lunedì 25 agosto 2014

Non 45 € ma 2,50 € ai rifugiati

Ultimamente la home di facebook sembra essere stata invasa da un razzismo imperante, secondo cui lo Stato starebbe trascurando i cittadini per dare soldi agli stranieri. Facciamo un po' di chiarezza. In questi post spesso allude a fantomatici 30/45 € che si afferma vengano elargiti ai "clandestini" sbarcati in Italia. Cercherò di dare un po' di numeri in modo chiaro e spero inequivocabile per chi ha gli strumenti per capire. Intanto non sono clandestini ma "richiedenti asilo": profughi, rifugiati o lo status che le autorità riterranno di attribuire loro a seguito dell'istruttoria prevista dalla legge (Rif: Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, modificata dal Protocollo di New York del 31 gennaio 1967, reso esecutivo in Italia con legge 24 luglio 1954, n. 722, D.L.25 luglio 1986, n. 286 e successive modificazioni, D.L.30 dicembre 1989, n. 416, convertito dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39 e successive modificazioni). "A seguito" significa, per fare ulteriore chiarezza, che chi richiede asilo non può essere automaticamente accusato dall'opinione pubblica di essere in possesso di un'identità definita già a parole come un reato, fintanto che non si è chiarita la provenienza e la storia personale del soggetto. Inoltre nessuno di loro riceve nè riceverà 45 € al giorno, ma una diaria di 2,50 € che spesso queste persone mettono in comune per comprare una scheda telefonica e far sapere a casa che sono vivi. Una piccola cifra ragionevole, neanche una mancia a un ragazzino di 15 anni praticamente, che permette loro quanto meno di provare per un attimo come funziona un acquisto in questo Paese di cui non conoscono nulla. Le associazioni, enti che gestiscono le strutture che li ospitano, ricevono dallo Stato 30 € al giorno con cui provvedono ai loro bisogni e forniscono loro assistenza legale per mettersi in regola a norma di legge. Gli appartamenti, i 45 € e qualsiasi altro presunto "privilegio" sono un'invenzione. I profughi di questa "ondata" sono in fuga dalla guerra e da morte certa e hanno rischiato la vita per arrivare fin qui. Credo che se non i princìpi religiosi, almeno quelli morali e civili dovrebbero indurci a compassione e solidarietà per chi di certo è meno fortunato di noi. Capisco l'indignazione di chi fatica ad arrivare alla fine del mese, ma questi non sono il nemico. I responsabili della crisi in cui ci troviamo sono altri: per esempio gli evasori fiscali, la supremazia della finanza speculativa sull'economia, e l'impossibilità di regolamentare il capitalismo secondo norme basate sull'equità e su sani principi, la corruzione, l'attaccamento ai beni materiali portato all'estremo per cui persone che piangono miseria dicendo che gli immigrati gli portano via il lavoro in realtà non farebbero mai il lavoro che fa un immigrato perché hanno schifo o non ne hanno proprio la capacità, ma chiamano "diritti" i 2000 € al mese presi per fare la coda alla timbratrice al primo orario di uscita possibile dal posto di lavoro e chiamano "miseria" l'impossibilità di comprare una cucina da 10.000 €. Poi ognuno può continuare ad avere le proprie opinioni, ma almeno senza l'alibi di non sapere come stanno le cose, quali sono le regole, evitando magari di spammare link casuali senza aver neppure verificato la veridicità delle fonti e creando mala informazione. 
Poi se proviamo anche a descrivere la realtà in modo più delicato e più sobrio, magari evitiamo anche di soffiare sulla rabbia delle persone ma proviamo invece a capire a cosa è dovuta, realmente, questa rabbia e quanto è legittima.

giovedì 21 agosto 2014

Esserci, un primo segnale di chi prende sul serio il proprio mandato

Qualcuno dirà che la presenza non è tutto, ma è stata una delle battaglie portate avanti dal Movimento 5 Stelle fin dall'inizio: essere a Montecitorio e non altrove, per prendere sul serio il proprio mandato, perché fare il proprio dovere è il primo step per poter poi dimostrare anche di farlo bene.
Poco prima di Ferragosto è stata diramata una classifica di presenze dei nostri parlamentari grazie a Openpolis, e in effetti i più presenti della circoscrizione Lombardia 1 (quella in cui io ho votato) sono del Partito Democratico: Matteo Mauri, Roberto Rampi e Paolo Cova. Un podio che di viola non ha nulla. Ovviamente non ne sono rimasta affatto sorpresa, trattandosi di persone la cui serietà e presenza costante sul territorio è ben nota. Anche a livello nazionale, gli unici deputati col 100 % di presenze sono del Partito Democratico, Cinzia Maria Fontana e Giuseppe Guerini. Che dire, orgogliosa del lavoro dei democratici, e di chi ha avuto consapevolezza che è importante prima di tutto esserci, senza nulla togliere al fatto che alcune assenze possono essere ovviamente più che giustificate. Pubblico la classifica completa dei 630 deputati eletti con le rispettive percentuali di presenza.

mercoledì 20 agosto 2014

Il corpo è "scandalo", ma la sua strumentalizzazione no?

Siamo alle solite, paparazzi in cerca di foto per riempire le pagine dei giornali d'agosto, trovano la ministra Stefania Giannini in top less su una spiaggia e si scatena il dibattito sull'opportunità, il pudore, la sobrietà etc. A parte che in spiaggia nessuno è tenuto alla sobrietà, visto che il contesto è adeguato a spogliarsi: caldo, sole, mare, relax. Ma trovo davvero inquietante che nel 2014 ancora ci sia questa doppia morale, un po' bigotta, un po' altoborghese in stile donne-bene dell'altro secolo per cui il corpo debba per forza generare scandalo. Nei Paesi scandinavi, quando trasmettono i film o le serie tv non oscurano le parti di nudo per questo strano senso del pudore, eppure le donne sono molto più emancipate. Dico strano senso del pudore, perché nelle pubblicità televisive e sui cartelloni che riempiono le strade il corpo della donna e la presunta disponibilità sessuale "a richiesta" vengono trattati come merce, utilizzati in modo allusivo e pertanto molto più provocatorio per vendere prodotti che col corpo non hanno nulla a che fare, da viti e bulloni a modem adsl. Ma nessuno si scandalizza. Anzi, se qualcuno fa notare che una pubblicità non è adatta o educativa viene tacciato di non capire niente di marketing e che per vendere, ovviamente, si può fare tutto. Il fine giustifica i mezzi insomma. Invece per prendere il sole a quanto pare bisogna coprirsi, perché il corpo come natura l'ha fatto è giudicato "inopportuno", seppur all'interno di un contesto chiaramente non istituzionale e non lavorativo. La classica doppiezza e ipocrisia dei Paesi culturalmente arretrati. Il corpo femminile è scandaloso perché induce in tentazione o crea complessi in chi non può permettersi il top less, due donne che si baciano vengono descritte come malate o da non imitare, in famiglia guardano solo peppa pig di fronte ai bambini perché bisogna proteggerli dalle immagini crude dei telegiornali (e così non si informano neppure loro) però quelle prostitute che affollano il Viale delle Industrie immagino che qualcuno le paghi ...

mercoledì 4 giugno 2014

La mia città: un esempio da imitare

Vimercate come esempio di buona amministrazione per il ministro Marianna Madia.


“Sono convinta che la vostra sia un'esperienza positiva e che misure come quelle intraprese a Vimercate  vadano proprio nel senso della riforma che stiamo elaborando”.  Queste parole sono un estratto della lettera che il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica  Amministrazione Marianna Madia ha scritto al Sindaco Paolo Brambilla lo scorso 27 maggio. 
Ma perché quella lettera e per quale motivo? Andiamo con ordine.
Tutto è iniziato con la lettera che il 30 aprile il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Ministro per la  Pubblica Amministrazione e la Semplificazione Marianna Madia hanno scritto a tutti i dipendenti pubblici nella quale sono indicate le linee guida della riforma della Pubblica Amministrazione. 
Riforma che il Governo Renzi si appresta a varare il prossimo 13 giugno. 
Nella lettera sono indicate le tre linee guida della riforma che possiamo riassumere in tre concetti: 
investimento sul personale, tagli agli sprechi e riorganizzazione dell'Amministrazione e utilizzo degli Open Data come strumento di trasparenza, semplificazione e digitalizzazione dei servizi. 
Su queste 3 linee guida, esplicitate in una lista di 44 interventi concreti realizzabili, il governo si è messo in ascolto, ricercando buone pratiche e suggerimenti. 
Per questo motivo Paolo Brambilla, Sindaco della Città di Vimercate ha inviato al Presidente del Consiglio ed al Ministro una lettera con la quale, in risposta alle sollecitazioni, ha voluto spiegare come quelli obiettivi 
siano praticabili, e spiegando come su molti in Comune a Vimercate si stia lavorando da anni. Alla lettera il Sindaco ha allegato un dossier nel quale sono stati riepilogati alcune azioni amministrative e molti progetti realizzati nel nostro Comune. Obiettivo: interloquire con il Ministero e partecipare al processo di riforma della pubblica amministrazione da protagonisti. 
Tra gli argomenti presenti nel dossier troviamo il Progetto Qualità, avviato nel 2001 con l’obiettivo di rendere più efficace l’azione della struttura comunale investendo sul personale. Il servizio di Spazio Città, lo sportello polifunzionale che ha centralizzato il front-office dei principali servizi comunali, aperto 61 ore alla settimana. 
Ed ancora le esperienze innovative e di eccellenza come OffertaSociale, l’Azienda territoriale per i servizi alla persona, la Biblioteca civica e il Sistema Bibliotecario del Vimercatese da decenni un modello  riconosciuto a livello regionale e nazionale per la qualità dei servizi e delle tecnologie. Per proseguire poi con  il MUST, museo della città e del territorio, e con il GeoPortale, luogo virtuale nato per rispondere con  semplicità e immediatezza alla richiesta di informazioni sulle attività di programmazione e governo del territorio, anche in un’ottica di gestione della fiscalità locale. A questo si affiancano le buone pratiche come il PGT partecipato nel 2009 e le periodiche indagini di rilevazione della soddisfazione dei cittadini sui principali servizi comunali. Azioni che sono proseguite con lo sviluppo della rete dei Nidi convenzionati e la cessione del ramo d’azienda dell’Asilo Nido Girotondo, con le economie conseguenti e il rinnovato impegno di € 150.000,00 come contributi destinati al sostegno alle famiglie per la frequenza a tutti i nidi; e poi LINK, informatore comunale gratuito totalmente autoprodotto dall’ufficio Stampa comunale e finanziato da sponsor privati. Per finire con la capacità della struttura tecnica di progettare internamente ormai tutte le opere e le pianificazioni urbane. 
Nella lettera di accompagnamento del Sindaco si legge: 
“Il presente documento vuole rappresentare un contributo alla proposta di riforma della Pubblica Amministrazione che il Governo si appresta a varare il prossimo 13 giugno. 
Sono Paolo Brambilla, Sindaco del Comune di Vimercate, una cittadina di circa 26 mila abitanti in provincia di Monza e della Brianza. Ho letto attentamente la Vostra lettera con le tre linee-guida e i 44 punti che costituiscono la proposta di riforma e desidero illustrarvi come molti di questi punti abbiano già trovato una concreta realizzazione nel nostro comune, traducendosi in servizi reali ai cittadini. Non sarà difficile per me condurvi in un percorso che renderà evidenti i risultati che abbiamo raggiunto e vi dimostrerà che la “rivoluzione” a Vimercate è già iniziata da diversi anni e sta dando molti frutti, e ancora ne darà nel futuro immediato. Tali risultati sono stati resi possibili da scelte di effettivo cambiamento della cultura e delle modalità di approccio dei nostri operatori (dai dirigenti ai collaboratori di più ridotta responsabilità) alla soluzione dei problemi.

Desidero Sig. Presidente, Sig.ra Ministro Segnalarvi la nostra esperienza che, lontana dall’essersi esaurita, può forse offrire qualche utilità sul terreno di un attivo e propositivo benchmarking, rendendo disponibili contenuti di esperienza e di formazione mirata per quanti, nella direzione tracciata dalle “tre linee guida e dai 44 punti della nascente riforma, desiderino come noi desideriamo tener attive fonti di irrinunciabili e positive relazioni."

La lettera e il dossier sono stati consegnati all’onorevole Roberto Rampi che si è impegnato a consegnarli al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro Marianna Madia. 
E’ di pochi giorni fa, il 27 maggio, la lettera di risposta del Ministro Madia che scrive: “Dopo aver letto il dossier sulle innovazioni che avete apportato alla vostra azione amministrativa sono convinta che la vostra sia un'esperienza positiva e che misure come quelle intraprese a Vimercate vadano proprio nel senso della riforma che stiamo elaborando”. Ed ancora: “Ho girato agli uffici il dossier da voi preparato sia come esempio  di buona pratica amministrativa al quale ispirarsi per attivare in futuro momenti di cooperazione e confronto. 
“Leggo la risposta del Ministro Madia – ha dichiarato il Sindaco Brambilla – come espressione di una sintonia di intenti per una riforma della Pubblica Amministrazione che, in enti locali come il nostro, ma anche a livello statale, può e deve essere in grado di raccogliere la sfida di efficacia ed efficienza che ci chiedono i nostri cittadini, un lavoro che dobbiamo compiere con le persone che lavorano con noi, operando economie, con l’uso delle tecnologie. Per rilanciare la capacità di rispondere ai bisogni dei nostri cittadini in questo momento di crisi, non c’è alternativa a questa spinta riformatrice per la Pubblica Amministrazione, una spinta che vediamo finalmente interpretare con energia dal Governo. Vimercate c’è, per veicolare le proprie buone pratiche, per conoscerne di nuove, per continuare a cambiare ed innovare”


Qui il comunicato stampa del Comune.

lunedì 14 aprile 2014

Sistema bibliotecario Milano est e Sbv: l'unione fa la forza

Il mio articolo per Milano Today sull'unione del Sistema Bibliotecario del Vimercatese con quello di Milano Est. Sistema bibliotecario milano est e sbv: l'unione fa la forza
Economie di scala per dare servizi migliori a costi minori.


Potrebbe interessarti: http://www.milanotoday.it/eventi/sistema-bibliotecario-milano-est.html
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venerdì 28 marzo 2014

Campagna su Twitter per portare la linea verde della metro fino a Vimercate

Un'esigenza per lo sviluppo del territorio, per favorire l'occupazione. Da anni se ne parla, che sia #lavoltabuona? Dite la vostra in un tweet utilizzando l'hashtag #metroavime

Questo il mio articolo per Monza Today.

mercoledì 26 marzo 2014

La crisi della aziende brianzole: diamo una risposta a questi lavoratori

Da mesi la politica locale e nazionale si sta muovendo per trovare una soluzione congiunta per salvaguardare le aziende brianzole, Alcatel Lucent, Micron e Carrier. I lavoratori di Micron oggi in Regione hanno chiesto e sollecitato l'intervento del Governo.
Dopo l'intervento in aula di ieri dell'on. Roberto Rampi per sollecitare due interrogazioni parlamentari, la 2594 e la 3386, ancora senza risposta, oggi il segretario provinciale del PD scrive direttamente a Matteo Renzi:

Caro Matteo,
qui devi esserci perché non possiamo più aspettare.
Il 2 aprile i 212 lavoratori della Delchi Carrier di Villasanta vedranno scadere la procedura di mobilità, e così la situazione per loro e le loro famiglie si farà davvero drammatica. Tantissime famiglie che andranno ad aggiungersi alle tante che hanno perso il lavoro nella nostra Brianza. Parliamo di un azienda storica del territorio, prima conosciuta come Dell’Orto & Chieregatti, poi trasformata in Delchi, e infine inglobata nel gruppo americano della Carrier.
Come PD abbiamo sondato varie strade, facilitando l’incontro tra RSU, Azienda e istituzioni: in consiglio regionale il nostro capogruppo Enrico Brambilla si è attivato con la giunta, mentre L’On. Roberto Rampi ha presentato alla Camera un’interrogazione. Non si tratta solo della doverosa attenzione ai problemi delle persone: riguarda più in generale la politica industriale del nostro paese, perché non stiamo parlando di un’azienda fuori mercato, bensì di un’azienda con un ottimo prodotto, che delocalizza fuori dall'Italia per ragioni di profitto.
Per questo dobbiamo lavorare, tutti, per trasformare l'Italia in un paese attrattivo per chi vuole investire, e dobbiamo rivedere le leggi che regolano i rapporti con le multinazionali, ma non possiamo trascurare, ora, il dramma di queste persone. Dobbiamo saper tenere insieme l'attenzione all'emergenza con il lavoro di prospettiva.
Un tempo nella nostra zona avevamo un diffuso tessuto industriale, c’erano la “silicon valley” d'Italia, le eccellenze del design, la produzione del mobile, che da anni fanno sempre più fatica. Quando verrai in Brianza, avremo modo di parlarne, perché quello della Delchi Carrier non è l'unico problema: conoscerai senz’altro le vicende della ST, della Micron, dell’Alcatel-Lucent, della Candy, delle tante altre. Ma adesso occorre agire in fretta, per quelle 212 persone.
Nel caso di Micron poi sono coinvolte 419 persone in Italia e si tratta di un’azienda solida, con un fatturato in attivo, che brevetta e realizza prodotti innovativi. Prodotti, brevetti, parco clienti vengono portati negli Stati Uniti e all'Italia rimane il carico sociale e un rischio serio di perdita di competitiva. Si decide il 7 di Aprile.
Confido nel tuo pronto intervento.
Pietro Virtuani
Segretario del Pd di Monza e Brianza

Link alla fonte

venerdì 21 febbraio 2014

Due pesi e due misure

L'emblema del mondo del lavoro di oggi. Il motivo per cui ringiovanire è fondamentale, visto che a quanto pare le persone al di sopra di una certa età non hanno coscienza di cosa sia il mondo del lavoro attuale.
Quanti di voi, amici, si sono sentiti dire che dovevano accettare stage sottopagati come unica opportunità per fare qualcosa durante il giorno? A quanti di voi è capitato di rifiutare lavori (?) a 28 km da casa perché lo stipendio proposto sarebbe servito a malapena a coprire il costo della benzina e del pasto fuori casa per raggiungere il posto di lavoro? A quanti di voi hanno detto che se uno ha veramente bisogno va pure a lavorare in un bar in nero anche se laureato? A quanti di voi è capitato di lavorare per 800 € al mese in posti di lavoro dove i colleghi a tempo indeterminato prendevano, letteralmente, IL DOPPIO, ma facevano poco o niente, arrivavano in ritardo sul luogo di lavoro e avevano bisogno di assistenza informatica pure per togliere un filtro da una tabella? A chi non è ancora successo di essere messo in blacklist da un'agenzia interinale per aver rifiutato un contratto non ritenuto conveniente, pur indicando chiaramente, educatamente e senza segni di protesta, di essere disponibile per altri contratti in aziende simili ma con un livello di inquadramento leggermente superiore?
Ecco sappiate che ci sono dipendenti PUBBLICI che hanno dei problemi, nonostante i loro lauti stipendi con scatti di anzianità di 20 o 30 anni, che trovano inaccettabile essere trasferiti nel raggio di 5 o 6 km dalla loro sede di lavoro precendente. Paesi serviti dai mezzi pubblici con regolarità, almeno negli orari d'ufficio, ma in ogni caso se un giovane si presenta ad un colloquio e non è automunito il problema è suo, non certo del datore di lavoro.
Non credo che il mondo del lavoro italiano possa davvero cambiare in meglio e in modo meritocratico finché i principi su cui si basa e sui quali si contratta sono questi e la capacità di cambiamento delle persone che hanno un contratto è pari a quella di un dinosauro.

mercoledì 12 febbraio 2014

Il passaggio di consegne a Renzi? più voluto dagli italiani di tante scelte precedenti

Tutti qui si chiedono chi ci guadagna a non andare alle urne passando direttamente il testimone a Matteo Renzi, ecco, a me sembra conti alla mano che ci guadagnino gli italiani. Le elezioni del febbraio 2013 sono costate 389 milioni di euro di fondi provenienti in parte dal ministero dell’Interno, 315 milioni, di cui 223 per coprire le spese dei seggi, 73 per garantire l’ordine pubblico, poco meno di 10 per le facilitazioni di viaggio riservate agli elettori che tornano nei Comuni di residenza, e poi il sistema informatico, il personale e via dicendo. Per non parlare del fatto che potremmo passare mesi in una fase di transizione, incertezza e campagna elettorale selvaggia che non serve al Paese.
Probabilmente Renzi rischierebbe qualcosa in termini di reputazione per un brevissimo periodo di transizione, per il fatto di non essere passato dalle urne, ma è un anno e mezzo che è conosciuto attraverso i media e è comunque passato dalle primarie del PD che ha deciso di affrontare due volte proprio per chiedere la legittimazione della base del PD.  E comunque, Monti nessuno sapeva chi era prima che si presentasse, a parte gli studenti della Bocconi. Letta nessuno lo conosceva se non come nipote dell'altro (il che già era preludio di larghe intese) e parlamentare da 3 mandati, nessuno si è posto il problema che forse gli italiani non lo avrebbero MAI scelto, men che meno gli elettori più a sinistra visto che è un ex-democristiano. Renzi è conosciuto e popolare, apprezzato da molti anche al di fuori del PD e probabilmente se ci fosse stato lui al posto di Bersani le elezioni del 2013 le avremmo vinte con almeno il 5-6% di scarto invece che con mezzo punto percentuale. Quindi davvero non capisco perché ora tutti si pongano il problema della "staffetta" come amano chiamarla i giornali, il passaggio di consegne è regolarmente previsto dalle nostre normative e i due premier precedenti non erano comunque legittimati dalle urne. No, nessun colpo di stato e nessuno scandalo a cui gridare per sfogare la propria indignazione contro il sistema. Avere un governo forte e popolare è il primo step per poter lavorare in pace, senza sballottamenti continui e provare a migliorare questo Paese in modo credibile, perché almeno Renzi è credibile. Quindi onestamente non continuerei a sperare che il Governo cada per il gusto disfattista che va di moda in questo periodo. Anzi. Spero che Renzi abbia l'occasione di prendere in mano la situazione e dimostrare che si può lavorare bene e migliorare il paese, perché l'Italia che immagina fra 20 anni il sindaco di Firenze è sicuramente un'Italia più bella, più realistica e più moderna, per tutti noi, di quella che avevano immaginato i precedenti governi, e gli italiani lo sanno perché lo hanno ascoltato parlare in questi mesi. Mentre Monti e Letta non avevano mai affrontato un dibattito pubblico vero e non avevano mai messo alla prova la propria popolarità prima di essere calati dall'alto. Ci sono tutte le premesse perché questa storia abbia un finale diverso dalle due precedenti, cioè che si trasformi nell'inizio di un rinnovamento della politica.

mercoledì 5 febbraio 2014

Un importante contributo per il Jobs Act proposto da Renzi


Risale all'8 gennaio la proposta presentata da Matteo Renzi di un Jobs Act che si ponga come obiettivo la riduzione della disoccupazione giovanile e di la creazione, per ogni diverso settore, di un singolo piano industriale con indicazione delle azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro. 
Da allora soggetti differenti si sono attivati per collaborare alla creazione di tale piano, portando le proprie idee e collaborando con Renzi, come fa ad esempio Civati. Da ultimo, sembrerebbe, persino il Segretario della Fiom Landini, che ha incontrato stamattina il segretario del PD
Ma la proposta più seria e strutturata arriva in seguito a qualche settimana di indagine e confronto da parte di un gruppo di Parlamentari del PD, che sottoscrive un documento contenente dieci idee per far ripartire il lavoro e per provare a costruire insieme delle linee guida per questo documento.

Di seguito i 10 punti:

1) RISORSE. Il primo punto è riconducibile al nodo delle risorse. Ad esempio, per estendere in modo universale l’indennità di disoccupazione, occorrono vari miliardi di euro: dove si trovano nell’immediato?

2) REGOLE. Per quanto riguarda la parte dedicata al lavoro si rende necessario chiarire quale sia il meccanismo del Contratto di inserimento a tempo indeterminato: noi non abbiamo nessun pregiudizio, anche perché su questo stesso argomento e con contenuti analoghi, esiste una proposta di legge presentata dal PD già nella scorsa legislatura e ripresentata nell’attuale, prima firmataria Marianna Madia *(Proposta di Legge C.364, presentata il 20 marzo 2013),* che abbiamo condiviso fin dall’inizio. Vorremmo però entrare maggiormente nel merito, tenuto conto dell’esperienza di questi anni: l’eventuale incentivo legato alla “prova lunga”(da sei mesi a tre anni) deve essere erogato al datore di lavoro soltanto al termine del periodo e se avviene la trasformazione a tempo indeterminato del contratto; in caso di licenziamento durante la prova, va garantito al lavoratore un congruo indennizzo economico. È pienamente condivisibile che il Piano preveda, accanto al Contratto di inserimento, il disboscamento della enorme quantità di forme di lavoro precario. Infine, riteniamo essenziale che il passaggio alla stabilità, dopo la prova, comporti la piena tutela dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i neo-assunti sia per quanto riguarda il licenziamento senza giusta causa per motivo discriminatorio sia per motivi economici. Occorre programmare specifiche politiche per l’occupazione femminile, realizzare un Piano di investimenti per gli asili nido, attuare politiche di conciliazione famiglia-lavoro.

3) CODICE DEL LAVORO. A proposito della definizione del nuovo Codice del lavoro, non vorremmo che l’idea della semplificazione si trasformasse invece in una deregolazione delle tutele: un conto è sveltire le procedure, semplificare gli adempimenti, rendere più chiara e organica la normativa, un altro cancellare i diritti. La semplificazione deve essere vantaggiosa per tutti, imprese e lavoratori, dando certezza al diritto.

4) LAVORI AUTONOMI. L’Istat ha classificato i lavori autonomi in quattro categorie: imprenditori e lavoratori in proprio, liberi professionisti, coadiuvanti e soci di cooperative, collaboratori e lavoratori occasionali. Proprio per questo riteniamo sia utile cercare di individuare un insieme di principi e regole essenziali per non annullare le singole specificità, ma definire un patrimonio di tutele e di incentivi rispondenti alle esigenze comuni di questi soggetti, riconoscendo e valorizzando il loro lavoro. Per questo nella XVI legislatura era stata presentata dal PD una proposta di legge sullo “Statuto del lavoro autonomo”, che potesse garantire:
- semplificazione: burocrazia più rapida per l’avvio di un’attività autonoma, regolazione della rappresentatività delle associazioni di rappresentanza dei lavoratori autonomi, adozione di marchi di qualità per promuovere le prestazioni dei lavoratori autonomi e tutelare i consumatori, accesso all’informazione sugli appalti pubblici.
- facilitazione: apertura di servizi di consulenza organizzativa, finanziaria, di mercato e di certificazione delle competenze per chi avvia un’attività autonoma, esenzione di Irap e Irpef per i primi tre anni d’attività ai giovani fino a 35 anni e i disoccupati di lunga durata che aprono un’attività autonoma, istituzione di prestiti a tassi agevolati.
- sostegno: formazione e aggiornamento professionale con programmi formativi e voucher specifici per i lavoratori autonomi, promozione del lavoro autonomo femminile con il finanziamento di apposite azioni positive e la costituzione di un fondo nazionale per l’imprenditoria femminile, finanziamenti per la ricerca e l’innovazione, esclusione dall’Irap per i lavoratori autonomi senza impresa e aumento delle deduzioni per gli altri, tutela per i ritardati pagamenti e facilitazione nell’accesso al credito.
- salvaguardia: assicurazione obbligatoria contro gli infortuni anche per i lavoratori autonomi; finanziamento per gli investimenti e la prevenzione per la sicurezza sul lavoro; compensi equi, regolati e tutelati; sostegno alla maternità pienamente esigibile anche per le lavoratrici autonome; riduzione dell’aliquota contributiva allineata a quella degli altri lavoratori autonomi iscritti all’Inps. Pensiamo sia giusto ripartire da qui: il nostro Partito deve rivolgersi anche a questi lavoratori che rappresentano il mondo dei nuovi lavori e delle nuove professioni.
Cambia il lavoro ma non possono cambiare le tutele e noi dobbiamo saperci rivolgere anche a coloro che hanno risposto alla crisi rilanciandosi con coraggio.

5) AMMORTIZZATORI SOCIALI. Un punto particolarmente importante e delicato è rappresentato dal tema degli ammortizzatori sociali: l’idea condivisibile del Piano, di avere un assegno di disoccupazione universale per chi perde il lavoro, non va confusa e contrapposta con la Cassa integrazione. Nel primo caso si tratta di uno strumento pagato dalla fiscalità generale a vantaggio del disoccupato; nel caso della Cassa integrazione ordinaria e straordinaria si tratta di una tutela che viene pagata, in termini mutualistici, dalle imprese e dai lavoratori e che mantiene il rapporto di impiego. Cancellare questo secondo strumento significherebbe gettare sul mercato del lavoro centinaia di migliaia di nuovi disoccupati: una vera e propria bomba sociale. Occorre ricordare che, dal 2008, la Cassa integrazione raggiunge la cifra record di circa un miliardo di ore ogni anno. É invece necessario riformare la Cassa integrazione in deroga che si è ormai trasformata in una specie di indennità di disoccupazione, prevedendo un contributo delle imprese e dei lavoratori che la utilizzano. Il Governo ha presentato un decreto legge su questo tema che verrà discusso a breve dal Parlamento.

6) RAPPRESENTANZA e MODELLO di CONTRATTAZIONE. Il Jobs Act ripropone il tema della rappresentanza e della rappresentatività dei sindacati: è un passo avanti condivisibile. Vogliamo ricordare che in Commissione Lavoro della Camera sono depositate, su questo argomento, alcune proposte di legge di maggioranza e di opposizione e che sono pressoché terminate le audizioni con le parti sociali *(Proposta di legge C.519, presentata il 25 marzo 2013; abbinata con C.5, C.709, c.1376, c.1549)*. Ci sono le condizioni per arrivare ad un testo unificato: il PD sostenga questa soluzione che risolverebbe il problema della presenza nei luoghi di lavoro dei delegati di tutte le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative (nessuna esclusa) ed il tema del censimento della rappresentatività dei sindacati che hanno diritto di stipulare contratti nazionali di categoria.
Per quanto riguarda il modello di contrattazione, non richiamato nel Jobs Act, riteniamo che il PD debba tenere a riferimento l’accordo raggiunto in materia dalle parti sociali e ribadiamo la netta contrarietà a spostarne il baricentro verso la contrattazione aziendale, che va invece mantenuta in equilibrio con il contratto nazionale. Semmai si tratta di specializzare ulteriormente i due livelli: in azienda il negoziato sulla produttività; nel contratto nazionale la difesa del salario dall’inflazione e la definizione delle normative. La contrattazione individuale, tanto cara al centrodestra, esporrebbe i lavoratori al massimo arbitrio, soprattutto nell’attuale situazione di crisi.

7) PARTECIPAZIONE dei LAVORATORI. Il Jobs Act affronta anche il tema, assai controverso, della presenza di rappresentanti dei lavoratori nei consigli di amministrazione. Non condividiamo questa proposta perché abbiamo sempre preso a riferimento il modello tedesco dei Comitati di sorveglianza. Anche in questo caso esiste un disegno di legge del PD che intende introdurre, nelle aziende con più di 300 dipendenti, Comitati Consultivi che possano esprimere pareri e raccomandazioni sulla cessazione o sul trasferimento di aziende, sulle fusioni e sui nuovi insediamenti, con le relative ricadute occupazionali *(Proposta di legge C.1904, presentata il 19 dicembre 2013)*.

8) COSTO del LAVORO. Un fattore di incentivo allo sviluppo ed all’occupazione è certamente rappresentato della diminuzione del costo del lavoro: parte prevalente delle risorse che il Governo sarà in grado di reperire nel prossimo futuro vengano indirizzate per la riduzione del cuneo fiscale. Sarebbe sbagliato invece immobilizzarle nel salario di produttività, in una fase di assenza di contrattazione aziendale. E’ necessario concentrarsi sulle esigenze reali dei lavoratori, a partire dall’aumento del potere d’acquisto delle retribuzioni attraverso la riduzione della pressione fiscale sulle buste paga.

9) SALUTE e SICUREZZA SUL LAVORO. L’azione pubblica in materia di lavoro deve essere finalizzata alla ricerca di una occupazione non solo quanto più possibile ampia ma, al contempo, dignitosa e, comunque, tale da non arrecare alcun pregiudizio alla salute ed alla dignità dei prestatori di lavoro. La tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è un tema che certifica il grado di avanzamento civile, sociale, economico e morale di un Paese e deve essere quindi patrimonio della coscienza collettiva. La battaglia per la sicurezza e la riduzione degli incidenti sul lavoro è una battaglia di civiltà. Si ritiene pertanto prioritario proseguire nel lavoro fatto negli anni del Governo Prodi (2006-2008) attraverso la promozione e diffusione della cultura della sicurezza e il riordino della legislazione. I pilastri fondamentali per tale azione sono: prevenzione, formazione, informazione, controlli.
Va inoltre incentivata una forte azione di contrasto per l’economia illegale.

10) PREVIDENZA. Nel Jobs Act non si parla di previdenza. Noi pensiamo che occorra aprire questo cantiere per affrontare i temi seguenti: l’introduzione della flessibilità in uscita dal lavoro verso la pensione, sulla quale il Governo sta per avanzare una proposta (esiste sul tema un disegno di legge del PD, *Proposta di Legge C.857, presentato il 30 aprile 2013*); la soluzione del problema delle “ricongiunzioni” *(Proposta di legge C.929, presentata il 15 marzo 2013);* la definizione di meccanismi che garantiscano una pensione adeguata e dignitosa per le giovani generazioni; l’apertura di un tavolo di concertazione tra Governo e parti sociali sull’adeguamento delle pensioni medio-basse con la revisione dei meccanismi di indicizzazione. Occorre altresì pensare ad un progetto di universalizzazione e automaticità delle prestazioni.

La proposta è stata sottoscritta da un gruppo di deputati del PD: 
Cesare Damiano, Roberta Agostini, Luisella Albanella, Ileana Argentin, Cristina Bargero, Davide Baruffi, Teresa Bellanova, Antonio Boccuzzi, Salvatore Capone, Floriana Casellato, Laura Coccia, Miriam Cominelli, Gianni Cuperlo, Alfredo D’Attorre, Umberto D’Ottavio, Andrea De Maria, Umberto Del Basso De Caro, Marilena Fabbri, Gianni Farina, Stefano Fassina, Massimo Fiorio, Maria Luisa Gnecchi, Monica Gregori, Chiara Gribaudo, Antonella Incerti, Giuseppe Lauricella, Patrizia Maestri, Elisa Mariano, Marco Miccoli, Daniele Montroni, Alberto Pagani, Massimo Paolucci, Valentina Paris, Emma Petitti, Giorgio Piccolo, Fausto Raciti, Roberto Rampi, Giovanna Sanna, Chiara Scuvera, Giuseppe Zappulla



martedì 4 febbraio 2014

Australia, un paese accogliente e pieno di opportunità

Sono da poco rientrata da un lungo viaggio in Australia. Ho pensato di riassumere brevemente gli aspetti positivi del viaggio, visto che è una meta molto apprezzata in questo periodo.
Ho trovato un paese aperto, accogliente, e molto rilassato. Alcune città si sono rivelate un po' troppo costose per le mie tasche (Melbourne e Sydney) ma ero stata avvisata prima di partire.
Perth la più rilassata in assoluto, Alice Springs la più particolare anche se un po' sperduta in mezzo al nulla.
Molto bello, per me che amo il verde, vedere come vengono curati i parchi, presenti in tutte le città che ho visitato e diffusi in modo equilibrato nelle diverse aree cittadine.
Le spiagge, tutte libere, spesso attrezzate con bagni e spogliatoi puliti gratuiti, e data la ben nota estensione delle coste anche abbastanza vuote. Con il mare pulito anche in aree abbastanza cittadine (magari non proprio davanti ai canali di scolo, ma comunque nelle altre zone pulito).
Una bellissima scoperta la Tasmania, un gioiello davvero. Poi dopo aver passato 2 settimane di caldo intenso nell'outback, ritrovarsi in un posto freddo e ventoso è sempre rinfrancante. Almeno per me lo è stato. Tanti percorsi di montagna e parchi nazionali, tante strade vuote da percorrere liberamente, e tanta buona birra.
In generale, gli aspetti che mi sono piaciuti di più sono stati i musei gratuiti in diverse città (tutti quelli di Adelaide, tutti quelli di Perth, qualcuno a Melbourne e uno grande a Sydney ma non ho avuto il tempo di verificare gli altri) e la percezione di un senso civico più spiccato naturalmente insito nelle persone.
Per quanto riguarda il lavoro, ci sono molte opportunità, come accennavo nel precedente post le paghe orarie sono molto più alte che in Italia, si parte comunque da un minimo sindacale di 18 $ all'ora. Praticamente non esiste il lavoro nero, se non da parte di ristoratori italiani che assumono connazionali, ma non è necessario adeguarsi a questo standard: si trovano diversi ristoranti, bar e locali che assumono perfettamente in regola secondo gli standard locali. Meglio non andare all'estero a esportare le nostre pessime abitudini.
Le agenzie interinali quasi non esistono, esistono delle agenzie che fanno la selezione del personale suddivise per settore (per esempio turismo, etc.) ma non sono la stessa cosa, e comunque anche facendosi assumere al di fuori delle procedure delle agenzie si ha un contratto in regola.
Le tariffe per insegnare italiano agli stranieri sono circa di 23-25$ all'ora, quelle per l'assistenza agli anziani pure sui 25 $.
Ci sono diversi annunci anche negli ostelli per lavori nelle fattorie, raccolta frutta, vendemmia, anch'essi ben pagati tenendo conto che trattandosi di luoghi lontani dai centri abitati offrono anche vitto e alloggio, cosa che permette di risparmiare sull'ostello o sull'affitto. Bellissima la zone delle colline sopra Adelaide e la vicina Barossa Valley che produce diversi vini molto buoni, anche pregiati, e dove si possono fare anche diverse degustazioni gratuite. Tra l'altro, esiste una pubblicazione gratuita reperibile in diversi ostelli con l'elenco delle zone in cui si può andare a lavorare nelle fattorie a seconda delle diverse stagioni, e un sito ufficiale governativo con le stesse informazioni aggiornate di settimana in settimana.
Alcune fattorie danno la possibilità, se ci si lavora per almeno 3 mesi, di avere un'estensione del visto (Working Holiday 417) di altri 12 mesi, ma solo se si ha meno di 31 anni non compiuti al momento dello scadere del visto per richiedere il rinnovo. In realtà diversi lavori nell'outback danno questa possibilità, va verificata caso per caso. Il rinnovo del Working Holiday Visa per il secondo anno è il primo step per avere poi la residenza.
L'apertura di un conto corrente è gratuita in molte banche, quella più diffusa in tutte le aree del paese è la NAB, che offre anche un conto gratuito che dà il 3,8% di interessi per i primi 9 mesi sui propri risparmi, senza vincoli di tenere i soldi bloccati per un tot di tempo.
Ho poi fatto una bellissima scoperta di comunità nel centro buddhista Dhammaloka a Perth, un centro molto grande, completamente gratuito e aperto a chiunque, frequentato da centinaia di persone. Un senso di pace e di comunità che si sente semplicemente entrandoci, una cosa di cui in Italia sento molto la mancanza.
In generale, la percezione che ho avuto del paese è stata molto positiva per due motivi: le persone sono più rilassate, più easy, meno inchiodate al passato, con meno fardelli sulle spalle. Insomma come diceva Eckhart Tolle è un paese con un corpo di dolore minore data la sua più breve storia (la storia a noi conosciuta), a differenza dell'Italia. E per dirla con Ligabue, i libri di storia la farebbero dormire. Non c'è un monopolio della Chiesa sulla vita religiosa delle persone, e l'altra cosa estremamente positiva è che il cambiamento lavorativo è ampiamente sdoganato. La famosa flessibilità di cui si parla tanto è prima di tutto da parte del dipendente. Ci sono minatori che lavorano 3 mesi all'anno, prendono 8.000 $ al mese (paga base dei minatori, le paghe aumentano che chi lavora sulle isole sperdute o al disopra del tropico del capricorno per via del caldo e conseguenti accordi sindacali rispettosi dei lavoratori) e poi aspettano a riprendere a lavorare quando hanno finito di spendere i soldi, gente che a 30 o 40 anni decide di fare un lavoro completamente diverso da quello che faceva prima, fa un corso di formazione e intraprende, semplicemente la nuova professione. Per mestiere diverso intendo persone che facevano il piastrellista e vogliono fare assistenza agli anziani, persone che facevano la commessa e vogliono lavorare in una miniera, persona che hanno sempre lavorato in un bar e vogliono fare il pompiere. Lavori diversi. Esigenza di cambiamento individuale dettata da cambiamenti di stile di vita, di interessi, insomma dettati dalla propria evoluzione personale che vengono tranquillamente accettati dalla società e possono, in effetti, essere messi in pratica.
Davvero un paese fantastico, consiglio a chiunque ne abbia la possibilità di andare a farci un viaggio, possibilmente lasciando a casa le proprie zavorre religiose e di schemi mentali per non esportare tutto il peggio dell'Italia.


giovedì 5 dicembre 2013

Visitare Melbourne risparmiando: tutti i miei consigli di viaggio

Prima parte del mio viaggio in Australia.
Un po’ di consigli per chi fosse interessato a visitare Melbourne in modo low cost. Partite dal presupposto che è una città molto cara, una delle più care del paese.

-         C’è un tram gratuito, il 35, che gira tutto il centro. Gli altri tram si pagano ma quello è gratis e fa un giro molto lungo del centro, vi permette di visitare tutte le principali attrazioni della città. C’è anche un altoparlante che vi racconta un po’ costa potete vedere a ciascuna fermata e vi dice dove scendere per fare cosa. Non è congestionato anche se gratuito, passa circa ogni 10 minuti 7 giorni su 7 orari variabili a seconda dei giorni ma comunque tutto il giorno.
-         Ci sono alcuni musei gratuiti, in particolare la National Gallery che ha 2 padiglioni immensi di 3 piani ciascuno. Nel primo ci sono le opere di arte australiana, nell’altro ci sono opere di importazione. Lasciatelo per ultimo perché per noi che veniamo dall’Europa è davvero molto poco interessante. Poi c’è l’Old Treasury Museum che è abbastanza interessante, contiene parti della storia della città e una ricostruzione della “corsa all’ora” di fine ‘800, ospitata nell’interrato che una volta era un carcere. L’ambientazione di questa parte è un po’ lugubre, a tratti inquietante.
-        L’architettura della città merita davvero, quindi camminate per le vie e osservate gli edifici, ci sono cose davvero strane. Soprattutto gli architetti ci potrebbero passare giorni a girare a piedi e scoprire tutto sugli edifici e le sculture. Al 3° piano della National Gallery Australia c’è un video di presentazione fatto benissimo che viene proiettato in continuazione e vi racconta la storia di alcuni degli edifici più stravaganti.
-         C’è una pista ciclabile, percorribile anche dai pedoni, che porta fino al porto e da lì un lungomare attrezzato con fontanelle acqua potabile gratuita di 4,4 km che porta alla spiaggia di St. Kilda. Le spiagge in Australia sono tutte libere quindi portatevi le vostre cose, nessuno vi chiederà soldi e non ci sono ombrelloni o sdraio a noleggio.  
-        - C’è il wifi gratis in moltissimi posti, il migliore è quello della biblioteca, tra l’altro bellissima (ospita 2 milioni di volumi). Se portate il vostro pc o telefono o quello che avete non serve registrazione, vi sedete e vi collegate, prende bene è stabile e efficiente. Anche la connessione di Starbucks è ottima, ma le colazioni costano un po’ (anche se il cappuccino e il frappuccino meritano) e avete solo 30 minuti; oppure in caso di emergenza se siete in zona stazione c’è il wifi della banca NAB sul ponte pedonale che porta a docklands, in fondo: velocissimo e gratuito. Poi ci sono i classici hot spot gratuiti in giro per la città, nelle stazioni della metro, al Melbourne convention center e a Federation Square, ma sono abbastanza oscillanti soprattutto quest’ultimo vanno bene giusto per agganciare il cellulare un attimo. Se siete in zona Federation Square, molto meglio il wifi della National Gallery, al primo piano prende benissimo.
-         C’è un centro buddhista che talvolta offre sedute di meditazione gratuite aperte a tutti senza iscrizione a niente, il punto è che in mezzo a una piazza affollata forse non è il posto migliore dove pratica, la domanda è: è una sfida per la mente riuscire a concentrarsi nel caos, o stanno solo cercando di piazzare una religione come una sorta di prodotto?
-         Cibo: qui si apre un capitolo spinoso. Tutti i viaggiatori “on a shoestring” sanno perfettamente che risparmiare sul cibo è essenziale per la buona riuscita del budget. Se possibile, cercate di cucinare in ostello, ma se non fosse possibile o voleste mangiare fuori i miei consigli sono: panetterie, ce ne sono poche ma ci sono, una giapponese su Lonsdale st. è molto buona. Ristorante thai street food, controllate prima i prezzi fuori; ristorante greco all’angolo tra Hardware ln e Lonsdale st ha porzioni abbondanti per cui potete dividere una porzione in 2. Tenete conto che l’acqua minerale è considerata come una bibita quindi ha dei costi spropositati (3,5 $ per un litro e mezzo è il miglior prezzo, nei supermercati della catena Seven Eleven). Quindi il punto è: se vi sedete da qualche parte, vi danno gratuitamente l’acqua del rubinetto, e potrebbe essere più conveniente per quella poca differenza che non prendere cibo d’asporto, poi trovarsi al parco a mangiare piccante, avere sete e spendere soldi per l’acqua in bottiglia. L’acqua del rubinetto comunque è buona è sempre filtrata. Per la colazione se non è compresa nell’ostello (in genere comunque si trovano almeno caffè e tè a disposizione nelle cucine degli ostelli) vi consiglio le caffetterie della catena Pie Face: hanno delle muffin giganti, molto meglio dello Starbucks e di tutte le muffin che troverete altrove, con una di quelle non avrete più fame fino al tardo pomeriggio. Per acquistare cibo al mercato, c’è un ottimo mercato molto famoso che si chiama Queen Victoria Market ed è segnato su tutte le mappe perché è molto grande, è chiuso il lunedì e il mercoledì e aperto gli altri giorni fino alle 14 o alle 16 a seconda dei giorni. Può convenire farsi un panino da soli almeno a pranzo comprando direttamente al mercato, per la frutta confrontate i prezzi di tutte le bancarelle prima di scegliere.
Detto questo, è una città molto pulita, verde, ci sono un bel po’ di parchi e giardini interessanti da vedere gratuitamente e tante piste ciclabili, e se proprio rimanete senza soldi sappiate che qui la paga base (minimo sindacale) è di 18 $ all’ora lordi equivalenti a 16 $ netti, vale anche per i camerieri e altri lavoretti occasionali.

Benvenuti in Australia.

giovedì 14 novembre 2013

La differenza è COME si fanno le cose

Ogni volta si leggono e si sentono notizie apprezzabili su come, per esempio, la Germania e la Gran Bretagna gestiscono la crisi. Su come la Thatcher abbia fatto fare un salto in avanti alla Gran Bretagna, su come la Germania in 20 anni sia riuscita a riunire veramente la parte Est dopo più di 40 anni di separazione e a portare i cittadini dell'ex Germania Est quasi allo stesso livello di quelli della parte della Germania che è stata sempre la più ricca.
Poi ci si pensa, ci si informa un po' e si inizia a pensare che la differenza non sia nel piano economico o in che cosa viene proposto, ma nel nostro senso civico. Cioè quello che in Italia non abbiamo.
In Germania fanno un piano economico, lo spiegano ai cittadini, spiegano qual è l'obiettivo e quali saranno le regole da seguire affinché funzioni, e entro quanto tempo darà i suoi benefici. Ovviamente anche gli economisti possono sbagliare, ma sostanzialmente se si dà un piano ben strutturato, con degli obiettivi chiari e spiegando alle persone come funzionerà e chi e quando ne beneficerà, alla fine il piano avrà un risultato in larga parte positivo.
In Italia fanno un piano economico, e la gente non si fida perché siamo tutti allenatori della Nazionale quando perde; lo spiegano ai cittadini, e visti i precedenti i cittadini non ci credono; spiegano quali saranno gli obiettivi, ma subito criticamente diremo che gli obiettivi non ci interessano che sono troppo lontani, che non sono realizzabili o che comunque se si realizzeranno tra 20 anni non va bene e ci stanno fregando; poi ci spiegano le regole e lì ci gasiamo, si scatena la corsa a come si bypassano le regole, come freghiamo il sistema, come si trova una scorciatoia.
Non è che ci manca un po' di senso civico e un po' di fiducia?


sabato 5 ottobre 2013

Non abbandoniamo chi cerca una vita migliore

 "Non sono morti perchè il fuoco è divampato. Non sono morti perchè il mare li ha inghiottiti. Non sono morti perchè una legge disumana ha impedito che venissero salvati. Sono morti perchè non potevano vivere là dove erano nati." (anonimo eritreo)

Il mio commento alla tragedia dell'altra notte al largo di Lampedusa si racchiude bene nelle parole del Papa: vergogna, vergogna, vergogna.
Per i pescherecci che in tre sono passati accanto alla barca e non hanno prestato soccorso, per una tratta di esseri umani utilizzati come merce di scambio da trafficanti senza scrupoli, per la mancanza di rispetto verso la sofferenza e la disperazione di queste persone da parte di noi italiani, dell'Europa e di tutto il mondo del business che pensa solo a vendere armi a dei disperati. Dobbiamo soltanto vergognarci.

la storia di Tareke Brhane profugo eritreo

martedì 24 settembre 2013

Il nostro paese ha bisogno di laureati o di partigiani?

Mi pongo questa domanda, senza ironia alcuna.
Perché ogni giorno ascolto storie di amiche e conoscenti, poi leggo su internet e sui giornali altre storie ancora più inquietanti e rifletto.
Rifletto chiedendomi prima di tutto, se uno studia lo fa per i soldi? No, certo che no, lo fa per il gusto di imparare, per il piacere della conoscenza. Bene, però poi uno ha tutta la vita davanti, e ognuno di noi nella propria vita ha delle priorità. Più o meno discutibili, più o meno condivisibili.
C'è chi sogna le borsette firmate e la cucina Scavolini (sigh!), chi sogna l'auto status symbol (sigh 2), chi vorrebbe solo costruire una famiglia e poter crescere i propri figli dando loro la possibilità di scegliere che cosa fare nella vita (si chiama maternità consapevole), chi vuole fare un lavoro che piace per sentirsi realizzato (categoria a cui appartiene in realtà la maggioranza degli esseri umani in tutto il mondo credo), poi c'è chi ha come priorità assoluta la propria emancipazione da ogni forma di controllo sociale da parte di altri e viaggiare (come la sottoscritta).
Ora, se una persona ha studiato 5 anni, per esempio, per avere una professionalità e delle competenze in un settore, bisognerebbe poi capire perché debba lavorare per 300-600 € al mese, essere costretto ad aprire una partita iva per evitare contratti a progetto illegali ma per qualche motivo non impugnabili, fare lavori in cui il sapere e la conoscenza non c'entrano nulla ma l'unica priorità è il guadagno, la capacità di vendere qualcosa in cui molto probabilmente non si crede, la capacità di resistere al mobbing e alle richieste continue di straordinari. Vorrei proprio entrare nel cervello delle persone che hanno teorizzato questi tipi di contratti e capire da dove arrivano esattamente queste idee sul valore del lavoro e del tempo. Ci sarà qualcosa che ha dato origine a questo fenomeno?
Per non parlare del praticantato non retribuito di anni per molte professioni come gli avvocati e gli architetti, dell'ambito radiotelevisivo dove ci sono montatori, grafici e producer pagati 500-800 € al mese con contratti a progetto, dei laureati triennale + specialistica in corso con ottimi voti che finiscono in un call center e li lasciano al loro posto, facendo crescere professionalmente le persone diplomate.
O dei ricercatori universitari, o peggio ancora di chi dopo un dottorato si presenta a cercare un lavoro spiegando che ha un dottorato e riceve risposte del tipo: "ah, è una specializzazione particolare?".
Poi ci sono i lavoratori della cultura, un mondo a parte su cui conviene stendere un velo pietoso, anzi diciamo una coperta perché delle storie che ho sentito non ce ne è una positiva. Stage continui, mai retribuiti, il grosso del lavoro che va avanti col volontariato, e un quantitativo enorme di persone assunte solo ed esclusivamente tramite agganci.
In molte aziende (le famose grandi multinazionali che usano le agenzie interinali) poi c'è l'assoluta incapacità di fare colloqui, assumono persone "che sappiano l'inglese" senza averlo testato, poi ti ritrovi vicine di postazione che non sanno mettere la S alla terza persona singolare ma ti dicono tranquillamente "sì al colloquio ho detto che il mio inglese era buono e non mi hanno chiesto più niente", e lì ti chiedi: ma non è che forse hai avuto il debito 5 anni e non l'hai mai recuperato? Oppure gente che traduce email per i clienti col traduttore di google, e tu che hai fatto l'Erasmus non sai se devi ridere o piangere ma siccome ha una testa inizi a pensare al bicchiere mezzo pieno, e che quello che conta è l'approccio.
E tutti i laureati in scienze dell'educazione, l'ambito del sociale? 700 € al mese a vita con contratti di cooperativa.
Ad un certo punto le persone perdono la pazienza però. E davvero finiamola con il descrivere questo fenomeno come una fuga di cervelli, qui non è questione di cervelli e di chissà che intelligenza, è diventata una questione di dignità, di rispetto (mancante) della società intera verso l'individualità e la soggettività delle persone, della possibilità di autodeterminare le proprie scelte; qui è questione che una persona che ha sete di conoscenza, di confronto con l'altro, di imparare cose nuove, preferisce viaggiare lavorando, piuttosto che vivere con 500 € al mese sapendo che sarà sempre costretta ad andare in vacanza in campeggio in Croazia al massimo o a passare i sabati pomeriggio nei centri commerciali senza comprare nulla perché non ha i soldi per la benzina per fare una gita fuori porta.
E' questione di non perdere le proprie competenze linguistiche acquisite in anni di studio (e stage all'estero) trovandosi a mandare mail di 2 righe a un magazziniere semianalfabeta come unico modo per praticare la propria conoscenza linguistica, con accanto delle colleghe diplomate che passano il tempo a parlare dei pannolini dei loro figli e ti chiedono aiuto ogni volta che aprono Excel perché non hanno idea di come usarlo correttamente.
E' questione di scegliere, se restare in questi paese passivi, o se si ha la forza di combattere, o se è meglio lasciar perdere perché la vita è una sola e va vissuta fino in fondo e appieno non buttando via le giornate a fare cose che NON vogliamo fare.
E a volte si combatte per niente, contro tutti, senza un sindacato dalla propria parte perché nel tuo settore non c'è, non esiste, non è previsto. Perché una persona che ha studiato vorrebbe lavorare prima di tutto per passione e non per dovere sociale e poi si trova invece circondato di tacchini che aspettano il loro mangime quotidiano senza chiedersi da dove arrivi, hanno una profondità di visione di 2 metri e hanno delle ali che non sanno usare.
A questo punto mi chiedo: questo è un paese di tacchini? questo è un paese di gente che vuole solo subire, che non vuole cambiare nulla, gente che non la forza di combattere e si adegua a tutto?
Forse non servono i laureati. Non servono perché noi per primi non abbiamo consapevolezza del nostro valore, o non ne abbiamo avuta per troppi anni per cui ormai è troppo tardi, servono i partigiani. Servono persone disposte a combattere, a dire che non è importante avere un lavoro per passare la giornata in qualche modo (che tristezza!) ma è importante che trasformiamo le nostre conoscenze in lavoro, è importante spiegare al piccolo imprenditore un po' in crisi, che ha fatto la terza media e sogna di lasciare l'azienda al figlio, che se va avanti così e i laureati li vuole solo sfruttare è normale che fallisca, e poi se fallisce non è colpa di altri.
E mi chiedo: se questo paese ha bisogno di partigiani, ma il nostro popolo non è partigiano, non conviene forse espatriare?
La gente si mette in coda per l'iphone, compra telefonini a rate che non si può permettere, (ma quella gente serve perché fa girare l'economia quindi la società la vuole), compra auto inquinanti che fanno male all'ambiente e alla vivibilità delle nostre città, si indebita fino al collo e se glielo fai notare si sente offesa nel proprio orgoglio, (ma quella è una differenza culturale, devi rispettare quella persona se no l'errore è tuo che non capisci l'orgoglio ferito del povero cretino in oggetto) ma tu che hai studiato, hai interesse, curiosità per le cose, hai ancora un sacco di entusiasmo quando ti svegli al mattino nonostante tutto ... per la società non hai un valore, un ruolo, a questo punto la domanda è legittima: questo paese ha bisogno di noi?
Esiste un profilo di laureato-partigiano? Esiste un numero congruo di persone che hanno studiato e si sentono parte di una categoria di combattenti (non sottodivisa in praticanti avvocati/ricercatori/traduttori se no si fa una guerra tra poveri) che rivendicano semplicemente il diritto ad essere pagati almeno quanto un operaio assunto e a vedere le proprie ambizioni e le proprie aspirazioni realizzate anche se sono strane, come, che so, essere persone emancipate? Dove per emancipate intendo: persone autonome e indipendenti economicamente a tal punto da poter fare delle scelte in ogni ambito della vita senza la necessità di farsi aiutare da altri ogni volta, economicamente o praticamente o tramite baratto.
Questa società e questo paese Italia permettono questo? 
Non è una domanda retorica sia chiaro, non è detto che la risposta sia no, ci sto semplicemente riflettendo.

Aggiornamenti sulla questione Telecom Italia - Comunicato ASATI

Riporto in toto il COMUNICATO ASATI (Associazione Azionisti Telecom Italia) di oggi sulla situazione dell'azienda in oggetto. 

24 settembre 2013 

L’accordo tra i soci Telco, annunciato in data odierna, l’aumento della partecipazione azionaria di Telefonica, in due fasi, l’allungamento addirittura al 2015 per una eventuale disdetta, fino al raggiungimento di Telefonica all’intera quota azionaria di Telco, sono solo manovre diversive di attesa, che oltre a provocare dei fuochi di artificio nel breve presto saranno deleterie per il futuro assetto di TI. Se il 3 ottobre al cda non sarà proposto un aumento di capitale di almeno 3 mld di euro, il declassamento annunciato dalle agenzie di rating sarà impietoso, con indubbi riflessi negativi sull’andamento del titolo. Infatti, la manovra su Telco è, come nel passato, una manovra che avviene sulla scatola alta di controllo, e non altera assolutamente i parametri economico-finanziari della Società. Tra l’altro, il rischio di una nazionalizzazione di TI Argentina e’ potenzialmente vicina, all’eventuale passaggio di tutte le azioni dei soci italiani e il venir meno di Telco. Telefonica esercitando la funzione di direzione e controllo su TI dovrebbe, pertanto, consolidare il debito, creando un gigante di argilla con oltre 90 mld di debiti, e sarà costretta, in base alla normativa antitrust, a cedere - con uno spezzatino - l’attività di Tim Brasil, dando così avvio ad una via crucis per una azienda strategica per il nostro sistema Paese, e tutto ciò con un Governo e Parlamento completamente silente e disinteressato sulla vicenda del futuro di Telecom Italia. Basti pensare che il Parlamento non ha ancora nominato i componenti della Commissione parlamentare di controllo sull'attività della Cassa Depositi e Prestiti (a differenza, invece, della Commissione di Vigilanza sulla Rai prontamente nominata, appena insediatesi le nuove Camere) e non ha ancora adottato il Decreto che dovrà stabilire quali asset, ritenuti strategici nel settore delle comunicazioni, dovranno essere sottoposti alla golden share. L’assenza di questa Commissione, cui spetta il controllo anche sulla gestione della CDP, rende ancora più sconcertanti le dichiarazioni del Presidente di CDP, Franco Bassanini, che in un convegno svoltosi ieri, a fronte della domanda “perché CDP non entra direttamente sul capitale di TI”, come peraltro auspicato e ribadito in più occasioni da Asati , ha replicato testualmente “la mia risposta è il silenzio”. 
Ciò potrebbe comportare conseguenze negative su TI, sui suoi 50.000 dipendenti (e sulle altre decine di migliaia di occupati nell’indotto), sui suoi 600.000 azionisti risparmiatori e, soprattutto, sulla tanto auspicata ripresa economica del Paese, tra l’altro con una conseguenza negativa sugli investimenti che riceveranno una brusca frenata. Al vice ministro Catricalà è stata fatta la stessa domanda ma nessuno sa spiegare perche’ cdp non può entrare nel capitale di TI, mentre e’ intervenuta su una catena di supermercati, su Snam, su Eni, su Ansaldo, su Finmeccanica, A fronte di questo assordante silenzio della politica e, in particolare, delle istituzioni preposte al finanziamento di progetti strategici del Paese, quale il raggiungimento degli obiettivi infrastrutturali posti dall’Agenda Digitale europea, in Europa i Governi hanno avuto comportamenti ben diversi, basti pensare alla Francia dove, nel 2003, su France Telecom (oberata da ben 68 mld di debito) fu disposto un aumento di capitale di 15 mld, di cui ben 9 mld sottoscritti direttamente dallo Stato. E quella politica lungimirante ha dato frutti tangibili sul valore delle partecipazioni pubbliche: oggi lo Stato detiene il 27% di FT, di cui il 13.5% tramite il Fondo strategico e il 13.4% tramite l’Agence de Participations de l’Etat. In Italia, invece, la politica sembra abbandonare al suo destino l’operatore storico, in attesa del predatore di turno che oggi, finalmente, ha svelato le sue carte acquisendo, a prezzi di saldo, il controllo della 4^ azienda del Paese. Una valida possibilità ancora valida ,se il Governo si degna di una giusta attenzione, considerando che i tempi per la realizzazione di una eventuale società della rete sono lunghi, e’ quella di creare una sottoscrizione di obbligazioni TI per 3 mld, da parte di cdp, che si convertiranno successivamente in equivalenti azioni della società della rete.

 Per Asati
 Il Presidente Ing. Franco Lombardi
 Roma 24 settembre 2013

giovedì 19 settembre 2013

Lettera aperta del Comitato Se Non Ora Quando al ministro Carrozza

Riporto la lettera la lettera inviata oggi alla Ministra dal comitato Snoq Se Non Ora Quando - Factory che sottoscrivo in toto. 


Gentile Ministra Carrozza,

siamo un gruppo di donne che insieme ad altre hanno organizzato la giornata del 13 febbraio 2011, giornata che è rimasta nel cuore di tutte. Le confessiamo che il grande successo di quella manifestazione ci ha riempito di gioia, ma anche ci ha lasciate sgomente dal senso di profonda e drammatica necessità che tante donne portavano nelle piazze, necessità e urgenza di cambiamento, di ossigeno. Ricorderà che in quel periodo le nostre istituzioni, il Parlamento, si trovavano impantanati in storie ridicole trasformate in affari di Stato, si votava sulla nipote di Mubarak.
Questa nostra presentazione non serve per farci grandi, ma per poter meglio far comprendere che da quel giorno la necessità e l’urgenza di cambiamento non ci hanno più abbandonate e sono diventate per noi interrogazione quotidiana.

Una lettera alle istituzioni di questi tempi è inusuale, troppo divaricata è infatti la forbice tra governanti e governati, troppa sfiducia, troppo sospetto, troppa estraneità. Ma questo non vale per Lei, signora Ministra. A parte la stima grande per la sua storia di scienziata, ci è molto piaciuto il suo discorso a Cernobbio. Anche noi pensiamo, come lei, che la politica ha fatto male alla scuola e che con questa classe dirigente omologata con poche donne non riusciremo ad uscire dalla crisi. Ci piace quando parla di investimenti per la scuola e non di spese. Ci piace quando va a inaugurare l’anno scolastico a Casal di Principe, significando così che nessuno deve essere lasciato indietro.

Nessuno deve essere lasciato indietro. Per questo le scriviamo.

Come tutti di questi tempi avrà sentito parlare di femminicidio, di violenza contro le donne ne avrà letto, ne avrà sofferto, come ogni donna, di quel dolore speciale, dolore che un uomo, anche il più buono e pietoso, non può provare. C’è chi dice che è un fenomeno antico, che c’è sempre stato, che i numeri non sono aumentati. Fatto sta che oggi di donne ne muoiono troppe e troppe sono ancora maltrattate. E che bisogna mettere le mani urgentemente per arginare questo fenomeno antico o moderno che sia. Per lo più le donne che vivono questa disgraziata condizione, o che ne muoiono, sono stanche di essere male amate, stanche di obbedire, stanche di servire. La loro sofferenza, la loro morte svela un mondo terribilmente impreparato alla libertà delle donne.

A questo punto Lei si chiederà perché le stiamo parlando di tutto questo. La risposta è semplice. Perché, come lei pensiamo che sia la scuola la strada più importante per uscire da questa crisi. In questo caso non parliamo di crisi economica e politica, ma della crisi profonda dell’anima di questo paese. E’ questa una grande urgenza.

Vede, noi non crediamo che si possa vincere la violenza contro le donne, con l’inasprimento delle pene. Poco, solo un poco, crediamo ai provvedimenti di allontanamento dei violenti, alla loro rieducazione. Noi pensiamo che l’unica cosa che salverà noi donne da tutto ciò sia la stima di sé, il rispetto di sé, la coscienza del proprio valore, il senso della propria dignità. E’ anche noi stesse che dobbiamo rieducare, quindi, per poter riconoscere la violenza prima che accada. Niente altro ci salverà.

Siamo state molto deluse dal Decreto legge recentemente proposto, decreto per altro senza un euro di finanziamento, che affrontava la piaga della violenza contro le donne come problema di ordine pubblico, accomunandola alla violenza negli stadi, a chi ruba i fili di rame, ai no Tav. Questo significa non capire nulla o meglio far finta di non capire che il problema della violenza contro le donne non è il problema dei violenti ma di un’intera società.

Non crediamo neanche alle “lezioni di buona educazione” che ogni tanto , insegnanti di buona volontà impartiscono nelle scuole a ragazze e ragazzi. E tanto meno crediamo sia giusto e buona la pubblicità reiterata della violenza, anzi pensiamo che faccia male, male alle ragazze per la spontanea identificazione con la vittima, con la parte debole, e male ai ragazzi per i possibili sensi di colpa e l’identificazione con la parte comunque forte. Lottare, poi, contro gli stereotipi nei libri di testo è ottima cosa ma pensiamo non basti. Per quanto ci riguarda ci auguriamo un mondo dove nessuno sia servo di qualcun altro e dove ognuno pulisca ciò che ha sporcato.

Che fare, allora. Abbiamo parlato di autostima, unica soluzione possibile. Ma la stima di sé comincia sempre prima di noi. La stima di sé per essere ha bisogno di due cose, l’ammirazione per coloro che sono venuti prima di noi e le aspettative di chi ci sta intorno. Questi sono i due nutrimenti necessari. La nostra società di aspettative nei confronti delle donne ne ha ben poche, lo sanno tutte le donne che hanno voluto e vogliono mettere al servizio della società i loro talenti, le loro ambizioni. Tutte possono, infatti, raccontare strade faticosissime. E l’ammirazione per chi è venuta prima di noi è semplicemente impedita. Le donne della storia, le filosofe, le scrittrici, le artiste, le scienziate sono dimenticate. La scuola non le racconta.

Noi crediamo profondamente nella differenza tra uomini e donne. L’uguaglianza non è per noi un valore, se non nella dignità e nel diritto. Crediamo nella differenza come ispiratrice di una giustizia migliore, una società più accogliente, più equilibrata. Uomini e donne hanno corpi differenti, differente storia, differente cultura. Noi donne veniamo da una storia pesante e dolorosa, ma che ci ha insegnato molto, questo è il nostro tesoro. Pensiamo che sia il tempo di mettere al lavoro questa differenza per una nuova concezione del mondo, per una nuova visione della società. Uomini e donne insieme nel governo della cosa pubblica, nel pensare, nel fare delle scelte che riguardano la vita di tutti, nella scienza, a questo bisogna preparare ragazze e ragazzi.

Noi pensiamo, l’abbiamo detto, che per dare forza, stima di sé , rispetto di sé alle ragazze come ai ragazzi siano necessarie delle figure da ammirare. Le ragazze hanno bisogno di figure di riferimento forti, donne forti, che hanno dato il meglio di sé, esempi da seguire. Questo è un nutrimento simbolico necessario. Ma la nostra scuola insegna solo ad ammirare gli uomini e le loro opere.
Le poche donne che restano nei programmi finiscono per rappresentare delle eccezioni, il loro potenziale simbolico è nullo, la loro forza resta intransitiva. Ai ragazzi si mostra un mondo di uomini, alle ragazze è riservato uno specchio vuoto. Questo è male per entrambi

Questo non era grave in un mondo dove le donne vivevano sotto tutela, quando non potevano accedere alle professioni, non potevano amministrare i loro beni, non votavano. Ma oggi no, oggi una ragazza sceglie cosa vuole studiare, può viaggiare, vota, può scegliere con chi dividere la propria vita, può avere figli o no, se non li desidera, può vivere dove vuole. Ma la scuola di oggi per lei è ancora quella Ottocentesca, nelle sue linee fondamentali. Le donne non ci sono, non si ricordano, non si studiano, non esistono.

Dove sono le Maria Montessori, le donne che hanno covato l’Illuminismo nei loro salotti, Madame Curie, Santa Teresa d’Avila, le donne che hanno fatto la loro parte nel Risorgimento, le tantissime poete, le grandi scrittrici, le matematiche, Simone Weil, Hanna Arendt? Non ci sono, se non per la buona volontà di alcuni insegnanti disposti a “fuori programma”. Perché non si celebra l’8 Marzo come giorno della memoria del percorso delle donne, e degli uomini loro alleati, verso la loro libertà? Perché non si racconta ai ragazzi e alle ragazze le tappe di questo cammino luminoso?

Degli psicologi, reduci da un’ inchiesta in tre licei della Regione Umbria, ci raccontavano della grande difficoltà in cui si trovano oggi le ragazze, per il semplice fatto che l’assenza di figure forti di riferimento entra in contraddizione forte con la libertà che godono, creando spaesamento, confusione, senso di solitudine, debolezza.

Lei non era ancora Ministra, quando si è indetto l’ultimo concorso per i nuovi docenti. Nel programma di Letteratura Italiana, su cui dovevano rispondere i candidati, su 30 autori c’era una sola donna: Elsa Morante. Anche questo è femminicidio. Si dice che le donne debbano andare avanti solo con il merito, ma alla povera Grazia Deledda, evidentemente non è valso nemmeno il premio Nobel.

Gentile Ministra, ci rivolgiamo a lei, perché lei in questo momento è quella che può fare moltissimo contro la violenza alle donne, ma non solo, è quella che può rendere questo paese più civile, più equilibrato. La rivoluzione, non abbiamo altro termine, deve cominciare dalla scuola, può essere solo nella formazione. Cambiare urgentemente i programmi, per dare forza alle ragazze, non farle sentire aggiunte in questa società, ma necessarie. Questo prima di tutto. Non c’è vero discorso sulla modernizzazione della scuola se non si parte da qui.

Ma non solo. Ridare dignità alla figura del docente, non farlo vivere sulla soglia della miseria, non farne un vinto. E rendere difficilissimo diventare insegnanti, che non sia una professione di rimedio ma di vera vocazione. Questo però è un altro discorso.

Se condivide quello che abbiamo detto, ci piacerebbe incontrarla per raccontarle il nostro lavoro.

Confidiamo molto in Lei. Grazie per la sua attenzione.

Se non ora quando factory

martedì 13 agosto 2013

Il decreto legge per la prevenzione del femminicidio: un primo step di un lungo percorso

Giovedì scorso 8 agosto è stato varato dal governo il decreto legge per la lotta alla violenza sulle donne e la prevenzione del femminicidio. Importantissimo passo nella direzione giusta. Certo rimane molto da fare, ma le misure varate se applicate correttamente segneranno una svolta nella gestione dei casi di violenza, stalking e reati connessi sia da parte delle forze dell'ordine, sia da parte dei tribunali.
Vediamo insieme i punti principali.

Allontanamento del coniuge violento dall'abitazione: importantissimo elemento, perché previene innanzitutto la possibilità che sia la donna a dover essere allontanata dalla propria casa, dai propri legami e dai propri affetti se vittima di violenza. Non era scontato prima di adesso, molte volte l'uomo violento faceva leva giuridica sulla proprietà o meno della casa che non è rilevante ai fini della protezione della vittima di una reato. Un caso come questo per esempio si sarebbe risolto con largo anticipo dopo l'introduzione di questo decreto, mentre la donna in oggetto è stata sottoposta a 2 anni di vessazioni prima di ottenere dal giudice l'allontanamento del coniuge.

Non revocabilità della querela: importantissima, perché molte volte la vittima dopo aver sporto querela veniva pressata da famigliari (anche propri, non solo dell'(ex) coniuge) per ritirare la querela, e non ricevendo protezione alcuna alla fine doveva cedere ai ricatti. Importantissimo quindi che famigliari, vicini di casa e varie personalità che assolvono al ruolo di "consiglieri" più o meno graditi nella vita di un individuo siano messi di fronte al reato e al fatto che il reato esiste e non può essere "negato". Non può essere negato né giuridicamente né umanamente perché vi è una denuncia, non revocabile, che prova l'esistenza del fatto. Pensiamo per esempio al caso allucinante di Rosaria Aprea, la ventenne picchiata dal fidanzato che voleva perdonarlo e il cui avvocato ha dovuto rinunciare alla difesa perché la ragazza, nonostante le ripetute violenze subite e nonostante fosse finita in ospedale in fin di vita, non voleva portare avanti la denuncia. 

Assistenza legale gratuita alle vittime indipendentemente dal reddito: fondamentale, innanzitutto perché molte donne hanno un reddito personale diverso da quello dichiarato nella dichiarazione dei redditi famigliare o congiunta che può dipendere in larga parte dal reddito del marito, e poi perché un avvocato che difende una donna vittima di violenza deve portare avanti la causa per passione e non in base a quanto viene pagato.

Obbligo di arresto per i colpevoli colti in flagranza di reato: anche questo un passaggio fondamentale su cui però fa fatto un appunto, cioè che è indispensabile formare adeguatamente le forze dell'ordine, per far sì che non rimanga solo sulla carta. Forze dell'ordine non reperibili, che non rispondono al telefono o ai centralini, che una volta arrivati sul luogo del reato fanno ambigui e spesso dilettanteschi tentativi di improvvisarsi psicologi vanno assolutamente evitati e prevenuti.

Corsia preferenziale nei tribunali per questo tipo di processi e carcere per l'uomo violento: assolutamente utile a prevenire casi come quello di questa trentaquattrenne campana in cui un processo durato 3 anni non si è ancora concluso in quanto pende il ricorso in cassazione, e nello stesso tempo la vittima è stata uccisa dall'ex lasciato in libertà. Non si può lasciare in libertà un uomo che minaccia di uccidere una donna prima di aver fatto un adeguato percorso psicologico di cura e un adeguato percorso di consapevolezza a cui partecipino anche i famigliari che dovessero in qualche modo dimostrarsi non collaborativi nell'inchiesta o omertosi.

Una volta superato lo step dell'analisi degli elementi positivi di questo decreto, urge una riflessione. Perché si vada verso una società in cui ci siano sempre meno delitti di questo tipo, e più rispetto per la persona. Ognuno di noi, nell'osservare gli altri, prima di giudicare le vite altrui, prima di scadere nel gossip e nello stereotipo, ognuno di noi uomo o donna che sia dovrebbe chiedersi: cosa posso fare io per migliorare questa società che va verso la follia? Da cosa sono causati tutti questi delitti, perché l'uomo non è in grado di accettare il rifiuto e perché la donna che vuole essere amata e avere una vita felice viene spesso lasciata sola anche dai famigliari, dalla madre, dalle sorelle, dalle amiche, che antepongono il proprio quieto vivere e il perbenismo borghese dell'apparenza alla felicità di una persona a cui dicono di voler bene? Allora cominciamo noi, uno per uno, a parlare alle madri, che non educhino i figli ad essere serviti e riveriti e le figlie a comportarsi da serve. Parliamo alle vecchie signore, spiegando che invidiare l'emancipazione delle giovani donne non è la risposta, che il fatto che le donne in passato abbiano sempre subito di buon grado il ruolo imposto dalla società patriarcale non è motivo per cui questo debba accadere anche in futuro. Educhiamo i bambini, perché non giochino con le armi da quando sono piccoli, e i preadolescenti, perché non considerino "debole" il maschio che non dimostra la propria virilità in modo eccessivo e plateale utilizzando eslcusivamente la forza fisica come metro di paragone con l'altro. Facciamolo noi, io, tu che leggi, parliamone apertamente quando sentiamo discorsi assurdi da parte di colleghi e vicini di casa come "è una donna quindi...". Non facciamoci fermare dal fatto che temiamo che l'altro possa non capire. Probabilmente non capirà subito, ma si accenderà una piccola lampadina nella sua mente e avrà un altro punto di vista a disposizione nel momento in cui nella sua cerchia di amici e conoscenti entrerà in contatto con una donna vittima di comportamenti violenti di qualsiasi genere. E piano piano, sforziamoci di spiegare anche a chi non capisce che "nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà" non è e non deve essere una condanna all'ergastolo. Innanzitutto, il giuramento ufficiale con tanto di carte firmate non serve all'amore e non sancisce la durata effettiva del contratto perché l'impegno verso l'altro può essere solo un impegno RECIPROCO rinnovato quotidianamente, ma comunque la violenza non fa parte della cattiva sorte né della povertà, se mai fa parte della MALATTIA e come malattia psichica va curata. Ma come tutte le malattie, per essere curata deve essere  prima di tutto diagnosticata quindi negare l'esistenza del problema non è comunque una soluzione rispettosa neanche dei più estremi casi di bigottismo. La religione può essere se mai uno strumento per rendere l'uomo più felice e più in pace con se stesso, quindi se un uomo è psichicamente malato e soffre di disturbi da curare, probabilmente non sta vivendo una vita felice. Rieducarlo all'indipendenza e anche a rimanere solo è quindi un fatto estremamente positivo. Significa far capire all'uomo che può vivere senza quella donna, che può ricostruirsi una vita anche se non avrà accanto una compagna e che non vi è alcun disonore in questo. Così come nell'amore non vi è alcun possesso. Non si ama qualcosa perché la si possiede, si possiede un oggetto. Neppure un animale si può possedere, se mai ci fa compagnia. Figuriamoci una donna o un uomo. Proviamo, tutti noi che sappiamo che l'amore non è possesso e che la donna e l'uomo hanno pari diritto di scegliere come vivere la propria vita, a trasmettere questa nostra consapevolezza agli altri. All'amica quando ci chiede un consiglio, perché non sa come spiegare al proprio compagno che le faccende di casa sono compito di entrambi e che non vuole finire a fare la serva a vita. All'insegnante di scuola media che insinua una colpa nell'alunno che va a scuole vestito di rosa: "un po' se le cerca". Alla donna d'altri tempi che di fronte a una fanciulla in minigonna se ne esce con "se va in giro così, poi la stuprano". Alla donna incinta dopo un mese e mezzo che conosce un uomo che si sposa perché la famiglia glielo chiede. Proviamo a parlarne, a insinuare in queste persone il dubbio che il loro ruolo potrebbe aiutare la felicità di queste persone oppure determinarne la disperazione. Non ci costa molto in termini di tempo, ma semplicemente parlando e NON TACENDO abbiamo una grandissima possibilità di migliorare questa terribile situazione che si è creata nel nostro paese. Meglio una discussione in più e una vittima in meno.



lunedì 12 agosto 2013

gli F35, i loro innumerevoli problemi e gli incendi in Sardegna

Dunque facciamo un po' il punto della situazione F35, visto che la decisione sull'acquisto è ormai ufficialmente rimandata di 6 mesi. Che non significa che ci sarà automaticamente un acquisto, come molti giornali hanno riportato negli ultimi giorni, né tanto meno che l'acquisto sarà di 90 unità come in precedenza programmato.

La domanda che mi pongo, seriamente, è: non sarebbe meglio acquistare dei Canadair da destinare ai vigili del fuoco, piuttosto che investire tanti soldi in aerei inutili? 

Gli F-35B mi sembra di capire che abbiano seri problemi tecnici, se non sbaglio il famoso fatto che hanno un problema quando vengono colpiti dai fulmini? Ma sono gli unici compatibili con il ponte di volo della nostra portaerei, la Cavour, quindi se non vanno bene quelli non vorrei che poi comprassero gli altri che verrebbero comunque "prestati", per il trasporto, a portaerei altrui presumibilmente tedesche. Anche perché ho letto che in condizioni di clima caldo-umido (quando mai si combattono guerre in Islanda) gli aerei non posso atterrare su quel ponte di volo senza prima aver sganciato il materiale bellico (missili, bombe e pure il carburante), il che vuol dire che devono per forza sganciare tutte le bombe prima di tornare indietro? Cioè così a caso? Per non parlare dell'eventuale spreco di carburante?
E poi la seconda portaerei che abbiamo, la Garibaldi, quella più vecchia, non supporta proprio questi aerei.
Ma se proprio vogliamo spendere soldi per comprare aerei non si potrebbe:
1) comprare aerei per i vigili del fuoco per spegnere gli incendi, guardiamo cosa sta succedendo in Sardegna.
2) comprare degli aerei che siano adatti sia per la difesa sia per gli aiuti umanitari, cioè che possano anche portare e sganciare le derrate alimentari dall'alto? 
Intanto per fortuna hanno sospeso e rimandato l'inaugurazione dell'impianto di assemblaggio degli F35 di Cameri (Novara). Vediamo cosa succederà ad ottobre.

Ma intanto, non stiamo a guardare quello che sta succedendo in Sardegna. Cerchiamo delle soluzioni per quegli incendi, soluzioni di prevenzione ma anche e soprattutto investimenti in velivoli adatti a spegnere gli incendi quando serve, sono sicura che sarebbero soldi ben spesi e che i cittadini sardi ringrazierebbero.Al momento la Sardegna ha a disposizione 2 Canadair, è vergognoso considerato l'alto rischio di incendi di quella zona e le grandi distanze da coprire, tutti i territori abbandonati dell'entroterra, il vento estivo e tutti gli altri fattori ben conosciuti da chi si occupa, o dovrebbe occuparsi, di questa emergenza. Sarebbe il caso di affrontare questo problema degli incendi sotto forma di prospettiva futura di gestione del problema invece che sottoforma di emergenza che si ripete di anno in anno.