viaggio così da poter usare anche la metro in caso di necessità, altrimenti avrei pure dovuto pagare il biglietto extra. In centrale danno un treno per Tirano in ritardo che doveva essere alle 20.20, prima in ritardo di 120 minuti, poi subito dopo di 160. Il Lecco arriva in ritardo parte alle 23.10 invece che alle 22.52, in sostanza 3 ore abbondanti per tornare a casa.
Come questa mille altre sere, e un servizio che mi chiedo se sia un servizio o un ostacolo da superare per riuscire ad arrivare sul posto di lavoro in orario, o alla possibilità di tornare a casa in un tempo che non sia la metà delle proprie ore lavorative, che non ha molto senso come qualità della vita. In un Paese normale, un ritardo porterebbe al rimborso almeno parziale del biglietto del treno. Trenord non solo non rimborsa i biglietti, ma non fa neppure gli sconti sugli abbonamenti del mese successivo, come comunicatomi oggi in stazione: non hanno ricevuto comunicazione di nessun bonus ma comunque la IO Viaggio non la rimborsano mai. Ah bello. Io pago 107 € al mese per garantirmi un servizio che mi permetta di raggiungere il posto di lavoro (supponendo poi anche di dover tornare a casa) con qualunque mezzo possibile e prima scopro che sull'alta velocità in teoria non si potrebbe andare con questo abbonamento, poi pure che non può essere rimborsato (?). Cosa servono per un rimborso le foto di tutti i tabelloni con i treni cancellati, giorno dopo giorno? Ce le ho. O un feedback costante sulla mancanza di aria condizionata nelle carrozze oppure, come è successo ieri mattina, la mancanza di luce nelle carrozze lasciando i passeggeri completamente al buio nei tratti in galleria?

Intanto, dopo aver scelto l'auto per il mese di agosto per raggiungere il luogo di lavoro, ho sottoscritto questa petizione su change.org iniziata 9 mesi fa da un ragazzo di Brescia stanco dei continui disservizi.  Vi invito a fare altrettanto, e a segnalare ogni singolo problema su Twitter a #trenord in modo da rendere visibile ciò che non funziona offrendo così un'opportunità a chi ha la possibilità di migliorare il servizio, se vuole, di migliorarlo.

giovedì 9 luglio 2015

Il no della Grecia non è una sconfitta per l'Europa



Dire no alle condizioni imposte da altri non è dire no alla coesistenza. Piuttosto si tratta di un’occasione per rivedere i rapporti di forza e il concetto stesso di democrazia europea. In direzione di più Europa, e non di meno Europa, ma di un’Europa che sia più comprensiva e più inclusiva. In direzione di una valorizzazione o quanto meno accettazione della differenza dell’altro, che non è omologazione né imposizione. Un’occasione per portare in Europa la cultura mediterranea in modo diverso.
Se una persona qualunque acquista un’auto a rate, poi un televisore a rate, poi risultando ancora moroso delle rate dei primi due prende anche un telefono a rate … ma se arriva qualcuno e gli propone - fingendo di aiutarlo a uscire dalla situazione - di sottoscrivere un mutuo, un eventuale rifiuto è un dire no al presunto "aiuto" o un segno di intelligenza? Nessuna banca proporrebbe un mutuo senza requisiti, lo farebbe al massimo un usuraio.
Spesso in Italia dalla Lombardia guardiamo alla Sicilia o ad altre regioni del Sud come una zavorra, come una specie di peso per cui o diventano come noi o danno solo fastidio. Nel nostro piccolo, lo facciamo anche con i vicini di casa. Il vicino che per mesi, anni se non decenni continua a portare avanti le stesse richieste premendo perché tutti vogliano quello che lui vuole, nel modo in cui lui lo vuole. Chi non ha un vicino così. Il vicino che siccome ha i bimbi piccoli pretende di fare una petizione per far fare meno rumore al bar sotto casa, ma ai giovani del palazzo il bar sottocasa fa comodo perché fornisce birre a due metri, e non hanno quindi nessuna intenzione di andare a causare fastidi al bar. La scelta di pace non consiste nel convincere il vicino dei benefici del bar se questo non ne vuole sapere ma semplicemente di rispettare la differenza dell’altro e lasciarlo essere quello che è. Il lavoratore di Milano che siccome ha fatto dei suoi straordinari e del suo lavoro 15 ore al giorno uno status symbol, schifa la rete sociale che si crea in altre aree d’Italia intorno a persone che lavorano meno ma si aiutano di più.Vorrebbe le casalinghe siciliane e le famiglie piene di ragazzi disoccupati come prova di una presunta superiorità delle proprie scelte di vita. Questo non implica che si possa cambiare la forma mentis delle persone in modo improvviso e repentino, né che farlo sarebbe un bene. Anzi.
E’ bello essere diversi. E’ bello cercare punti di incontro, se da entrambe le parti siano essi vicini di casa, comuni limitrofi, regioni più o meno distanti, si cerca di mediare, di vedere cosa si può prendere di buono dall’altro. Ma per fare ciò bisogno sedersi al tavolo della trattativa e essere disposti a lasciare andare qualcosa di propria, qualcuna delle proprie convinzioni o presunte esigenze non negoziabili. E non sempre questo è possibile. Quando non è possibile, si può coesistere in pace. La pace come scelta, senza imposizioni, di rimanere vicini di casa, parte di una comunità, di un territorio, con un tacito accordo di non belligeranza verso il diverso.
Ecco la Germania non si è mai seduta al tavolo della trattativa mettendo da parte i pregiudizi o in modo non giudicante. Pensa a delle riforme strutturali per la Grecia, quello che in Italia non siamo riusciti a fare tra nord e sud in 150 anni, cioè a cambiare l’altro trasformandolo in sé. Il modo migliore per far sì che l’altro metta una barriera invalicabile, un muro, una difesa arroccandosi in posizioni estreme per sottolineare la sua differenza culturale. O si cambia tutti insieme, o ci si accetta per quello che si è imparando dalle reciproche differenze, da quello che l’altro ha da insegnarci. La Grecia ci ha insegnato la democrazia e la filosofia da 2500 anni, ha un patrimonio artistico, archeologico e turistico-ambientale che può essere accolto per quello che è come parte del patrimonio europeo in quanto culla dell’Europa.
Un popolo come questo può ovviamente sedersi al tavolo da pari. Tra l’altro ricordando che per non offendere più l’orgoglio tedesco furono condonati i debiti della seconda guerra mondiale … qualunque popolo potrebbe sedersi al tavolo alla pari. Con questo referendum Tsipras ha avuto adeguata legittimazione popolare per parlare a nome del suo popolo, e non sembrare un illusionario capriccioso. Una nuova visione dell’Europa e del Mediterraneo sta prendendo forma, la speranza è che vada in direzione di più pluralismo e più capacità di accogliere il diverso. Il diverso non è solo l’altro che arriva da fuori, da lontano, ma è anche ciascuno di noi all’interno della stessa comunità europea che agli occhi di un altro cittadino risulta differente in qualcosa: nel modo di lavorare, di rispettare le regole, di organizzare uno stato. Come all’interno di una comunità anche piccola l’accettazione del diverso non deve forzatamente diventare apprezzamento né acquisizione dei comportamenti dell’altro, ma può trasformarsi in una sana coesistenza. Coesistere come europei come base per coesistere come cittadini del mondo, al di là di confini, cittadinanze, prestiti più o meno graditi.